Dietro il nucleare Iraniano
di Marcello Graziosi
Cosa si nasconde, è più che legittimo chiedersi, dietro il
braccio di ferro sul nucleare iraniano? La risposta è, per la verità,
abbastanza intuitiva: i piani di penetrazione in Medio Oriente dell’amministrazione
Bush, nonostante il pantano iracheno e la recente vittoria di Hamas in
Palestina. Insieme alla Siria, l’Iran è da tempo nel mirino dei neoconservatori
statunitensi, forti del pieno sostegno di un’Unione Europea balbettante e
subalterna, che continua caparbiamente ad agire contro i propri interessi
immediati e futuri.
Dal giugno 2005 l’Iran è accusato dall’Occidente di volersi dotare di armi
nucleari, contravvenendo a quanto disposto dal Trattato di Non-Proliferazione
(Tnp). Teheran, da parte sua, continua a rivendicare il proprio diritto allo
sviluppo del nucleare per uso civile, così come effettivamente previsto dallo
stesso Tnp. Una crisi, quella sul nucleare iraniano, che rischia di avere non
secondarie ripercussioni all’interno del quadro internazionale, dove la grande
maggioranza dei governi e delle forze politiche che oggi si collocano su un
terreno di critica alle logiche dell’unilateralismo statunitense ha
riconosciuto, pur se con toni e modalità diverse, il diritto iraniano allo
sviluppo pacifico del nucleare.
Particolarmente attiva sul piano negoziale è la Russia, che non solo si è
offerta di arricchire sul proprio territorio l’uranio iraniano, proposta alla
fine accettata dal governo di Teheran, ma da mesi chiede, per bocca del
Ministro degli Esteri Lavrov, di “definire un approccio multilaterale a
problemi essenziali per il Medio Oriente quali l’ecologia, l’acqua, il
controllo degli armamenti ed altri aspetti particolari. Sulla politica
internazionale vogliamo agire collegialmente, a partire dalla considerazione
che nessun problema può essere risolto da un solo paese”. Sulla stessa
posizione si trova, di fatto, la Cina, che sostiene la mediazione russa e si
schiera, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri Kong Quan, contro
ogni ipotesi di sanzioni. “Noi riteniamo –sono parole di Kong riportate dall’International
Herald Tribune del 26 gennaio 2006– che la proposta russa costituisca un
buon tentativo per risolvere la disputa. Ci opponiamo altresì all’utilizzo od
alla minaccia di sanzioni per risolvere i problemi”. Dichiarazioni importanti e
significative, anche se sarà interessante vedere come si muoveranno i due paesi
all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Particolarmente delicata la situazione in India, paese vicino e tradizionalmente
“amico” dell’Iran, dove le forze comuniste e progressiste hanno duramente
criticato la decisione del governo di New Delhi di schierarsi a sostegno della
linea dura, ritenuta un cedimento di fronte agli USA dopo il recente accordo su
nucleare e difesa, tanto da mettere in discussione il sostegno esterno al
governo progressista. Il Fronte delle Sinistre ha organizzato diverse
manifestazioni di massa nel paese a sostegno di una politica estera
indipendente e “non-allineata”, così come previsto dal Programma Minimo Comune
che ha reso possibile il sostegno esterno al governo, indirizzando
successivamente una lettera al Primo Ministro Singh per chiedere con decisione
un voto di astensione in caso di mancato accordo all’interno dell’Agenzia
Internazionale per l’Energia Atomica.
Tutti i governi progressisti dell’America Latina si sono schierati con
decisione a fianco dell’Iran, dal Venezuela a Cuba. Castro non ha usato mezzi
termini, nel corso del recente vertice dell’ALCA, nel denunciare l’atteggiamento
arrogante dell’Occidente nei confronti dei paesi in via di sviluppo: dopo aver
sottolineato che “lo sfruttamento pacifico dell’energia nucleare secondo il Tnp
è possibile ed è inoltre un diritto dell’Iran e di qualsiasi paese componente
di questo trattato”, Castro si è scagliato con forza contro l’arsenale nucleare
israeliano, vero elemento di destabilizzazione dell’intera area (“hanno 300
testate nucleari, con le quali hanno bombardato le istallazioni in Iraq e
minacciato militarmente anche l’Iran; questa è una chiara violazione delle
regole e delle leggi internazionali”). USA e UE, al contrario, continuano la
propria campagna a sostegno di immediate sanzioni, recuperando un copione già
abbondantemente utilizzato dai Balcani all’Iraq. Tutto l’Occidente capitalista
è schierato contro l’Iran, mentre, in effetti, la sola potenza nucleare ed
aggressiva dell’area rimane Israele.