Il ruolo dell’Iran nel contesto regionale
dall’intervista di DAVID PESTIAU a MOHAMMED
HASSAN
www.ptb.be - 20 giugno 2003
In un’ampia intervista concessa al sito del
Partito del Lavoro del Belgio, lo studioso marxista Mohammed Hassan descrive le
caratteristiche del movimento di resistenza nei confronti delle occupazioni
coloniali in corso nell’area mediorientale e centrasiatica, e analizza, in
particolare, il ruolo dell’Iran negli attuali assetti geopolitici regionali.
E’ proprio la parte centrale dell’intervista di Hassan, dedicata allo scontro
in atto tra l’imperialismo USA e il regime di Teheran e alla descrizione del
più generale contesto regionale in cui la contesa si inserisce, che abbiamo
ritenuto di tradurre.
M.G.
D. L’Iran è in ebollizione. Per altre ragioni
un largo movimento studentesco contesta il regime. Allo stesso tempo, gli Stati
Uniti accrescono le pressioni, denunciando il programma nucleare in corso.
Perché questa volontà d’egemonia americana?
R. E’ dal 1992 che la stampa
israeliana individua nell’Iran il suo nemico principale in Medio Oriente. Dopo
che l’Iraq è uscito molto indebolito dalla prima guerra del Golfo, l’Iran è
diventato una potenza rispettabile con una capacità nucleare crescente.
Visto che il paese è assai popolato, risulta difficile bombardare i siti
strategici. Israele allora ha cercato di organizzare delle provocazioni e di
incoraggiare l’opposizione monarchica, legata al vecchio shah dell’Iran, per
indebolire il regime iraniano.
Nonostante una politica pragmatica, al limite dell’opportunismo, l’Iran è
diretta da una borghesia nazionale a carattere antimperialista. Che, in qualche
modo, ha ancora accresciuto la sua influenza dopo le guerre contro
l’Afghanistan e l’Iraq.
D. Accresciuto la sua influenza? L’Iran sembrerebbe accerchiata dagli Stati
Uniti che occupano l’Iraq e l’Afghanistan…
R. Proviamo a prendere la carta per spiegare meglio. Dopo
l’allontanamento dei talebani dal potere in Afghanistan, il paese è
balcanizzato e spartito tra i signori della guerra. Così, la provincia di Herat
nell’ovest dell’Afghanistan è sotto il controllo di Ismail Khan e
indirettamente sotto il controllo dell’Iran.
Inoltre, l’Alleanza del Nord, che fa parte della coalizione al potere, è
sostenuta dalla Russia e dall’Iran. Un giornale pakistano afferma che
addirittura il ministro della difesa Qasim Fahim, dell’Alleanza del Nord, è in
contatto con la resistenza ed ex comunisti.
L’Alleanza del Nord non collabora con la fazione pro-americana che si raccoglie
attorno al presidente Karzai nella lotta contro le forze di resistenza
antiamericane. E uno degli organizzatori di questa resistenza, il dirigente
islamista Gulbudin Hekmatyar, è un alleato dell’Iran.
Al momento, quasi tutte le organizzazioni antimperialiste, d’ispirazione
religiosa o progressista, lottano contro l’occupazione degli Stati Uniti e dei
loro alleati. L’opposizione è molto più forte che contro l’Unione Sovietica
negli anni ’80.
Gli americani sono accerchiati in tutto il paese, come un orso attaccato da
migliaia di zanzare. E il loro uomo, Karzai, non controlla nulla, non ha una
base nella popolazione ed è protetto permanentemente da 300 soldati USA.
D. Ma quali sono gli altri elementi che
spiegano l’ostilità verso gli Stati Uniti?
R. L’alleanza Russia-Iran è molto forte, non solamente in
Afghanistan ed entra in contraddizione con i piani USA nella regione. Questa
alleanza sostiene anche l’Armenia nei confronti del suo vicino Azerbaigian,
vicino alla Turchia e agli Stati Uniti. L’Armenia fronteggia anche la Georgia,
grande alleato degli USA nella regione. Ora, per la sua posizione, l’Armenia
blocca i piani per far passare il petrolio dell’Azerbaigian verso la Turchia,
piuttosto che verso l’Iran.
