L’India al bivio: subalternità agli USA o politica estera indipendente?
di Marcello Graziosi
La disputa
sul nucleare iraniano, che rischia di avere non secondarie ripercussioni
all’interno del quadro internazionale, sta assumendo una dimensione particolarmente
delicata e complessa in India, paese tradizionalmente “amico” dell’Iran
all’interno del movimento dei “non-allineati”. Se il contesto generale della
crisi dovesse deteriorarsi ulteriormente, il primo a farne le spese potrebbe
essere il fragile governo della Coalizione Progressista Unita guidato da Singh,
che rappresenta l’ala moderata del Partito del Congresso. Governo che si regge,
nonostante la vittoria del Congresso alle elezioni politiche del maggio 2004,
solamente grazie al sostegno esterno del Fronte della Sinistra -guidato dal
Partito Comunista Indiano (Marxista)-, sulla base di un Programma Minimo Comune
(Pmc) di rottura con le pratiche neoliberali del precedente governo di destra e
di ritorno ad una politica estera indipendente dalle crescenti pressioni Usa.
Ad un anno di
distanza, in sede di primo bilancio di questa esperienza, l’Ufficio Politico
del PCI(M) ha concluso la propria riflessione (maggio 2005) con un monito
inequivocabile: “Dal momento che ad essere coinvolti sono gli interessi basilari
del popolo lavoratore, il PCI(M) non scenderà a compromessi. La voce della
Sinistra rimarrà forte dentro e fuori il Parlamento e si opporrà a tutte quelle
misure che erodono la sovranità nazionale, si collocano in posizione subalterna
rispetto alle pressioni del capitale finanziario internazionale o colpiscono i
livelli di vita dei lavoratori. Il governo ha il sostegno dei partiti della
Sinistra. Contemporaneamente, il PCI(M) giocherà una funzione indipendente ed
agirà come sentinella degli interessi popolari”. Detto, fatto.
Quando, nel
luglio 2005, il governo Singh ha sottoscritto un accordo decennale di
cooperazione militare con gli USA, incluso lo sviluppo del nucleare indiano,
l’intero Fronte della Sinistra (FdS) non ha mancato di evidenziare la propria
netta contrarietà. La misura si è colmata il 24 settembre, quando l’India ha
votato a fianco degli USA contro l’Iran all’Assemblea viennese dell’Agenzia
Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA). “Noi riteniamo –si legge in
una nota diffusa dalle sinistre- che il governo abbia agito a tal riguardo
sotto pressioni americane. E’ allarmante il fatto che la vulnerabilità in
materia di orientamenti di politica estera del paese sia cresciuta nel periodo
successivo alla firma degli accordi da parte di India e Stati Uniti”. Per
poi concludere: “L’India dovrà attivamente coordinare le proprie posizioni
con Russia, Cina e paesi non-allineati, dal momento che le posizioni sono
simili”. In effetti le relazioni trilaterali tra India, Cina e Russia hanno
evidenziato un netto miglioramento sul piano della cooperazione economica come
strategica, tanto che New Delhi partecipa come osservatore ai lavori del Gruppo
di Shanghai, comprendente, oltre Mosca e Pechino, anche diverse repubbliche
dell’Asia Centrale.
Nell’autunno
2005 tutta l’India è stata letteralmente spazzata da una serie di raduni di
massa organizzati dal FdS che, oltre al PCI(M), comprende il Partito Comunista
dell’India, il Partito Socialista Rivoluzionario ed il Blocco Progressista
Pan-Indiano. Da Nuova Delhi agli stati di Uttar Pradesh, Maharashtra, Andhra
Pradesh e Tamil Nadu, per terminare a Calcutta, capitale dello stato del
Bengala Occidentale governato dalle sinistre. Una grande dimostrazione di
forza, che conferma la dinamicità di questa esperienza (una sorta di patto di
unità d’azione tra le sinistre) e consolida l’ottimo risultato elettorale
ottenuto nel maggio 2004: 7,6% e 59 seggi, miglior risultato dal 1948 (5,5% e
43 seggi ai soli comunisti indiani marxisti). “Insistendo sulla linea politica
attuale –ha tuonato il Segretario Generale del PCI(M) Prakash Karat- si
potrebbe costringere il Fronte della Sinistra a votare contro il governo”.
Chiaro, diretto e semplice.
Nelle settimane successive è sorto un “Comitato in Difesa di una Politica Estera Indipendente”, che racchiude numerose forze politiche, movimenti di massa ed associazioni. L’obiettivo è quello di evitare il completo allineamento tra India e Stati Uniti non solamente sul tema del nucleare ma, più in generale, sulla collocazione del gigante asiatico all’interno dello scacchiere internazionale, con particolare riferimento ai tentativi di penetrazione Usa in Asia.
Il braccio di ferro, però, si intensifica. Il 26 gennaio 2006 l’ambasciatore
Usa a Delhi, David Mulford, ha “democraticamente” informato il governo Singh
dell’intenzione del Congresso di non ratificare l’accordo sul nucleare in caso
di voto difforme dell’India rispetto agli Usa nell’ormai prossima assemblea
dell’AIEA sull’Iran. Dall’altra parte, i Segretari dei partiti della sinistra
hanno scritto ufficialmente a Singh chiedendo al governo di astenersi in caso
di mancato accordo. Una situazione davvero incerta e complessa, mentre le
sinistre si preparano ad accogliere con grandi mobilitazioni di protesta
l’ormai prossima visita di Bush.
AGGIORNAMENTO: Il 4 di febbraio l’Assemblea dell’AIEA ha deciso, con 27 voti a favore, 3 contrari (Cuba, Venezuela e Siria) e 5 astensioni (Bielorussia, Sudafrica, Indonesia, Algeria e Libia) il deferimento dell’Iran al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, mentre Russia e Cina, pur votando a favore del documento, hanno confermato la loro opposizione a qualsiasi ipotesi di sanzioni. Dopo le prime, dure reazioni, Teheran ha confermato la propria disponibilità a proseguire il negoziato sulla base dell’ipotesi elaborata da Mosca.
Il Fronte della Sinistra indiana (FdS), dopo aver espresso forti perplessità riguardo la scelta del deferimento dell’Iran al Consiglio di Sicurezza dell’ONU ed apprezzato la posizione dei paesi non-allineati, ha sottolineato in un documento congiunto che “la posizione assunta dall’India non è conforme con il perseguimento di una politica estera indipendente ed il mantenimento di buone relazioni con l’Iran, come sarebbe invece nel nostro interesse”.
Altro passaggio cruciale sarà quello di marzo, quando presso l’AIEA si discuterà la relazione predisposta dal Direttore Generale: il documento del FdS definisce senza mezzi termini “cruciale” la posizione che l’India assumerà in questa occasione, rimandando ogni chiarimento politico ad un “pieno dibattito in una successiva sessione del Parlamento”.