www.resistenze.org - popoli resistenti - india - 07-11-06

Da http://pd.cpim.org/2006/1029/10292006_prakash.htm 
 
A metà legislatura è necessario un ripensamento della politica estera indiana
 
Prakash Karat
 
“People’s Democracy” , 29 ottobre 2006
 
Prakash Karat è il Segretario Generale del Partito Comunista dell’India (Marxista).
 
I due anni e mezzo di governo UPA sono venuti più o meno a coincidere con la nomina di un nuovo ministro degli esteri. Si tratta di un’occasione importante per fare un bilancio della politica estera seguita dal governo, per concentrare l’attenzione sulle relazioni India-USA. La metà della legislatura fornisce gli elementi per valutare come il governo di Manmohan Singh abbia rispettato le raccomandazioni del Programma Minimo Comune in merito alla necessità di condurre una politica estera indipendente e alla promozione del multipolarismo nelle relazioni internazionali.
 
I partiti della sinistra, nella loro nota sui due anni di governo UPA, hanno definito le realizzazioni della politica estera nel seguente modo: “La politica estera del governo UPA ha subito serie distorsioni, a causa dell’intenzione ossessiva di qualcuno di armonizzare le posizioni dell’India, in merito alle questioni regionali e globali, con quelle della strategia globale USA. Questi comportamenti contraddicono l’impegno, assunto nel Programma Minimo Comune, di promuovere il multipolarismo nelle relazioni internazionali”.
 
Sviluppi negativi
 
Il periodo intercorso da allora non ha fatto che confermare le conseguenze negative del tentativo di armonizzare la nostra posizione con la strategia globale USA. Gli USA stanno oggi sperimentando i contraccolpi della decisione arrogante e unilateralista dell’amministrazione Bush di estendere e consolidare la propria egemonia. Gli USA sono intrappolati nel pantano insanguinato determinato dalle loro azioni in Iraq. Il bagno di sangue si estende incessantemente. Un moderno stato secolare arabo è stato distrutto dalla guerra fra le sette che sta devastando questa terra sfortunata. Il governo installato dagli Stati Uniti e le forze di polizia da questi create sono essi stessi parte di questo micidiale conflitto. Le forze di polizia e di sicurezza, che spesso sono milizie armate camuffate, agiscono come squadroni della morte. Per gli USA, l’Iraq sta diventando il “Vietnam” del ventunesimo secolo. Ma alle classi dominanti imperiali le lezioni della storia non insegnano mai nulla. L’amministrazione Bush si agita scompostamente alla ricerca di una soluzione inesistente, perché rifiuta di accettare il fatto che l’agonia dell’Iraq è dovuta alla sua criminale aggressione.
 
Più si sono impantanati nella loro stupida avventura, più Bush e le sue coorti sono andati ampliando il numero dei loro nemici. L’individuazione dell’Iran quale bersaglio, le minacce alla Siria e il sostegno all’aggressione israeliana al Libano non hanno fatto avanzare di un passo la lotta contro il terrorismo e neppure hanno fatto vincere gli amici su cui gli USA possono contare nel Medio Oriente.
 
Durante il governo Vajpayee, l’India aveva cominciato ad acconsentire a lasciarsi coinvolgere nel groviglio dell’Iraq occupato. Pur non essendo state scoperte le inesistenti armi di distruzione di massa, il progetto di Bush è riuscito a trovare qualche sostenitore nell’establishment indiano. Purtroppo il governo UPA non ha abbandonato questo tipo di approccio. Nel luglio 2005, la Dichiarazione Congiunta rilasciata durante la visita del primo ministro a Washington affermava che l’India è un partner dell’iniziativa USA per la democrazia globale. Avendo visto come la democrazia è stata impiantata in Iraq e come la “democrazia” si sia trasformata nel pretesto per cambiare i regimi, in un paese dopo l’altro, è indispensabile che l’India si dissoci da questa infausta impresa.
 
L’India deve prendere le distanze dagli USA
 
Allo stesso modo, l’entusiasmo manifestato dal governo diretto dal BJP verso la collaborazione con gli USA nella lotta al terrorismo deve essere messo in discussione. Il regime di Bush ha mietuto un pericoloso raccolto con la sua guerra globale contro il terrorismo. In Afghanistan le sue posizioni sono assolutamente precarie. Per la prima volta in Asia, la NATO si è trovata coinvolta in una situazione di guerra, e ciò ha creato una nuova crisi per l’alleanza militare occidentale. I talebani si sono rifatti vivi. I fondamelisti e gli estremisti che non esistevano nell’Iraq di Saddam si sono moltiplicati di numero. Grazie alla retorica cristiana di Bush, alla condanna del “fascismo islamico” e allo sfrontato sostegno all’aggressione di Israele alla Palestina e al Libano, il serio problema del terrorismo è passato in secondo piano. Per lasciare il campo alla ricerca della supremazia egemonica USA rispetto ai suoi supposti rivali.
 
