Il Partito Comunista Indiano (Marxista) ed il Governo UPA:
Bilancio di un anno di esperienza
Quella che segue è la traduzione di un importante e coraggioso documento elaborato nel maggio 2005 dall’Ufficio Politico del Partito Comunista Indiano (Marxista), nel quale si traccia un bilancio politico dell’azione di governo della coalizione progressista (UPA) ad un anno dalle elezioni legislative che hanno segnato la sconfitta della destra liberista ed integralista guidata dal Bharatiya Janata Party (BJP). Uno degli aspetti determinanti nell’azione di governo della coalizione conservatrice è stato senza dubbio il brusco riorientamento della politica estera indiana dal tradizionale non-allineamento alla subalternità atlantica.
Dopo le elezioni legislative di maggio si è costituito un governo guidato
dall’Alleanza Progressista Unita (UPA), che ha come principale punto di
riferimento il Partito del Congresso, grazie anche all’appoggio esterno delle
forze della sinistra, la cui componente principale è costituita dal PCI(M).
L’elemento che ha consentito il sostegno esterno, in una fase caratterizzata da
forti tensioni interne al Congresso tra Sonia Ghandi e le parti più moderate, è
stata l’elaborazione di un Programma Minimo Comune (PMC), contenente elementi
di rottura con le pratiche neo-liberali adottate dal precedente governo e
l’indicazione di una collocazione autonoma ed indipendente dell’India sullo
scacchiere internazionale, recuperando la propria tradizione di paese
non-allineato. Secondo l’ottima analisi di Jyotsna Saksena, “il programma
enuncia sei grandi principi: combattere tutti i fondamentalismi e favorire
l’armonia sociale affermando la laicità dello stato indiano; assicurare un
tasso di crescita annuo di almeno il 7-8%, per stimolare l’occupazione; migliorare
il benessere del mondo contadino e degli operai soprattutto nei settori
informali; garantire appieno i diritti delle donne; assicurare le pari
opportunità nella scuola e nel lavoro per le «caste inferiori», le «altre
classi arretrate», le tribù e le minoranze religiose; consentire lo sviluppo
dinamico di tutte le forze produttive del paese e il buon governo”[i].
La situazione, già complessa, si è deteriorata a partire dall’estate 2005,
quando il governo indiano di Singh, esponente di punta dell’ala moderata del
Congresso, ha sottoscritto un accordo decennale di cooperazione militare
(produzione congiunta di armamenti e difesa missilistica) con gli Stati Uniti,
per poi schierarsi contro l’Iran nell’assemblea dell’Agenzia Internazionale per
l’Energia Atomica del 24 settembre, differenziandosi dagli altri paesi
“non-allineati”. Entrambe queste scelte sono state aspramente criticate da
tutto il Fronte della Sinistra, come abbondantemente documentato sul sito
“resistenze”[ii].
Da allora il PCI(M) si è posto alla testa di una serie di iniziative di massa
nel tentativo di costringere il governo indiano a perseguire una politica
estera realmente indipendente e rispettare in questo modo il PMC. Si sono
svolti in rapida successione raduni di massa in alcuni stati (Bengala
Occidentale, Uttar Pradesh, Maharashtra, Andhra Pradesh), mentre a Chennai
(Madras), nel Tamil Nadu, si è tenuto un importante seminario. A tutte queste
iniziative hanno preso parte esponenti di spicco del Fronte di Sinistra. Il 13
novembre a Kolkata, capitale dello stato del Bengala governato dal Fronte di
Sinistra, il comunista Anil Biswas “ha concluso dicendo che se il governo
dell’unione continua a sottostare ai ricatti degli Stati Uniti, si pone
oggettivamente il tema del sostegno del Fronte al governo UPA”. Ancora più
esplicito è stato il Segretario Generale del PCI(M), Prakash Karat, secondo il
quale “insistendo sulla linea politica attuale si potrebbe costringere il
Fronte della sinistra a votare contro il governo”[iii].
Tema che andrebbe considerato con estrema attenzione, dato l’attuale peso
dell’India sullo scacchiere internazionale, a testimonianza del ruolo ricoperto
dalle forze comuniste ed antimperialiste in alcuni, grandi paesi in via di sviluppo; forze che, in
questo caso, si sono mostrate in grado di aggregarsi pur senza rinunciare alla propria autonomia
progettuale e politica.
Il Fronte di Sinistra, che ha ottenuto alle elezioni del 2004 il 7,6% e 59
seggi, miglior risultato dal 1948, è una coalizione costituita da Partito
Comunista Indiano (Marxista) - 5,5% e 43 seggi-, Partito Comunista dell’India
-1,4% e 10 eletti-, Partito Socialista Rivoluzionario e Blocco Progressista
Pan-Indiano.
