www.resistenze.org - popoli resistenti - india - 27-10-06
Una testimonianza sulla lotta dei comunisti indiani
Intervista a Jeronimo de Sousa, Segretario generale del PCP
4 ottobre 2006
Rientrato dall’India, dove si era recato su invito del Partito Comunista dell’India e del Partito Comunista dell’India (Marxista), il compagno Jeronimo de Sousa, Segretario generale del Partito Comunista Portoghese, ha rilasciato un’interessante intervista al settimanale “Avante”, organo del PCP. Ne abbiamo tradotto i passaggi a nostro avviso più significativi.
D: (…) Che relazioni intrattiene il PCP con i due partiti comunisti dell’India? Sei stato ricevuto e invitato da entrambi?
R: Le nostre sono relazioni storiche, relazioni di più di mezzo secolo. In particolare stabilite nella fase, in cui il Partito lottava contro il fascismo e contro il colonialismo. Nel caso concreto di Goa, Damao e Diu, è noto che il nostro Partito, fin dall’inizio degli anni ’50, si è sempre schierato sul fronte della solidarietà con l’esigenza di libertà di quei territori e di quei popoli.
E’ stato il punto di partenza, ma, in corso d’opera, le relazioni sono andate rafforzandosi, per ragioni di solidarietà e per la grande identità dei punti di vista. Sono relazioni che godono di buona salute, che testimoniano di legami molto forti con i due partiti.
D: Quale livello di intesa hai constatato, in particolare sulle questioni relative alla situazione internazionale e su come fronteggiarla?
R: Una prima osservazione: c’è un’intesa molto ampia in relazione alla comprensione del mondo in cui viviamo, dei grandi problemi che hanno di fronte l’umanità, i lavoratori e i popoli alle prese con l’offensiva dell’imperialismo. Da qui deriva che, per esempio, la nostra solidarietà con i popoli che resistono e lottano, in particolare in Palestina, in Iraq, in America Latina, è caratterizzata da punti di vista molto vicini che rafforzano la nostra relazione.
Inoltre, c’è un grande apprezzamento da parte dei due partiti dell’iniziativa del PCP.
D: L’India è un grande paese con centinaia di milioni di abitanti e con uno sviluppo accelerato che, comunque, è accompagnato da molta miseria. Nel frattempo, i partiti comunisti partecipano ad un fronte di sinistra che appoggia il governo, senza peraltro parteciparvi. Come si spiega questo appoggio critico?
R: Effettivamente, in India, la prima sensazione che abbiamo avuto al momento dell’arrivo, è stata quella di un paese affascinante e scioccante. Affascinante per la cultura, per le sue diversità. Con un popolo generoso e ospitale. Ma allo stesso tempo scioccante per il grado di povertà – una povertà estrema e su scala di massa che si nota in praticamente tutte le città. Eccetto Goa.
D: Hai avuto l’opportunità di visitare varie regioni del paese.
R: Si. Siamo stati a Mumbay, a Goa, a Nuova Delhi e abbiamo terminato la nostra visita a Calcutta nello Stato del Bengala Occidentale. Ciò ci ha consentito di avere una visione d’insieme, grazie alle informazioni dei compagni. Ma, per capire meglio questa affermazione sulla contraddizione tra fascino e shock occorre sapere che l’India è un paese con millecento milioni di abitanti. In cui, si potrebbe dire che esistono duecento milioni di ricchi e molto ricchi e novecento milioni di poveri e estremamente poveri. Quello che in effetti impressiona è la dimensione della povertà che si nota nelle strade delle città. Ma allo stesso tempo, come è noto, oggi l’India è un paese con realizzazioni enormi nel campo della scienza e della tecnica, particolarmente in quello delle nuove tecnologie, un paese da prendere in grande considerazione sul piano dello sviluppo economico regionale.
