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Sulla resistenza all'occupazione americana


INTERVISTA A MOHAMMED HASSAN
a cura di David Pestieau
www.ptb.be - 23 aprile 2003

Proponiamo la traduzione di un’interessante intervista, apparsa nel sito del Partito del Lavoro del Belgio

Mohammed Hassan, marxista afro-arabo e specialista del mondo arabo, spiega le manifestazioni di resistenza all’occupazione americana in Iraq. E le minacce USA che pesano sulla Siria.

D. L’entrata degli americani a Baghdad il 10 aprile ha fatto credere alla fine della guerra. Ma parrebbe che l’opposizione all’occupazione americana sia solo agli inizi…

R.
In effetti, anche se ancora disorganizzata, chiaramente esiste. La settimana scorsa, una rivolta popolare ha scosso Mossoul (Nord dell’Iraq): gli americani hanno ucciso 11 persone, sparando sulla folla. Con i loro carri, avevano trasportato un esiliato iracheno, che hanno messo alla testa della città. Ed hanno issato la bandiera americana sui palazzi ufficiali. Immediatamente, i professori dell’università hanno chiamato all’opposizione sia all’occupazione americana, sia ai saccheggi. Di fronte alla collera della popolazione, gli occupanti hanno risposto con le pallottole.
I curdi, che hanno aiutato gli americani nella guerra, vedono risorgere tutte le contraddizioni. Uniti per rovesciare Saddam, essi hanno interessi molto differenti: tra il feudale Barzani, il borghese Talabani e gli islamisti  filoiraniani, tutti sono in lotta fra loro e non è da escludere una guerra civile. Ciò spiega perché osservatori militari turchi (e probabilmente anche truppe turche) siano stati chiamati dagli americani ad aiutare ad amministrare la città con il pugno di ferro.

D. Anche nel sud hanno luogo delle manifestazioni. Allo stesso tempo l’opposizione irachena si è riunita e prepara un nuovo governo con l’appoggio americano. Come seguire tutti questi sviluppi?

R. La conferenza della pretesa opposizione irachena, composta da protetti degli americani si è svolta il 15 aprile nei pressi di Nassiriya, in una base difesa dall’esercito USA. Nello stesso momento, più di 20.000 persone hanno manifestato a Nassiriya contro l’occupazione e i suoi sostenitori.
Il Sud iracheno è popolato in grande maggioranza da musulmani sciiti (1). Il più importante centro mondiale dello sciismo si trova a Najaf, nello stesso Iraq. Il principale imam della città, Ali Al-Sistani, simbolizza la resistenza all’occupazione.
E’ stato il primo capo religioso iracheno a ordinare una fatwa (una legge religiosa), chiamando i fedeli a resistere agli americani. Poco dopo la conquista della città da parte degli Stati Uniti, un altro imam, Abdul Maji Al Khoei, filoamericano e amico di Tony Blair, è stato assassinato. Subito, 300 iracheni pro-americani hanno circondato l’abitazione di Al Sistani, cercando di imporgli di abbandonare il paese in 48 ore, pena la morte. Migliaia di manifestanti si sono diretti verso la casa per scacciarli. E non si sono fermati…
Da Mossoul a Najaf, passando per Baghdad, le manifestazioni si susseguono e non esiste alcun segno di collaborazione con l’occupante. L’uomo degli americani, Chalabi, che da 44 anni non vive in Iraq, è oggi l’uomo più detestato nel paese.

D. Gli americani parlano soprattutto di una resistenza venuta dagli sciiti, che pretendono il potere dopo anni di oppressione subita dai sunniti (si intende il regime di Saddam Hussein). Parlano anche dell’opposizione islamista antiamericana, basata in Iran. Come stanno le cose?

R. Si riconosce bene il modo dei grandi media occidentali di presentare le cose! Tutte queste manifestazioni si oppongono prima di tutto al colonialismo americano e sono motivate dal nazionalismo arabo. Qui non si tratta di sciiti e di sunniti. L’opposizione all’occupazione è presente anche al Nord, a Mossoul, dove non ci sono gli sciiti!
Proprio gli Stati Uniti vorrebbero scatenare una guerra tra sunniti e sciiti. Hanno fatto di tutto per far esplodere le contraddizioni. I saccheggi dei negozi a Baghdad hanno danneggiato solo i commercianti sunniti. Lo scopo era evidente: provocare scontri tra le comunità. Oggi a Baghdad, forme di autodifesa, che riuniscono sciiti e sunniti, sono apparse contro i saccheggiatori.
L’opposizione irachena sciita, basata in Iran, è di altra natura. Essa ha difeso la parola d’ordine “Né Bush, né Saddam” e non si è opposta agli americani al momento della guerra, in nome del rovesciamento del regime di Saddam. La gran parte degli sciiti iracheni la respinge perché vi vede la mano di Teheran.
In Iran, il governo ha lasciato che gli oppositori iracheni saccheggiassero l’ambasciata irachena, all’indomani della caduta di Baghdad. Esso ha approfittato della situazione per attaccare i Moujaheddin, che si oppongono al regime iraniano, con basi in Iraq. E ha richiesto il pagamento dei danni di guerra al futuro governo iracheno.
Questa opposizione filoiraniana pone la questione di uno stato islamico, che va al di là della questione di uno Stato sovrano iracheno indivisibile e del nazionalismo arabo, caro alla maggioranza della popolazione. Ora, se si ha un’eredità positiva del governo del Partito Baath, malgrado il suo fallimento, è che ha creato tra le masse la coscienza di una nazione irachena unita, opposta al tribalismo ed al separatismo su base religiosa.

D. L’amministrazione Bush minaccia oggi la Siria, accusandola di nascondere i responsabili iracheni e le armi di distruzione di massa. Come valutare queste minacce?

R. Gli Usa vogliono fare di tutto per destabilizzare la Siria. Non vogliono stati forti nella regione, ad eccezione di Israele. Dopo l’Iraq, devono confrontarsi con due altri stati forti della regione, la Siria e l’Iran. In Siria, come in Iraq, tenteranno di eccitare le tensioni inter-religiose: concretamente tra la maggioranza sunnita e la minoranza alauita (2). Poi, hanno intenzione di destabilizzare di nuovo il Libano. Oggi le forze filoisraeliane in Libano stanno di nuovo mostrando i denti. Il governo libanese è caduto la settimana scorsa. Israele vuole il confronto con la Siria, che ha definito  più pericolosa dell’Iraq di Saddam Hussein. Far cadere la Siria potrebbe permettere ad Israele di indebolire il movimento di resistenza libanese Hezbollah, legato alla Siria e all’Iran, e che ha cacciato Israele dal sud del paese. Poiché, se il Libano, dopo 15 anni di guerra civile, ha potuto acquistare una certa stabilità, è stato per due ragioni: la fine dell’occupazione israeliana e la presenza dell’esercito siriano che ha pacificato il paese.
La lotta contro l’occupazione USA in Iraq deve essere dunque abbinata oggi all’opposizione ad ogni ingerenza, ad ogni sanzione, ad ogni ispezione e ad ogni aggressione contro la Siria, qualsiasi pretesto venga addotto.

NOTE

1) L’Islam è composto da due correnti principali, sunniti e sciiti.
2) Altra tendenza religiosa dell’Islam, a cui appartiene il presidente siriano Bachar Al-Assad, alla testa di un governo laico e nazionalista.