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Trad. dall’inglese Bf

Marxistindia, Socialismo oggi da Red Net, 22 Gennaio 2004
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Le sfide del socialismo oggi


Intervento di Sitaram Yechury, dell’ufficio politico del CPI(M) al World Social Forum di Mumbai, 17 Gennaio 2004

Siamo molto lieti che più di venti importanti Partiti Comunisti del mondo – provenienti da paesi socialisti, sviluppati e in via di sviluppo – abbiano partecipato al programma. Desidero, sulla base dei nostri modesti sforzi e delle nostre esperienze in India, sottoporre sette punti sanamente provocatori.

1. Senza nessun dubbio, qualsiasi cosa possiamo pensare circa l’esperienza attuata dal socialismo nel passato, una cosa è innegabile. E’ stata la prima volta nella storia dell’umanità che una società è venuta ad esistere non spontaneamente, non sulla base di un movimento spontaneo della storia, indipendente dalla volontà umana, ma sulla base di una concezione umana. Karl Marx ha rilevato nel Capitale che la differenza tra la miglior ape ed il peggior l’architetto è che l’architetto, a differenza dell’ape, costruisce una struttura nella mente prima di erigerla nella realtà. Il socialismo è la prima struttura della società che è stata prima costruita nella mente e poi trasferita nella realtà. Vero è che quello che è stato posto in essere potrebbe non avere piena corrispondenza con quello che era nella mente; nondimeno il socialismo, anche così come realizzato, è stato il primo modo di produzione sviluppato non-spontaneo nella storia umana. A prescindere dalla sua importanza storica nella affermazione del ruolo delle classi ancora sfruttate, nella sconfitta del fascismo, nel mettere in grado le nazioni oppresse di liberare se stesse dall’imperialismo e nel forzare il capitalismo, anche se transitoriamente, ad adottare misure di welfare state, quest’aspetto del socialismo di rappresentare il grande sforzo dell’umanità per trasformare in realtà una visione, non deve mai essere perso di vista. Infatti il socialismo ha delineato in notevole misura i contorni del progresso della civilizzazione umana nel secolo XX ed ha lasciato un’impronta indelebile in tutti i suoi aspetti. Da allora l’umanità non si accontenterà più di lasciare il proprio destino alle forze cieche della storia; la vittoria del socialismo, non necessariamente nella forma in cui apparì originariamente ma probabilmente in qualche altra forma, rappresentando una visione che va oltre il capitalismo verso la proprietà sociale, è certa e inevitabile. Al di là dei nostri attuali travagli questa è una verità che non dobbiamo mai dimenticare.

2. Tuttavia noi dobbiamo affrontare la questione: perché il socialismo è crollato in grandi parti del mondo? L’usuale risposta a questa domanda  punta sul fallimento del sistema che fu costruito, segnatamente sull’estrema centralizzazione di potere nelle società socialiste, che erano caratterizzate da una dittatura del Partito che in definitiva ha finito di de-politicizzare la classe lavoratrice in misura significativa. Il Partito Comunista Indiano (Marxista), nel suo 14° Congresso, ha identificato quattro aree, cioè il carattere dello Stato socialista; il concetto della democrazia socialista; la costruzione dell’economia socialista; e l’inadeguato sviluppo della consapevolezza ideologica presso la popolazione, dove distorsioni e deviazioni si sono verificate, minando lo Stato socialista. C’è certo molto di vero in tutto ciò. Ma questa stessa risposta deve essere collocata all’interno di un contesto storico, e questo contesto era dato dall’imperialismo. L’imperialismo che tende ad uno sviluppo ineguale, ha tenuto il socialismo confinato solo ai paesi nella periferia mentre nei paesi e nelle metropoli la fiducia nella premonizione  piena di speranza di Marx ed Engels e le aspettative di Lenin e i suoi compagni, arriva vicino, ma senza mai realizzare, il raggiungimento  del passaggio alla rivoluzione socialista. Come conseguenza, il socialismo, ovunque si sia realizzato, è rimasto completamente circondato nella sua breve integra storia, risolvendosi in una ossificazione della struttura burocratica centralizzata dalla quale non vi era altra uscita che attraverso il collasso del suo stesso sistema.

3. Vi è ancora un punto da notare. Nei centri avanzati del capitalismo non solo le rivoluzioni non sono accadute ma è trascorsa la stessa congiuntura davvero rivoluzionaria. Il Programma del Comintern era basato sulla nozione della crisi generale del capitalismo, dalla quale la sola via d’uscita era fornita dalla transizione al socialismo.  Tutti noi ricordiamo gli incontri del 1957 e 1960. In una dichiarazione del 1960, 81 Partiti Comunisti affermarono che la correlazione internazionale di forze era schierata decisamente a favore del socialismo; che il capitalismo era incapace di ogni ulteriore sviluppo; che il socialismo era irreversibile nei paesi socialisti esistenti, eccetera. In retrospettiva è chiaro che c’è stata sia una sottostima del capitalismo sia una sopravvalutazione del socialismo. Un’errata valutazione che ha avuto gravi conseguenze per l’avanzata della causa socialista. Il capitalismo ha ristrutturato se stesso dopo i postumi della II Guerra Mondiale, attraverso la domanda di gestione keinesiana introducendo una fase espansiva senza precedenti, con politiche di de-colonizzazione  che hanno rimosso lo stigma morale di essere oppressori delle altre nazioni  e attraverso la diffusione di un grado di sviluppo in certe tasche del terzo mondo, come l’Est Asiatico, che sembrava contraddire le tesi del Sesto Congresso, che lo sviluppo del terzo mondo sarebbe avvenuto solo attraverso il socialismo. Questi cambiamenti assieme con l’esperienza dei grandi orrori della II Guerra Mondiale hanno contribuito allo sfumare della congiuntura rivoluzionaria del periodo dal 1913 al 1950. Mentre oggi noi  abbiamo un imperialismo rinascente con un’impronta morale associata all’oppressione e alla stagnazione che sta ancora una volta cominciando ad aderire al capitalismo, preannunciando l’inizio già possibile di un'altra congiuntura rivoluzionaria, ma resta il fatto che non sarà il ritorno alla prima congiuntura. Lenin ci insegnava sempre che le analisi concrete delle concrete situazioni sono l’essenza vitale della dialettica. Proprio come lui è stato autore del Leninismo come  Marxismo nell’era dell'imperialismo, cade sulle nostre spalle collettive il compito di definire i contorni della rivoluzione socialista nell’attuale congiuntura. Quindi non c’è da tornare indietro. Noi possiamo metterci sulle spalle di Lenin  a guardare il futuro ma non lo possiamo vedere con gli occhi di Lenin.

