da Partito Comunista
Indiano (Marxista)
fonte: www. solidnet.org 13 Dicembre 2003
Il Partito
Comunista Indiano (Marxista) e il World Social Forum
Trad dall’inglese di bf
Di Sitaram Yechury *
Il World Social Forum 2004 si è svolgerà a Bombay dal 16 al 21 Gennaio. Con
l’approssimarsi dell’evento si è sviluppato un crescente dibattito sull’intero
andamento del WSF. Una gran parte di questo si propone di chiarire diversi
punti controversi, come la preponderante presenza dei finanziamenti esteri
delle ONG (Organizzazioni non governative ). Naturalmente la questione sorge
dal momento che, visto che le ONG sono fondate dai paesi promotori della
globalizzazione, possono essere parte del movimento contro la globalizzazione?
Questioni come questa hanno bisogno di essere seriamente impostate.
Vi è un’altra parte di questo dibattito che monta polemiche contro il fatto che
la principale corrente della Sinistra
si associ e partecipi al WSF. Molti di questi attacchi discendono da
anti-comunismo congenito e altri da forti pregiudizi ideologici e oscurantisti.
Il CPI(M), lo abbiamo dichiarato, sta partecipando al WSF dal momento che non è
più un partito rivoluzionario ma si è trasformato in uno social-democratico.
Alcune accuse tendono a sostenere che il CPI(M) ha cominciato a supportare la
globalizzazione con feroci accuse mirate contro i Primi Ministri del Bengala
dell’Ovest. Questo genere di attacchi contro il CPI(M) ci è molto familiare.
C’è gente che usa ogni modo possibile per attaccare il CPI(M) e in questa occasione
è il WSF. Dal momento che noi siamo impegnati continuamente a districarci in
queste polemiche, ci concentreremo di più sui veri interessi e sulle ambiguità
generate dal World Social Forum.
Per cominciare possiamo ricapitolare brevemente le origini del WSF. E’
importante, perché le stesse origini hanno trasmesso il loro carattere
all’organismo del WSF. In molti sostengono che l’ispirazione del WSF deriva
dalle attività e dagli incontri tenuti dalle ONG, che hanno messo in parallelo
gli incontri e le conferenze tenute con il sistema delle Nazioni Unite negli
anni 90. D’altra parte le origini del WSF dall’insorgere improvviso di grandi
masse nell’America Latina, iniziano con le lotte Zapatiste del 1994 in Messico.
Mentre nessun tipo di evento può essere citato come precursore della formazione
del WSF, è chiaro che le lotte delle grandi masse popolari ne hanno posto le
fondamenta nel decennio degli anni 90. L’unico evento più rilevante che ha
portato all’affermazione del WSF sono state le proteste di Seattle del 1999.
Queste proteste nelle strade hanno riunito nelle lotte contro la
globalizzazione molte forze differenti con molti schieramenti e movimenti a
diverso orientamento ideologico che erano organizzati e una larga e diffusa
tendenza a risposte spontanee. L’idea del WSF emerse in Europa nel 2000 durante
gli incontri paralleli a quelli dell’UN. Emerse l’idea di lanciare un Forum
parallelo al Forum Mondiale Economico che si tiene annualmente a Davos in
Svizzera. Così sorse il WSF.
Per la vera natura della sua nascita, è chiaro che questo era un forum che
vedeva la partecipazione di una immensa varietà di organizzazioni, unite solo
sulla questione dell’opposizione alla globalizzazione. Inizialmente, il WSF fu
tenuto a Porto Alegre in Brasile nel 2001, in coincidenza con le date del Forum
Economico Mondiale.
