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- popoli resistenti - iran - 22-01-12 - n. 393
Traduzione dal russo di Stefano Trocini
No a una nuova guerra!
Dichiarazione del Comitato Centrale del VKPB sulla situazione di crisi intorno all'Iran
di Nina Andreeva, Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Pansovietico dei Bolscevichi (VKPB)
21/01/2012
Alla fine dello scorso anno la situazione nel Medio e Vicino Oriente, già esplosiva, si è aggravata infinitamente: gli Stati Uniti e alcuni altri paesi occidentali accusano l'Iran di voler realizzare in segreto l'arma nucleare. Gli esperti della AIEA, controllata dagli USA, hanno dichiarato senza mezzi termini che il programma nucleare di Teheran avrebbe perseguito fin dall'inizio scopi militari e continuerebbe a svilupparsi in questo senso.
Malgrado il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad abbia respinto queste accuse nel suo intervento del 22 settembre 2011 dalla autorevolissima tribuna della Sessantaseiesima Sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU, sostenendo ufficialmente per l'ennesima volta il carattere pacifico del programma nucleare iraniano, ed abbia rigettato sugli USA e i suoi alleati la responsabilità di tutti gli ultimi conflitti internazionali, i paesi imperialisti occidentali e lo stato sionista di Israele continuano a rendere via via più incandescente la situazione nell'area del Golfo Persico. Il 5 gennaio i media internazionali hanno annunciato la decisione dei paesi dell'Unione Europea di aderire alle sanzioni volute dagli USA e di porre l'embargo sulle importazioni di petrolio dall'Iran verso la UE (la decisione finale sarà approvata il 30 gennaio). Questi atti delle potenze imperalistiche e dei caporioni dei circoli sionisti mondiali mirano a strangolare l'economia dell'Iran ed a mettere in giniocchio il fiero popolo iraniano. L'Iran ha reagito, dichiarando di essere pronto ad impedire il trasporto del greggio attraverso lo strategico stretto di Hormuz (per il quale transitano il 40% delle esportazioni petrolifere via mare, ivi comprese quelle verso l'Europa e gli USA), ove fossero introdotte sanzioni a danno del settore petrolifero iraniano. Nelle acque adiacenti allo Stretto di Hormuz l'Iran ha svolto per una decina di giorni esercitazioni navali, durante le quali ha collaudato nuovi missili di varie classi.
Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno inviato nel Golfo Persico, esattamente nella zona delle esercitazioni, una loro squadra navale guidata dalla portaerei "John Stennis", che alla fine delle manovre ha lasciato la regione. In precedenza avevano introdotto nell'Oceano Indiano un gruppo navale d'assalto con alla testa la portaerei atomica "Carl Vinson", che ora fa rotta verso il Mar Arabico. La Gran Bretagna ha spedito nel Golfo Persico il suo più moderno e potente cacciatorpediniere, il "Daring". Nelle prossime settimane Israele e USA hanno programmato lo svolgimento di manovre congiunte per la difesa antimissilistica senza precedenti per ampiezza e con la denominazione in codice di "Sfida severa 12" . Non vi è dubbio che sull'Iran si addensano le nubi. Lo dimostrano le ultime interviste rilascate dal ministro della difesa USA Leon Panetta e dal presidente dello stato maggiore congiunto americano Martin Dempsey sulla inelutabilità del colpo contro gli obiettivi nucleari iraniani nel caso in cui l'Iran non dovesse piegarsi al diktat delle potenze occidentali.
La situazione si aggrava di giorno in giorno e potrebbe in qualsiasi momento sfuggire al controllo con il rischio di degenerare in una guerra dalle conseguenze imprevedibili. Lo dicono persino personalità ufficiali degli stati che si preparano all'aggressione: USA, Israele e Gran Bretagna.
Le ragioni dell'ennesima escalation dell'isteria militare nel Vicino e Medio Oriente risiedono innanzi tutto nell'aggravamento delle contraddizioni all'interno del mondo capitalistico. La crisi economica mondiale, iniziata nel 2008 con l'esplosione della bolla finanziaria negli Stati Uniti, non pare attenuarsi e anzi si evidenziano sempre più i sintomi di recessione nei paesi imperialistici occidentali, dove si paventa una crisi ancora più devastante di quella del 1929-1933. E' significativo che questa crisi investa soprattutto, e in maniera crescente, le economie capitalistiche di stato altamente sviluppate degli Stati Uniti e dei paesi dell'Unione Europea. Il calo della produzione e l'aumento della disoccupazione, inoltre, si intrecciano in parecchi stati capitalistici con dissesti assai seri dell'assetto capitalistco mondiale come le crisi monetaria, energetica e delle materie prime.
Questa crisi mondiale mette a rischio l'esistenza del sistema imperialistico nel suo complesso, nel quale i paesi sviluppati dell'Occidente si arricchiscono rapinando gli altri paesi. In particolare, temono di perdere la loro posizione di dominio mondiale gli imperialisti sionisti-amercani. Com'è noto, gli Stati Uniti d'America conducono una esistenza da parassiti arricchendosi attraverso l'emissione illimitata di dollari di carta, coi quali acquistano le merci indispensabili e le materie prime. Il dollaro, la "moneta mondiale", non è tuttavia garantito da attivi di nessun genere, se non dalla potenza delle forze armate americane.
