di
Ornella Sangiovanni
Gli
Stati Uniti sono una minaccia alla pace mondiale. E’ molto duro e non usa mezzi
termini Nelson Mandela, una vita spesa a combattere per la libertà e la dignità
degli esseri umani, lotta che gli è costata più di 25 anni di carcere.
"Gli
Stati Uniti hanno fatto gravi errori nella condotta della loro politica estera,
che hanno avuto ripercussioni sciagurate molto tempo dopo che queste decisioni
erano state prese" - spiega l’ex presidente sudafricano in una intervista
<http://msnbc.com/news/806174.asp> esclusiva sul sito del settimanale americano Newsweek.
Gli esempi
non mancano: dal sostegno incondizionato allo Scià in Iran, all’avere armato e
finanziato i mujahidin in
Afghanistan, invece di sostenere e incoraggiare l’ala moderata del governo
afghano, all’avere sabotato la decisione delle Nazioni Unite sul ritiro dei
sovietici dall’Afghanistan: azione che Mandela definisce come "la più
catastrofica" in assoluto.
Secondo
Mandela, la decisione attuale di fare la guerra all’Iraq è motivata dal
desiderio del presidente Bush di compiacere l’industria petrolifera Usa e
quella degli armamenti.
Quanto alle
armi di distruzione di massa, del cui possesso da parte dell’Iraq non ci sono
comunque prove, nessuno parla di quelle possedute da Israele, malgrado la cosa
sia risaputa. Perché devono esserci due pesi e due misure?
L’ex leader
dell’African National Congress è convinto che in questo ci sia anche una
questione razziale (paesi "bianchi" e no): una questione che
influenza anche l’atteggiamento verso le Nazioni Unite.
Molta gente
– sostiene Mandela – dice in silenzio, ma non ha il coraggio di uscire allo
scoperto e dirlo in pubblico, che, quando i Segretari Generali erano dei
bianchi, Stati Uniti e Gran Bretagna non agivano al di fuori dell’Onu.
Da quando
sono arrivati Segretari Generali di colore, come Butrous Butrous Ghali e Kofi
Annan, essi non rispettano più le Nazioni Unite, ma le disprezzano.