In seguito il WSF è diventato un open space - aperto a tutti coloro che si
pongono all’opposizione rispetto alle politiche economiche neo-liberal. La
carta del WSF come primo punto dell’affermazione dei principi dice:
“ il World Social Forum è uno spazio d’incontro aperto per ragionare e
riflettere, per un democratico scambio di idee, per formulare proposte, libero
scambio di esperienze e interconnessioni, per azioni pratiche di gruppi e
movimenti della società civile che si oppongono al neo-liberalismo e alla
dominazione del mondo da parte del capitalismo e da ogni forma di imperialismo;
e sono impegnati a costruire un ordine del mondo basato sulla persona umana.”
In India questo spazio è stato ulteriormente connotato come opposizione a
globalizzazione imperialista, patriarcato, guerra, caste, razzismo ed
esclusioni settarie religiose.
Dal primo WSF del Gennaio 2001, il movimento contro la globalizzazione non solo
è cresciuto ma si è anche diffuso geograficamente. La protesta di massa a
Genova, nel Luglio 2001, ha posto le fondamenta per lo sviluppo del Social
Forum Europeo. In seguito altri vari forum sociali regionali, compreso quello
Asiatico, sono stati posti in essere. Tutti questi forum servono essenzialmente
a provvedere una piattaforma tra diverse forze, spesso ideologicamente
distanti, per raccoglierle insieme nella lotta contro la globalizzazione.
Questo ha rappresentato il desiderio di molti movimenti di massa in vari paesi
che si riconoscono nel bisogno di azioni globali contro la globalizzazione
imperialista. Perciò potrebbe essere un errore concludere che il WSF
rappresenti un tentativo omogeneo di offrire un’alternativa alla
globalizzazione imperialista. In questo senso, il WSF non può e non è tenuto a
rappresentare una posizione omogenea su tutti i problemi. E’ semplicemente uno
spazio aperto nel quale forze diverse cercano l’opportunità di rimuovere le
loro differenze se è possibile. Nondimeno il Forum può essere utilizzato come
espressione unitaria di opposizione alla globalizzazione imperialista.
Il WSF, quindi, è al contempo uno spazio aperto e di dibattito. Le
caratteristiche dialettiche derivano dai diversi legami ideologici delle varie
forze che partecipano nel forum.
Le battaglie ideologiche che hanno luogo nel WSF possono essenzialmente essere
catalogate in quattro grandi categorie: a) la deriva socialdemocratica, b)
le ONG, c)
gli anarchici, l’ultra sinistra ecc., d) i comunisti.
La crescita spontanea dei movimenti di massa contro la globalizzazione nella
decade degli anni 90 ha sollecitato molti partiti socialdemocratici e
l’Internazionale Socialista a tentare di incanalare queste proteste a loro
vantaggio politico. Il Partito dei Lavoratori del Brasile e il Partito
Socialista Francese hanno giocato un ruolo chiave nel tentativo di incorporare
queste proteste. In effetti molte organizzazioni costitutive del segretariato
internazionale del WSF sono organizzazioni Brasiliane, dove in gran parte se
non tutti, sono membri a capo dei del Partito dei Lavoratori.
- La tendenza socialdemocratica è ben nota. Essenzialmente non mira a
rovesciare il capitalismo e rimpiazzarlo con il socialismo ma a riformare il
capitalismo. I comunisti hanno sempre caratterizzato la socialdemocrazia come
un’ideologia che è con la classe lavoratrice quando sta all’opposizione
parlamentare e con la classe dei potenti quando sta al governo. Tuttavia, in
conseguenza alla situazione concreta in molti paesi, in opposizione ai partiti
della destra, i comunisti hanno spesso cooperato con i socialdemocratici.
Perciò non restiamo sorpresi se i socialdemocratici al potere fanno spesso
compromessi su varie questioni
anti-imperialiste. E’ compito dei comunisti evidenziare i limiti della
socialdemocrazia e guidare il popolo e le sue proteste su linee rivoluzionarie.
Ma usare la presenza dei socialdemocratici come una scusa per stare lontani dai
movimenti ai quali un grande numero di persone partecipa e registra la sua
protesta contro la globalizzazione sarebbe un netto controsenso rispetto al
compito fondamentale per un movimento rivoluzionario.
