www.resistenze.org - popoli resistenti - haiti - 26-06-06

La responsabilita’ dell’Unione Europea nella destabilizzazione di Haiti negli anni, nei mesi e nei giorni che hanno preceduto e seguito il colpo di stato del 29 febbraio 2004.

di Alma Giraudo

 

Pochi in Europa conoscono i fatti che hanno preceduto il violento colpo di stato ad Haiti il 29 febbraio 2004 e le condizioni che ne hanno permesso l’attuazione; quasi nessuno è al corrente del ruolo che ha avuto l’Unione Europea.

 

La destabilizzazione del Paese, che aveva esattamente come scopo quello di impedire ad Aristide di governare e quindi di estrometterlo, non importa a quale costo, è iniziata almeno nell’anno 2000, tesi sostenuta anche da Ramsey Clark (1) nella ”Analisi di  Ramsey Clark” del 1 Marzo 2004 (http://www.aristide-haiti.it/analisi_ramsey_clark.htm,  in italiano): “Rimuovere il Presidente Jean Bertrand Aristide dalla sua carica, è un progetto al quale l’amministrazione Bush stava lavorando da almeno tre anni”

 

Per comprendere i fatti ed il ruolo dell’UE è fondamentale conoscere cosa sia successo nel 2000.

 

Dopo 5 anni di governo del partito Lavalas durante la presidenza di René Préval, la scadenza sia del Parlamento sia del mandato Presidenziale richiedevano nuove elezioni, che si sono svolte: le legislative a maggio e luglio 2000 e le presidenziali a novembre 2000.

 

Il primo turno delle legislative si è svolto il 21 maggio 2000 sotto il controllo di osservatori internazionali dell’OAS (Organizzazione degli Stati Americani) e dell’organizzazione Gallup (USA). Le prime dichiarazioni degli osservatori sostenevano la correttezza dello svolgimento e del risultato, che vedeva il partito Fanmi Lavalas, sostenitore di Jean-Bertrand Aristide, in schiacciante vantaggio. (Haitiprogres del 24 maggio 2000 sito: www.haitiprogres.com   -  archivio).

 

Dopo pochi giorni, prima il Dipartimento di Stato USA, seguito subito dopo dagli stessi osservatori dell’OAS, cambiavano idea sostenendo illegittima la procedura seguita per il conteggio che aveva portato alla nomina di 8 senatori, 7 del partito Fanmi Lavalas, ed 1 indipendente (Haitiprogres del 07 giugno e del 28 giugno 2000 e “Analisi di Brian Concannon” (2) http://www.aristide-haiti.it/analisi_brian_concannon.htm,  in inglese), procedura identica a quella delle elezioni precedenti, del 1990 e del 1995, che non aveva mai dato adito ad alcuna perplessità da parte degli osservatori internazionali.

 

Uno dei senatori è stato rieletto nel novembre 2000 e gli altri 7 si sono dimessi nel luglio del 2001: ogni controversia quindi avrebbe dovuto essere risolta.

 

Ma così non è stato.

 

L’opposizione, forte delle contestazioni internazionali sulle elezioni del maggio 2000, ha boicottato ogni ulteriore processo elettorale: quello del secondo turno delle legislative del luglio 2000 per il ballottaggio fra i candidati che non avevano superato il 50% delle preferenze nel primo turno, che si è comunque svolto, confermando il successo indiscusso del partito Fanmi Lavalas; quello delle presidenziali del novembre 2000 che hanno visto Aristide vittorioso con il 92% delle preferenze ed una partecipazione del 60% dell’elettorato (l’OAS non ha monitorato queste elezioni, che si sono svolte sotto il controllo della Coalizione Internazionale degli Osservatori Indipendenti).

 

Le elezioni presidenziali non sono mai state contestate, tranne che dall’opposizione che le aveva boicottate: nessuno avrebbe avuto alcuna base per trovare una qualsivoglia ragione di contestazione (Haitiprogres del 06 dicembre 2000 e “Analisi di Brian Concannon” ).

 

Ogni tentativo del governo, nel 2001, di tenere ulteriori elezioni per coprire i seggi lasciati liberi dai 7 senatori dimissionari è stato boicottato ed impedito dall’opposizione ed i seggi sono rimasti vacanti.

 

DA CHI ERA COSTITUITA L’OPPOSIZIONE: L’opposizione era composta da 15 piccoli partiti, che avevano poco in comune fra di loro, ma che sono stati spinti ad associarsi, dopo il maggio 2000, nella coalizione Convergenza Democratica dall’IRI (International Republican Institute), che insieme al NED (National Endowment for Democracy) e all’USAID (US Agency for International Development) sono le tre istituzioni degli Stati Uniti, abbondantemente finanziate dal Governo USA, che hanno come scopo quello di “promuovere la democrazia”

 

Tali partiti avevano ottenuto, complessivamente, meno del 12% delle preferenze.

 

L’altra opposizione era costituita dal Gruppo dei 184, definita “società civile”. Il Gruppo dei 184 riuniva e riunisce associazioni vere o create “ad hoc”, televisioni e radio, tutte con un unico denominatore: l’essere strettamente legate alla élite affaristica, che sosteneva i Duvalier e che non ha mai sopportato Aristide. I membri più rappresentativi di tale élite sono André Apaid, Charles Henry Baker e Reginald Boulos. Si riporta qui di seguito l’analisi dello studioso e scrittore canadese Michel Chossudovsky sul Gruppo dei 184 (da “La Destabilizzazione di Haiti”), in italiano http://www.aristide-haiti.it/destabilizzazione_haiti.htm

 

“ Il Gruppo dei 184 è guidato da Andre (Andy) Apaid, nato negli Stati Uniti da genitori Haitiani. (Haiti Progres, http://www.haiti-progres.com/eng11-12.html) Andy Apaid durante l'era di Duvalier, partendo dall'idea di pagare il lavoro il minimo possibile, ha fondato uno delle più grandi ditte di esportazione di materiale d'assemblaggio: le industrie Alpha. Questi sweatshop (letteralmente: i laboratori del sudore, ovvero fabbriche semiclandestine dove si lavora in regime di totale sfruttamento e senza alcuna garanzia) producono articoli tessili e assemblano materiale elettronico per alcune ditte americane, tra cui la Sperry/Unisys, l'IBM e la Remington and Honeywell. Apaid è il più potente datore di lavoro di tutta Haiti e possiede una forza lavoro di circa 4000 operai. I salari retribuiti dalle fabbriche di Andy Apaid sono molto bassi e corrispondono a 68 centesimi di dollaro al giorno (Miami Times, 26 Febbraio 2004). Si pensi che la paga minima corrente è di circa 1,50 dollari al giorno:

 

"Il National Labor Committee, con base negli Stati Uniti, è stato il primo a denunciare lo scandalo degli sweatshop. Alcuni anni fa le fabbriche situate nelle zone di libero scambio spesso pagavano al di sotto del minimo salariale e gli operai erano costretti a lavorare 78 ore alla settimana." (Daily News, New York, 24 Feb 2004)

 

Apaid è stato un fedele sostenitore del colpo di stato militare del 1991. Sia la "Convergenza democratica" che il G-184 presentano dei punti in comune con il FLRN (gli ex squadroni di morte del FRAPH) capeggiato da Guy Philippe. Il FLRN è conosciuto anche per aver ricevuto dei fondi dalla comunità finanziaria di Haiti.

 

In altre parole, tra l'opposizione civile che sostiene di essere non violenta e l'FLRN paramilitare non c'è una vera e propria divisione a tenuta stagna. In verità l'FLRN sta collaborando con la cosiddetta "Piattaforma Democratica".

 

I RAPPORTI CON L’UNIONE EUROPEA:

 

I rapporti con l’UE, già nel 2000, non erano idilliaci. Gli accordi imposti al Governo Haitiano per ottenere aiuti e finanziamenti dalla BEI (Banca Europea per lo Sviluppo) erano perfettamente allineati con la politica del Fondo Monetario Internazionale: licenziamento di 11.000 dipendenti pubblici, privatizzazione delle principali aziende pubbliche (energia, acqua etc…), revisione (leggi:abolizione) delle tariffe doganali (testo completo, in francese sul sito della Delegazione UE ad Haiti:http://www.delhti.cec.eu.int/fr/ue_et_haiti/documents/programmes_indics/index.htm “PIN National 8ème FED -  Annexe II”: alcune aziende pubbliche non sono mai state privatizzate.

 

Nel 2000 l’UE aveva preteso che la stampa delle schede elettorali fosse affidata ad una azienda europea, mentre il Governo Haitiano l’aveva affidata ad una azienda di Haiti, la  Imprimerie Deschamps. Dopo questo increscioso episodio, il Governo Haitiano ha rifiutato qualsiasi tipo di finanziamento da parte dell’UE relativo allo svolgimento delle elezioni  (Reuters – 4 gennaio 2000). Non risulta, dalle cronache di allora, che vi siano stati osservatori UE alle elezioni.

