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da: Partito Comunista dell'India
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21 luglio 2005

Sulla dichiarazione congiunta India-Stati Uniti

Comunicato stampa della segreteria del Partito comunista dell'India


Il CPI esprime seria preoccupazione in merito alla Dichiarazione congiunta India-Stati Uniti firmata dal Primo Ministro Manmohan Singh ed il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush il 18 luglio 2005. Colmo dell'ironia in questa Dichiarazione entrambi gli stati si sono trovati d'accordo sulla necessità di creare "un ambiente internazionale favorevole a promuovere i valori democratici". Alla luce del protrarsi dell'occupazione statunitense in Iraq ed Afghanistan è piuttosto naturale che gli Stati Uniti desiderino approvazione per il metodo dell'esportazione della democrazia con la forza.

E' opportuno notare che gli Stati Uniti non hanno né sostenuto la richiesta dell'India di accedere al Consiglio di Sicurezza dell'ONU né lo hanno riconosciuto come potenza nucleare ma soltanto come "stato con tecnologia nucleare avanzata". Gli Stati Uniti hanno solamente accettato di consultare i propri partner del "Gruppo dei Fornitori Nucleari" (NSG) e tentano un accordo con il Congresso degli Stati Uniti per offrire approvvigionamenti di combustibile per i reattori nucleari indiani di Tarapur. In cambio di queste ambigue e limitate assicurazioni, l'India ha accettato di proseguire la moratoria unilaterale sui test nucleari, di separare le installazioni nucleari e civili ed aprire quest'ultime alle ispezioni da parte dell'Agenzia Internazionale sull'Energia Atomica (IAEA) nell'ambito dell'ingerente Protocollo supplementare, lavorando con gli Stati Uniti per concludere un Trattato sulla "riduzione del materiale fissile", ed aderendo anche alle linee guida espresse dai "Missile Technology Control Regime [MCTR] and the Nuclear Suppliers Group (NSG)".

Tutto ciò equivale ad un'inversione unilaterale della precedente politica nucleare dell'India senza alcuna discussione in Parlamento, nell'UPA o con la sinistra, mentre invece gli Stati Uniti dovranno cercare un accordo nel Congresso.

Se il CPI accoglie con favore sia la moratoria sui test nucleari che le ispezioni da parte dell'IAEA, ritiene che questo dovrebbe essere fatto attraverso accordi internazionali con l'IAEA ed altre organizzazioni internazionali simili, non all'interno di un accordo bilaterale con gli Stati Uniti che sono stati colpevoli in passato di proliferazione nucleare nel Sud Africa e in l'Israele, e che continuano una politica discriminante fornendo tecnologia e armi ad Israele e contro l'India.

L'India ha coerentemente contestato che l'NPT e i "protocolli associati" quali il MTCR, e gli orientamenti dell'NSG sono discriminatori. E' opportuno osservare che mentre l'India stipula accordi per fermare i test nucleari su un piano di "reciprocità" non vi è alcun impegno degli Stati Uniti in tal senso. Né alcun accenno riguardo al disarmo nucleare al quale da lungo tempo l'India si impegna in contrasto con l'amministrazione degli Stati Uniti che ha completamente abbandonato le politiche di disarmo o limitazione nucleare.

Il CPI crede fortemente che questa Dichiarazione congiunta sia la continuazione di uno spostamento della politica estera indiana nel senso filo-statunitense iniziata dal regime di Vajpayee e progredita segnatamente col "Protocollo" di Difesa indiano-statunitense del 28 giugno che il CPI e tutta la sinistra ha già severamente criticato come deviazione da una politica estera indipendente di non-allineamento e del CMP.

E' evidente che questi due ultimi accordi siglati negli Stati Uniti dalla dirigenza del governo indiano nelle ultime settimane non siano stati preceduti da un'adeguata discussione nell'UPA e con la sinistra. Il CPI non può accettare un'agire così arbitrario del governo UPA in questioni di vitale interesse nazionale.

Il CPI si oppone fortemente a questa Dichiarazione congiunta come al precedente "Protocollo" di Difesa indiano-statunitense ed alle misure politiche che ne discendono. Il CPI coi i suoi alleati della sinistra esprimeranno l'opposizione a questa Dichiarazione ed agli accordi correlati in Parlamento ed in tutti i forum.

Traduzione dall'inglese a cura del CCDP