Che si sia voluto rendere l’India parte della “guerra al terrore” si è visto nell’approfondimento della cooperazione strategica con Israele. Nella strategia globale USA per riordinare il Medio Oriente ricco di petrolio, Israele rappresenta lo stato sulla linea del fronte. Ma L’India deve prendere le distanze dall’idea USA di “Grande Medio Oriente”. L’aggressione al Libano che Condoleeza Rice ha descritto come le doglie del parto di un “nuovo Medio Oriente” ha mostrato i pericoli che comporta un tale concetto. L’incapacità dell’azione militare israeliana di sconfiggere la resistenza nazionale guidata dagli Hezbollah ha ulteriormente isolato gli USA dai sentimenti dei popoli arabi e del Medio Oriente. L’identificazione dell’India con la “guerra al terrore” e l’alleanza strategica con gli USA e Israele potrebbero avere infauste conseguenze.
 
Occorre sapere che le argomentazioni addotte da USA e Israele in merito alla battaglia contro il terrorismo islamico, l’idea di un fronte “Cristiano-Ebreo-Indù” vengono propagandate dalla lobby conservatrice ebraica e dai neoconservatori. Se ne ritrova l’eco nella difesa d’ufficio che Brajesh Mishra ha fatto dell’asse USA-Israele-India. Il governo UPA deve seriamente riflettere sulle conseguenze a cui tutto ciò potrebbe portare.
 
Il governo UPA si è dimostrato miope quando ha cercato il sostegno delle lobbies neocon ed ebraiche USA per ottenere il via libera del Congresso USA all’affare nucleare indo-statunitense. Tale atteggiamento non può che avere come conseguenza l’ulteriore incoraggiamento a Washington e a Tel Aviv a coordinare ancora di più le loro politiche nei confronti dell’India.
 
Anche l’argomento, secondo il quale Israele sarebbe indispensabile per far fronte alle nostre esigenze di difesa è specioso. Oltre al tradizionale fornitore di armamenti, la Russia, ci sono molti paesi in grado di venire incontro alle richieste indiane di tecnologie sofisticate, ad esempio la Francia, la Svezia, la Germania e l’Italia. C’è poi il danno provocato dalle vicende di corruzione in cui sono state coinvolte le aziende di armi israeliane, come si è visto nel caso Barak.
 
Il governo ha preso per buona la dichiarazione USA del marzo 2005, secondo cui gli Stati Uniti intendono aiutare l’India a diventare una potenza di rango mondiale nel XXI secolo. Non si è voluto approfondire circa le motivazioni che stanno dietro l’atteggiamento USA. Le implicazioni dell’ “Accordo sulla struttura di difesa” sono coperte dal segreto. La visita, la scorsa settimana, del comandante in capo della flotta USA del Pacifico, Ammiraglio Fallon, offre gli elementi per capire come verrebbe applicato tale accordo. Gli Stati Uniti stanno esercitando pressione sull’India, perché si spinga oltre nella “Cooperazione per la difesa missilistica” e nell’ accordo sui compiti della Marina. In un’intervista a un quotidiano, il comandante della flotta USA ha affermato che, in considerazione della crescente minaccia da parte della Corea del Nord e “della retorica molto aggressiva dell’Iran”, gli USA stanno intensificando gli sforzi per rafforzare la loro capacità missilistica. Egli ha anche detto che “India e USA condividono l’inquietudine nei confronti del rafforzamento dell’apparato militare di Pechino”. Nell’ambito della “Cooperazione marittima”, l’India dovrebbe condurre operazioni congiunte con la marina USA per “assicurare la sicurezza militare”, che comprenderebbero misure di anti-pirateria, di anti-terrorismo e di prevenzione delle “minacce emergenti”. Per quanto riguarda le operazioni militari congiunte, il loro obiettivo dovrebbe essere quello di ottenere “l’inter-operatività” tra le due forze armate. Tutti gli interventi sui media a proposito della crescente collaborazione militare con gli Stati Uniti dimostrano che esistono determinate lobbies al lavoro all’interno dell’establishment della politica estera e della difesa, perché l’India diventi una partner di grado inferiore, affidabile per gli Stati Uniti.
 
