La strega Saddam e l'Inquisizione di Bush
di Giulietto Chiesa
La guerra contro l’Irak
ci sarà, anche se molti fanno finta di
credere che la risoluzione del Consiglio di sicurezza l’abbia in qualche
recondito modo scongiurata. Al contrario: la risoluzione
è esattamente ciò di cui l’Amministrazione di Washington aveva bisogno per
poter scatenare l’attacco.
Ciascuno dei 15 votanti l’ha
approvata con le proprie riserve mentali, con le proprie giustificazioni, con i
propri atteggiamenti da sepolcro imbiancato. C’è chi lo ha fatto per paura,
come la Siria; chi lo ha fatto perché ricattato, come il Messico; chi lo ha
fatto per calcolo economico, come la Francia, o la Russia; chi lo ha fatto –
probabilmente - perché ritiene che gli Stati Uniti andranno incontro a un
disastro politico e diplomatico (e intende spingerveli attivamente), come la
Cina. C’è naturalmente chi lo ha fatto per puro servilismo da vassallo, e mi
riferisco alla Gran Bretagna, che ormai non ha più nemmeno orgoglio.
Se l’Italia si fosse trovata nel Consiglio di sicurezza avrebbe probabilmente
votato anch’essa quella risoluzione assassina per quello «spirito da
affittacamere» (espressione dell’ex presidente della Repubblica Francesco
Cossiga) che ha spesso caratterizzato in passato la sua politica estera, quando
erano in gioco gl’interessi degli Stati Uniti d’America.
Di fatto Saddam Hussein non ha più via
d’uscita. Se non accetta una risoluzione che gli chiede
perentoriamente di accettare ispezioni che nessun paese sovrano può ritenere
accettabili, perché nella forma in cui sono state richieste significa di fatto
accettare che gl’ispettori entrino (accompagnati da soldati stranieri armati)
anche nella camera da letto del capo dello Stato e di tutti i membri del
governo, allora l’attacco è certo.
Ma è altrettanto certo anche se Saddam Hussein, eventualmente, accetterà le
ispezioni come gli sono state richieste. Perché si danno allora due ipotesi:
gli ispettori scoveranno le armi. Quante non importa. E allora Saddam
dovrà essere punito perché non le ha a suo tempo dichiarate. «Dovrà essere
punito» anche nel caso che accettasse di disfarsene seduta stante, perché
allora Washington potrà sempre dubitare che altre armi siano nascoste da
qualche altra parte.
Oppure, seconda variante, gl’ispettori non troveranno niente. In tal caso, il
bombardamento sarà ugualmente assicurato perché non ci si può fidare di un
regime che nasconde le armi agl’ispettori. Come ha detto molto autorevolmente
la signora Condoleezza Rice,
segretario alla Sicurezza Nazionale, «ormai l’onere della prova spetta a Saddam
Hussein». E, se lui non confessa, allora bisognerà punirlo comunque.
Ma - potrebbe obiettare qualcuno – come si può escludere l’ipotesi che le armi
non ci siano davvero, o che gli stabilimenti che servivano a fabbricarle (che
sicuramente ci sono stati) non siano più in condizioni di produrle?
La domanda è pertinente, ma solo in un universo astratto, che non è più in ogni
caso confrontabile con quello in cui viviamo, nel quale le regole della normale
giurisprudenza sono state da tempo abolite insieme a quelle della logica più
elementare. A nessuno viene in mente che la «logica» della signora Condoleezza
Rice è quella con cui si mandavano al rogo le
streghe ai tempi dell’Inquisizione: o confessi (e allora andrai al rogo
perché rea confessa), oppure non confessi, e allora andrai al rogo come
peccatrice e per giunta bugiarda.
A leggere giornali e ad ascoltare quello che resta dei telegiornali (dopo la
cronaca nera, le sfilate di moda, la pubblicità nascosta, le sciocchezze sulle
case regnanti nostrane ed estere, l’ultimo film di moda, o l’ultimo disco) si
ricava l’impressione costante, generale, diffusa, come un rumore di fondo
assordante e uniforme, che la guerra contro
l’Irak sia non solo inevitabile, ma anche giusta, inesorabile come
il destino, o come la Provvidenza. Ormai molti commentatori non si preoccupano
più nemmeno di stare ai fatti più semplici, perfino a quelli già accertati. Per
esempio si dà per scontato che l’Irak avrà la bomba atomica: è questione, se non
di mesi, addirittura di giorni. A nulla valgono le dichiarazioni degli esperti,
dei fisici. Niente da fare. L’uranio arricchito arriverà. Come se non fosse
pressochè impossibile nasconderlo.
Per esempio si è già scordato che nemmeno la Cia ha osato affermare che Saddam
Hussein ha avuto legami con Al Qaeda.
Eppure da tutti i media principali, senza eccezione alcuna, trasuda certezza
che, in un futuro molto ravvicinato, sarà l’Irak a rifornire di armi di
distruzione di massa l’intera galassia delle organizzazione terroristiche
internazionali.
E il tutto si fonda su un’opinione pubblica occidentale ormai talmente
terrorizzata da conferire i pieni poteri ai suoi governanti, purché la
proteggano contro insidie oscure di morte e di distruzione. È cominciato il secolo del terrore. Ci
terranno tutti sotto questa spada di Damocle per almeno due generazioni di
donne e di uomini e vecchi e bambini.
La «lotta contro il terrorismo internazionale», divenuta la priorità assoluta
rispetto a ogni altro tema, ci ha già fatto dimenticare che il terrorismo,
invece di diminuire, guerra dopo guerra, aumenta. E a nessuno viene il sospetto
che una lotta che, invece di indebolire l’avversario, lo rende più forte, più
agguerrito, più feroce, è una lotta sbagliata.
Il terrorismo, ogni giorno che passa, diventa
sempre più aggressivo multilaterale, pervasivo. E coloro che lo
hanno additato come il pericolo pubblico numero uno, invece di dimettersi per
incompetenza nel fronteggiarlo, alzano la posta e diventano sempre più tracotanti
e aggressivi.
da M.C., - Dossier Iraq / Dicembre 2002)