 

Dopo le contestazioni seguite alle elezioni, sopra descritte, l’Unione Europea ha scelto di seguire le decisioni del governo degli USA e di bloccare i fondi destinati al Governo Haitiano per la sicurezza alimentare (in un Paese dove la mortalità per denutrizione, soprattutto infantile, è altissima) e per le infrastrutture (fondamentali in un Paese dove le strade sono pochissime e difficilmente percorribili), ritenendo violato l’articolo n. 9 dell’accordo di Cotonou.

 

(decisione del Consiglio dell’Unione Europea n. 2001/131/CE del 29.01.2001
http://europa.eu.int/eur-lex/pri/it/oj/dat/2001/l_048/l_04820010217it00310032.pdf  ,
reiterata negli anni successivi con decisione n. 2002/131/CE del 21.01.2002
http://europa.eu.int/eur-lex/pri/it/oj/dat/2002/l_047/l_04720020219it00340036.pdf,
n. 2003/53/CE del 10.01.2003
http://europa.eu.int/eur-lex/pri/it/oj/dat/2003/l_020/l_02020030124it00230024.pdf
e n. 2003/916/CE del 22/12/2003
http://europa.eu.int/eur-lex/pri/it/oj/dat/2003/l_345/l_34520031231it01560157.pdf )

 

L’articolo 9 dell’accordo di Cotonou (dal nome della località africana, nello Stato del Benin, dove l’accordo è stato sottoscritto il 23 giugno 2000), che riguarda i rapporti di cooperazione fra l’Unione Europea ed i Paesi di Africa, Carabi e Pacifico (definiti ACP), e l’Art. 96 riportano:

 

vedere:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:22000A1215(01):IT:HTML

 

 “Art. 9 (parziale): Il buon governo, sul quale si fonda il partenariato ACP-UE, ispira le politiche nazionali e internazionali delle parti e costituisce un elemento fondamentale del presente accordo. Le parti convengono che solo i gravi casi di corruzione, attiva e passiva, previsti dall'articolo 97, costituiscono una violazione di tale elemento.

 

Il partenariato sostiene attivamente la promozione dei diritti dell'uomo, i processi di democratizzazione, il consolidamento dello Stato di diritto e il buon governo.

 

Questi settori costituiscono una materia fondamentale del dialogo politico. Nel quadro di tale dialogo le parti attribuiscono particolare importanza ai cambiamenti in corso e alla continuità dei progressi conseguiti. Questa valutazione periodica tiene conto del contesto economico, sociale, culturale e storico di ciascun paese.

 

Art.9 – Paragrafo 2: Le parti fanno riferimento ai loro obblighi e impegni internazionali relativi ai diritti dell'uomo. Esse reiterano il loro profondo attaccamento alla dignità umana e ai diritti dell'uomo, che sono aspirazioni legittime degli individui e dei popoli. I diritti dell'uomo sono universali, indivisibili e interdipendenti. Le parti s'impegnano a promuovere e proteggere tutte le libertà e i diritti umani fondamentali, sia civili che politici, economici, sociali o culturali. In questo contesto le parti riaffermano l'uguaglianza tra uomini e donne.

 

Le parti ribadiscono che la democratizzazione, lo sviluppo e la tutela delle libertà fondamentali e dei diritti dell'uomo sono elementi connessi tra loro, che si rafforzano a vicenda. I principi democratici sono principi universalmente riconosciuti sui quali si basa l'organizzazione dello Stato per garantire la legittimità della sua autorità, la legalità delle sue azioni, rispecchiantesi nel suo assetto costituzionale, legislativo e normativo, e l'esistenza dei meccanismi di partecipazione. Sulla base dei principi universalmente riconosciuti, ciascun paese sviluppa la propria cultura democratica.

 

La struttura di governo e le prerogative dei diversi poteri si fondano sullo Stato di diritto, che presuppone in particolare l'esistenza di strumenti di ricorso giuridico efficaci e accessibili, un sistema giudiziario indipendente che garantisca l'uguaglianza di fronte alla legge e la completa subordinazione dell'esecutivo alla legge.

 

Il rispetto dei diritti dell'uomo, i principi della democrazia e lo Stato di diritto, sui quali si fonda il partenariato ACP-UE, ispirano le politiche interne e internazionali delle parti e costituiscono gli elementi essenziali del presente accordo.

 

Articolo 96

 

Elementi essenziali - Procedura di consultazione e misure appropriate relative ai diritti dell'uomo, ai principi democratici e allo Stato di diritto

 

1. Ai fini del presente articolo, s'intende per "parte" la Comunità e gli Stati membri dell'Unione europea, da un lato, e ciascuno Stato ACP, dall'altro.

 

2. a) Se, nonostante il dialogo politico che le parti intrattengono regolarmente, una parte reputa che l'altra non abbia soddisfatto un obbligo derivante dal rispetto dei diritti dell'uomo, dei principi democratici o dello Stato di diritto di cui all'articolo 9, paragrafo 2, essa fornisce all'altra parte e al Consiglio dei ministri, eccetto in casi particolarmente urgenti, le informazioni utili necessarie ad un esame approfondito della situazione, al fine di trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti. A tal fine, essa invita l'altra parte a tenere consultazioni vertenti principalmente sulle misure adottate o da adottare dalla parte interessata per porre rimedio alla situazione.

 

Le consultazioni sono condotte al livello e nella forma considerati più appropriati al raggiungimento di una soluzione.

 

Le consultazioni iniziano entro 15 giorni dall'invito e continuano per un periodo stabilito di comune accordo in funzione del carattere e della gravità della violazione. In ogni caso, esse non superano i 60 giorni.

 

Se le consultazioni non portano ad una soluzione accettabile per entrambe le parti, se la consultazione è rifiutata o vi è un'urgenza particolare, possono essere adottate misure appropriate. Tali misure sono revocate non appena vengono meno le ragioni che hanno condotto alla loro adozione.

 

b) Con l'espressione "urgenza particolare" s'intendono casi eccezionali di violazioni particolarmente serie e flagranti di uno degli elementi essenziali di cui all'articolo 9, paragrafo 2, che richiedono una reazione immediata.

 

La parte che ricorre alla procedura d'urgenza particolare ne informa separatamente l'altra parte e il Consiglio dei ministri, a meno che non le manchi il tempo di farlo.

 

c) Con l'espressione "misure appropriate" utilizzata nel presente articolo s'intendono le misure adottate in conformità del diritto internazionale e proporzionate alla violazione. Nella scelta di tali misure si privilegiano quelle che pregiudicano meno l'applicazione del presente accordo. Resta inteso che la sospensione costituisce l'ultima risorsa.

 

Se in casi di urgenza particolare vengono adottate misure, esse sono notificate immediatamente all'altra parte e al Consiglio dei ministri. Su richiesta della parte interessata, possono allora essere avviate consultazioni per esaminare in profondità la situazione e, se possibile, trovare una soluzione. Tali consultazioni si svolgono secondo le modalità indicate alla precedente lettera a), secondo e terzo comma”.

 

Il testo qui sopra riportato, consultabile interamente nel sito menzionato, indica chiaramente che Haiti non ha violato l’accordo, ma è stata l’Unione Europea a violarlo.

 

La cifra complessiva che era stata destinata al Governo Haitiano ed illegittimamente mai stanziata ammonta globalmente, secondo l’Haiti Progres a 200 milioni di Euro.

 

L’europarlamentare scozzese Sig.ra Glenys Kinnock, tramite l’interrogazione scritta E-0969/01 del 30.03.01 ( Il testo dell’ interrogazione non è più reperibile sul sito dell’Unione Europea, è stato tolto da pochi giorni: è comunque reperibile, in inglese, su: www.aristide-haiti.it -  “LA GRAVE RESPONSABILITA' DELL'UNIONE EUROPEA“ - Allegati )

 

obietta sulla decisione, affermando, correttamente, che le procedure elettorali non costituiscono violazione dell’accordo: la risposta del commissario allo sviluppo di allora, Sig. Poul Nielson , fornita il 1° giugno 2001 riporta (riporto parziale – l’intero testo è consultabile sul sito sopra indicato) le seguenti frasi (le note in corsivo sono della scrivente):

 

“Dopo le elezioni legislative del 21 maggio 2000, che, secondo quanto dichiarato nella relazione degli osservatori internazionali (OSA), si sono svolte in maniera irregolare, l'Unione ha invitato Haiti a tenere consultazioni, che sono iniziate il 26 settembre. L'Unione ritiene che uno degli elementi fondamentali dell'articolo 9 dell'accordo di Cotonou (rispetto dei diritti umani, dei principi democratici e dello Stato di diritto) sia stato violato”

 

Nota: L’OSA o OAS (Organizzazione degli Stati Americani) contestava le procedure seguite per l’elezione degli otto senatori, come sopra descritto.

 

“La cooperazione con Haiti continua; l'invio degli aiuti non viene interrotto. Le misure adottate non devono penalizzare la popolazione; gli aiuti diretti al bilancio destinati al governo sono stati sospesi e i fondi disponibili (52 milioni di euro) sono stati riorientati verso progetti a carattere sociale di cui beneficeranno direttamente i cittadini.”

