traduzione dall'inglese di Bf
Dal Partito Comunista dell’India /
Martedì 3 Febbraio 2004
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Conseguenze
della globalizzazione sulle donne lavoratrici
Da NEW AGE WEEKLY,
organo centrale del Partito Comunista indiano.
- Relazione dal WSF 2004
Il gruppo di lavoro inizia con canti di gruppi musicali che esprimono le
ansietà, i dispiaceri, le angosce, le lotte, le sottomissioni patriarcali, le
ribellioni delle donne. Poi la relazione introduttiva, di Amarjeet Kaur, si
focalizza sull’impatto della globalizzazione sul lavoro femminile in tutti gli
strati della società Indiana.
Una scure sta cadendo sulle donne dopo l’orgia di privatizzazioni e i di
programmi di ritiro volontario. Le politiche di trasferimento abbinate ai corsi
di formazione vanno in particolare contro le donne, tanto da farle rinunciare al training. Non essendo più
disponibili lavori garantiti nei settori governativo e pubblico, le donne
vengono tagliate fuori dai lavori sicuri. Questo pone un serio ostacolo per
raggiungere l’indipendenza economica
utile alla loro emancipazione. Le donne che si trovano in zone di programmi per
l’esportazione o ad economia speciale sono più vulnerabili a vessazioni di
tutti i tipi con la negazione di un salario minimo di base, della sicurezza
occupazionale e della tutela sanitaria; mentre l’introduzione dell’automazione
e delle nuove tecnologie produce, nel lavoro precario, la perdita dei mezzi di
sussistenza per le donne.
Le donne stano perdendo le loro abilità tradizionali e la loro redditività è
rimpiazzata dalle macchine. Ciò è testimoniato nei settori che producono carta,
sottaceti e così via. Da una parte le squadre di lavoro dei settori formalmente
organizzati trovano difficoltà nella contrattualizzazione, dall’altra parte il
settore meglio messo delle attività informali, dove le donne sono maggioranza,
si trova ad essere sradicato e spiazzato. L’eliminazione dei tetti quantitativi
ha colpito duramente i settori su piccola scala, quelli collocati in case e
cottage, le cooperative, che sono quelli dove le donne sono le vittime più
numerose.
Gli assestamenti strutturali sono anche indotti dalla privatizzazione e dalla
commercializzazione dei settori
dell’educazione e della salute, che ancora una volta, sta mettendo in grande
svantaggio le ragazze. Si sta abbandonando il concetto di welfare state in
favore delle forze del mercato e degli affari, con un risultato dall’impatto
negativo sulle necessità delle donne e delle ragazze.
La privatizzazione dell’acqua è un altro tema al quale le donne sono
negativamente inclini, in considerazione del fatto che vorrebbero almeno poter
bere acqua. La crescente insicurezza alimentare e l’intenzionale disfunzione
del sistema di distribuzione pubblico sta già facendo pagare un pedaggio con le
morti per fame. Le strategie di sopravvivenza delle famiglie, portano le donne
ad entrare nelle situazioni di maggior sfruttamento, inclusa la prostituzione.
Tra i casi più allarmanti uno è il settore dell’edilizia, dove la situazione di
sfruttamento è in aumento e la meccanizzazione si traduce in perdita di lavoro.
Un altro è la miserabile posizione di donne nel comparto dell’elaborazione del
pescato. Sindacati e gruppi di donne si sono uniti nel dibattito sull’Alta
Corte di Bombay per rifiutare la misera compensazione proposta a Shuja, che fu
gettata dal terzo piano della pescheria nella quale lavorava. Ad una donna
migrante dal Kerala, un’infermiera diplomata, era stato promesso un impiego
adatto alle sue capacità, ma le fu dato un contratto di lavoro in pescheria.
Lei si batté per l’ingiustizia sul posto di lavoro, senza un accordo sul
salario, senza le minime garanzie sul posto di lavoro e dove la copertura del
capannone capitava che diventasse il luogo per vivere. (Va notato che la
sindacalizzazione non è stata ammessa nelle zone di promozione all’esportazione
e in quelle ad economia speciale)
La presidentessa della Federazione Internazionale Democratica delle Donne,
Marcia Campos, del Brasile, ha riconosciuto nelle esperienze delle donne del
suo paese quelle analoghe che le donne stanno affrontando sul lavoro nelle
altre parti del mondo “globalizzato”. Ha detto che la globalizzazione si sta
portando via i diritti faticosamente conquistati dai sindacati con le
trattative per un ambiente di lavoro decente, salario e misure di sicurezza
sociale.
Zourdas Convatas, da Cuba, ha partecipato alla sessione i conseguimenti delle
donne cubane nell’era postrivoluzionaria e ha detto che le donne in diverse aree
di competenza sono molto più avanti degli uomini, come nei campi
dell’educazione, del settore medico sanitario, nell’ambito scientifico e così
via. Esse costituiscono più del 30% nei corpi decisionali. I risultati stanno
continuando, malgrado gli US assedino Cuba da oltre 45 anni. La pressione della
globalizzazione si sta facendo sentire ma il popolo cubano e le sue donne
stanno affrontando le sfide con coraggio.
Emilly Naffa dell’organizzazione donne Arabe, Giordana, ha deplorato
decisamente il ruolo dell’imperialismo US nell’imporre l’ordine neo coloniale
come è prescritto dalle forze della globalizzazione. Ha affermato che le
vicende dell’Iraq sono una mera espressione dei disegni degli US, che
continuano a aiutare e incoraggiare Israele a negare ai Palestinesi il loro
diritto alla libertà e ad una patria indipendente. Le donne non possono avere
tregua in questa globalizzazione imperialista, che devono saper ricacciare
unendo le loro forze con coloro che affermano che “un altro mondo è possibile”.
Una parlamentare Italiana, Lia Amato,
ha esposto l’esperienza delle donne in Europa, dicendo che le donne sono
in prima linea nei movimenti della pace perché sentono che è un pre-requisito
per lo sviluppo; e che è assolutamente necessario risparmiare le risorse della
difesa per venire incontro alle necessità basilari dei popoli. Omanima dal
Sudan, ha presentato la lotta delle Sudanesi in cerca di uno spazio per le
donne nel prendere le decisioni quando sono in corso i negoziati di pace. Le
donne sono ansiose di far parte dei processi decisionali fin dall’inizio, così
che gli interessi delle donne possano essere curati mentre le politiche
prendono forma.
Pham Hoai Giang dell’unione donne del
Vietnam, ha informato sullo stato delle donne lavoratrici del suo paese. Ha
detto che le politiche di apertura stanno portando ansietà e che è rilevabile
l’impatto di attrazione sulle generazioni più giovani, che desiderano più beni
consumistici, preferendo la vita leggera, con meno attenzione per le millenarie tradizioni di amore,
comprensione, vita semplice e cura del prossimo. La sicurezza sociale per il
lavoro nelle joint ventures non è del tutto a posto.. Ha informato dei problemi
che dunque non mancano ma esortando a stare attente, a fare tutto ciò che è
possibile per salvaguardare gli interessi delle donne lavoratrici.