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- popoli resistenti - haiti - 23-05-08 - n. 229
Haiti: povertà, disordini e minacce alla stabilità
21/05/2008
L’insolita violenza registratasi a Haiti, ha richiamato l’attenzione di politici ed organizzazioni internazionali verso questa piccola nazione, la più povera dell’emisfero occidentale.
L’aumento dei prezzi dei prodotti di prima necessità ha raggiunto una dimensione politica, tanto da richiedere una risposta urgente e coordinata degli attori nazionali ed internazionali per evitare la destabilizzazione.
I disordini, cominciati nella città meridionale di Les Cayes, si sono estesi a tutta Puerto Principe, con episodi anche nelle vicinanze del Palacio Nacional.
Cominciate come manifestazioni pacifiche contro l’alto costo della vita e l’aumento dei prezzi per i generi di prima necessità, si sono trasformati in furti, incendi e saccheggi, con un bilancio di 5 morti e decine di feriti.
I gruppi di manifestanti, provenienti da tutti i quartieri della capitale, hanno assaltato depositi, negozi, uffici pubblici, ristoranti e stazioni di servizio in tutte le regioni dell’area metropolitana: Champ de Mars, Del mas, Pétion-Ville, Frères…
Il governo ha affermato che elementi legati al narcotraffico e contrabbandieri si sono infiltrati nelle proteste ed ha chiesto il supporto della Missione delle Nazioni Unite per la Stabilità di Haiti (MINUSTAH).
Il primo ministro, Jacques Edouard Alexisi, ha avuto un incontro con i rappresentanti di diverse realtà sociali per illustrare il programma del governo per far fronte all’aumento dei prezzi, un fenomeno causato dall’andamento dei mercati che nei Carabi è generalizzato.
I prezzi, aumentati mediamente del 40% dal 2007, hanno provocato reazioni violente in Egitto, Giordania ed altri paesi. Nell’area caraibica hanno reso necessario un vertice speciale dei Capi di Governo della Comunità dei Caraibi.
Vengono ora alla luce impegni non mantenuti in materia di donazioni, ed altri fattori legati ad Haiti, dove la comunità internazionale ha rafforzato la sua presenza da quando si è verificato l’esilio forzato dell’ex presidente Jean Bertrand Aristide, il 29 febbraio 2004.
Il direttore aggiunto del Programma Mondiale degli Alimenti dell’ONU, John Powell, ha chiesto al Primo Mondo di fare di più per aiutare i paesi in via di sviluppo, in particolare per la piccola nazione latinoamericana e caraibica.
Hadi Annali, rappresentante speciale del Segretario dell’ONU ad Haiti e capo della MINUSTAH, ha avvisato che la fragilità dello scenario haitiano mostra lo stretto legame tra la stabilità politica e lo sviluppo.
Una relazione del Consiglio di Sicurezza, ha pure sottolineato che la situazione in un paese che è sempre molto lontano dal realizzare le sue aspirazioni socioeconomiche, sarà sempre in bilico.
Il rappresentante speciale ha esortato i donatori, le istituzioni finanziarie internazionali e la comunità internazionale nel suo insieme, contro l’inganno “dell’ottimismo prematuro o della sfiducia sproporzionata”.
Nell’ambito delle risposte alle proteste, il Brasile ha annunciato una donazione di 14 tonnellate di alimenti “in risposta alla richiesta del governo haitiano per l’assistenza umanitaria alimentare”.
Il tema degli aiuti è stato anche discusso a Roma in una riunione della FAO.
Il Vietnam ha ritenuto urgente priorizzare il supporto allo sviluppo socioeconomico di Haiti, sulla base del rispetto della sovranità e dell’autodeterminazione di questo paese caraibico.
Haiti, dove l’80% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno, si colloca alla 150a posizione su 177 paesi di cui l’ONU misura l’indice di Sviluppo Umano.
John Colmes, principale funzionario dell’ONU per gli affari umanitari, ha ribadito che l’aumento continuo dei prezzi degli alimenti potrà causare instabilità politica in tutto il mondo
(AIN – Traduzione Granma Int.)