Intervista realizzata da Tony Benn, ex politico laburista britannico e pacifista di vecchia data, al presidente iracheno Saddam Hussein.
Saddam nelle sue parole
Sono venuto per un solo motivo: per vedere se attraverso il dialogo possiamo esplorare, o puo' aiutarmi a capire, quale possa essere il sentiero per la pace. La mia sola motivazione e' che conosco la guerra, perche' vi ho perso un fratello. Non vorrei vedere piu' guerre. Ci sono milioni di persone al mondo che non vogliono la guerra, e, partecipando a quest'intervista, che e' storica per tutti noi, spero che lei sia in grado di dire qualcosa di significativo e di positivo al mondo. Benvenuto a Baghdad. Lei e' conscio del ruolo che gli iracheni hanno stabilito di interpretare, ispirati dalla loro cultura, dalla loro civilta' e dal ruolo avuto nella storia dell'uomo. Questo ruolo richiede la pace allo scopo di ottenere prosperita' e progresso. Detto cio', gli iracheni hanno a cuore i loro diritti quanto i diritti degli altri. Senza pace, essi incontreranno molti ostacoli che gli impediranno di perseguire pienamente il loro ruolo umano. Signor Presidente, vorrei farle alcune domande. La prima e': l'Iraq possiede armi di distruzione di massa?
La maggior parte dei politici iracheni sono al potere da oltre 34 anni ed hanno esperienza su come trattare con il mondo esterno. Ogni persona dalla mente sana sa che quando essi affermano qualcosa, dicono il vero. Pochi minuti fa, quando lei mi ha chiesto se volevo dare un'occhiata preliminare alle domande, le ho detto che non ce n'era bisogno, e le ho dato piena facolta' di chiedermi qualsiasi cosa direttamente, sicche' anche le mie risposte potessero essere dirette. Questa e' un'opportunita' per raggiungere il pubblico britannico e tutte le forze pacifiche al mondo. C'e' una sola verita' e la diro' ancora, come ho fatto in tutte le precedenti occasioni: l'Iraq non possiede armi di distruzione di massa. Noi sfidiamo chiunque a presentare prove contrarie alla pubblica opinione.
Un'altra domanda che e' sorta spontanea: l'Iraq ha legami con al-Qaida?
Se avessimo legami con al-Qaida e credessimo in questo legame non ci vergogneremmo di ammetterlo. Quindi voglio dirle direttamente, e attraverso lei voglio dirlo a tutti coloro che fossero interessati, che non abbiamo alcun tipo di rapporto con al-Qaida.
Riguardo agli ispettori, sembra che ci siano difficolta' con essi, e mi chiedo se lei possa dirmi qualcosa circa queste difficolta' e se crede che possano essere risolte prima che il signor Blix ed il signor al-Baradei tornino a Baghdad.
Lei sa che qualsiasi grande avvenimento puo' presentare difficolta'. Riguardo agli ispettori ed alle risoluzioni che trattano dell'Iraq, bisogna avere una visione sul fatto che esse siano basate o meno sulla legge internazionale. Nonostante il fatto che esse siano state prodotte dal Consiglio di Sicurezza. Queste risoluzioni, implementate o meno, o le motivazioni che sono dietro queste risoluzioni potrebbero determinare la pace o la guerra. Quindi e' una situazione critica. Dobbiamo tuttavia ricordare le ingiuste sofferenze inflitte al popolo dell'Iraq. Negli ultimi tredici anni, da quando sono state imposte le sanzioni, dovete sapere che esse hanno causato grande dolore alla gente, particolarmente ai bambini ed agli anziani, a causa della mancanza di cibo, medicine ed altri aspetti della vita. Stiamo affrontando una situazione critica. Su queste basi, non bisogna sorprendersi che ci siano reclami riguardanti piccoli dettagli delle ispezioni, i quali possono diventare importanti solo se non osserviamo alla faccenda nella sua interezza. E' possibile che quegli iracheni coinvolti nelle ispezioni possano lamentarsi del comportamento degli ispettori, e ne hanno il diritto. E' possibile anche che qualche ispettore, per ragioni pratiche o di procedura, o per qualsiasi altro motivo, possa lamentarsi della condotta irachena. Tutti sanno pero' che, per quello che concerne la risoluzione 1441, l'Iraq ha adempito a tutti gli obblighi imposti da tale risoluzione. Quando mi riferisco al diritto che abbiamo di lagnarci della condotta degli ispettori, non intendo dire che desideriamo spostare la critica verso un confronto. L'Iraq non ha alcun interesse alla guerra. Nessuno di noi, dirigente o semplice cittadino, desidera la guerra. La domanda dovrebbe essere rivolta all'altra parte: stanno cercando un pretesto che giustifichi la loro aggressione all'Iraq? Se lo scopo e' assicurarsi che l'Iraq non abbia armi nucleari, chimiche o biologiche, possono farlo. Queste armi non si nascondono in tasca. Sono armi di distruzione di massa ed e' facile verificare se l'Iraq le abbia o meno. Quindi, quando critichiamo la condotta di qualche ispettore, non significa che l'Iraq abbia qualche interesse nell'ostcolare il loro lavoro. La questione e' se l'altra parte sia genuina o se stia cercando semplicemente una scusa per attaccarci. Se essi preferiscono l'aggressione, essa e' alla loro portata. Le superpotenze possono creare un pretesto ogni giorno, affermando che l'Iraq non sta implementando la 1441. Anche precedentemente ci hanno accusato di cio'. Invece e' stato poi verificato che l'Iraq aveva obbedito a tutte le risoluzioni. Altrimenti, perche' si focalizzerebbero solo su quest'ultima e non anche sulle altre?
