Per giustificare la guerra, hanno creato uno scenario di falsificazioni e mezze
verita' e, nonostante quasi tutto il
mondo abbia rifiutato di sottoscrivere il massacro, incluse le Nazioni Unite, Baghdad e Bassora vengono bombardate proprio mentre leggete,
"il conflitto che incombe su tutta l'umanita' in questo delicato momento
non e' uno "scontro di civilta'", ma
uno scontro tra due concezioni di vita, una delle quali sostenuta e
propagandata da lobbies di potere, multinazionali gigantesche e corporazioni di
mass-media senza dignita'."
Le forze anglo-americane
hanno lanciato quella che molti definiscono una guerra genocida contro l'Iraq,
nonostante la fermissima opposizione della pubblica opinione americana e
mondiale. Non c'e' stato bisogno di ulteriori risoluzioni ONU, di provocazioni,
di "violazioni materiali", e neanche del ragionevole dubbio sulla
presunta minaccia irachena verso i suoi vicini o, addirittura, agli Stati
Uniti. L'ala fondamentalista del governo USA ha finalmente prevalso nella sua
strategia di "guerra totale", sostenuta da Richard Perle, presidente
del Defense Policy Board, Paul Wolfowitz, vice-segretario alla difesa, e,
naturalmente, la solita elite pro-guerra, Rumsfeld, Ashcroft e gli altri.
Questo gruppo e' riuscito, usando la paura come un'arma, a trasformare in
maniera definitiva gli USA in una potenza imperialista tradizionale, status che
molti intellettuali americani ritengono il loro paese non abbia mai posseduto.Per giustificare la guerra, hanno
creato uno scenario di falsificazioni e mezze verita' e, nonostante quasi tutto
il mondo abbia rifiutato di sottoscrivere il massacro, incluse le Nazioni
Unite, Baghdad e Bassora vengono bombardate proprio mentre leggete, mentre
allegri giornalisti americani vengono "arruolati" dalle forze che
invadono l'Iraq ed entrano in citta' che, presto, saranno trasformate in
polvere.Uno dei fatti salienti
durante questi ultimi mesi che hanno visto il dibattito sulla guerra e la sua
campagna di preparazione, e' stata la crescita determinante del movimento
anti-guerra, che ha un'ampiezza globale, desidera la pace e rifiuta di
conformarsi alla mentalita' da "guerra totale". Ma quando ha avuto
luogo il primo massacro di una lunga serie (i 77 civili iracheni uccisi a
Bassora durante un bombardamento americano il 22 marzo), la realta' sul terreno
e' cambiata. Il movimento anti-guerra ha inviato all'amministrazione Bush il
messaggio chiaro e forte secondo cui milioni di persone al mondo rifiutano una
guerra che devastera' una nazione, gia' torturata da bombe e sanzioni
decennali. Il movimento ha inoltre aiutato il popolo iracheno ad affrontare la
guerra psicologica condotta dall'America mirante a demoralizzarlo. Ugualmente
importante, gli appassionati milioni di persone di tutto il mondo, di ogni
religione, razza e status sociale hanno reso chiaro che il conflitto che
incombe su tutta l'umanita' in questo delicato momento non e' uno "scontro
di civilta'", ma uno scontro tra due concezioni di vita, una delle quali
sostenuta e propagandata da lobbies di potere, multinazionali gigantesche e
corporazioni di mass-media senza dignita'.
Nonostante il punto fosse stato meravigliosamente reso chiaro, la guerra e'
cominciata ugualmente, un altro segno del fatto che ne' la pubblica opinione
ne' la volonta' delle masse ha rilevanza per i piani maestri di Bush e Blair.
In effetti, i sostenitori della guerra stanno usando il movimento anti-guerra
per dimostrare che tale movimento deve farci ricordare di quanto siano
"democratiche" le loro istituzioni. In altre parole, l'urlo contro la
guerra sta diventando, in una strana maniera, parte della propaganda di guerra
lanciata dall'amministrazione Bush e dai media mondiali.