 

Nota: Sui vaghi ed alquanto confusi rapporti dell’Unione Europea circa i fondi stanziati per progetti nei Paesi ACP sono citati fondi destinati ad Haiti, ma senza chiarire se siano stati stanziati, se relativi a progetti approvati, se effettivamente spesi. L’EDF (fondo europeo per lo sviluppo o european development fund) riporta la decisione della Commissione Europea, del dicembre 2001, di stanziare 28 milioni di Euro a favore di un piano per l’educazione di base. http://ec.europa.eu/comm/europeaid/projects/edf_2001_en.htm

 

Gli stessi 28 milioni si ritrovano nel “Rapport Annuel 2002”, non ancora spesi, insieme ad altri fondi, 35 milioni di Euro, programmati per il 2003: il testo non è  più reperibile sul sito della Delegazione dell’UE in Haiti ma è reperibile sul sito www.aristide-haiti “LA GRAVE RESPONSABILITA’ DELL’UNIONE EUROPEA – Allegati – Rapport Annuel 2002”. Nel rapporto ci sono anche lamentele per la mancata privatizzazione dell’Azienda pubblica per la  produzione e distribuzione dell’energia elettrica.

 

Nuovamente, gli stessi 28 milioni di Euro si ritrovano nel “Rapport Annuel 2004” http://www.delhti.cec.eu.int/fr/autres_documents.htm

 

consultabile sul sito della delegazione UE in Haiti, qui sopra riportato. Il progetto ha avuto inizio solo alla fine del 2003, è stato subito interrotto ed è stato posto effettivamente in essere solo dopo il colpo di stato. Per la maggioranza degli altri fondi è avvenuta la stessa cosa.

 

 “Nel caso di Haiti, la decisione è stata adottata non soltanto a causa delle procedure elettorali applicate, ma anche a seguito dell'inosservanza dei principi democratici fondamentali durante le elezioni legislative e presidenziali e del verificarsi di numerose irregolarità, quali frodi, intimidazioni e la nomina di un Consiglio elettorale non rappresentativo”.

 

Nota: La Decisione del Consiglio dell’Unione Europea cita solo le irregolarità riportate dal rapporto dell’OAS in relazione al (presunto) mancato rispetto della legge elettorale per la designazione delle cariche di senatore al primo turno. Il Sig. Nielson si è inventato le “numerose irregolarità, frodi (mai segnalate), intimidazioni(?) e la nomina di un Consiglio elettorale non rappresentativo (non ne facevano parte i membri del Fanmi Lavalas, il partito di Aristide) per giustificare qualcosa che non si può giustificare?

 

I fondi che sono sicuramente stati spesi, elargiti da Europeaid, sono i 773.000 Euro a favore della “Iniziativa della Società Civile” (ISC), gruppo di associazioni vere o create appositamente, legate e guidate da Apaid e da Desroches, o da membri di partiti appartenenti alla “Convergenza Democratica” (Denuncia dell’Haiti Support Group: http://haitisupport.gn.apc.org/184%20ec.htm  e rapporto UE sulla avvenuta realizzazione del progetto (http://ec.europa.eu/comm/europeaid/projects/eidhr/pdf/report-isc-activity_fr.pdf), che hanno ricevuto anche 3 milioni di dollari dall’USAID (US Agency for International Development).

 

D’altra parte, i rapporti di “collaborazione” fra l’Unione Europea, tramite l’Europeaid e l’USAID risalgono a molti anni fa (vedere aidco_2001_annual_report.it.pdf in italiano: http://ec.europa.eu/comm/europeaid/reports/aidco_2001_annual_report_it.pdf )

 

I fondi europei quindi non sono andati a favore della popolazione, ma a discapito della stessa, poiché hanno contribuito a sostenere i 184 che, come scritto da Chossudovsky, da Haiti Progres e come noto agli Haitiani, hanno cooperato con i paramilitari che hanno invaso il Paese nel febbraio del 2004 devastando ogni cosa e massacrando i pochi poliziotti, male armati, che hanno tentato di opporsi, oltre a migliaia di persone legate ai Lavalas.

 

LE CONSEGUENZE DELLA SOSPENSIONE DEGLI AIUTI

 

I 200 milioni di Euro bloccati dall’UE, insieme ai 500 milioni di dollari bloccati da parte degli Stati Uniti e dalla Banca Interamericana per lo Sviluppo, su imposizione degli Stati Uniti (si ricorda che Haiti è il Paese più povero del continente americano) hanno costretto Aristide a gestire il Paese in condizioni finanziarie disastrose, non riuscendo a mantenere tutti gli impegni presi nei confronti della popolazione.

 

Si riportano qui alcune testimonianze:

 

Paul Farmer (3): “Chi ha destituito Aristide” :

 

http://www.aristide-haiti.it/chi_ha_destituito_aristide.htm

 

“Eppure soltanto un mese fa (l’anno è il 2004) si è potuto finalmente leggere su un quotidiano statunitense che il congelamento degli aiuti può aver contribuito al rovesciamento del governo haitiano. Il 7 marzo il Boston Globe ha scritto:

 

Oggi il governo di Haiti, che ha la responsabilità di otto milioni di persone, ha un budget annuale di circa 300 milioni di dollari − inferiore a quello di Cambridge, una cittadina di poco più di 100.000 abitanti. E mentre gli haitiani tentano di formare un nuovo governo, molti dicono che il suo successo dipenderà largamente dalla misura e dalla rapidità con cui gli aiuti fluiranno nel paese… Molti dei sostenitori di Aristide, in Haiti e all’estero, sostengono con rabbia che la comunità internazionale, e gli Stati Uniti in testa, hanno abbandonato la nascente democrazia proprio quando ne aveva più bisogno. Molti poi credono che lo stesso Aristide sia stato il bersaglio delle sanzioni economiche de facto, proprio mentre Haiti stava iniziando a risistemare le proprie finanze.

 

Avrebbe fatto comodo alle tradizionali elite haitiane ed ai loro alleati all’estero se Aristide, che è stato costretto a esercitare la sua presidenza in una condizione di penuria inimmaginabile, fosse stato abbandonato dal suo stesso popolo. Ma i sondaggi Gallup del 2002, i cui risultati non sono mai stati resi pubblici, hanno dimostrato che, a dispetto dei suoi errori, egli resta il politico di gran lunga più popolare e fidato. Dunque che cosa si può fare per quelli che, con orrore della destra repubblicana, continuano a votare per lui?”

 

Sulla situazione umanitaria disastrosa causata dalla sospensione degli aiuti (sito www.aristide-haiti.it -  “LA GRAVE RESPONSABILITA' DELL'UNIONE EUROPEA“Allegati)

 

- Articolo pubblicato dal giornale spagnolo El País  “Castigos a los màs pobres de America” il 12 gennaio 2003 e dal giornale francese Courrier International “Urgence Humanitaire en Haïti” il 6 febbraio 2003.

 

- Lettera del 04 dicembre 2002 del RFK (Robert F. Kennedy) Memorial Center for Human Rights all’Unione Europea per richiedere la sospensione dell’embargo.

 

 

Cité Soleil, la zona più povera di Haiti

 

Ma la responsabilità dell’UE, già gravissima, non si ferma qui. L’Unione Europea, seguendo gli Stati Uniti ed il Canada ha continuato a pretendere che il Presidente Aristide si accordasse con l’opposizione (i partiti della Convergenza Democratica) ed indicesse nuove elezioni, imponendo un preciso calendario, come richiesto dall’OAS (indicato sulla decisione del Consiglio Europeo n. 2002/131/CE del 21.01.2002). Aristide ha accettato ma l’opposizione, forte dell’appoggio della “comunità internazionale” ha sempre rifiutato, in particolare le nuove elezioni in quanto ben consapevole che le avrebbe perse, questa volta senza alcuna speranza di trovare scuse. Nel mese che ha preceduto il golpe, Aristide aveva anche accettato le ultime imposizioni della solita “comunità internazionale”, cioè di formare un governo insieme all’opposizione, ma anche questa soluzione è stata rifiutata. L’unico obiettivo della “Convergenza democratica”, ovviamente coincidente con quello di USA, Canada, Unione Europea erano le dimissioni di Aristide: queste Aristide le ha giustamente rifiutate, essendo stato eletto democraticamente da un’altissima percentuale di suoi connazionali.

 

Esiste inoltre una testimonianza del giornalista investigativo canadese Anthony Fenton, persona molto precisa ed informata, che sostiene “ Sono onestamente certo che ci fosse un rappresentante dell’Unione Europea all’incontro “l’iniziativa di Ottawa” nel gennaio 2003, durante il quale è stato pianificato il cambio di regime”.

 

Che questo incontro ci sia stato è certo; che vi abbia partecipato un rappresentante dell’UE non è dimostrabile, ovviamente, tramite documenti ufficiali.