Posso ampliare la questione, signor Presidente, alla relazione tra Iraq e N.U., ed alle prospettive di una pace piu' ampia; mi chiedo se, con tutte le sue debolezze e difficolta', lei vede un modo in cui l'ONU possa raggiungere questo obiettivo per il bene di tutta l'umanita'.
Il punto che lei sottolinea, si trova nella carta delle Nazioni Unite. Come lei sa, l'Iraq e' uno dei membri fondatori ed uno dei primi firmatari della carta. Se guardiamo ai rappresentanti delle due superpotenze - USA e Gran Bretagna - ed osserviamo la loro condotta ed il loro linguaggio, ci accorgeremmo che sono molto piu' motivati alla guerra che legati alle loro responsabilita' verso la pace. E quando parlano di pace tutto cio' che fanno e' accusare coloro che desiderano distruggere in nome della pace. Essi dichiarano di fare gli interessi dei loro popoli. Lei sa, come io so, che questa non e' la verita'. Si', il mondo dovrebbe rispettare questo principio, se esso fosse genuinamente perseguito ed applicato. Non si tratta di potere, ma di giustizia ed ingiustizia, di cio' su cui basiamo le relazioni umane e sul rispetto di questo principio. E' semplice aderire a questo principio, perche' chiunque lo violi sara' esposto alla pubblica opinione.
C'e' chi ritiene che questo conflitto riguardi il petrolio, e mi chiedo cosa lei possa dire in merito alle enormi riserve irachene da sviluppare, primo per i bisogni del popolo iracheno e poi per quelli dell'umanita'.
Quando parliamo di petrolio in quest'area del mondo - e noi siamo parte integrante del mondo - dobbiamo trattare con gli altri in tutti gli aspetti della vita, economici, sociali, tecnici, scientifici. Sembra che le autorita' USA siano motivate da un'aggressione che e' evidente da oltre un decennio contro tutta la regione. Il primo fattore e' il ruolo di persone influenti nell'amministrazione che hanno forti simpatie per l'entita' sionista, creata sulla pelle della Palestina e del suo popolo. Questa gente forza la mano dell'amministrazione americana, asserendo che gli arabi rappresentano un pericolo per Israele, senza ricordare il modo in cui i palestinesi sono stati scacciati dalla loro terra. Tutte le amministrazioni americane sono state guidate dall'ostilita' verso i popoli di quest'area, inclusa la nostra nazione. Oltre a cio', essi dicono che bisogna controllare il petrolio se si vuole controllare il mondo. La distruzione dell'Iraq e' il pre-requisito per il controllo del petrolio. Cio' significa la distruzione dell'identita' nazionale irachena, poiche' gli iracheni si rimettono ai loro principi e diritti secondo la legge internazionale e la carta dell'ONU. Sembra che tali argomentazioni abbiano fatto presa soprattutto su questa amministrazione USA. Se riuscissero a controllare il petrolio mediorienale, potrebbero imporre alla Cina il tasso della sua crescita economica, interferire nel suo sistema educativo e potrebbero fare la stessa cosa con Germania, Francia, Russia e Giappone. L'ostilita' che essi mostrano e' basata senza dubbio sulla volonta' di controllare il mondo e propagare la loro egemonia. La gente ha il diritto di dire che, se questa aggressione continuera', portera' a maggiore resistenza ed odio. Non e' ragionevole sostenere che questa strada non portera' benefici ad alcuno, incluso l'America ed il suo popolo? Potrebbe servire solo a raggiungere obiettivi a breve termine o a soddisfare gli interessi di poteri influenti negli USA, ma non servira' agli interessi a lungo termine del popolo americano. Ci sono decine di milioni di persone in tutto il mondo che vogliono una soluzione pacifica alla questione, ed essi sono, a mio avviso, i veri americani, i veri inglesi, i veri francesi ed i veri tedeschi, perche' essi pensano ad un mondo abitabile per i loro figli. Io ho dieci nipoti, e per me la politica significa pensare al loro futuro, alla loro sopravvivenza.
Potrebbe dire qualcosa al movimento pacifista che potrebbe aiutare a sostenere la causa per la quale essi lottano?
Prima di tutto noi ammiriamo lo sviluppo del movimento pacifista. Preghiamo Dio che rafforzi coloro che lottano contro la guerra, e per la causa della pace e della sicurezza basata sulla giutizia per tutti. Attraverso lei vorrei dire agli inglesi che noi iracheni non li odiamo. Prima del 199, la Gran Bretagna e l'Iraq avevano relazioni normali. In quel tempo, il governo britannico non aveva alcun motivo per criticare l'Iraq come fa oggi. Noi speriamo che i britannici dicano a coloro che odiano gli iracheni e che desiderano far loro del male che non vi e' alcuna ragione per questa guerra. Per favore, dica loro che, se i britannici sono coraggiosi, anche gli iracheni lo sono. Dica al popolo britannico che, se gli iracheni saranno aggrediti ed umiliati ingiustamente, essi sapranno difendersi, proprio come gli inglesi fecero durante la II Guerra Mondiale. Anche noi difenderemo il nostro paese come loro hanno fatto. Gli iracheni non desiderano la guerra, ma se essa verra' loro imposta - se saranno aggrediti ed insultati - si difenderanno. Difenderanno il loro paese, la loro sovranita' e la loro sicurezza.
traduzione a cura di www.arabcomint.com