Il movimento anti-guerra deve essere consapevole di queste tattiche e, a sua
volta, deve cercare di cambiarle proprio in virtu' del fatto che la guerra e'
iniziata. Sul canale satellitare al-Jazeera, pochi giorni fa, milioni di
persone videro il cadavere di una bambina di otto anni assassinata a Bassora.
Giaceva sul pavimento di un ospedale ridotto alla poverta', tra i corpi di
molti altri civili. Mancava meta' della scatola cranica. Quell'immagine grafica
fu lo sconvolgente promemoria di cosa sia la guerra. Pensate: quella bambina e'
stata assassinata affinche' gli USA potessero avere maggiore controllo del
Medioriente, tracciare una nuova mappa del mondo arabo per compiacere Israele
ed i suoi squallidi avvocati negli USA e, naturalmente, per entrare in possesso
delle risorse di uno dei paesi piu' ricchi di petrolio al mondo.
Da oltre 10 anni, gli iracheni vengono uccisi, per mano del governo americano,
dalla piu' grande arma di distruzione di massa, le sanzioni. Oggi, con
"armi convenzionali" cosi' potenti da essere paragonabili a mini
bombe nucleari, il governo e l'esercito USA stanno perpetrando un genocidio
contro il popolo di un paese sovrano.
Queste nuove realta' devono farci ricordare che tutti noi dobbiamo aggiornare
continuamente la nostra resistenza contro la guerra, che non deve essere fatta
solo di canti e striscioni. Ovviamente questa strategia e' stata utile ed e'
servita: la consapevolezza e l'organizzazione sono essenziali, ma non bastano a
fermare la guerra, considerata la determinazione delle lobby di potere nel
perseguirla.
E' impossibile rivolgersi al movimento anti-guerra in tutto il mondo come fosse
monolitico, e difatti ogni paese ha la sua specificita' ed unicita' politica e
sociale. Bisogna pero' andare oltre: i popoli della terra devono
responsabilizzare i loro governi ed i loro media, identificare coloro che sono
direttamente responsabili del sostegno a questa guerra genocida, che viola
tutti i principi del diritto internazionale, svergognare i media locali che
stanno trasformando il genocidio contro una nazione impoverita in un eccitante
film d'azione, adottare strategie di "azione piu' diretta", come il
boicottaggio e l'aiuto al popolo iracheno mediante cibo e medicinali. In breve,
le campagne anti-guerra di questo periodo dovrebbero focalizzarsi su obiettivi
diversi, se davvero vogliamo mettere fine a questo spaventoso, vergognoso
segmento della nostra storia. I coraggiosi uomini e donne che a San Francisco
hanno dato vita ad una campagna di disobbedienza civile durante il primo giorno
di guerra non si facevano alcuna illusione sui benefici di questa guerra.
Se lo spirito dei movimenti per i diritti civili negli USA e dei movimenti di
liberazione nazionale in tutto il mondo, inclusa l'intifada palestinese, non
sono motivazioni abbastanza forti per rafforzare le nostre azioni contro la
guerra, allora ricordiamo che, secondo un rapporto delle Nazioni Unite,
pubblicato dall'ufficio per gli affari umanitari OCHA dell'ONU, il 30% dei
bambini iracheni al di sotto dei cinque anni potrebbe morire a causa di questa
guerra. Abbiamo gia' permesso che oltre un milione di bambini iracheni al di
sotto dei cinque anni morissero e soffrissero a causa delle sanzioni
economiche: come potrebbe la nostra coscienza sopportare la morte di altre
centinaia di migliaia di bimbi a causa di una guerra ingiusta? Il Pentagono
dice che la morte di un soldato americano in guerra e' anche troppo: tre
milioni di bambini iracheni hanno invece qualche significato?
arabcomint