 

L’UE riporta due dichiarazioni puramente di facciata e, alla luce di quanto avvenuto dopo, ignobili:

 

1) Estratto dalla risoluzione del Parlamento Europeo del 15 gennaio 2004, per la stampa, il testo è sul sito qui riportato:
http://www.europarl.europa.eu/omk/sipade3?PUBREF=-//EP//NONSGML+TA+P5-TA-2004-0035+0+DOC+PDF+V0//IT&L=IT&LEVEL=5&NAV=S&LSTDOC=Y

“Adottando all'unanimità una risoluzione comune sulla situazione ad Haiti, il Parlamento europeo ricorda come questo paese sia il più povero del continente americano, con l'80% della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà e il livello più basso della regione in termini di aspettativa di vita, alfabetizzazione e indicatori di salute. Inoltre, rileva  l'aggravarsi delle crisi politiche, sociali ed economiche nel paese ed evidenzia come prosperano il traffico di droga e la corruzione.

 

I deputati, condannando tutte le violenze e gli assassinii politici di cui Haiti soffre da anni e domandando a tutte le parti coinvolte il rispetto dei diritti umani, esortano il governo haitiano, l'opposizione e la società civile a impegnarsi in un dialogo costruttivo, eventualmente nel quadro di una «Conferenza nazionale», al fine di spianare la strada ad elezioni legislative. In tale ambito, invitano il Consiglio e la Commissione a ricorrere ad ogni mezzo politico e diplomatico per facilitare tale dialogo e, raccomandando che l'ONU nomini dei mediatori ai fini di un accordo sostenibile sul piano politico, sollecitano il governo haitiano e l'opposizione a procedere alla costituzione di un comitato elettorale provvisorio.

 

Il Parlamento, inoltre, deplora il fatto che la polizia e il sistema giudiziario non abbiano affrontato gli attivisti del partito al potere responsabili di violenza politica e chiede che venga condotta un'inchiesta indipendente e trasparente sulle accuse di violazioni dei diritti umani commesse dalla polizia, dalle forze di sicurezza, dagli attivisti politici e dalle milizie. A tale proposito, esorta il governo haitiano «a sciogliere le milizie e le bande armate che seminano terrore, a porre fine alla corruzione e a impegnarsi nella lotta contro il traffico di droga». L'Aula chiede a tutte le agenzie internazionali specializzate di intensificare la loro lotta contro il traffico di droga transitante per Haiti e invita la polizia e le autorità governative «a impegnarsi pubblicamente a rispettare il diritto di riunione pacifica e di associazione e di porre fine agli assassinii, alla tortura, alle intimidazioni e ad altre gravi violazioni dei diritti umani».

 

Il Parlamento, infine, chiede che la Commissione intensifichi il suo aiuto sul piano umanitario e sanitario a Haiti e fornisca un'assistenza specifica alle vittime di violenza, come pure che si avvii una cooperazione, in particolare nei settori dell'istruzione e della sanità, non appena siano ottemperate le condizioni stabilite nell'accordo di Cotonou.”

 

Peccato che i nostri europarlamentari si siano dimenticati che la situazione sociale disastrosa fosse la diretta e inevitabile conseguenza dell’embargo economico, che le violenze, da parte di gruppi sia pro che anti-governativi, fossero frutto della voluta destabilizzazione del Paese e che la polizia (5.000 agenti per 8 milioni di abitanti) operasse in condizioni disastrose, sempre a seguito della assoluta mancanza di fondi.

Le “milizie e le bande armate” che il Governo avrebbe dovuto “sciogliere” erano soprattutto legate al Gruppo dei 184 e sostenute, quantomeno, dagli Stati Uniti.

Inoltre Aristide non si è reso responsabile, né direttamente, né indirettamente, di atti gravi come la tortura o di non specificate “altre gravi violazioni dei diritti umani”.

 

2) L’ultima dichiarazione è quella relativa all’assemblea parlamentare tenutasi ad Addis Abeba il 18 febbraio 2004 con i Paesi ACP (in inglese, sul sito www.aristide-haiti -  “LA GRAVE RESPONSABILITA' DELL'UNIONE EUROPEA“Allegati)richiesta con urgenza dal CARICOM (associazione dei Paese Caraibici). L’UE conclude dichiarando il suo supporto all’iniziativa del Caricom per ottenere l’invio immediato di truppe straniere, onde evitare il rovesciamento del governo costituzionale, come richiesto con urgenza anche dal Presidente Aristide all’ONU. I Paesi del Caricom hanno dichiarato espressamente che non avrebbero mai accettato alcun cambiamento del Presidente in Haiti, se non tramite metodi democratici (infatti non hanno mai riconosciuto il governo ad interim ed hanno sospeso Haiti dall’associazione).

 

Le truppe straniere sono effettivamente arrivate, da Stati Uniti, Canada, Francia e Cile, ma solo dopo che il Presidente Aristide è stato prelevato con la forza, e non in supporto del governo costituzionale.

 

IL COLPO DI STATO

 

Dopo il lungo periodo di destabilizzazione, di manifestazioni spesso molto poco spontanee, di disinformazione, di incitamento alla ribellione da parte delle radio di proprietà di membri del gruppo dei 184 (la società civile, secondo l’UE), di scontri molto violenti fra gruppi pro e anti governativi, il 5 febbraio 2004 un gruppo composto da qualche centinaio di personaggi, alcuni dei quali noti criminali latitanti, molto ben armati ed addestrati, sono entrati ad Haiti dalla confinante Repubblica Dominicana. A guidarli era Guy Philippe, trafficante di droga, addestrato in una base militare USA in Ecuador, insieme a Jodel Chamblain, già capo del FRAPH (Front Révolutionnaire pour l'Avancement et le Progrès Haïtiens) corpo paramilitare responsabile dei massacri durante la dittatura di Cedras e con la “consulenza” di Emmanuel Constant, collaboratore della CIA, che vive tranquillamente nel Queens, nonostante le ripetute richieste di estradizione da parte dello Stato di Haiti, sempre ignorate.

 

Gli stessi hanno ucciso tutti i poliziotti che hanno incrociato e tutti i membri e sostenitori Lavalas che hanno potuto, distruggendo tutte le strutture che erano state realizzate dai governi ed aprendo le carceri. Dalle stesse sono usciti i criminali, condannati per reati gravissimi, appartenenti ai corpi paramilitari responsabili dei massacri degli anni 1991-1994 (dittatura del gen. Cedras), che si sono uniti ai loro “liberatori”.

 

Dopo quasi un mese di massacri, nella notte fra il 28 ed il 29 febbraio, il Presidente Aristide, la sua consorte e tutti coloro che si trovavano nella sua residenza sono stati prelevati con la forza dai militari degli Stati Uniti, fatti salire su di un aereo e trasportati nella Repubblica del Centrafrica, dove sono rimasti prigionieri per alcuni giorni, sotto il controllo di truppe straniere, non africane, ma non meglio identificate. L’intervento di alcuni allarmatissimi amici di Aristide, come il fondatore del Transafrican Forum, Randall Robinson, della senatrice USA Maxine Waters ed altri, hanno permesso la loro liberazione e, dopo una temporanea permanenza in Giamaica, si sono trasferiti nella Repubblica del Sud Africa ( http://www.aristide-haiti.it/atto_accusa.htm  ).

 

Secondo la testimonianza di Jean-Bertrand Aristide e secondo la situazione creatasi nei giorni immediatamente successivi al 29 febbraio (della quale la scrivente ha qualche testimonianza, via e-mail), l’intenzione era di ucciderlo.

 

Il Presidente, prima del suo sequestro, è stato costretto a firmare una lettera di dimissioni “volontarie”, scritta in creolo e rivelatasi poi, secondo coloro che conoscono bene questa lingua, quella Haitiana, non una reale lettera di dimissioni (il tutto troppo simile al tentato golpe di due anni prima in Venezuela: in Venezuela il Presidente Chavez aveva la fedeltà di gran parte dell’esercito e, soprattutto, era rimasto nel Paese; ad Haiti l’esercito era stato sciolto da Aristide, in quanto non era mai stato fedele alla Costituzione e non aveva mai difeso i diritti degli Haitiani, ed il Presidente portato in Africa)

 

Nota: Articoli più dettagliati sul colpo di stato, a firma Noam Chomsky, Michel Chossudovsky, Paul Farmer, Brian Concannon, Naomi Klein e altri sono, tradotti in italiano, sul sito www.aristide-haiti.it

 

 

Da www.haitiaction.net: l’occupazione militare immediatamente successiva al golpe

 

Gli Stati Uniti hanno poi imposto un “governo ad interim” presieduto da un uomo d’affari, cittadino degli Stati Uniti, ma di genitori haitiani, Gérard Latortue: molti dei suoi ministri erano legati ai Duvalier.

 

Il loro scopo principale era di riportare il Paese nelle condizioni di rispondere alle richieste del Fondo Monetario Internazionale e di eliminare il maggior numero di membri o sostenitori Lavalas possibile: hanno adempiuto ai loro compiti. Gli Stati Uniti, il Canada, l’Unione Europea possono esserne soddisfatti.

