da:Workers World Newspaper
La resistenza continua: imboscate irachene alle forze
d’occupazione americane
Niente sangue per il petrolio
Portate le truppe U.S. a casa subito!
Di Sara Flounders
Il popolo iracheno sta resistendo all’occupazione coloniale in Iraq. “Questo,
dalla fine della guerra, è uno dei momenti più sanguinosi per le forze
statunitensi in Iraq” riporta ABC News.com del 28 Maggio “e ci sono pochi segni
che la situazione volga a migliorare IN tempi brevi”.
Il 27 maggio a Fallujah alcuni iracheni hanno aperto il fuoco da un mezzo
pickup ad un posto di blocco presidiato da militari americani, uccidendo due
soldati e ferendone nove. Un testimone asserisce che lo scambio di colpi è
durato quattro ore (AP).Alla fine della
battaglia a fuoco, un elicottero statunitense e un mezzo Bradley sono
stati distrutti.
Un uomo iracheno mostra un relitto dell’elicottero alle telecamere di ABC News
“Guardi qui, mister Bush” dice. Lo stato d’animo a Fellujah, una città operaia
dell’indotto di Baghdad di 200 mila abitanti, molti dei quali avevano un lavoro
nelle fabbriche di stato prima che venissero distrutte dalla guerra
imperialista, è particolarmente teso. Il 28 e il 30 Aprile, i soldati americani
hanno sparato nel corso di manifestazioni di protesta, uccidendo un numero
accertato di 18 civili e ferendone dozzine.
Nel suo servizio sul combattimento di Fallujah, il New York Times del 28
Maggio, cita un uomo identificato come uno sbandato della Guardia Repubblicana
Irachena “Mr. Zobai dice che i gruppi di guerriglia si sono formati per
ottenere vendetta del comportamento delle forze americane.” L’articolo cita
inoltre un contadino esasperato “Gli Americani ci hanno davvero recato danni”
dice “ Non sono venuti a portarci la democrazia o a liberarci. Sono venuti qui
e ci hanno invaso. Noi vogliamo essere liberi. Noi possiamo governarci da soli;
un milione di Saddam Hussein sarebbe meglio che avere un solo soldato americano
per le nostre strade”
UN EVENTO NON ISOLATO
Poco dopo lo scambio di colpi di Fallujah due membri della U.S. military police
sono rimasti feriti in seguito ad un attacco con granate sparate con razzi su
un posto di polizia a Baghdad.
Il 25 Maggio ci sono stati tre diversi agguati contro le truppe U.S. installate
in Baghdad, sempre lungo l’autostrada tra il centro cittadino e l’aeroporto. In
ogni attacco è stato usata una tattica differente. Una mina, piazzata lungo
l’autostrada è stata fatta detonare al passaggio di quattro militari, che sono
rimasti feriti. Poco dopo qualcuno ha gettato una granata da un sovrappasso.
Più tardi un mezzo con tre ufficiali della polizia in viaggio di collegamento,
è saltato in aria. Nessuno ha riportato serie lesioni.
Il 26 Maggio un soldato è stato ucciso ed un altro ferito quando il loro
convoglio è stato attaccato nel Nord dell’Iraq. A Baghdad una mina interrata ha
distrutto un veicolo, uccidendo un soldato e ferendone tre. E parecchie altre
azioni di resistenza agli occupanti sono fallite.
Alcune fonti di intelligence
statunitensi rimuovono questi attacchi come “l’ultimo rantolo” della passata
resistenza irachena. Ma l’ABC News ammette “Alcuni comandanti privatamente
dicono di credere che i recenti attacchi sono un segno che l’opposizione alle
truppe americane sta organizzandosi meglio” (28 Maggio)
E’ certo che l’insofferenza per l’occupazione si fa più profonda, evidenziata
dal semplice numero di dimostrazioni e proteste verificatesi nelle ultime
settimane come dalle decine di migliaia di iracheni che sono scesi in strada in
manifestazioni politiche per chiedere
la fine dell’occupazione. Hanno anche richiesto il pagamento delle pensioni e
degli assegni pregressi, la distribuzione di cibo e il ripristino
dell’elettricità.
Dopo il recente annuncio dell’amministratore civile U.S. Paul Bremer III di
proscioglimento ufficiale dell’armata nazionale, i soldati iracheni si sono
presentati a rapporto al comando statunitense a richiedere di avere la loro
paga. E hanno ricordato che ognuno di loro conserva ancora le proprie armi a
casa. Si afferma anche che molti militari americani in Iraq sono esasperati di
esservi trattenuti dopo che era stato loro promesso che sarebbero stati
rimandati a casa alla fine della guerra.
I generali del Pentagono stanno sacrificando le vite di ragazzi e ragazze in
un’occupazione illegale e brutale, che non ha la minima giustificazione. Il
movimento internazionale contro la guerra deve supportare questa eroica
resistenza contro l’occupazione. Il movimento negli Stati Uniti ha un motivo in
più per continuare la lotta: può preservare le vite della gioventù irachena e
americana chiedendo: “Riportiamo subito le truppe a casa!”.
Traduzione di B.F.