Dossier di
dodicimila pagine ridotto a meno di mille
Damasco, dicembre 2002-
Dopo la decisione della Siria di boicottare la discussione nel Consiglio di
sicurezza (di cui è l'unico membro arabo) sul dossier iracheno consegnato
all'Onu e a conclusione di un importante viaggio compiuto in Gran Bretagna e in
Francia dal presidente Bashar al-Assad, Arabmonitor ha intervistato il
direttore generale del ministero degli Esteri siriano per i media Bouthaina
Shaaban.
* Perché avete deciso di non partecipare alla discussione sull'Iraq in
Consiglio di sicurezza?
"Non siamo in grado di esprimere un giudizio sui programmi di armamenti
iracheni sulla base di una copia ripulita del rapporto che l'Iraq ha presentato
all'Onu. L'Iraq ha consegnato una documentazione di quasi dodicimila pagine,
alcune parti erano addirittura in arabo perché non c'è stato tempo per
provvedere alla traduzione. A noi, come agli altri membri non permanenti, sono
state consegnate meno di mille pagine. Abbiamo chiesto la copia integrale del dossier
e molto più tempo per poterlo esaminare. Dieci giorni non sono sufficienti. Ci
chiediamo se l'Iraq non ha avuto il tempo per tradurre in inglese tutta la
documentazione, come abbiamo potuto farlo gli Stati Uniti. E poi, come abbiano
avuto il tempo per esaminare il materiale con la necessaria attenzione. Le
ricordo che solo gli Stati Uniti hanno visto tutta la documentazione in
originale: agli altri membri permanenti del Consiglio di sicurezza si dice che
sia stata consegnata una copia integrale del dossier, ma solo gli americani
sanno se hanno fatto la copia di tutto o no."
* Che giudizio vi siete fatti delle ispezioni Onu in corso in Iraq?
"A noi sembra che gli ispettori che operano in Iraq possano recarsi dove
vogliono e visitare tutti i siti che desiderano. C'è un riconoscimento generale
per la collaborazione mostrata dalle autorità irachene. Lo stesso Kofi Annan è
soddisfatto. Certo, ci vuole molto tempo per pronunciarsi, mentre gli americani
vogliono risposte immediate. Ma il responsabile dell'Agenzia atomica Baradei ha
chiesto un anno per poter esprimere un giudizio sui programmi nucleari
iracheni".
* Il presidente siriano ha incontrato pochi giorni fa a Londra il premier Tony
Blair. Che impressione avete avuto: i britannici sono convinti che la guerra
all'Iraq sia inevitabile ?
"Direi al contrario. Blair ha detto testualmente al presidente Bashar
al-Assad che la guerra non è inevitabile e che le continue minacce sono state
usate per convincere l'Iraq a cooperare. Abbiamo avuto la sensazione che la
Gran Bretagna voglia davvero impedire che gli Stati Uniti agiscano al di fuori
del Consiglio di sicurezza. Il nostro presidente ha sottolineato che una guerra
in Iraq avrebbe conseguenze catastrofiche per la regione. La discussione con il
primo ministro Tony Blair è stata molto costruttiva. Il presidente era molto
soddisfatto".
* Sulla strada del ritorno, il presidente siriano si è fermato a Parigi per
incontrare Jacques Chirac. Con quali risultati ?
"E' stato un incontro positivo. C'è una collaborazione estremamente
costruttiva con la Francia su tutte le questioni medio orientali".
* Durante il vostro soggiorno londinese, era in corso, nella capitale
britannica, la conferenza dell'opposizione irachena che ambisce alla guida del
Paese in caso di radicali cambiamenti a Baghdad. Qual è l'atteggiamento della
Siria nei confronti di queste forze politiche ?
"Ci sembra perlomeno strano che alcuni gruppi politici convochino una
conferenza mentre è in preparazione un conflitto, quasi a voler giustificare
una guerra all'Iraq. La Siria sta cooperando e lo farà anche in futuro con
quelle forze che hanno a cuore l'integrità e la sovranità nazionale irachene,
ma non ha e non avrà rapporti con quanti servono interessi stranieri".
da <http://www.arabmonitor.info/>