Il periodo degli anni 90, specialmente la seconda metà, ha anche visto il
gruppo dei partiti comunisti seguire lo smantellamento dell’Unione Sovietica.
Molte delle attività dei movimenti comunisti, particolarmente in Europa si sono
centrati nelle proteste contro la globalizzazione. La dichiarazione del WSF che
nessun partito politico, in qualità di partito politico, possa essere parte del
WSF è stata anche un tentativo da parte di socialdemocratici ed altri per
assicurare che questo rianimarsi del movimento comunista fosse limitato dal
loro punto di vista ideologico. I Comunisti, nonostante ciò, hanno partecipato
a molte delle azioni di protesta di massa del WSF e degli altri forum sociali
regionali, attraverso i Sindacati ed altre organizzazioni di massa. In realtà
fin dagli inizi le delegazioni Cubane al WSF hanno giocato un ruolo importante.
Il Partito Comunista Cubano ha visto il WSF come un’importante piattaforma
anti-imperialista. (I nostri detrattori naturalmente procederanno nell’intento
di incolpare il Partito Comunista Cubano di abbandonare la rivoluzione per
abbracciare la socialdemocrazia!)
Ed è la partecipazione comunista che ha radicalizzato il movimento contro la
globalizzazione verso grandi mete e ha contrastato le forze socialdemocratiche
tese ad normalizzare le lotte antiglobal. Al momento la lotta ideologica tra i
comunisti e i socialdemocratici è stata e continua ad essere una questione in
atto nel WSF.
- Un gran numero di ONG partecipano al WSF e c’è stata una costante dialettica
tra quelli che si autodefiniscono “movimento dei popoli” e i movimenti politici
guidati dalle organizzazioni di massa affiliate ai partiti Comunisti. E’
incontestabile che una grande parte di
queste ONG siano fondate da agenzie che appartengono agli stessi paesi che
promuovono ed impongono la globalizzazione. Ma stando così le cose, perché
queste ONG giocano un ruolo importante nel WSF ? Chiaramente c’è una
motivazione ideologica dietro questo. La Banca mondiale si è espressa
consciamente sul fatto di dividere piattaforme ufficiali e non-ufficiali con
gli oppositori politici della globalizzazione. Questo è un tentativo
consapevole per assicurarsi che le proteste crescenti contro la globalizzazione
siano mantenute nel quadro del capitalismo e dell’imperialismo e che al popolo
sia dato solo il permesso di parlare a vuoto! Molti dei movimenti antiglobal
sponsorizzati dalle ONG possono essere paragonati alle valvole di sicurezza di
una pentola a pressione. Le pressioni anti-globalizzazione devono essere
periodicamente scaricate per salvare la pentola e mantenerla in funzione!
Questo genere di sforzo ha necessariamente bisogno di essere sostenuto da una
struttura ideologica. Spogliate dalla terminologia magniloquente e da
variazioni ininfluenti, le posizioni ideologiche del “movimento dei popoli”
delle ONG possono essere riassunte come segue: l’alternativa alla
globalizzazione può venire solo quando noi realizziamo il controllo popolare
sulle risorse del mondo. Il che significa che il movimento contro la
globalizzazione deve opporsi sia al controllo delle corporazioni sulle risorse
sia al controllo dello Stato sulle risorse. Opponendosi al controllo delle
corporazioni essi cercano di presentarsi come oppositori del capitalismo.
Opponendosi al controllo di Stato, cercano di presentarsi come oppositori alle
esperienze dei paesi socialisti, e quindi dello stesso socialismo. E’ la
concezione nebulosa del controllo popolare che essi difendono che essenzialmente
attenua l’effettiva opposizione alla globalizzazione e il progetto
dell’alternativa socialista.
