www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 28-03-03

La guerra genocida in Iraq: possiamo gridare piu' forte?


Per giustificare la guerra, hanno creato uno scenario di falsificazioni e mezze verita' e, nonostante quasi  tutto il mondo abbia rifiutato di sottoscrivere il massacro,  incluse le Nazioni Unite, Baghdad e Bassora  vengono bombardate proprio mentre leggete,


"il conflitto che incombe su tutta l'umanita' in questo delicato momento non e' uno "scontro di civilta'", ma  uno scontro tra due concezioni di vita, una delle quali sostenuta e propagandata da lobbies di potere, multinazionali gigantesche e corporazioni di mass-media senza dignita'."

Le forze anglo-americane hanno lanciato quella che molti definiscono una guerra genocida contro l'Iraq, nonostante la fermissima opposizione della pubblica opinione americana e mondiale. Non c'e' stato bisogno di ulteriori risoluzioni ONU, di provocazioni, di "violazioni materiali", e neanche del ragionevole dubbio sulla presunta minaccia irachena verso i suoi vicini o, addirittura, agli Stati Uniti.  L'ala fondamentalista del governo USA ha finalmente prevalso nella sua strategia di "guerra totale", sostenuta da Richard Perle, presidente del Defense Policy Board, Paul Wolfowitz, vice-segretario alla difesa, e, naturalmente, la solita elite pro-guerra, Rumsfeld, Ashcroft e gli altri. Questo gruppo e' riuscito, usando la paura come un'arma, a trasformare in maniera definitiva gli USA in una potenza imperialista tradizionale, status che molti intellettuali americani ritengono il loro paese non abbia mai posseduto.Per giustificare la guerra, hanno creato uno scenario di falsificazioni e mezze verita' e, nonostante quasi tutto il mondo abbia rifiutato di sottoscrivere il massacro, incluse le Nazioni Unite, Baghdad e Bassora vengono bombardate proprio mentre leggete, mentre allegri giornalisti americani vengono "arruolati" dalle forze che invadono l'Iraq ed entrano in citta' che, presto, saranno trasformate in polvere.Uno dei fatti salienti durante questi ultimi mesi che hanno visto il dibattito sulla guerra e la sua campagna di preparazione, e' stata la crescita determinante del movimento anti-guerra, che ha un'ampiezza globale, desidera la pace e rifiuta di conformarsi alla mentalita' da "guerra totale". Ma quando ha avuto luogo il primo massacro di una lunga serie (i 77 civili iracheni uccisi a Bassora durante un bombardamento americano il 22 marzo), la realta' sul terreno e' cambiata. Il movimento anti-guerra ha inviato all'amministrazione Bush il messaggio chiaro e forte secondo cui milioni di persone al mondo rifiutano una guerra che devastera' una nazione, gia' torturata da bombe e sanzioni decennali. Il movimento ha inoltre aiutato il popolo iracheno ad affrontare la guerra psicologica condotta dall'America mirante a demoralizzarlo. Ugualmente importante, gli appassionati milioni di persone di tutto il mondo, di ogni religione, razza e status sociale hanno reso chiaro che il conflitto che incombe su tutta l'umanita' in questo delicato momento non e' uno "scontro di civilta'", ma uno scontro tra due concezioni di vita, una delle quali sostenuta e propagandata da lobbies di potere, multinazionali gigantesche e corporazioni di mass-media senza dignita'.

Nonostante il punto fosse stato meravigliosamente reso chiaro, la guerra e' cominciata ugualmente, un altro segno del fatto che ne' la pubblica opinione ne' la volonta' delle masse ha rilevanza per i piani maestri di Bush e Blair. In effetti, i sostenitori della guerra stanno usando il movimento anti-guerra per dimostrare che tale movimento deve farci ricordare di quanto siano "democratiche" le loro istituzioni. In altre parole, l'urlo contro la guerra sta diventando, in una strana maniera, parte della propaganda di guerra lanciata dall'amministrazione Bush e dai media mondiali.
Il movimento anti-guerra deve essere consapevole di queste tattiche e, a sua volta, deve cercare di cambiarle proprio in virtu' del fatto che la guerra e' iniziata. Sul canale satellitare al-Jazeera, pochi giorni fa, milioni di persone videro il cadavere di una bambina di otto anni assassinata a Bassora. Giaceva sul pavimento di un ospedale ridotto alla poverta', tra i corpi di molti altri civili. Mancava meta' della scatola cranica. Quell'immagine grafica fu lo sconvolgente promemoria di cosa sia la guerra. Pensate: quella bambina e' stata assassinata affinche' gli USA potessero avere maggiore controllo del Medioriente, tracciare una nuova mappa del mondo arabo per compiacere Israele ed i suoi squallidi avvocati negli USA e, naturalmente, per entrare in possesso delle risorse di uno dei paesi piu' ricchi di petrolio al mondo.

Da oltre 10 anni, gli iracheni vengono uccisi, per mano del governo americano, dalla piu' grande arma di distruzione di massa, le sanzioni. Oggi, con "armi convenzionali" cosi' potenti da essere paragonabili a mini bombe nucleari, il governo e l'esercito USA stanno perpetrando un genocidio contro il popolo di un paese sovrano.

Queste nuove realta' devono farci ricordare che tutti noi dobbiamo aggiornare continuamente la nostra resistenza contro la guerra, che non deve essere fatta solo di canti e striscioni. Ovviamente questa strategia e' stata utile ed e' servita: la consapevolezza e l'organizzazione sono essenziali, ma non bastano a fermare la guerra, considerata la determinazione delle lobby di potere nel perseguirla.

E' impossibile rivolgersi al movimento anti-guerra in tutto il mondo come fosse monolitico, e difatti ogni paese ha la sua specificita' ed unicita' politica e sociale. Bisogna pero' andare oltre: i popoli della terra devono responsabilizzare i loro governi ed i loro media, identificare coloro che sono direttamente responsabili del sostegno a questa guerra genocida, che viola tutti i principi del diritto internazionale, svergognare i media locali che stanno trasformando il genocidio contro una nazione impoverita in un eccitante film d'azione, adottare strategie di "azione piu' diretta", come il boicottaggio e l'aiuto al popolo iracheno mediante cibo e medicinali. In breve, le campagne anti-guerra di questo periodo dovrebbero focalizzarsi su obiettivi diversi, se davvero vogliamo mettere fine a questo spaventoso, vergognoso segmento della nostra storia. I coraggiosi uomini e donne che a San Francisco hanno dato vita ad una campagna di disobbedienza civile durante il primo giorno di guerra non si facevano alcuna illusione sui benefici di questa guerra.

Se lo spirito dei movimenti per i diritti civili negli USA e dei movimenti di liberazione nazionale in tutto il mondo, inclusa l'intifada palestinese, non sono motivazioni abbastanza forti per rafforzare le nostre azioni contro la guerra, allora ricordiamo che, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato dall'ufficio per gli affari umanitari OCHA dell'ONU, il 30% dei bambini iracheni al di sotto dei cinque anni potrebbe morire a causa di questa guerra. Abbiamo gia' permesso che oltre un milione di bambini iracheni al di sotto dei cinque anni morissero e soffrissero a causa delle sanzioni economiche: come potrebbe la nostra coscienza sopportare la morte di altre centinaia di migliaia di bimbi a causa di una guerra ingiusta? Il Pentagono dice che la morte di un soldato americano in guerra e' anche troppo: tre milioni di bambini iracheni hanno invece qualche significato?

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