 

Il Paese è rimasto sotto violenta occupazione militare da parte di USA, Canada, Francia, Cile per 3 mesi. Il 1 giugno 2004 i militari di questi Stati sono stati sostituiti dalla forza multinazionale ONU della Minustah (Mission des Nations Unies pour la Stabilisation en Haïti), sempre militare, guidata dal Brasile, che è accusata però di avere appoggiato la violenta repressione della polizia haitiana e di azioni criminali commesse direttamente come la strage del 6 luglio 2005 a Cité Soleil (23 morti accertati, 50 secondo i testimoni).

 

La versione ufficiale fornita dall’UE sui fatti relativi al golpe è indegna: http://ec.europa.eu/comm/development/body/country/country_home_en.cfm?CID=ht&lng=en&type=home&status=new

 

In breve (riporto parziale) l’UE sostiene che:

 

“Il Presidente Aristide ha rassegnato le dimissioni ed ha richiesto agli USA aiuto per lasciare Haiti, temendo per la sua vita”

 

Nemmeno le maggiori agenzie di stampa internazionali ed i maggiori giornali statunitensi sostengono più questa tesi: parlano quantomeno di “circostanze controverse” in relazione alla partenza di Aristide. Solo il governo degli Stati Uniti e l’Unione Europea continuano a sostenere tale versione dei fatti.
”Un consiglio di tre membri, uno rappresentante la comunità internazionale, uno il governo e uno l’opposizione hanno selezionato i 7 membri del Consiglio di Persone Eminenti, i quali hanno designato Latortue, un neutrale ed indipendente Primo Ministro”.

 

Quale fosse il rappresentante del Governo è ignoto ed è comunque ben poco credibile che vi fosse realmente. Sul fatto che Latortue sia stato neutrale ed indipendente, non ci sono commenti, solo i fatti.
”I Paesi del CARICOM hanno richiesto all’ONU un’ inchiesta sulle circostanze relative alla partenza di Aristide”

 

Vero, ma non è riportato che oltre ai Paesi del CARICOM, la richiesta è stata effettuata dai 53 Paesi dell’Unione Africana e dal Venezuela, cioè più di un terzo dei Paesi membri dell’ONU. L’ONU non ha mai risposto.

 

 

Il 19 e 20 luglio 2004, presso la sede della Banca Mondiale, a Washington, si è tenuta una « conferenza dei donatori » comprendente l’USAID, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Interamericana per lo sviluppo, l’Unione Europea, l’ONU. Sono stati stanziati a favore del “governo ad interim” più di 1 miliardo di dollari, dei quali 220, divenuti successivamente 325, da parte dell’Unione Europea, che è così diventata il maggior “donatore”.

 

Da ricordarsi che la stragrande maggioranza di questi fondi sono prestiti che gli Haitiani dovranno restituire con gli interessi (Haitiprogres del 21.07.2004).

 

I soldi che erano stati bloccati per anni con la scusa di “frode elettorale” sono stati consegnati senza problemi ad un governo illegittimo.

 

 

Manifestazioni di protesta per richiedere il ritorno di Aristide ed il ripristino dell’ordine costituzionale

 

 

Il nostro Commissario allo Sviluppo Louis Michel, recatosi ad Haiti il 29 marzo 2005 (http://europa.eu.int/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/05/366&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en)

 

ha rilasciato una indecente dichiarazione stampa dove sostiene, fra l’altro:

 

“Saluto il coraggio con il quale il Presidente della Repubblica Boniface Alexandre, ed il Primo Ministro, Gérard Latortue, hanno intrapreso le riforme politiche ed economiche indispensabili per assicurare la stabilità del Paese”. “Apprezzo i progressi compiuti, in particolare in materia di buon governo economico, che ha permesso in particolare la ripresa delle relazioni con le istituzioni di Bretton-Woods ” (FMI, Banca Mondiale).

 

Il Sig. Michel ha avuto una grave amnesia riguardo i tanto decantati diritti umani, che sono stati violati, secondo l’UE, da Jean-Bertrand Aristide e dal suo governo così gravemente da essere oggetto di sanzioni che hanno pesato in modo intollerabile sulla popolazione haitiana, mentre gli assassinii sistematici, le torture, le migliaia di prigionieri politici durante il governo di Latortue non sono più state considerate violazioni dei diritti umani.

 

Perché il Sig. Michel non ha visitato il penitenziario nazionale di Port-au-Prince?

 

Il 21 ottobre dello stesso anno Bruxelles ha ospitato un’altra “conferenza internazionale su Haiti” ( http://www.delhti.cec.eu.int/fr/presse/conclusion_Conference_Hait.htm )

 

Riporto parziale (l’intero testo è sul sito sopra indicato, in francese):

 

“La Conferenza di Bruxelles mira a rafforzare il quadro di cooperazione fra Haiti e i donatori per consolidare le acquisizioni perseguite durante il periodo di transizione e proseguire, con il prossimo governo, le azioni e riforme intraprese nel quadro di cooperazione interinale (CCI), quadro che identifica i bisogni prioritari di Haiti che la comunità internazionale si è impegnata a finanziare con più di 1 miliardo di dollari USA.

 

Degli importanti sforzi sono stati realizzati in materia di buon governo economico, cosa che facilita il ritorno delle Istituzioni finanziarie internazionali e la ripresa di alcune cooperazioni. Dei progressi significativi osservati nel rafforzamento del processo di controllo finanziario – compresa la creazione dell’unità per la lotta contro la corruzione – (Nota: il governo di Latortue è stato oggetto di pesanti accuse di corruzione, anche da parte della ex opposizione ad Aristide,  il nipote, Youri, capo della sicurezza dello zio, era conosciuto come il Sig. 30% per le tangenti che richiedeva su qualsiasi cosa passasse per le sue mani, il direttore generale dell’unità per la lotta alla corruzione, la UCREF, nominato da Latortue, è stato arrestato il 23 maggio 2006 per sequestro di persona ed altri reati… Sull’arresto del direttore generale dell’UCREF: www.ahphaiti.org del 25.05.06) e l’utilizzo delle finanze pubbliche devono essere salutati con favore.

 

Il governo ad interim ha avviato la preparazione di un Documento Strategico per la Riduzione della Povertà, che dovrà essere convalidato dal nuovo governo, consultandosi con la società civile ed il settore privato. Questo documento dovrà facilitare l’accesso ai finanziamenti da parte delle Istituzioni Finanziarie Internazionali.

 

Allo scopo di lasciare al prossimo governo il tempo ed i mezzi per perseguire le riforme, in modo che non vi siano interruzioni nel programma, conviene prevedere una estensione del CCI  per un ulteriore anno, fino alla fine del 2007.

 

I meccanismi per la prosecuzione del CCI (quadro di cooperazione interinale) saranno rinforzati. Questi meccanismi di coordinamento devono diventare perenni e il Comitato di coordinamento del CCI deve affermarsi come organo politico, di decisione e di orientamento”.

 

Il nuovo Governo si trova quindi già pesantemente vincolato dalle “Istituzioni Finanziarie Internazionali”. O accetterà le imposizioni, o provocherà una rottura con conseguenze ormai troppo facilmente immaginabili. Latortue ha effettivamente svolto il lavoro del quale era stato incaricato ed il nostro ruolo non si può certo definire secondario.

 

Infine il Consiglio dell’Unione Europea ha ripristinato gli aiuti tagliati ad Aristide, con decisione n.2005/756/EC del 17 Ottobre 2005.

 

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/oj/2005/l_285/l_28520051028it00450048.pdf

 

 

LE PRINCIPALI CONSEGUENZE DEL COLPO DI STATO ED I RISULTATI DEL “BUON GOVERNO” DI LATORTUE, (COME AFFERMATO DAL NOSTRO COMMISSARIO LOUIS MICHEL):

 

I principali rapporti sulla sistematica violazione dei diritti umani sono, in inglese, sul sito www.aristide-haiti.it: IJDHReport.pdf e CSHRhaitireport.pdf.

 

 

Obitorio di Port-au-Prince – dal rapporto dell’IJDH

 

- Migliaia di persone massacrate o scomparse: le speranze di ritrovare vivi gli scomparsi sono uguali a zero. Impossibile stabilire, adesso, quante siano le vittime.

 

I dati reperibili fanno ritenere che le violenze perpetrate in questi due anni e le vittime siano di gran lunga superiori a quelle, già pesantissime, del colpo di stato del 1991 (5.000 vittime) ad opera dei militari guidati dal gen. Cedras. Nel solo mese di marzo 2004 e nel solo obitorio di Port-au-Prince, sono stati portati almeno 1.000 cadaveri: altre centinaia di cadaveri, spesso mutilati e con evidenti segni di tortura sono stati portati all’obitorio ogni mese almeno per tutto il 2004. Seicento sono stati segnalati nei primi 15 giorni del settembre 2004 (haitiaction.net).