E’ di questa battaglia ideologica che i comunisti devono diventare parte. E’
vero, in ultima analisi, che i comunisti perseguono il controllo reale e sovrano
del popolo sulle risorse e sulle attività sociali. Ma è il sistema
socio-economico che conferisce al popolo sia la legittimità sia le regole
legali per esercitare questo potere. Il solo sistema che può fornite questo
effettivo potere popolare è il socialismo. Il socialismo inoltre è la sola
alternativa alla globalizzazione capitalista.
Superfluo aggiungere che i comunisti devono, attraverso discussioni interne,
dibattiti e tentativi effettuati, valutare l’esperienza del socialismo nel
Ventesimo secolo e trarne le corrette lezioni per le battaglie del futuro. Ma
una cosa è certa: la prova del socialismo nel Ventesimo secolo non può negare
la validità e l’inevitabilità dell’idea socialista. L’attuale situazione
mondiale sostiene clamorosamente la tesi fatta prima da Rosa Luxemburg ed ora
da Fidel Castro che il futuro dell’umanità è o socialismo o è barbarie.
Queste sono le battaglie ideologiche che avrebbero dovuto confluire nello
spazio aperto del WSF. L’opposizione anti-comunista alla globalizzazione, che è
la varietà che accetta di farsi complice della globalizzazione imperialista (i
cui proponenti avanzano la tesi che non ci sia alcuna alternativa da
contrapporre alla globalizzazione mentre noi comunisti diciamo che il
Socialismo è l’Alternativa in risposta alla loro mancanza di prospettive) o la
varietà rappresentata dalle ONG che la democrazia sociale può solo avere un
futuro confondendo i dibattiti ideologici. Ma rifiutando di prendere parte a
questi dibattiti ideologici, i comunisti rafforzeranno soltanto tale confusione
tra le masse del popolo che, per varie ragioni e per la pura e semplice
disperazione del loro sfruttamento, stanno levandosi in gran numero contro la
globalizzazione imperialista. Il Partito Comunista Indiano (Marxista) non pensa
di abdicare alle proprie responsabilità partecipando a questa battaglia
ideologica.
- L’ala anarchica nel movimento anti-global è più pronunciata in Occidente,
particolarmente in Europa. La violenza spinta di questi gruppi spesso si presta
ad essere usata come pretesto da parte dei governi per dare una stretta al
dissenso democratico e per ricorrere all’oppressione contro chi protesta.
Affinché non si accresca questa prassi, per opporsi ai metodi usati dagli
anarchici, vengono organizzate marce e azioni di protesta separate per
distinguersi da queste forze. Ciò è accaduto molto recentemente, nel Luglio del
2003, durante la protesta per l’incontro al vertice Europeo a Salonicco, in
Grecia.
In questo contesto si deve porre attenzione ad un altro problema che ha bisogno
essere sempre tenuto presente. Il problema concerne il finanziamento del WSF.
Il CPI(M) è stato coerentemente avverso le ONG appoggiate ai fondi esteri per i
motivi collegati che queste ONG da un lato portano avanti ordini del giorno
imperialisti, dall’altro cercano di disgregare il crescente movimento di massa
progressista democratico. Questa lotta contro il prevalere delle ONG nei
movimenti di protesta di massa è una battaglia continua che il CPI(M) ha
intrapreso. Tuttavia, partecipando al WSF, il CPI(M) in nessun modo accetta
finanziamenti del WSF da fonti che sono chiaramente allineate con le forze che
promuovono la globalizzazione. Nel limite del possibile noi siamo riusciti ad
influenzare il processo del WSF in India a non accedere al fondo del WSF di
Bombay, i cui finanziamenti sono controllati da organizzazioni come il DFID del
governo britannico, USAID e agenzie di compagnie come la Ford e la finanziaria
Rockefeller. E così il comitato indiano ha deciso di non accettare fondi dalle
grandi compagnie in India che sono allineate alla globalizzazione imperialista.