Le spese militari e la guerra sono l'unica via d'uscita per gli stati imperialistici impegnati a salvare le proprie economie dalla bancarotta totale e dal fallimento. Inoltre, gli ambienti sionisti che negli Stati Uniti posseggono le ricchezze fondamentali contano di rafforzare nella guerra la loro posizione di dominio nel mondo, facendo affondare i concorrenti che stanno emergendo e bruciando contemporaneamente nel falò delle spese militari dollari evanescenti, pur di evitare una rovina dell'economia americana foriera di cataclismi sociali.
Soffocando manu militari l'aspirazione dell'Iran allo sviluppo indipendente, gli USA avrebbero la possibilità di controllare l'intera regione petrolifera del Vicino e Medio Oriente. Anche perché i governi-fantoccio dei paesi produttori di petrolio del Golfo Persico già da tempo si sono collocati sulla scia della politica americana, mentre l'Iraq ribelle è stato annientato e i suoi pozzi lavorano ora sotto il controllo dei monopolisti americani.
Fra le azioni degli imperialisti americani per il controlo delle risorse energetiche e per il dominio mondiale rientrano anche le "rivoluzioni arancione", fomentate dai servizi segreti occidentali nei paesi dell'Africa Settentrionale e del Medio Oriente, che i politologi borghesi definiscono "primavera araba". Tra questi atti di ingerenza degli imperialisti occidentali negli affari interni dei paesi arabi il più sanguinario è stato la chiara aggresione alla Libia, nella quale sono stati sterminati spietatamente migliaia di pacifici cittadini e i leader del legittimo governo libico con a capo Muhamar Ghedaffi. Nonostante le migliaia di vittime, non cessano i tentativi dell'Occidente di eliminare in Siria il governo legittimo di Bashar Assad. In verità, per l'ennesima volta assistiamo alla furia bestiale dell'imperialismo, per il quale il petrolio vale più del sangue degli uomini. Tra l'altro l'istigazione da parte dell'Occidente delle "rivoluzioni arancione" nei paesi dell'Oriente arabo va vista come una "ripulitura" delle retrovie prima della guerra in preparazione contro l'Iran.
Gli ambienti sionisti americani e d'Israele capiscono benissimo che, se l'Iran dovesse davvero dotarsi dell'arma nucleare, la possibilità di imporre il loro diktat nella regione risulterebbe limitata; essi hanno appreso bene la lezione impartita dalla RDPC socialista agli aggressori imperialisti. Per questo ci si deve aspettare prima di tutto un colpo ai centri nucleri sotterranei iraniani.
La sottomissione dell'Iran al proprio dominio è solo un obiettivo intermedio fra gli obiettivi globali che gli imperialisti americani perseguono per assicurarsi il dominio mondiale. Il loro obiettivo principale resta quello di sempre: la liquidazione della Russia come stato indipendente e l'affossamento della Cina in quanto loro primo concorrente economico in questo momento.
L'orientamento antirusso dello scudo antimissilistico americano in Europa non suscita dubbi negli analisti indipendenti. Se anche in Iran riuscissero ad installare simili scudi, gli USA chiuderebbero il cerchio delle basi antimisilistiche rivolte contro il cuore della Russia, contro la sua zona europea. Inoltre, l'avvicinamento delle truppe americane dal Caucaso al ventre meridionale della Russia comporterebbe l'instaurazione del pieno dominio USA sulle repubbliche transcaucasiche, ivi compresa l'Armenia che appartiene all'Organizzazione per il Trattato di Sicurezza Collettiva, nonché la definitiva destabilizzazione della situazione nelle repubbliche del Caucaso Settentrionale con conseguente distacco dalla Russia dell'intera regione meridionale. In caso di successo dell'operazione in Iran gli USA raggiungerebbero anche un altro obiettivo: potrebbero strozzare l'economia della Cina che si alimenta del greggio iraniano (la Cina acquista ogni anno il 20% di tutto il petrolio esportato dall'Iran) e quindi minare i piani dei leader cinesi di portare il PIL della RPC in cima alla graduatoria mondiale.
La pericolosità di tutti questi progetti dei falchi americani sta innanzi tuto nel fatto che un conflitto regionale in Medio Oriente potrebbe sfociare in una terza guerra mondiale con l'impiego di armi nucleari e con conseguenze fatali per l'umanità intera. Inoltre, il rischio di conflitto armato tende ad aumentare per la gara elettorale iniziata negli USA verso la poltrona presidenziale, gara nella quale la vigente amministrazione democratica in carica guidata dal "pacifista" Obama, potrebbe anche compiere atti inconsulti pur di non rimanere indietro rispetto ai falchi repubblicani tradizionalmente inclini ai toni bellicosi quando si tratta di "difendere gli interessi nazionali dell'America".
Il Partito Comunista Pansovietico dei Bolscevichi (VKPB) si schiera decisamente contro i preparativi di aggressione delle forze armate USA e dei loro alleati alla Repubblica Islamica dell'Iran e contro l'ingerenza dei paesi occidentali negli affari interni della Repubblica Araba di Siria.
Noi siamo solidali con i popoli dell'Iran e della Siria che difendono l'indipendenza dei loro paesi di fronte alla minaccia dei piani aggressivi dei circoli imperialistici e sionisti dell'Occidente.
Noi facciamo appello a tutte le forze del pianeta che amano la pace, affinché costituiscano fronti antimperialistici nei loro paesi e manifestando la loro solidarietà si oppongano allo scatenamento di una nuova guerra che rischierebbe di degenerare in un terzo apocalittico conflitto mondiale con l'impiego delle armi nucleari.
Nina Andreeva
Segretario Generale del Comitato Centrale del VKPB
Leningrado, 12.01.2012
http://www.vkpb.ru
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