 

In questo tragico conteggio non sono incluse tutte le persone assassinate nelle altre città, nelle campagne ed i cadaveri gettati direttamente nelle discariche, soprattutto in quella di Titanyen che più che una discarica è un’immenso cimitero: un giorno forse qualcuno deciderà di ricoprirla e farne un luogo in memoria delle decine di migliaia di oppositori ai vari dittatori che si sono succeduti, dai Duvalier a Cedras, a Latortue che l’hanno utilizzata per liberarsi dei cadaveri.

 

- Centinaia di persone mutilate a causa delle pallottole: hanno perso braccia, gambe o sono rimaste paralizzate.

 

- Migliaia di persone arrestate per la sola ragione di essere membri o sostenitori del partito Fanmi Lavalas (quindi sostenitori di Aristide), oppure semplicemente perché poveri. Secondo l’analisi dell’ONU di aprile 2006 sono 3.500 i prigionieri politici in carcere: alcuni, secondo l’associazione AUMOHD (Association des Universitaires Motivés Pour Une Haïti Des Droit – sito www.hurah.revolt.org ),sono giovanissimi, hanno 14 – 16 anni.

 

Secondo il “governo ad interim” l’equazione era semplice: poveri= sostenitori dei Lavalas= criminali da eliminare.

 

- Almeno 100.000 persone costrette a vivere nascoste o fuggite all’estero.

 

- Centinaia di stupri “politici” – Quando i paramilitari, gli ex-militari ed anche alcuni poliziotti (la polizia ha inglobato molti ex-militari) si recavano per arrestare od uccidere un esponente Lavalas senza trovarlo in casa colpivano i familiari, soprattutto le donne, stuprando mogli, sorelle e figlie, non importa quale età avessero le bambine. Spesso le stesse venivano poi assassinate.

 

L’entità dei crimini di questo tipo è in gran parte sconosciuta. Le donne sopravvissute non hanno sporto denuncia – a chi avrebbero potuto denunciare i criminali protetti dal “governo ad interim”?

 

- I cosiddetti “bambini di strada”, sempre più numerosi, prima ricoverati nelle istituzioni fondate da Aristide, dove avevano anche occasione di studiare (tipo Fanmi Selavi) assassinati, torturati, venduti: http://www.aristide-haiti.it/violenta_repressione.htm , in italiano e  http://www.aristide-haiti.it/massacro_bambini.htm , in inglese

 

- Alfabetizzazione degli adulti: il piano di alfabetizzazione degli adulti, gratuito (più del 50% della popolazione è analfabeta), istituito da Aristide è stato cancellato.

 

- Scolarizzazione dei bambini: i costi del materiale scolastico e dei trasporti sono pesantemente aumentati, i sussidi per le famiglie più povere sono stati eliminati: tantissimi bambini non possono più frequentare la scuola, che dovrebbe essere obbligatoria, o almeno così era prima del golpe.

 

- Pagamenti agli ex-militari: 11,000,000 (undici milioni) di dollari USA sono stati pagati da Latortue agli ex-militari, smobilitati nel 1995 da Aristide e responsabili di gravi crimini contro gli Haitiani. Parte di questi fondi provenivano direttamente dall’ONU (2,8M), che prevedeva il pagamento contro la restituzioni delle armi. Il pagamento è avvenuto, ma le armi non sono state rese.

 

Altri fondi probabilmente provenivano dall’USAID, in teoria per lo stesso scopo. Non è chiaro però da dove Latortue abbia preso tutti i soldi necessari per questi pagamenti. (vedere: “Ex soldiers payed” di Lynn Duff, in inglese : http://www.aristide-haiti.it/exsoldiers.htm )

 

- Assoluzione e liberazione di criminali: criminali del livello di Jodel Chamblain, coordinatore dei paramilitari del FRAPH (responsabili del massacro di 5.000 persone durante la dittatura Cedras), già condannati ai lavori forzati a vita, riprocessati e liberati: Chamblain, che era latitante, è stato definito da Latortue “combattente per la libertà” ed ora circola libero per il Paese.

 

- Licenziamenti di massa (secondo quanto richiesto dall’FMI).

 

- Distruzione delle strutture di protezione civile: il personale addestrato è stato o ucciso o costretto a fuggire. Questo ha provocato la morte di 2.500 – 3.000 persone nell’autunno del 2004, quando l’uragano Jeanne ha colpito la città di Gonaives, perché nessuno ha provveduto ad avvisare la popolazione e ad organizzare l’evacuazione.

 

Vedere “HAITI: un’altra calamità innaturale” di Brian Concannon, in italiano

 

http://www.aristide-haiti.it/calamita.htm

 

 

17 giugno 2005 – Natalie Luzius, 17 anni, una delle innumerevoli vittime del colpo di stato, assassinata dalla polizia nazionale haitiana mentre proteggeva il figlio di pochi mesi: il piccolo si è salvato (da haitiaction.net)

 

IL RUOLO DELL’INFORMAZIONE

 

La disinformazione, a livello nazionale e soprattutto internazionale ha avuto una notevole importanza nella destabilizzazione del Paese. Le accuse rivolte al Presidente Jean-Bertrand Aristide ed al suo governo sono state molto pesanti, addirittura paragonandolo ai dittatori Duvalier, (anche i giornali italiani, salvo qualche rara eccezione, hanno riportato affermazioni di questo tenore). La confusione nel Paese e la precisa volontà di delegittimare Aristide non consentono di capire se e cosa vi fosse di vero.

 

Aristide è stato oggetto di un tentato colpo di stato, sempre ad opera di Guy Philippe (fuggito poi nella Repubblica Dominicana), nel dicembre 2001. Accuse di repressione dell’opposizione sono successive a questo fallito golpe. Secondo chi ha sostenuto queste accuse (vedere anche la risoluzione del Parlamento Europeo del 15.01.04, sopra riportata), Aristide avrebbe dovuto ringraziare chi ha tentato di estrometterlo e di ucciderlo?

 

Quello che è stato accertato da organizzazioni indipendenti e dal Sig. Louis Joinet, esperto della Commissione per i Diritti Umani dell’ONU, è la falsa denuncia di un massacro che avrebbe avuto luogo nella città di Saint Marc nel febbraio 2004. Tale denuncia era stata effettuata dalla ONG, finanziata da Washington, “National Coalition for Haitian Rights –NCHR”. In quei giorni ci sono stati a St. Marc scontri fra fazioni pro e anti governative, con alcuni morti da entrambe le parti, non un massacro organizzato dal governo.

 

Anche l’organizzazione “Réporters sans Frontières” (RSF) ha avuto un ruolo non secondario nel diffondere informazioni quantomeno tendenziose, se non false (http://www.rsf.org//IMG/pdf/RapportRSF_Haiti_fr.pdf, in francese).

 

RSF ha attaccato Aristide per la morte di due giornalisti per i quali non sono mai stati individuati i mandanti, ma non ha mai speso una parola nel confronti dei crimini del governo di Latortue, dell’assassinio da parte della polizia del giornalista Abdias Jean, del tentativo di assassinare il giornalista Raoul Saint-Louiscostretto da allora a vivere nascosto, delle pesanti minacce subite dal fondatore e direttore di Radio Solitarité e dell’Agence Haitienne de Presse,Georges Venel Remarais, dell’arresto ed incarcerazione, durata 3 giorni,  con evidente scopo intimidatorio, dei giornalisti Kevin Pina e Jean Ristil.

 

Il giornalista francese Maxime Vivase la giornalista statunitense Diana Barahona hanno recentemente denunciato i fondi ricevuti da RSF dall’Unione Europea: 1.300.000 Euro, dal National Endowment for Democracy – importo ignoto - e direttamente dalla CIA – importo ignoto. (http://www.zmag.org/Italy/allard-uecubaburocrazia.htm : “Per coprire Rsf, l'Ue si rifugia nella burocrazia”,http://www.legrandsoir.info/article.php3?id_article=2160 :  “Les USA financent Reporters Sans Frontières” di Diana Barahona http://www.metrofrance.com/site/home.php?sec=contenu&Idarbo=21&Idarbo1=138&content=1&id=57398&resec=liste_complete&vi=0 :“Intervista a Maxime Vivas”)

 

Uno dei due giornalisti uccisi di cui parla RSF era  il più noto, ascoltato ed indipendente giornalista haitiano: Jean Leopold Dominique, fondatore di Radio Haïti Inter. Dominique è stato assassinato il 3 aprile 2000, insieme ad un suo collaboratore, Jean-Claude Louissaint, poco più di un mese prima delle elezioni. Dominique in quel periodo stava denunciando le pesanti intrusioni dell’Amministrazione USA nelle elezioni haitiane. Successivamente le campagne di stampa, in particolare quella internazionale, hanno cercato di accusare i Lavalas di questo assassinio e, di conseguenza, Aristide. RSF ha avuto un’importante ruolo nell’alimentare questi “sospetti”. Secondo chiunque abbia capacità di ragionare, chi aveva realmente interesse ad assassinare il giornalista più ascoltato dalla popolazione, un mese prima delle elezioni?