(Marcello Graziosi)
Un anno di governo dell’Alleanza Progressista Unita
Dichiarazione dell’Ufficio Politico del PCI(M)
16 maggio 2005
Il governo UPA completa il primo anno di mandato il 22 maggio 2005, essendo entrato in carica a seguito delle elezioni per il 14° Lok Sabha tenutesi nel maggio 2004, caratterizzate dalla sonora bocciatura popolare del governo guidato dal BJP. Il popolo indiano ha votato per un governo in grado di sostenere il principio secolare, respingere le forze comunaliste e tracciare un modello di sviluppo in grado di soddisfare le esigenze di milioni di persone, private dei benefici derivanti dalla crescita nel corso dei sei anni di governo del BJP. Esso sprona, inoltre, l’India a giocare un ruolo indipendente sullo scacchiere internazionale in linea con la nostra tradizionale politica di paese non-allineato e senza cedimenti rispetto alle pressioni imperialiste.
L’UPA ha adottato un Programma Minimo Comune (PMC). Il PCI(M) ed il Congresso possiedono differenze di fondo sul piano politico derivanti dalle nostre differenti prospettive di classe. Nonostante questo, il PCI(M) e le altre forze politiche della Sinistra hanno sottoscritto il PMC, pur differenziandosi su alcuni aspetti del programma. Dal nostro punto di vista, se l’UPA sarà in grado di attuare le misure a favore del popolo contenute nel PMC, possono trovare applicazione diversi correttivi alle politiche dannose del precedente governo guidato dal BJP.
Il governo UPA ha intrapreso alcuni passi necessari a rafforzare i diritti democratici. E’ stata abolita la Pota (Legge sulla Prevenzione del Terrorismo, Ndt)[iv] ed adottata la Legge sul Diritto Informativo. Il governo ha approvato alcune misure per disintossicare istituzioni educative e di ricerca e ripristinare libri di testo sulla storia messi al bando dal governo del BJP. In una situazione politica modificata, le minoranze si sentono più sicure. Vi è stato un incremento nella spesa sociale, pur se ancora largamente al di sotto delle richieste. La cifra erogata per l’educazione è aumentata, nonostante la tassa del 2% che dovrebbe andare a beneficio del Prathamik Shiksha Kosh (progetto per l’universalizzazione dell’istruzione elementare, Ndt) deve ancora trovare applicazione. Vi è stata un’espansione del piano per i pasti di mezzogiorno e del programma a tutela dei lavoratori anganwadi (letteralmente “da cortile”, per la maggior parte bambini, Ndt).
Il progetto di legge relativo al Lavoro Rurale Garantito, che non ha trovato applicazione in Parlamento causa il boicottaggio del BJP, costituisce un importante atto legislativo. Ad ogni modo, nel progetto di legge predisposto sono stati diluiti alcuni provvedimenti chiave contenuti negli impegni originari del PMC e, di conseguenza, tale atto ha bisogno di essere rafforzato prima dell’adozione. Il programma cibo in cambio di lavoro, iniziato nel novembre 2004, deve essere monitorato onde verificare il corretto utilizzo degli stanziamenti e degli approvvigionamenti cerealicoli[v].
Non vi sono stati sostanziali incrementi degli investimenti agricoli e non vi è stato alcun aumento nel flusso per il credito agricolo. Il progetto di legge relativo alla tutela delle donne deve acquisire priorità e l’UPA è chiamato a convincere tutti gli alleati a sostenerne l’introduzione.
Per quanto attiene la politica estera, il governo UPA ha assunto impegni encomiabili per approfondire il dialogo con il Pakistan ed intraprendere iniziative volte a migliorare la reciproca fiducia e promuovere le relazioni tra persone. La visita del Primo Ministro Cinese Wen Jiabao ha portato ad un miglioramento delle relazioni bilaterali. Il governo indiano sta assumendo alcuni passi per sviluppare la cooperazione trilaterale tra India, Russia e Cina. Ad ogni buon conto, il governo UPA è riluttante a disfarsi di alcune delle decisioni maggiormente nocive assunte dal governo Vajpayee, a partire dallo sviluppo di una stretta cooperazione strategica con gli Stati Uniti sul piano della difesa e su quello militare. Così come il governo ha continuato acriticamente ad individuare in Israele il maggior fornitore di dispositivi militari senza considerare il danno che tutto questo arreca all’India nelle relazioni con il mondo arabo ed alla causa del popolo palestinese.
Il PCI(M) esprime una grande preoccupazione per la difficoltà con la quale il governo UPA ha portato in Parlamento nel corso dell’anno trascorso leggi in grado di soddisfare le esigenze dei settori più poveri delle vaste masse popolari del nostro paese. E’ vero che il ruolo distruttivo assunto dall’alleanza del BJP ha finito per condizionare i lavori del Parlamento.
