da http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?lang=2&obid=28022
Iran: la fabbricazione di una crisi
Bush ha dichiarato, sabato 13 agosto, che la soluzione per la “crisi iraniana” potrebbe proprio essere quella militare. In effetti, all’apparenza una “crisi nucleare” si manifesta in Iran. Gli iraniani rischiano di provocare una nuova guerra in Medio Oriente?
24-08-2005
Il 24 giugno, dopo le elezioni presidenziali in due turni, la popolazione iraniana ha eletto il suo nuovo presidente: Ahmadinejad. Questo sconosciuto “conservatore” ha battuto con il 61,69% dei voti l’illustre “moderato” Hachémi-Rafsanjani. Rafsanjani è prima di tutto un uomo d’affari ricchissimo, legato economicamente all’Occidente, mentre Ahmadinejad (ex sindaco di Teheran) è conosciuto per il suo stile di vita modesto e per la sua lotta contro la corruzione. Le classi popolari e medie inferiori hanno dunque scelto quello che appare socialmente il più vicino ad esse. Inoltre, per la prima volta dopo il 1991, il presidente iraniano non fa parte del clero e il suo discorso d’investitura si è caratterizzato per la promozione della giustizia, l’azione in favore dei diseredati e per l’appello alla “soppressione di tutte le armi di distruzione di massa” (1).
La stampa occidentale ha invece messo l’accento su un'altra cosa. AFP (Agenzia France Presse) è arrivata ad affermare che il nuovo presidente sarebbe stato eletto per “la sua reputazione di buon musulmano e i suoi discorsi populisti”. Indiscrezioni sono state diffuse per dimostrare che Ahmadinejad sarebbe un uomo “da temere”. Si è anche affermato senza la minima prova che sarebbe stato tra i sequestratori degli ostaggi all’ambasciata americana in Iran nel 1979. Un terrorista come presidente? E’ stato solo l’inizio. In seguito è stato riesumato il “problema nucleare iraniano”. L’Iran avrebbe rifiutato la proposta “generosa” (dixit il ministro francese degli affari esteri) dell’Unione Europea.; l’Iran avrebbe violato i sigilli della centrale nucleare a Isfahan; l’Iran preparerebbe la bomba atomica. Ma che succede veramente?
I governi europei hanno proposto all’Iran di interrompere l’arricchimento dell’uranio. In cambio l’Unione Europea fornirebbe gentilmente l’uranio all’Iran. L’Iran ha denunciato tale proposta paternalista, affermando il suo diritto sovrano, assolutamente non messo in discussione dal Trattato di Non Proliferazione, di produrre essa stessa la sua energia nucleare a fini civili e di assicurare così la sua indipendenza e le sue risorse energetiche, anche dopo l’esaurimento del petrolio. La centrale a Isfahan, che non serve altro che a fini civili e pacifici, è stata riaperta solo dopo l’installazione di videocamere dell’Agenzia atomica (IAEA). L’Iran non ha dunque violato alcuna norma internazionale.
Ma da dove deriva allora questa “crisi”? Le origini della crisi e della sua nuclearizzazione non vanno ricercate certo a Teheran, ma a Washington. Si deve rilevare la prudenza degli USA in questo affare. Essi sembrano lasciare l’iniziativa all’UE. La segretaria di Stato USA Rice spiega perché: “In un modo o nell’altro, gli Stati Uniti hanno fatto emergere il problema” (2). In effetti, grazie alla politica di Washington, che ha denunciato a tutto campo gli “stati canaglia” e l’ “Asse del Male”, la popolazione mondiale è infine stata convinta da dove vengono i pericoli di guerra. La campagna di propaganda anti-iraniana ha in tal modo per obiettivo quello di convincere il mondo che esiste un “problema iraniano”, che potrebbe anche assumere una dimensione militare. Il vice-presidente americano Cheney ha evocato nel 2004 la possibilità di bombardare l’Iran e di farlo in collaborazione con Israele. (3) Già nel 2002, il Pentagono affermava il suo diritto di effettuare, anche in tempo di pace, un attacco preventivo nucleare! (4) Se a questo poi si aggiunge l’aggressione contro l’Iraq e la protezione americana accordata ad Israele, il solo paese nella regione, insieme al Pakistan, ad avere la bomba, si comprende facilmente la diffidenza iraniana verso le “proposte” occidentali.