 

(articolo su Haiti Progres del 5 aprile 2000)

 

Dal film-documentario di Nicolas Rossier “Aristide end the Endless Revolution” (4)

 

“ I think that the decision to cut off aid to Haiti in 2000 was a decision that wasn’t just American, by the way, but which Europe agreed to, is directly responsible for the disintegration of Haitian institutions and the weakness that would allow 200 armed criminals to overthrow the government...The problem is that if you don’t provide the funding you’ve got to provide the troops. You don’t have an alternative in Haiti. It’s too weak to isolate and cut-off assistance unless you’re prepared to follow that up with a military intervention.”
EXPERT IN PEACE BUILDING - JAMES DOBBINS 

 

In breve:

 

“Penso che la decisione di tagliare gli aiuti ad Haiti nel 2000 fosse non solo Americana, ma condivisa dall’Europa e che sia direttamente responsabile della disintegrazione delle istituzioni Haitiane e della debolezza che ha permesso a 200 criminali armati di rovesciare il governo……..

 

Non è sufficiente isolare e tagliare l’assistenza a meno che si sia preparati ad intervenire militarmente”

 

 

Non siamo noi, europei, gli autori materiali del colpo di stato o gli organizzatori diretti, ma nessun Paese appartenente all’Unione Europea può permettersi di negare la propria grave responsabilità per tutto ciò che è avvenuto e per le pesantissime conseguenze che la popolazione ha dovuto subire.

 

Senza il nostro boicottaggio economico, il nostro appoggio finanziario e politico alla opposizione ed a personaggi come Apaid e Desroches con i loro accoliti, il nostro rifiuto di fatto, nonostante la dichiarazione di Addis Abeba, di portare aiuto al governo legittimo quando Haiti è stata invasa dai cosiddetti “ribelli” mentre sarebbe stato dovere di qualsiasi Stato democratico appoggiare fortemente il governo legittimo, difficilmente il colpo di stato avrebbe potuto aver luogo o, comunque, sarebbe stato molto più complicato e, per gli USA, un’ operazione troppo scoperta.

 

Le responsabilità degli Stati Uniti e del Canada sono più pesanti, ma più evidenti, e sono state denunciate da numerosi gruppi per la difesa dei diritti umani, sia negli USA che in Canada, e da alcuni coraggiosi giornalisti: importantissimo è stato il ruolo che ha svolto il giornalista canadese Anthony Fenton, che ha permesso a tanti suoi connazionali di capire il ruolo svolto dal proprio governo.

 

La responsabilità dell’Unione Europea è un po’ meno pesante, ma più subdola e vile, mascherata da ipocrite dichiarazioni. Risulta quindi più difficile identificarla e denunciarla ai cittadini Europei, che forse continuano a credere alla grande “democraticità” ed al troppo volte sottolineato “rispetto dei diritti umani” che ci viene inculcato in ogni possibile occasione.  Quanto riportato in questa analisi dimostra che democrazia e diritti umani sono utilizzati solo se e quando fanno comodo ad una certa parte dell’Unione Europea.

 

I responsabili dell’UE non potevano non conoscere e condividere lo scopo finale del boicottaggio economico e del sostegno all’opposizione, cioè un violento rovesciamento dell’ordine costituzionale.

 

Non potevano non sapere quali massacri questo avrebbe comportato: esiste il precedente, neanche molto lontano nel tempo, del colpo di stato del gen. Cedras, nel 1991, con i suoi 5.000 cadaveri e le altre innumerevoli violenze.

 

Come si può definire chi si è reso e ci ha resi complici di tale una tale azione?

 

L’Unione Europea non è ovviamente un’ entità astratta: le decisioni vengono prese dal Consiglio dell’Unione Europea (http://www.consilium.europa.eu/showPage.asp?id=243&lang=it&mode=g), che è composto dai ministri degli stati membri competenti per settore, quindi dai Governi degli Stati dell’Unione Europea. Queste decisioni sono quasi sempre sottoposte all’approvazione del Parlamento Europeo (5)

 

Spesso le decisioni vengono prese su indicazione della Commissione Europea (http://ec.europa.eu/index_it.htm )

 

Nel caso specifico di Haiti, le Decisioni di sospendere gli aiuti, sopra riportate, hanno tutte la firma sia del Consiglio, sia della Commissione.I Commissari più direttamente coinvolti erano e sono: il Commissario Europeo allo Sviluppo ed all’aiuto umanitario, Sig. Poul Nielson, fino al 21.11.2004, poi il suo successore, Sig. Louis Michel.

 

Maggiormente responsabile era ed è l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica della sicurezza (dal 1999), nonché Segretario generale del Consiglio dell’Unione Europea, Sig. Javier Solana, che ha ottenuto un secondo mandato nel 2004.

 

“Il Sig. Solana assiste il Consiglio in questioni di politica estera contribuendo alla formulazione, preparazione ed implementazione delle decisioni nell’ambito della politica Europea. Agisce per conto del Consiglio conducendo il dialogo politico con terze parti”

 

(http://www.consilium.europa.eu/cms3_applications/applications/solana/index.asp?lang=IT&cmsid=246#archives).

 

Il Sig. Solana è stato Segretario Generale della NATO dal Dicembre 1995 all’ottobre 1999 (nel periodo del nostro “bombardamento umanitario” su Serbia e Kosovo)

 

(http://www.consilium.europa.eu/cms3_applications/applications/solana/cv.asp?cmsid=246&lang=IT).

 

I RISCHI CHE CORRE IL NUOVO PRESIDENTE ELETTO, RENÉ PRÉVAL:

 

Il Presidente Préval, eletto il 7 febbraio 2006, ma che ha potuto insediarsi solo il 14 maggio, non si può certo affermare sia particolarmente gradito ai governi di Stati Uniti, Canada e UE: la sua elezione è stata una sorpresa, in quanto si è presentato pochi mesi prima delle consultazioni ed è stata oggetto di brogli che potrebbero, nel caso facesse comodo a “qualcuno” porre dubbi sulla sua legittimità (qualche ricordo delle elezioni del 2000?): decine e decine di migliaia di schede votate a suo favore (molte ritrovate semibruciate con indicata la preferenza sotto la sua foto) sono scomparse nonostante i numerosi “osservatori internazionali” dell’OAS e dell’Unione Europea. Inoltre nessuno ha controllato che le urne fossero vuote prima che iniziassero le operazioni, fatto che ha determinato la presenza di un quantitativo di schede bianche assolutamente inverosimile.

 

(dal rapporto di Brian Concannon dell’Insitute for Justice and Democracy in Haiti: www.ijdh.org)

 

Che cosa stavano facendo gli “osservatori” mentre ciò accadeva?

 

Le schede “scomparse” e le schede bianche hanno fatto si che la maggioranza favore di Préval, chiarissima secondo i sondaggi,  scendesse di poco sotto la soglia del 50%, percentuale richiesta per l’ elezione al primo turno. Solo le forti proteste degli Haitiani ed il deciso intervento del Governo Brasiliano (che ha il comando della missione ONU), non intenzionato a gestire la sicurezza per una seconda tornata elettorale in tali condizioni, e ben consapevole della realtà, hanno permesso di proclamare giustamente Préval Presidente al primo turno.

 

Non appena insediatosi, Préval ha sottoscritto l’accordo Petrocaribe con il Venezuela (forniture a condizioni di particolare favore di petrolio e gas) ed ha riaffermato la volontà di proseguire la collaborazione, già molto stretta, con Cuba, soprattutto nel settore sanitario.  Si è inoltre rivolto ai Paesi dell’America Latina, quali Brasile, che ha accettato, Argentina e Cile, per ottenere aiuti allo sviluppo del proprio Paese. E’ sua chiara e giusta intenzione allentare i rapporti con USA, Canada ed Unione Europea.

 

Il forte debito nei confronti della Banca Mondiale e del FMI, ammontante a 1,4 miliardi di dollari USA, la maggior parte del quale risalente alle dittature dei Duvalier, fondi usati per opprimere la popolazione o per arricchirsi personalmente, quindi non dovuti http://www.jubileeusa.org/jubilee.cgi?path=/press_room&page=release051206.html,

 

oltre ai vincoli già descritti, difficilmente permetteranno a Préval ed al suo Paese di liberarsi dall’oppressione di tali istituzioni.

 

Adesso Latortue è fuggito, tornando nel suo Paese, la Florida, per non dover rispondere alle pesanti accuse che saranno inevitabilmente avanzate nei suoi confronti ed nei confronti dei suoi “ministri”, non appena il nuovo governo sarà nel pieno dei suoi poteri.

 

Appena insediato il Parlamento, alcuni membri hanno già chiesto conto del dubbio utilizzo degli abbondanti fondi (900 milioni di dollari) dei quali ha potuto disporre il “governo ad interim”.