La vulnerabilità degli imperialisti USA
 
La vulnerabilità degli USA si è manifestata in modo evidente negli ultimi mesi. In merito al fatto che Bush sia un presidente in declino non esiste più alcun dubbio. E tutto ciò non può che essere benvenuto. Ma ciò che preoccupa è il modo compiacente con cui il nostro governo ha cercato di legare le sorti dell’India ad un’amministrazione che ha raggiunto il peggiore record di violazioni delle leggi internazionali. Questa amministrazione ha ridotto le Nazioni Unite all’impotenza, e giustifica continuamente con sfacciata arroganza aggressioni, massacri e torture, quale diritto degli USA a difendersi dal terrorismo. Con Bush, gli USA hanno spregiudicatamente operato per ottenere il primato nucleare. La conseguenza è stata che oggi ci troviamo di fronte al collasso del sistema di non proliferazione nucleare.
 
L’accordo di cooperazione nucleare indo-statunitense non potrà però procedere speditamente. Stando all’ampia esposizione offerta dal nostro primo ministro in sede parlamentare a proposito delle questioni strategiche concernenti l’accordo, si nutrono dei dubbi sul fatto che l’amministrazione Bush possa rispettarne tutte le clausole. Per quanto riguarda la sicurezza nucleare, gli USA stanno chiaramente cercando di costringere l’India a schierarsi al loro fianco. Di qui, la loro ostilità al gasdotto Iran-Pakistan-India e i tentativi di costringere l’India a non cercare fonti alternative a quelle che si trovano sotto il loro controllo. Malgrado tutte le affermazioni USA in merito all’India “maggiore democrazia mondiale e potenza emergente”, quando è venuto il momento di votare la candidatura di Shashi Tharoor a Segretario Generale delle Nazioni Unite, gli USA hanno esercitato il loro diritto di veto. Essendo ovviamente per loro più logico che quel ruolo sia coperto da un “alleato affidabile”, piuttosto che da un paese che solo aspira ad esserlo.
 
Ridare vigore a una politica estera indipendente
 
Allo stesso tempo, il periodo più recente ha messo in evidenza le possibilità di realizzazione dei contenuti di politica estera avanzati nel Programma Minimo Comune. La visita del primo ministro in Brasile, lo svolgimento di un vertice con Brasile e Sud Africa, due dei più importanti paesi in via di sviluppo, uno in America Latina e l’altro in Africa, e il vertice dei Non Allineati all’Avana, hanno dimostrato come l’India possa svolgere un ruolo importante e costruttivo nell’avanzata di una piattaforma di difesa della sovranità nazionale contro le tendenze egemoniche, di rafforzamento delle relazioni multilaterali e di consolidamento dei legami Sud-Sud. Il comportamento corretto che l’India ha assunto a sostegno della candidatura del Venezuela al seggio nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in 35 votazioni dell’Assemblea Generale è anch’esso in linea con la sua posizione di grande paese in via di sviluppo e di parte del Movimento dei Non Allineati. Ciò mentre gli Stati Uniti conducevano una campagna aggressiva a favore della candidatura del Guatemala.
 
L’altro ambito che può svolgere un ruolo importante nella promozione del multilateralismo nelle relazioni internazionali è rappresentato dalle immense potenzialità della cooperazione trilaterale tra Russia, Cina e India. Il primo ministro ha avuto un incontro congiunto con il Presidente Putin e il Presidente Hu Jintao durante il vertice del G8 a San Pietroburgo. L’interazione tra i nostri paesi indica la convergenza di interessi e il crescente potenziale per la cooperazione. A tal proposito, l’India non ha ancora attribuito la dovuta importanza all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, che è emersa quale organizzazione regionale per la sicurezza e quale gruppo regionale di cooperazione nel settore dell’energia e nelle relazioni economiche.
 
Tutti questi passi, comunque, non potranno contribuire alla costruzione di una strutturata politica estera indipendente, se continuerà a prevalere la tendenza all’accomodamento agli interessi USA.
 
Pranab Mukherjee (nuovo ministro degli esteri) è l’uomo con la maggiore esperienza politica nel governo dell’Unione Indiana. Il nuovo ingresso nel governo è A.K. Antony, che è subentrato al ministero della difesa. Sono entrambi ben conosciuti fin dai tempi in cui, svolgendo un ruolo dirigente nel Partito del Congresso, in particolare ai tempi di Indira Gandhi, avevano formulato una politica estera basata sul non allineamento e sulla salvaguardia degli interessi vitali dell’India. Con l’assunzione delle loro nuove responsabilità, ci si attende che il governo UPA riconsideri la politica estera e di difesa, di modo che, in questi ambiti, venga impresso un più appropriato indirizzo nel periodo che ci separa dal termine della legislatura.
 
Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del 
Centro di Cultura e Documentazione Popolare