Quello che sta al governo è un fronte in cui predomina il Partito del Congresso. Ma anche con questa coalizione non si è raggiunta la maggioranza assoluta nel parlamento. E ai comunisti, come ci è stato detto - di fronte al pericolo reale di fascistizzazione dell’India, soprattutto se si tiene conto che i partiti di destra e di estrema destra, facendo leva sulle contraddizioni religiose, tentano di ripristinare il sistema delle caste, della divisione della società indiana in caste e dell’emarginazione di 140 milioni di musulmani – si è posta la questione, non di un appoggio esplicito al governo del Partito del Congresso, ma della definizione di un programma minimo. E ciò non ostacola la lotta contro lo stesso governo, per quanto riguarda le politiche economiche e sociali e, in particolare, la politica estera.
Questa è stata la strada scelta dai compagni di entrambi i partiti comunisti, che hanno sottolineato naturalmente le difficili condizioni e le contraddizioni che derivano dalla dimensione dei problemi che esistono.
D: I comunisti sono alla guida di governi di stati popolosi. Quale politica conducono e quali sono i risultati raggiunti in campo politico, sociale, economico e culturale?
R: Abbiamo notato particolarmente a Calcutta, che è la capitale del Bengala Occidentale, un grande sforzo per lo sviluppo economico, per gli investimenti pubblici, per cercare di migliorare la qualità della vita delle rispettive popolazioni. E’ stato proprio l’ambasciatore del Portogallo a Nuova Delhi, nell’incontro che abbiamo avuto, che ci ha detto che Calcutta, per lo sforzo dei comunisti, è tra le città più avanzate sul piano della lotta alla povertà, sul piano della creazione di infrastrutture che possano migliorare la qualità della vita di quelle popolazioni. Solo per avere un’idea: Calcutta è una città poco più grande di Lisbona, ma ha dieci milioni di abitanti, con tutte le conseguenze che derivano da una concentrazione di popolazione tanto grande. E’ come se, in una città poco più grande di Lisbona, si concentrassero tutti i portoghesi.
D: (…) Un breve bilancio della visita…
R: In primo luogo, una riconferma e un’affermazione delle relazioni di solidarietà tra i nostri partiti. Siamo stati ricevuti dai segretari generali dei due partiti, da Ardhendu B. Bardhan del Partito Comunista dell’India, e da Prakash Karath del Partito Comunista dell’India (Marxista). A Calcutta, siamo stati ricevuti dalla figura più rappresentativa del Partito Comunista dell’India (Marxista) – e tra le più rappresentative della società indiana – lo storico dirigente Jyoti Basu, che si è profondamente emozionato per la visita della delegazione del Partito Comunista Portoghese. In questi incontri con le direzioni di entrambi i partiti è stato possibile verificare l’identità di punti di vista, avere un’importante scambio di informazioni sulla situazione dei due paesi, particolarmente per quanto riguarda la posizione geostrategica che oggi l’India occupa.
I compagni si sono mostrati particolarmente preoccupati della posizione degli Stati Uniti che, mentre esercitano il controllo e l’influenza in Pakistan, nutrono aspettative sul fatto che l’India possa rappresentare un paese, in cui i loro interessi politico-militari ed economici vengano maggiormente difesi. Con due obiettivi, credo. Il primo, tentare di neutralizzare il ruolo dello Stato indiano nel movimento dei Non Allineati; il secondo, usare l’India come un muro, come un ostacolo nelle relazioni con la stessa Cina. Sul piano delle relazioni bilaterali come su quello economico. Questa preoccupazione tiene conto della cooperazione, a livello militare, nucleare, economico, già esistente tra gli Stati Uniti e l’India. C’è comunque una grande resistenza a questa influenza e ingerenza. Quando si sono svolte esercitazioni militari nel Bengala Occidentale, c’è stata una grande manifestazione di protesta di duecentomila persone che si sono riunite nei pressi della località in cui si svolgevano le manovre.
Abbiamo scambiato anche opinioni sull’iniziativa di Novembre, sull’Incontro dei Partiti Comunisti e Operai che si realizzerà qui a Lisbona, rilevando una grande disponibilità di entrambi i partiti a partecipare a questa importante iniziativa internazionale (…)
Traduzione dal portoghese a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare per www.resistenze.org