C’è anche tutto il gioco del petrolio che si trova sotto il Mar Caspio e il cui
sfruttamento viene contestato, visto che si trova in acque internazionali.
L’Iran è il principale ostacolo al suo sfruttamento da parte delle
multinazionali del petrolio USA.
Inoltre, c’è il sostegno apportato dall’Iran ai movimenti antimperialisti come
gli Hezbollah libanesi, Hamas/Jihad islamica in Palestina ed anche gli
Hezbollah sauditi e del Bahrein. Senza dimenticare il sostegno ai movimenti
sciiti in Iraq che contestano l’occupazione USA.
Insomma, nel condurre la guerra contro l’Iraq e l’Afghanistan, gli Stati Uniti
si sono creati dei nuovi e più grandi problemi per l’avvenire.
D. Abbiamo affermato che la contestazione
sociale contro il governo iraniano si sviluppa oggi, soprattutto con un largo
movimento studentesco. Gli Stati Uniti sembrano sostenere questo movimento
riformista contro i conservatori. Cosa dobbiamo pensare?
R. Naturalmente occorre diffidare delle etichette “riformisti” e
“conservatori”, che sono le stesse che circolavano in Occidente a proposito
delle forze, rispettivamente pro-capitaliste e pro-socialiste in Unione
Sovietica. Da un anno o due, effettivamente ci sono dei conflitti in seno al
potere iraniano. Gli Stati Uniti fanno di tutto per svilupparli ed aggravarli.
Attraverso le emittenti televisive satellitari, spingono per il ritorno del
figlio dell’ex shah che era alla testa di una dittatura pro-americana fino al
1979.
La crisi economica è profonda, la disoccupazione è molto elevata, con una
popolazione giovane: 70% con meno di 30 anni. Una situazione molto simile a
quella dell’Algeria dove abbiamo assistito ad un’urbanizzazione troppo rapida,
senza sviluppo parallelo di un’economia nazionale forte.
Rasfandjani, che dirige quelli che vengono chiamati “conservatori”, vuole
continuare la politica attuale, quella dello sviluppo capitalista nazionale,
quella di una piattaforma commerciale nella regione (l’economia del bazar),
appoggiandosi sulle rimesse del petrolio. Khatami, che dirige la corrente
cosiddetta “riformista”, vorrebbe aprire il paese ai capitali stranieri.
Oggi, Rafsandjani vuole impedire lo sviluppo di un movimento ancora confinato
nelle università, che porterebbe inevitabilmente alla guerra civile. E può
contare sul sostegno dell’esercito, della polizia, ma anche delle campagne.
D. Non bisognerebbe sostenere le aspirazioni
sociali del movimento studentesco?
R. Occorre soprattutto avere una visione internazionale della
situazione e vedere qual è il problema principale del momento. Difendere la
sovranità e l’indipendenza nazionale contro l’imperialismo non è solo il
compito della borghesia nazionale nei paesi del terzo mondo. E’ anche quello
dei comunisti, che non devono confondere le contraddizioni secondarie
(particolarmente quelle con il regime iraniano) e la contraddizione principale:
la lotta dei popoli contro l’ingerenza americana.
Al momento, gli Stati Uniti vogliono soprattutto sviluppare le contraddizioni
in Iran per indebolire il paese, ma non l’attaccheranno. Hanno ancora troppi
problemi da risolvere sul terreno in Iraq e in Afghanistan. Ma il loro
obiettivo strategico è il rovesciamento del regime, sia dall’interno che
dall’estero.
Nei prossimi mesi, l’ingerenza degli Stati Uniti spingerà il governo iraniano
verso posizioni più antimperialiste, per garantire lo sviluppo della sua borghesia
nazionale.
Traduzione di Mauro Gemma