 

Colui che era stato posto come presidente, Boniface Alexandre, già presidente della corte di cassazione, ha richiesto, ed ottenuto, il pensionamento, forse sperando di sfuggire così alle proprie responsabilità.

 

Il nuovo Primo Ministro è il Sig. Jacques Edouard Alexis, già Primo Ministro durante la precedente presidenza del Sig. Préval (1996-2001): i membri del Governo sono frutto di un compromesso in quanto il Parlamento è piuttosto frammentato, molti comunque provengono dai governi di Aristide. Ci sono ottime possibilità e speranze che opererà bene, in favore del Paese e non di interessi stranieri.

 

Il rischio maggiore adesso, visti i giusti orientamenti del Presidente e, probabilmente, del Governo, è che gli USA, il Canada e l’UE tornino a cercare di destabilizzare il Paese.

 

I fondi che attualmente la Delegazione UE ad Haiti sta elargendo a ONG “che operano in difesa dei diritti umani”, per un ammontare 1.600.000 Euro,hanno come destinatarieassociazioni per la maggior parte fortemente anti-Lavalas, come:                                   http://www.delhti.cec.eu.int/fr/presse/signature_contrat_droit_homme.htm

 

Société d'animation et de communication sociale (SAKS)

 

Haiti Solidarité internationale (HSI):

 

Centre Oecuménique des Droits de l'homme (CEDH): il direttore, Jean-Claude Bajeux ha lavorato per il « governo ad interim »

 

Initiative de la société civile (ISC): parte del Gruppo dei 184, già descritti in precedenza

 

Commission Episcopale Nationale Justice et Paix sur Cité Soleil

 

(informazioni da Brian Concannon)

 

Infine l’italiana AVSI, strettamente legata alla Compagnia delle Opere (www.cdo.it ), cioè la destra cattolica. Considerate le sue intromissioni nella recente campagna elettorale in Italia, non c’è da aspettarsi che abbia rispetto per le libere scelte degli haitiani; sono piuttosto da temere indebite intromissioni nella politica del Paese. L’Unione Europea, fra l’altro, dovrà spiegarci le ragioni di questa scelta. Almeno le altre associazioni, sebbene anti-Lavalas, sono locali, non europee.

 

E’ opportuno ricordare che la destra cattolica e soprattutto lo Stato Vaticano, hanno sempre appoggiato le peggiori dittature in America Latina. Il Vaticano è il primo Stato e, a conoscenza della scrivente, anche l’unico ad essersi affrettato a riconoscere come legittima la dittatura di Cedras, nel 1991.

 

Facendo seguito all’analisi sopra riportata, la scrivente si appella alla responsabilità di ogni cittadina/o europea/o affinché si adoperi perché non abbiano luogo un’altra destabilizzazione ed un altro colpo di stato o, quantomeno, che l’Unione Europea questa volta non se ne renda pesantemente complice. Il rischio c’è e non è da sottovalutare.

 

Nel sito dell’UE http://europa.eu/debateeurope/index_it.htm la Commissione Europea si rivolge a tutti i cittadini per richiedere “come dovrebbe essere l’UE” dopo il rifiuto della maggioranza dei francesi e degli olandesi di accettare la Costituzione Europea proposta.

 

Se cominciassimo con il rispetto per le scelte delle altre popolazioni?

 

Se cessassimo di renderci responsabili di crimini come quello compiuto ad Haiti?

 

In quali altri Paesi stiamo attuando azioni dello stesso tipo, senza che i cittadini europei ne sappiano nulla?

 

PERCHE’ LO ABBIAMO FATTO?

 

La domanda più ovvia che possa porsi un cittadino europeo è “cosa ha a che fare l’UE con Haiti?”

 

Risposte certe potrebbero fornirle solo i responsabili di tale azione: sottomissione agli USA, scambio di favori, neo imperialismo (molti Paesi appartenenti all’UE sono ex potenze coloniali), la vicinanza ed i legami con Cuba, l’insieme dei fattori?

 

Un’ipotesi decisamente credibile è che Jean-Bertrand Aristide, come descrive Noam Chomsky, avesse cercato, per ben due volte, “di  “dare il potere ai poveri”, secondo un modello ‘populista’ che avrebbe potuto divenire un esempio per altri paesi. Questa possibilità suscitò forti timori a Washington, dal momento che il modello USA di “democrazia”,  non prevede l’esistenza di movimenti popolari che si prefiggano la “giustizia economica e sociale, la partecipazione politica e la trasparenza negli affari di governo”.  (da “Il pericolo Aristide” http://www.aristide-haiti.it/il_pericolo_aristide.htm )

 

Inoltre Aristide, applicando questo modello di democrazia con successo, stava anche riuscendo a sistemare le disastrate finanze del Paese, prima del nostro vero e proprio “embargo” (come riporta anche l’articolo del Boston Globe, ripreso più sopra).

 

Quello che il Sig. Chomsky ovviamente non scrive, occupandosi di analisi che riguardano la politica USA, è che anche l’Unione Europea non è disponibile ad accettare questo modello di democrazia, esattamente come gli USA ed il Canada: Un modello di sviluppo per tutti i Paesi poveri, che prescinda dalle politiche iper-liberiste e dal controllo finanziario della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale non può essere accettato, né dagli USA, né dall’Unione Europea.  Aristide quindi doveva scomparire.

 

 

 

Note:

 

(1) Ramsey Clark,ex ministro della giustizia USA durante la presidenza Johnson, aveva richiesto, nel 1991, l’impeachment del presidente Bush (padre) con l’accusa di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, commessi durante la prima guerra contro l’Iraq, per l’uso di “armi non convenzionali” e per lo sterminio di migliaia di persone, civilie militari, in fuga lungo le due maggiori strade che uniscono Iraq e Kuwait (http://deoxy.org/warcrim2.htm).  E’ il fondatore dell’International Action Center ( www.iacenter.org ), una delle associazioni più attive nell’organizzazione delle numerose manifestazioni di protesta che hanno luogo negli Stati Uniti contro gli interventi USA negli altri Paesi, non solo in Iraq.

 

(2) Brian Concannon Jr. dirige l' "Istituto per la Giustizia e la Democrazia ad Haiti” (www.ijdh.org). Ha vissuto ad Haiti dal 1995 al 2004, lavorando per il Bureau des Avocats Internationaux, un gruppo di avvocati fondato dai governi costituzionali di Haiti per l'assistenza giudiziaria nei tribunali del paese alle vittime di crimini contro i diritti umani.

 

L’ Istituto per la Giustizia e la Democrazia ad Haiti ed il Bureau des Avocats Internationaux, con sede a Port-au-Prince, continuano ad operare in stretta collaborazione per la difesa dei prigionieri politici e per la denuncia dei crimini commessi durante gli anni del “governo ad interim”.

 

(3) Paul Farmer: medico ed antropologo, è co-fondatore, di “Partners in Health” costituita nel 1987http://www.pih.org/index.html. Lavora ad Haiti da oltre 20 anni, dove dirige un ospedale nella zona rurale del Paese, dove si cura ogni tipo di malattia ma soprattutto l’AIDS.

 

http://fermi.univr.it/iperstoria/conversazioni5.htm  intervista a Paul Farmer (in italiano)

 

Per chi conosce l’inglese, ha scritto il libro “The Uses of Haiti”, edito da Common Courage Press.

 

(4) Il film di Nicolas Rossier www.aristidethefilm.com è un documento di particolare interesse per chiunque sia interessato a cosa sia realmente accaduto ad Haiti. E’ stato proiettato in numerose sale negli Stati Uniti ed in Canada oltre che in Brasile, Argentina, Ecuador e Sud Africa. E’ stato inoltre proiettato al  film-festival per i diritti umani di Parigi il 22.03.06 ed ha vinto la 14° edizione del Pan-african film festival tenutosi a Los Angeles .

 

E’ disponibile solo in inglese, francese e spagnolo.

 

Non esiste, per ora, una casa editrice italiana che ritenga utile provvedere alla sua traduzione e distribuzione, anche come DVD.

 

(5) La scrivente ha formalmente richiesto, due volte, all’Unione Europea, di conoscere se la decisione 2001/131/CE è stata sottoposta al Parlamento (fatto pressoché certo, considerate le interrogazioni che sono seguite, delle quali quella della Sig.ra Kinnock è la più significativa) e con quale esito: quanti votanti, quanti si, quanti no, quanti astenuti. Attualmente è ancora in attesa di una risposta che forse perverrà, forse no.

 

NOTA: Se qualcuno avesse difficoltà nello “scaricare” i files dai siti indicati, soprattutto da quello dell’Unione Europea, è pregato di richiedere i testi alla redazione di “Resistenze”.

 

Fra la stesura di questa analisi e la sua pubblicazione ci sono già tre documenti “non più reperibili” sul sito UE (sono quindi stati inseriti come allegati su www.aristide-haiti.it). Siete vivamente pregati di segnalare se altri documenti “scompaiono” dal sito. I testi vi verranno inviati da “Resistenze” – Grazie.

 

Alma Giraudo