www.resistenze.org - popoli resistenti - haiti - 18-04-11 - n. 360

da Rebelion.org - www.rebelion.org/noticia.php?id=126246
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare 
 
L'intervento latinoamericano ad Haiti
 
di Raúl Zibechi
 
12/04/2011
 
Il 25 marzo nei locali del sindacato dei lavoratori CASMU –AFCASMU, a Montevideo, il Coordinamento per il ritiro delle truppe da Haiti ha realizzato un dibattito sull'attuale situazione della repubblica sorella di Haiti e sulla presenza di truppe uruguayane. La relazione principale è stata esposta da Raúl Zibechi, giornalista del settimanale Brecha. Riportiamo qui il suo intervento, che introduce nuovi elementi nel dibattito, in modo che tutti possano esserne a conoscenza.
 
L'intervento della MINUSTAH (Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti) ad Haiti, cioè l'invasione militare dell'isola, è uno spartiacque nella storia recente del continente. Solitamente, da circa cinque secoli, era l'azione delle potenze del Nord Europa prima e dopo quella degli Stati Uniti, ad invadere, colonizzare e dominare i territori di quella che oggi è conosciuta come America Latina. Si contano a decine, forse centinaia, le occupazioni, le aggressioni e gli attacchi che hanno subito i diversi paesi del nostro continente. E' la storia del colonialismo e dell'imperialismo.
 
Ma ad Haiti è diverso. E' vero che i paesi provenienti da diversi continenti partecipano sotto la bandiera delle Nazioni Unite, ma questo non è fondamentale.
 
Qui ciò che conta davvero, ciò che è veramente nuovo, è che si tratta di una invasione guidata dal Brasile (che, come sapete, ha il comando militare delle truppe) insieme ad un gruppo di paesi tra cui Uruguay, Argentina, Cile, Bolivia, Ecuador, Paraguay, Perù e Guatemala.
 
La maggior parte dei soldati ad Haiti provengono da paesi i cui governi sono gestite da forze politiche che si definiscono di sinistra o progressiste ed in alcuni casi affermano di essere rivoluzionarie. Effettivamente, la maggior parte degli 8.700 soldati proviene da paesi con governi progressisti (4435).
 
Questo merita una spiegazione: per il Brasile, la MINUSTAH è molto importante perché gli permette di collocarsi come grande potenza e di proporsi come membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. E' la prima volta che si trova alla guida di una missione militare e lo fa in un continente nel quale cerca di diventare la potenza dominante.
 
Il Brasile ha definito i suoi nuovi obiettivi nel mondo sotto i due governi di Lula: articolare un polo sudamericano che gli permetta di giocare un ruolo di grande potenza in una regione dove rappresenta circa la metà della popolazione e la metà del PIL.
 
Perché in questo modo? Secondo gli stessi ideatori di questa strategia di integrazione, per evitare una crisi interna, poichè sostengono che se il paese non si espande esportando capitali (realizzando grandi opere infrastrutturali, che fanno il bene delle loro imprese...) entrerebbe in una fase di conflitti interni. Detto più chiaramente: l'espansione nella regione è il modo, già sperimentato in altri periodi storici, che evita alle classi dominanti il percorso doloroso delle riforme (come la riforma agraria) che eliminino alcune palesi diseguaglianze. Espandersi come potenza regionale (imperiale?) è il modo più vantaggioso per quelle classi di evitare conflitti interni.
 
Il Brasile è in un periodo di crescita ed espansione. Le forze armate sono state rinforzate con un potente riarmo che include la costruzione di sottomarini convenzionali e nucleari, una flotta di caccia di quinta generazione, nuove armi sofisticate come i missili, così come carri armati, portaerei e aerei da trasporto. Siamo nel mezzo del processo di creazione di una industria militare brasiliana sempre più ampia al fine di raggiungere l'indipendenza tecnologica dalle potenze del Nord, per difendere l'Amazzonia ed i nuovi giacimenti petroliferi del litorale oceanico. Appaiono quindi nuove e sempre più potenti multinazionali brasiliane, frutto della fusione tra grandi imprese e dell'espansione di altre finanziate dalla Banca Nazionale per lo Sviluppo (BANDES), la più grande banca del genere al mondo, e con una forte presenza di sindacati attraverso i fondi pensione che loro stessi controllano. Petrobras, Embraer, Odebrecht, Itaú, Vale, Brasil Foods ed altri, sono i nuovi nomi della alleanza tra il capitale "brasiliano", lo stato governato dal PT e la dirigenza di alcuni grandi sindacati come quelli della Banca di San Paolo, con il loro ambizioso progetto di espansione regionale, continentale e globale.
 
La partecipazione e la direzione nell'occupazione militare di Haiti si inserisce in questo progetto gigantesco. L'ex comandante della MINUSTAH, generale José Elito Almeno, attuale ministro del Gabinetto di Sicurezza del governo di Dilma Rousseff, disse anni fa che ad Haiti si stavano utilizzando tattiche per controllare le masse e la gestione militare dei quartieri periferici già messe in pratica a Rio de Janeiro (O Estado de Sao Paulo, 15 dicembre 2007). Questa dichiarazione mostra un altro aspetto dell'intervento ad Haiti. Diciamo che è il lato oscuro della MINUSTAH.
 
Nel caso dell'Uruguay, ci sarà un interesse simile?
 
Purtroppo, i militari uruguaiani non hanno il livello di onestà intellettuale dei militare brasiliani. Si potrebbe dire che sono lì per "guadagnare qualche mango" e non stiamo esagerando, è davvero una situazione che tutti conosciamo.
 
Ma l'Uruguay non ha nemmeno un'ipotesi di conflitto come il Brasile, che mira a difendere sul serio l'Amazzonia e il petrolio da una possibile invasione degli Stati Uniti. Pertanto, si accumulano le domande senza risposta.
 
Potrebbe essere che un giorno ci si sveglierà con una occupazione militare dei quartieri "pericolosi", come successo a Chacarita, ma nelle mani di truppe che già hanno una "esperienza" di lavoro in quartieri simili a Port-au-Prince?
 
 

Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.