www.resistenze.org - popoli resistenti - iran - 03-02-06

Dietro il nucleare Iraniano


di Marcello Graziosi

 

Cosa si nasconde, è più che legittimo chiedersi, dietro il braccio di ferro sul nucleare iraniano? La risposta è, per la verità, abbastanza intuitiva: i piani di penetrazione in Medio Oriente dell’amministrazione Bush, nonostante il pantano iracheno e la recente vittoria di Hamas in Palestina. Insieme alla Siria, l’Iran è da tempo nel mirino dei neoconservatori statunitensi, forti del pieno sostegno di un’Unione Europea balbettante e subalterna, che continua caparbiamente ad agire contro i propri interessi immediati e futuri.

Dal giugno 2005 l’Iran è accusato dall’Occidente di volersi dotare di armi nucleari, contravvenendo a quanto disposto dal Trattato di Non-Proliferazione (Tnp). Teheran, da parte sua, continua a rivendicare il proprio diritto allo sviluppo del nucleare per uso civile, così come effettivamente previsto dallo stesso Tnp. Una crisi, quella sul nucleare iraniano, che rischia di avere non secondarie ripercussioni all’interno del quadro internazionale, dove la grande maggioranza dei governi e delle forze politiche che oggi si collocano su un terreno di critica alle logiche dell’unilateralismo statunitense ha riconosciuto, pur se con toni e modalità diverse, il diritto iraniano allo sviluppo pacifico del nucleare.

Particolarmente attiva sul piano negoziale è la Russia, che non solo si è offerta di arricchire sul proprio territorio l’uranio iraniano, proposta alla fine accettata dal governo di Teheran, ma da mesi chiede, per bocca del Ministro degli Esteri Lavrov, di “definire un approccio multilaterale a problemi essenziali per il Medio Oriente quali l’ecologia, l’acqua, il controllo degli armamenti ed altri aspetti particolari. Sulla politica internazionale vogliamo agire collegialmente, a partire dalla considerazione che nessun problema può essere risolto da un solo paese”. Sulla stessa posizione si trova, di fatto, la Cina, che sostiene la mediazione russa e si schiera, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri Kong Quan, contro ogni ipotesi di sanzioni. “Noi riteniamo –sono parole di Kong riportate dall’International Herald Tribune del 26 gennaio 2006– che la proposta russa costituisca un buon tentativo per risolvere la disputa. Ci opponiamo altresì all’utilizzo od alla minaccia di sanzioni per risolvere i problemi”. Dichiarazioni importanti e significative, anche se sarà interessante vedere come si muoveranno i due paesi all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Particolarmente delicata la situazione in India, paese vicino e tradizionalmente “amico” dell’Iran, dove le forze comuniste e progressiste hanno duramente criticato la decisione del governo di New Delhi di schierarsi a sostegno della linea dura, ritenuta un cedimento di fronte agli USA dopo il recente accordo su nucleare e difesa, tanto da mettere in discussione il sostegno esterno al governo progressista. Il Fronte delle Sinistre ha organizzato diverse manifestazioni di massa nel paese a sostegno di una politica estera indipendente e “non-allineata”, così come previsto dal Programma Minimo Comune che ha reso possibile il sostegno esterno al governo, indirizzando successivamente una lettera al Primo Ministro Singh per chiedere con decisione un voto di astensione in caso di mancato accordo all’interno dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.

Tutti i governi progressisti dell’America Latina si sono schierati con decisione a fianco dell’Iran, dal Venezuela a Cuba. Castro non ha usato mezzi termini, nel corso del recente vertice dell’ALCA, nel denunciare l’atteggiamento arrogante dell’Occidente nei confronti dei paesi in via di sviluppo: dopo aver sottolineato che “lo sfruttamento pacifico dell’energia nucleare secondo il Tnp è possibile ed è inoltre un diritto dell’Iran e di qualsiasi paese componente di questo trattato”, Castro si è scagliato con forza contro l’arsenale nucleare israeliano, vero elemento di destabilizzazione dell’intera area (“hanno 300 testate nucleari, con le quali hanno bombardato le istallazioni in Iraq e minacciato militarmente anche l’Iran; questa è una chiara violazione delle regole e delle leggi internazionali”). USA e UE, al contrario, continuano la propria campagna a sostegno di immediate sanzioni, recuperando un copione già abbondantemente utilizzato dai Balcani all’Iraq. Tutto l’Occidente capitalista è schierato contro l’Iran, mentre, in effetti, la sola potenza nucleare ed aggressiva dell’area rimane Israele.