In questo contesto la sollecitudine con la quale il governo ha approntato una legislazione in grado di proseguire sul terreno di politiche di orientamento neo-liberale contrasta in maniera allarmante col fallimento nel soddisfare alcune delle esigenze di fondo della popolazione. In particolare:
Una questione di importanza cruciale per vaste masse popolari, che segna spesso la differenza tra la vita e la morte, riguarda il sistema pubblico di distribuzione e l’accesso a cereali a basso costo. Nulla è stato fatto, nonostante le assicurazioni contenute nel PMC, per invertire la tendenza al collasso del PDS (Sistema di Distribuzione Pubblica, Ndt) sotto il precedente governo dell’Alleanza Democratica Nazionale (ADN). Non sono stati fatti passi nella direzione dell’universalizzazione del PDS e dell’abbassamento dei prezzi dei cereali nel sistema di razionamento.
Tra le promesse più significative fatte al popolo lavoratore all’interno del PMC ed oggi ancora insoddisfatte vi sono azioni legislative a favore dei lavoratori disorganizzati e di quelli agricoli, e contro le molestie sessuali nei luoghi di lavoro. Ancora più importante risulta la mancanza di ogni sollecitudine a portare a termine l’impegno per una riforma agraria, mentre il governo sta tentando di realizzare la privatizzazione dei fondi pensione. Il rifiuto di rivedere la Legge sull’Elettricità del 2003, adottata dal governo dell’ADN, è destinato ad allargare il malcontento tanto tra i consumatori di elettricità, costretti a pagare tariffe più elevate causa la privatizzazione, quanto tra i lavoratori e gli occupati nel settore.
Un’area maggiore di preoccupazione è determinata dall’approccio del governo rispetto agli investimenti diretti stranieri in alcuni settori strategici. Il governo ha annunciato il 74% di investimenti stranieri nelle banche private indiane e consentito la penetrazione nei settori minerario e del commercio al dettaglio. Precedentemente, la quota degli investimenti stranieri nel settore telefonico aveva già raggiunto il 74%. Tali misure sono destinate ad erodere la sovranità nazionale, e nel caso del commercio al dettaglio, a causare gravi perdite occupazionali colpendo milioni di piccoli commercianti e dettaglianti[vi].
Successivi aumenti del prezzo del petrolio stanno opprimendo la gente comune. Aumenterà il carburante. Il governo UPA deve ascoltare le proposte elaborate dal PCI(M) per uscire da questa situazione.
Complessivamente il governo UPA si è mostrato impaziente di realizzare misure a favore del capitale finanziario straniero e della grande finanza, mostrandosi nel contempo indisponibile ad adottare misure in grado di sostenere i livelli di vita di dieci milioni di contadini, lavoratori ed altri settori del popolo che fatica.
Il governo UPA non è sufficientemente conscio della necessità di prendere le distanze dalle screditate politiche del passato. Vi è un sistema radicato di pensiero e personale che ritiene le riforme neo-liberali il mezzo migliore per far progredire il paese. Il PCI(M) continuerà a contestare questo approccio, perseguirà politiche di alternativa e mobiliterà il popolo per farle adottare[vii].
Grazie alla fermezza ed alle pressioni esercitate dalla Sinistra, il tasso di interesse EPF (Fondo di Previdenza Operaio) è stato ripristinato al 9,5%; sono stati prodotti emendamenti al disegno di legge in materia di brevetti; non è aumentato il controllo degli investimenti diretti stranieri nel settore assicurativo e si è registrata una riduzione nei prezzi dei prodotti petroliferi.
Vi è stato uno sforzo comune tra il PCI(M) e la Sinistra per costringere il governo a soddisfare le promesse contenute nel PMC nei confronti di contadini, lavoratori agricoli ed industriali, artigiani, giovani disoccupati e poveri. Nei prossimi giorni, il PCI(M) predisporrà mobilitazioni e movimenti di massa per garantire la realizzazione di queste misure popolari. Vi sarà una ferma opposizione a quelle misure destinate a svendere i settori chiave dell’economia al capitale straniero, incluso quello finanziario.
Dal momento che ad essere coinvolti sono gli interessi basilari del popolo lavoratore, il PCI(M) non scenderà a compromessi. La voce della Sinistra rimarrà forte dentro e fuori il Parlamento e si opporrà a tutte quelle misure che erodono la sovranità nazionale, si collocano in posizione subalterna rispetto alle pressioni del capitale finanziario internazionale o colpiscono i livelli di vita dei lavoratori.
Il governo UPA ha il sostegno dei partiti della Sinistra. Contemporaneamente, il PCI(M) giocherà una funzione indipendente ed agirà come sentinella degli interessi popolari. Con il governo UPA per assicurare la realizzazione delle misure a favore del popolo contenute nel PMC e perseguire con vigore una strada differente da quella del governo guidato dal BJP.
[i] J. Saksena, “L’India ha inventato il reddito rurale garantito”, in “Le Monde Diplomatique-Il Manifesto”, anno XII, n.11, novembre 2005. Il bilancio politico e programmatico dell’azione di governo, peraltro assai accurato, tracciato nell’articolo non si discosta dal documento dell’Ufficio Politico del PCI(M), a partire dall’analisi delle difficoltà oggettive e soggettive (orientamento politico del governo) alla base delle attuali difficoltà in merito alla piena applicazione del PMC. L’articolo contiene anche precisazioni ed approfondimenti su diversi dei punti programmatici citati nel documento del PCI(M).
[ii] Molto si è discusso in questi mesi all’interno della sinistra indiana sulla politica estera del governo. Da una parte sono evidenti le possibili conseguenze sul piano strategico dell’accordo tra India e Stati Uniti e dall’altra, però, occorre anche valutare un contesto segnato dal miglioramento delle relazioni di New Delhi con grandi ed importanti paesi vicini come Cina e Russia, elemento questo destinato ad ostacolare i progetti di penetrazione USA in Asia ed a condizionare i rapporti di forza complessivi sullo scacchiere internazionale (sul sito del Partito Comunista dell’India –www.cpindia.org - si trova, ad esempio, un interessante documento del 21 luglio 2005). Il sito “resistenze” ha pubblicato la dichiarazione congiunta dei partiti della sinistra indiana del 3 novembre 2005. Una ricostruzione puntuale delle relazioni indo-statunitensi ed indo-cinesi nel corso degli ultimi dieci anni si trova in G. Dyer, “L’alleanza con l’India”, in “Internazionale”, n. 618, 25 novembre 2005 (la versione originale dell’articolo è stata pubblicata sul quotidiano canadese “The Walrus”). Questo testo contiene però una serie di giudizi politici e conclusioni poco condivisibili.
Il sito “resistenze” ha pubblicato la traduzione integrale del documento sul nucleare iraniano approvato dal Fronte di Sinistra indiano il 6 novembre 2005, in linea con quanto elaborato dagli altri paesi e forze politiche che si pongono su posizioni antimperialiste.
[iii] Un resoconto delle diverse iniziative si trova su “People’s Democracy”, rivista del PCI(M), vol. XXIX, n.47, 20 novembre 2005, dalla quale è tratta la prima citazione (articoli di P. Rai, B. Prasant e M. Venugopala Rao). La seconda citazione è tratta invece dall’articolo di Saksena sopra citato.
[iv] L’importanza di questa decisione è rimarcata dall’articolo apparso sul sito dell’organizzazione Human Rights Watch - www.hrw.org - in data 22 settembre 2005.
[v] Su questo, S. Morandi, “India, 100 giorni di lavoro garantito”, in “Liberazione”, 23 ottobre 2004. La legge è stata approvata il 24 agosto 2005, con un anno di ritardo rispetto agli impegni assunti e solamente dopo un “viaggio per il lavoro” organizzato nel maggio 2005 dalle forze della sinistra insieme ai sindacati ed a migliaia di associazioni, con una partecipazione popolare enorme. Nonostante il parere della Commissione di estendere il reddito garantito ad ogni individuo, la legge, che ha il pregio di fissare un salario minimo di 60 rupie al giorno (1,11 euro circa), prevede una sola persona per nucleo familiare. Le difficoltà a reperire risorse sufficienti rimangono, comunque, enormi (1,67 miliardi di euro stanziati su una previsione di spesa calcolata tra 4,35 ed 8,36 miliardi). Su tutto questo, Saksena, art.cit.
[vi] Le forze di sinistra tentano almeno di vincolare tali investimenti all’incremento della capacità produttiva, con ricadute positive tanto sui livelli occupazionali quanto sul livello tecnologico. Gli investimenti diretti stranieri, al contrario, tendono a concentrarsi in alcuni settori improduttivi, caratteristici della fase di egemonia del capitale finanziario e della relativa speculazione (banche, assicurazioni…).
[vii] Su questo aspetto è chiarissimo anche Saksena, art. cit.: “Nel contesto decisamente liberista della sua politica economica e fiscale, il governo si accinge a ridurre contemporaneamente il prelievo fiscale e il deficit. La finanziaria prevede una riduzione del livello di imposizione sulle imprese passando dal 35 al 30%, esonera dall’imposta sui servizi un gran numero di fornitori (…). Come sarà mai possibile – si interroga giustamente Saksena – finanziare, almeno in parte, le promesse del PMC, se nel frattempo si trattano con generosità le imprese e le famiglie ad alto reddito, e si vuole rispettare rigorosamente l’obiettivo di riduzione del deficit?”. Occorre considerare che la percentuale di tutti i prelievi fiscali rispetto al PIL è fissata al 9,8%, livello al limite del ridicolo.