4. Dato il fatto dello sviluppo ineguale sotto l’imperialismo, è chiaro che la transizione al socialismo sarà un affare che si protrae. Allo stesso modo data la riaffermazione dell’egemonia dell’imperialismo in un’epoca che vede emergere nuove forme di capitalismo finanziario internazionale, è chiaro che il movimento socialista dovrà essere impegnato soprattutto in una lotta anti-imperialista. Infatti il principale  marchio di garanzia del movimento socialista attuale è quello di costituire la più consistente opposizione contro l’imperialismo, dal momento che solo questo può visualizzare il superamento del capitalismo che è la condizione necessaria per il superamento dell’imperialismo.  Marx ha provato irrefutabilmente che il capitalismo non può sopravvivere senza la sua raison d’etre: lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo,  della nazione sulla nazione. A coloro i quali hanno diffuso illusioni di capitalismo riformato (come Bernstein) e a coloro i quali non sanno che ripetere che “non ci sono alternative alla globalizzazione”,
la risposta dei Comunisti può solo essere che l’alternativa è il socialismo.  Quindi oggi noi possiamo riportare la lotta per il socialismo solo attraverso l’adozione di una posizione senza compromessi contro l’imperialismo. Questo è il nostro compito storico in un’era nella quale la bassezza della rapacità imperialista, nonostante tutte le alate frasi sulla libertà e democrazia, sta diventando evidente a tutti nelle conseguenze della guerra in Iraq.

5. Un altro punto da considerare. La riaffermazione dell’egemonia imperialista sta avvenendo in una situazione di ascesa del capitalismo finanziario internazionale in una nuova forma, che ha l’effetto di causare deflazione, recessione, disoccupazione dappertutto. In altre parole l’aggressività del capitalismo contemporaneo è l’altra faccia di una stessa medaglia, che impone enormi pesi  alla classe lavoratrice nei paesi capitalisti avanzati sotto forma di disoccupazione e tagli ai salari sociali.
L’imperialismo ovviamente cerca di mettere i lavoratori dei paesi avanzati contro quelli del terzo mondo, con l’argomento che i secondi stanno portando via posti di lavoro ai primi. Niente può essere più lontano dalla verità. E’ la deflazione imposta al vasto mondo dal capitale finanziario la causa della disoccupazione in ogni luogo, non la ridistribuzione dell’occupazione da un settore di lavoratori ad un altro. La lotta anti-imperialista ha provveduto che fosse chiaro questo punto e offre una visione per far progredire la sorte dell’umanità nella sua interezza, abbracciando la classe lavoratrice e le altre classi sfruttate di tutti i paesi - sviluppati, in via di sviluppo e sottosviluppati -. Visione che può dare sostegno al mondo intero e contribuire a cambiare la congiuntura.

6. Naturalmente i contorni precisi di quello che una futura società socialista potrà sembrare hanno ancora bisogno di essere definiti, basandosi sulle passate esperienze del socialismo. Il percorso di questo potrà naturalmente variare da paese a paese, dipendendo dalle realtà concrete. Ognuno di noi ha questa responsabilità storica da adempiere nel nostro rispettivo paese. Comunque il compito di portare avanti la lotta anti-imperialista nel mondo intero non permette di aspettare. Non può nemmeno aspettare finché il compito degli intellettuali di sviluppare una teoria rivoluzionaria vasta e coerente per la rivoluzione socialista nell’attuale congiuntura, importante come è, sia completato.

7. Infine confrontiamo la realtà onestamente. La presente fase della globalizzazione capitalista è semplicemente insostenibile. Ciò  precisamente perché, dalla rapida accentuazione delle ineguaglianze economiche – tra paesi, e tra ricchi e poveri nei singoli paesi – la grande maggioranza della popolazione mondiale è progressivamente messa fuori dalle operazioni di mercato mentre manca semplicemente loro il necessario per acquistare il potere. La guida egemonica imperialista sarà sempre più determinata dall’aggressività militare. In queste condizioni, come disse prima Rosa Luxembourg e come Fidel Castro dice oggi, la scelta davanti al futuro dell’umanità è tra socialismo o barbarie.

Ognuno di noi, lavorando contemporaneamente per i nostri obiettivi rivoluzionari domestici, avrà da lavorare per integrare le proteste mondiali contro la globalizzazione e le insorgenze pacifiste in un forte movimento antimperialista. Ciò richiede simultaneamente il rafforzamento della battaglia ideologica all’interno di quei movimenti che cercano di offuscare il socialismo, come se non fosse la sola alternativa per l’umanità.