Comunque è da notare che molte delle spese sono sostenute dagli stessi
partecipanti e non sono legate ad alcun finanziamento elargito dal WSF. Singole
ONG possono accettare fondi dai loro donatori ma il comitato WSF indiano ha
preso la posizione di un taglio netto. Ancor più, data la fonte molto
diversificata delle risorse tra le organizzazioni del WSF, è difficile per una
manciata di agenzie donatrici dirigere o controllare la linea del WSF.
Infine, l’importante questione che sorge è la seguente. Oggi per varie ragioni
tutto attorno al mondo, una gran parte della popolazione è scesa in strada
contro la globalizzazione imperialista. Tanto che Fidel Castro ha detto che il
solo luogo dove i leader della globalizzazione possono riunirsi senza
fronteggiare le proteste è nello spazio. Crescendo questi movimenti si sono
anche messi in relazione con i movimenti contro la guerra di occupazione
imperialista US in Iraq. Infatti fu alla convocazione del WSF del 2003 che, il
15 Febbraio 2003, massicce dimostrazioni contro la guerra si verificarono
contemporaneamente in più di 600 città in tutte le parti del mondo. Mentre una
simile massa di popolo è ingaggiata in lotte contro la globalizzazione imperialista
e guerrafondaia, quale dovrebbe essere il compito dei comunisti, che sono già
in mezzo a queste lotte?
- Tutti quelli dell’ambito dell’estrema sinistra che hanno provato frequente
soddisfazione salmodiando lo slogan “Il presidente Mao è il nostro Presidente”
sarebbe bene che rileggessero Mao. Parlando in un contesto totalmente diverso,
Mao disse che:
“Attualmente l’insorgere del movimento contadino è un evento colossale. In
brevissimo tempo, nelle province della Cina del centro, del Nord e del Sud,
parecchie centinaia di milioni di contadini insorgeranno come un potente
tempesta, come un uragano, una forza così rapida e violenta che nessun potere,
per quanto grande, sarà in grado tenerli indietro. Essi frantumeranno tutti gli
ostacoli che li impediscono e si scaglieranno avanti lungo la via della
liberazione. Essi getteranno tutti gli imperialisti, i signori della guerra,
gli ufficiali corrotti, i tiranni locali e la cattiva oligarchia nelle loro
tombe. Tutti i partiti rivoluzionari e tutti i compagni rivoluzionari saranno
messi alla prova, per essere accettati o rifiutati secondo la loro decisione.
Ci sono tre alternative marciare alla loro testa e guidarli? Trascinarsi tra di
loro, gesticolando e criticando? Oppure mettersi sulla loro strada ed opporsi a
loro? Ogni cinese è libero di scegliere, ma gli eventi ti impongono di fare una
scelta rapida”
Sebbene sia diverso il contesto tra la Cina dei tempi della Rivoluzione e dei
movimenti anti-global di oggi, la questione della quale Mao stava trattando è
simile: quando il popolo vuole mettersi insieme e prestare la sua forza contro
la globalizzazione imperialista, noi comunisti dobbiamo starcene dietro e
gesticolare?
Per noi del CPI(M) è chiaro. Noi parteciperemo ai dibattiti ideologici, ci
opporremo ai tentativi offuscare che il divenire del socialismo è l’unica
alternativa alla globalizzazione imperialista e rafforzeremo così la lotta
contro l’imperialismo.
E’ con questa prospettiva che il CPI(M) sta partecipando al WSF. Non occorre
aggiungere che nei giorni a venire ci sarà gran dibattito e discussione
sull’orientamento del movimento popolare contro la globalizzazione
imperialista. Lo stesso WSF subirà molte trasformazioni. E’ comunque nostro
compito assicurare che in questo
processo la lotta per un’alternativa socialista all’imperialismo è evidenziata
e rafforzata.
*l’autore è membro del Polit Bureau del PCI(M)