www.resistenze.org - popoli resistenti - haiti - 03-05-06

Le elezioni legislative del 21 aprile


di Alma Giraudo

Il 21 Aprile si è tenuto il secondo turno delle elezioni legislative per l’elezione di 99 deputati e 30 senatori che andranno a formare il nuovo parlamento, cancellato dal colpo di stato del 29.02.2004.

 

La partecipazione è stata piuttosto scarsa (tra il 15 ed il 20%) a causa soprattutto della quasi inesistente opera di informazione da parte dei media locali (con la collaborazione di coloro che hanno sostenuto di voler portare la democrazia ad Haiti).

Inoltre alcuni elettori, recatisi al seggio dove avevano già votato per le presidenziali e per il contestuale primo turno delle legislative, non hanno trovato i propri nomi sulle liste ed il CEP (Consiglio Elettorale Provvisorio) ha impedito loro di esercitare il proprio diritto.

 

Il partito Lespwa (Speranza) del Presidente Préval ha ottenuto 11 seggi al Senato (maggioranza relativa) e 20 alla Camera dei Deputati (maggioranza relativa).

I risultati comunque sono provvisori perché sono stati oggetto di numerose contestazioni, soprattutto nella regione dell’Artibonite, dove il corrotto e violento Youri Latortue, nipote di Gérard Latortue, attuale presidente del “governo ad interim” imposto dagli Stati Uniti, ha ottenuto, secondo il CEP, più di 75.000 voti. Youri Latortue (che secondo l’inchiesta del giornalista investigativo canadese Anthony Fenton è pesantemente coinvolto nell’ondata di sequestri che ha sconvolto il Paese nel 2005) ha condotto una campagna a base di pesanti minacce ed intimidazioni. La regione dell’Artibonite, dove vivono soprattutto agricoltori, è sempre stata molto vicina al Presidente Préval (agricoltore lui stesso), infatti il secondo eletto è il candidato del Partito Lespwa.

In altri dipartimenti le elezioni non si sono svolte per ragioni non chiare. Mancano quindi 15 deputati e 3 senatori che saranno eletti non si sa quando.

(da www.ahphaiti.org e www.frontespoir.org).

 

Secondo l’analisi di Brian Concannon dell’Institute for Justice and Democracy in Haiti (www.ijdh.org), il Presidente Préval incontrerà seri problemi con un Parlamento particolarmente frammentato, con tanti partiti, ciascuno con pochi seggi. Molti di questi piccoli partiti sono conservatori e legati alla ristretta élite industriale, proprietaria di sweatshops (fabbriche del sudore) e strettamente legata agli interessi degli Stati Uniti.


La sistematica e programmata decimazione del partito più rappresentativo e meglio organizzato, il Fanmi Lavalas, ha portato alla sua esclusione dalle elezioni. I suoi membri più rappresentativi e conosciuti sono stati uccisi, arrestati, costretti a vivere in clandestinità: in particolare si segnala la detenzione illegale, dal giugno del 2004, del Capo del Governo durante la Presidenza di Aristide, Ivon Neptune, in precarie condizioni di salute a causa della suo prolungato sciopero della fame (Ivon Neptune è stato riconosciuto prigioniero di opinione anche da Amnesty International).

Ci si aspetta la sua liberazione, insieme alla liberazione di tutti i prigionieri politici, non appena Préval si sarà insediato nel suo ruolo di Presidente.

(l’analisi dettagliata della situazione è reperibile, in inglese, su: http://www.counterpunch.com/concannon03082006.html)

 

 

L’insediamento di René Garcia Préval avrà luogo il giorno 14 maggio: lo stesso giorno quindi gli Haitiani riusciranno finalmente a liberarsi dell’attuale regime che li ha oppressi per oltre due anni.

Il 24 aprile, dopo una visita di 24 ore in Venezuela, dove è stato accolto calorosamente dal Presidente Hugo Chavez, dal vice PresidenteJoséVicente Rangel e da vari funzionari governativi, Préval ha confermato l’integrazione del suo Paese nel programma Petro Caribe, nel quadro della cooperazione haitiano-venezuelana che riguarderà anche sanità, educazione, sviluppo tecnologico.


L’accordo prevede il pagamento del 60% delle forniture petrolifere entro 90 giorni ed il pagamento del restante 40% nell’arco di 25 anni, con un interesse dell’1% annuo.

Préval ha sottolineato che l’importo del 40% dilazionato in 25 anni costituirà un fondo per lo sviluppo del Paese. L’accordo sarà siglato il 15 maggio, il giorno successivo al suo insediamento.

Il costo delle forniture petrolifere nell’anno 2004-2005 ammontava a 254,5 milioni di dollari USA. Il 40% di questa cifra corrisponde a circa 100 milioni disponibili per lo sviluppo.

(daAHP del 25 aprile e da Haitiprogres del 26 aprile: sito www.haitiprogres.com)


Il Presidente si era recato precedentemente a Cuba per riconfermare gli ottimi rapporti fra i due Paesi: Haiti ha da molti anni stretti rapporti con Cuba, soprattutto in relazione al settore sanitario: centinaia di medici Cubani operano ad Haiti e circa 600 studenti Hatiani studiano medicina a Cuba. Inoltre ben 700 cittadini Haitiani con problemi di vista sono stati curati a Cuba, a spese del Governo Cubano.


Préval ha inoltre annunciato che presto dei tecnici cubani arriveranno nel Paese per aiutare a risolvere i problemi relativi alla distribuzione dell’elettricità, che non raggiunge ancora la maggior parte del Paese.


Durante una trasmissione televisiva cubana, Préval ha espresso la speranza che Haiti possa  consolidare i legami di amicizia con i popoli caraibici e latino-americani, senza tuttavia escludere relazioni con gli Stati Uniti ed i Paesi dell’Unione Europea.

A conferma delle sue intenzioni siè rivolto, nei giorni successivi, ai governi del Brasile, Cile ed Argentina per concordare un programma di aiuti allo sviluppo del proprio Paese.

Sempre durante l’intervista televisiva, Préval si è augurato che Haiti non debba più dipendere per il suo sviluppo dalla Banca Mondiale e dalla Banca Interamericana per lo Sviluppo.


Il nuovo Presidente Haitiano ha poi dichiarato : « Un popolo non muore mai. Può conoscere certamente delle situazioni difficili, ma non morirà mai”

(da AHP del 17 aprile)



NOTA: Questa dichiarazione, che segue l’augurio di potersi sganciare dalle istituzioni finanziarie mondiali legate a USA e UE, oltre alla chiara intenzione di allentare i rapporti con Stati Uniti e Paesi dell’Unione Europea non è certo casuale: sono le istituzioni ed i Paesi che hanno determinato la gravissima crisi che ha colpito la popolazione Haitiana.