(1) AFP, 03/08/05. (2) Le Monde 8/8/05. (3) Solidaire, 17.02.2005. (4) Pentagon, NSPD-17 / HSPD 4. National Strategy to Combat Weapons of Mass Destruction, December 2002. (http://www.fas.org/irp/offdocs/nspd/nspd-17.html). Report in addition to Nuclear Posture Review, 2004
Dopo il 1979, il momento in cui la dittatura filo-americana dello scià veniva rovesciata dal popolo, gli USA hanno cercato ad ogni costo di ristabilire il loro controllo sul paese. Perché?
Le ragioni sono in parte economiche: L’Iran possiede più del 10% delle riserve petrolifere mondiali e il 15% delle riserve di gas. Ma esse sono soprattutto strategiche: alla fine del 2004 si poteva leggere nel giornale israeliano Ha’aretz che “l’Iran non è un paese isolato come sognano gli Stati Uniti. E’ un paese che intrattiene relazioni strette con la maggior parte degli Stati nel mondo” (1). Qualche esempio: l’Iran è membro del Movimento dei Non Allineati (MNA), copre oltre il 13% delle importazioni petrolifere cinesi; ha rafforzato la sua collaborazione con Cuba nei settori dell’agricoltura, della biotecnologia e dell’industria; Ahmadinejad e il presidente venezuelano Chavez hanno riaffermato i loro legami fraterni. (2)
Si può veramente parlare di un ritorno dell’Iran sulla scena regionale, cosa che può apparire paradossale in considerazione del suo accerchiamento da parte degli USA. L’Iran è certo “l’ultimo baluardo contro un durevole controllo degli Stati Uniti sull’insieme del Medio Oriente” e il solo alleato regionale di un paese come la Siria e di alcune organizzazioni militanti palestinesi (3). L’aggressività degli USA si spiega con la paura di veder emergere un polo indipendente in grado di contrastare le loro ambizioni in Medio Oriente. L’Iran ha i mezzi el’intenzione di diventare tale polo.
In particolare con il suo progetto di borsa petrolifera, con scambi in euro, che potrà concorrere con le altre borse petrolifere (la britannica IPE, l’americana NYMEX) e mettere in discussione il dominio del dollaro sul mercato petrolifero internazionale. Un primo passo in questa direzione è già stato compiuto nel 2003 con l’introduzione dell’euro nelle transazioni petrolifere tra l’Iran e numerosi paesi (UE e MNA).
Impedire una nuova campagna militare americana in Medio Oriente passa attraverso la difesa della sovranità dell’Iran, e il suo diritto a sviluppare le proprie risorse energetiche. Il Movimento dei Non Allineati (MNA) e la Cina hanno già sottolineato che si opporranno a tutti i tentativi di isolare l’Iran. Quale che sia il giudizio sulla natura socio-politica del regime iraniano, va riconosciuto che l’Iran sta dimostrando la propria apertura rispettando il Trattato di Non Proliferazione e proseguendo i negoziati. Ma, come ha affermato un responsabile del governo iraniano: se la pressione dovesse prendere il posto dei negoziati, l’Iran sarà pronto a difendere la propria indipendenza.
T. BAREL, “Une menace bien commode pour Israel”, Ha’aretz, Courrier International 9-15 décembre 2004. (2) IRNA, http://www.irna.ir/, 10 e 11 agosto 2005. (3) W. CHARARA, “Après Bagdad, Téhéran”, Le Monde Diplomatique, Janvier 2005
Traduzione dal francese a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare