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Il Vietnam di Bush

by John Pilger
"New Statesman"
22 giugno 2003

(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?SectionID=49&ItemID=3812

Dall'11settembre 2001 due "grandi vittorie" dell'America si sono disfatte.
In Afghanistan, il regime di Hamid Karzai di fatto non ha ne' autorità, ne' denaro e andrebbe verso il collasso senza l'appoggio delle armi degli Americani mascalzoni.  
Al-Qaeda non è stata distrutta, e i Talebani sono ricomparsi.
Nonostante i miglioramenti tanto sbandierati, la situazione delle donne e dei bambini rimane disperata.
La signora formalmente assunta in carica nel gabinetto Karzai, la coraggiosa dottoressa medico Sima Samar, è stata allontanata dal governo ed ora si trova in costante pericolo di vita, con una scorta armata fuori della porta del suo ufficio e un'altra al suo cancello di casa.
Assassinii, violenze carnali e abuso sui minori sono commessi dalle bande armate degli "amici" dell'America, i signori della guerra che Washington ha corrotto con milioni di dollari, pronta cassa, per fornire il pretesto della stabilità.

"Noi ci troviamo subito in zona combattimento nel momento in cui lasciamo questa base," questo mi ha confessato un colonnello Statunitense alla base aerea di Bagram, vicino a Kabul. "Ci sparano contro ogni giorno, diverse volte al giorno." Quando gli ho fatto notare che certamente era giunto in quel posto per liberare e proteggere il popolo, lui si è fatto grasse risate.

Le truppe Americane sono viste di rado nelle città dell'Afghanistan. Queste scortano ad alta velocità ufficiali USA, in furgoni corazzati con i finestrini abbrunati, e con veicoli militari che montano mitragliatrici, davanti e dietro. Anche la base Bagram di grande estensione veniva considerata troppo insicura per il Ministro della Difesa Donald Rumsfeld, durante la sua recente fugacissima visita.
Troppo nervosi sono stati gli Americani che poche settimane fa hanno "per accidente" colpito a morte quattro militari governativi nel centro di Kabul, scatenando la seconda intensa protesta di strada contro la loro presenza in una settimana.

Il giorno che ho lasciato Kabul, un'auto-bomba è esplosa sulla strada verso l'aeroporto, ammazzando quattro soldati Tedeschi, membri della Forza Internazionale di Sicurezza Isaf. Il bus dei Tedeschi saltava in aria, e brandelli di carne umana erano sparsi sulla strada dappertutto.
Quando dei militari Britannici sono arrivati per "isolare" la zona, venivano osservati da una folla in silenzio, che li scrutava fra il caldo e la polvere, attraverso una cortina divisoria tanto larga quanto quella che separava le truppe Inglesi dagli Afghani nel diciannovesimo secolo, e i Francesi dagli Algerini e gli Americani dai Vietnamiti.

In Iraq, scenario della seconda "grande vittoria", si sono disvelati due segreti.
Il primo, che i "terroristi" che ora aggrediscono l'esercito di occupazione rappresentano una resistenza armata che con assoluta certezza viene appoggiata dalla maggioranza degli Iracheni che, contrariamente alla propaganda ante-guerra, si oppongono alla "liberazione" loro imposta (consultare l'inchiesta di Jonathan Steele del 19 marzo 2003, www.guardian.co.uk).
Il secondo segreto, è che sta emergendo con evidenza la vera dimensione del massacro Anglo-Americano, e che viene messo in piena luce il bagno di sangue che Bush e Blair hanno continuamente negato.

Sono stati fatti tanto spesso confronti con il Vietnam, che io esito a tracciarne degli altri. Comunque, gli elementi simili sono sorprendenti: ad esempio, il ritorno di espressioni come "sucked into a quagmire (n.d.Tr.: inghiottiti dalle sabbie mobili, impantanati!)".
Questo suggerisce, ancora una volta, che gli Americani sono vittime e non invasori: la versione ratificata da Hollywood quando un'avventura di rapina si dimostra un rovescio. Da quando, quasi tre mesi fa, la statua di Saddam Hussein veniva fatta crollare, sono stati ammazzati più Americani che nel corso della guerra.
Ne sono stati uccisi dieci e feriti 25 in classici attacchi di guerriglia a blocchi stradali e a checkpoints, attacchi che sono avvenuti nel numero di almeno una dozzina al giorno.

Gli Americani chiamano i guerriglieri "fedeli di Saddam" e "combattenti Ba'athisti", nello stesso modo con cui erano usi liquidare i Vietnamiti come "comunisti".
Di recente, a Falluja, nel cuore Sunnita dell'Iraq, è risultato evidente che non è stata la presenza di Ba'athisti o Saddamisti, ma il brutale comportamento degli occupanti ad infiammare di punto in bianco le folle e a suscitarne la resistenza.
I carri armati Americani che ammazzano a freddo una famiglia di pastori fanno venire alla mente il ricordo dell'uccisione di un pastore, della sua famiglia e del suo gregge da parte dell'aviazione della "coalizione" avvenuta quattro anni fa in una "no-fly zone", che subito dopo ho filmato e che ha rievocato, per me, i giochi assassini che l'aviazione Americana era usa condurre in Vietnam, colpendo a morte contadini nei loro campi, bambini sui loro bufali.

Il 12 giugno, una consistente forza Americana ha attaccato una "base di terroristi", a nord di Baghdad e ha prodotto più di 100 morti, questo secondo un portavoce USA. Il termine "terrorista" è importante, in quanto implica che gente simile a quelli di al-Qaeda sta aggredendo i liberatori, e così viene realizzata la connessione fra Iraq e l'11settembre, che la propaganda prima della guerra non aveva mai messo in campo..

In questa operazione sono stati fatti più di 400 prigionieri.
Da quel che si dice, la maggior parte di questi è stata fatta raccogliere assieme a migliaia di Iracheni in una "holding facility (n.d.Tr.: struttura di contenimento)" all'aeroporto di Baghdad: un campo di concentramento lungo i confini della base di
Bagram, dal quale la gente viene spedita a Guantanamo Bay.
Come per i ragazzi di Pinochet in Cile, gli Americani stanno facendo "sparire" quelli che hanno individuato come nemici.

"Ricerca e distruggi", ritorna la tattica della terra bruciata del Vietnam.
Nelle aride pianure sud-orientali dell'Afghanistan, il villaggio di Niazi Qala non esiste più. Truppe avio-trasportate Americane vi hanno dilagato prima dell'alba del 30 dicembre 2001 e hanno massacrato, fra gli altri, i partecipanti ad una festa di nozze.  
Alcuni abitanti del paese hanno dichiarato che donne e bambini di corsa si dirigevano verso uno stagno quasi privo d'acqua, cercando protezione dal fuoco delle armi, e venivano colpiti mentre correvano. Dopo due ore, l'aviazione e gli aggressori se ne andavano. Secondo un'inchiesta delle Nazioni Unite, erano stati assassinate 52 persone, compresi 25 bambini.
"Noi avevamo identificato il villaggio come un obiettivo militare", affermava il Pentagono, facendo riecheggiare così la risposta iniziale al massacro di My Lai, avvenuto in Vietnam 35 anni prima.

Il considerare i civili come obiettivi, in occidente, è stato per lungo tempo un tabù giornalistico. Quelli che sono accreditati come mostri hanno fatto ciò, mai "noi". Il tributo di morti civili della guerra del Golfo del 1991 è stato totalmente sottovalutato.
Quasi un anno dopo, uno studio di vasto respiro da parte di "Medical Education Trust" di Londra stimava che più di 200.000 Iracheni erano morti durante e immediatamente dopo la guerra, in conseguenza diretta o indiretta di attacchi alle infrastrutture civili. Ma il rapporto è stato del tutto ignorato.
Questo mese, "Iraq Body Count", un gruppo di accademici e ricercatori Americani e Britannici, hanno valutato che all'oggi più di 10.000 civili sono stati ammazzati in Iraq, inclusi 2.356 civili solamente nell'attacco di Baghdad.
E probabilmente queste sono cifre stimate con estrema cautela. 

In Afghanistan, è avvenuta una identica carneficina.
Nel maggio dell'ultimo anno, Jonathan Steele ha estrapolato tutte le prove evidenti sul campo dei costi umani dei bombardamenti USA e ha concluso che almeno 20.000 Afghani possono avere perso le loro vite come indiretta conseguenza dei bombardamenti, molti di costoro vittime della siccità, alle quali è stato negato ogni soccorso. 

Questi effetti "nascosti" non sono certamente nuovi.
Uno studio recente alla Columbia University di New York ha trovato che l'irrorazione con Agent Orange e altri erbicidi sul Vietnam è stata superiore di quattro volte quanto era stato stimato in precedenza.
L'Agent Orange contiene diossina, uno dei veleni conosciuti per la sua tossicità mortale.
In quella che dapprima era stata denominata "Operazione Inferno", e poi cambiata nella più amichevole "Operazione Lavoratore del Ranch", in circa 10.000 "missioni" spargendo l'Agent Orange, gli Americani hanno distrutto quasi la metà delle foreste del sud Vietnam, e innumerevoli vite umane. E' stato il più insidioso e forse il più devastante uso di armi chimiche di distruzione di massa di sempre. Oggi, i bambini Vietnamiti continuano a nascere con una vasta gamma di deformità, e molteplici sono i casi di nati morti o i casi di aborto.

L'uso di munizioni potenziate ad Uranio evoca la catastrofe provocata dall'Agent Orange.
Nella prima guerra del Golfo del 1991, gli Americani e i Britannici hanno usato 350 tonnellate di Uranio Depleto, DU.
Secondo l'Ente per l'Energia Atomica del Regno Unito, citando uno studio internazionale, 50 tonnellate di DU, se inalato o ingerito, potrebbero causare 500.000 morti.
Nel sud dell'Iraq la maggior parte delle vittime sono civili.
Si è valutato che nell'ultimo attacco sono state usate 2.000 tonnellate di DU.

In una straordinaria serie di articoli per il "Christian Science Monitor", il reporter Scott Peterson nella sua inchiesta ha descritto la presenza di proiettili radioattivi e di carri armati contaminati da radiazioni nelle strade di Baghdad,  dove i ragazzini giocano senza alcuna cautela.
Tardivamente sono apparse alcune indicazioni in lingua Araba: "Pericolo - Allontanarsi da questa zona".
Contemporaneamente, il Centro Ricerche Mediche sull'Uranio, con sede in Canada, ha realizzato due studi sul campo in Afghanistan, con risultati definiti "sconvolgenti".
"Senza eccezione," vi viene riportato, "in ogni sito bombardato investigato, la gente sta male. Una parte significativa della popolazione civile presenta sintomi tipici da contaminazione interna da Uranio."

Una mappa ufficiale distribuita da agenzie non governative in Iraq mostra che gli eserciti Americano e Britannico hanno cosparso aree urbane con bombe a frammentazione, molte delle quali hanno mancato di esplodere all'impatto. Di solito, queste giacciono non segnalate fino a che bambini le raccolgono, e quindi avviene l'esplosione. 
Nel centro di Kabul, ho trovato due manifesti cenciosi che avvertivano la gente che le macerie delle loro case e le strade contenevano bombe a frammentazione inesplose "made in USA".
Chi li leggeva? I bambini piccoli? Il giorno che io ho potuto notare dei bambini che saltellavano attraverso quello che poteva essere un campo minato urbano, ho visto Tony Blair sulla CNN nell'ingresso del mio albergo.  Blair si trovava in Iraq, a Bassora, e teneva un bambino in braccio, in una scuola che era stata pitturata di fresco per la sua visita, e dove era stato preparato un rinfresco in suo onore, in una città dove i servizi essenziali come la scuola, il cibo e l'acqua erano nel caos più completo, sotto l'occupazione Inglese.

Mi trovavo a Bassora tre anni fa, dove ho filmato centinaia di bambini malati e morenti, ai quali erano stati negati strumentazione e farmaci per il trattamento contro il cancro da un embargo imposto con entusiasmo da Tony Blair.
Ora lui si trovava in quel posto - camicia aperta, con quel largo sorriso immobile, un uomo dei militari se non della gente - che teneva in braccio un bambino ai primi passi, per le telecamere.

Quando sono ritornato a Londra, ho letto "Dopo pranzo", di Harold Pinter, da una sua nuova raccolta, dal titolo "Guerra" (Faber & Faber).

"E dopo mezzogiorno arrivano le creature ben vestite
A fiutare fra la morte
E ottengono il loro banchetto

E tutte le molte creature ben vestite strappano
I gonfi avocado dalla polvere 
E mescolano il minestrone con ossa di fanciullo abbandonato

E dopo il banchetto
Pigramente si adagiano e poltriscono
Decantando chiaretto in crani molto adatti"
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John Pilger è un famoso giornalista e produttore di film-documentari. Corrispondente di guerra e commentatore presso "ZNet", i suoi scritti sono apparsi in numerose riviste e giornali come il "Daily Mirror", il "Guardian", "the Independent", "New Statesman", "New York Times", "Los Angeles Times, "the Nation", ed altri quotidiani e periodici in tutto il mondo.
Fra i suoi libri "Heroes (Eroi)" (2001), "Hidden Agendas (Agende segrete)" (1998) e "Distant Voices (Voci lontane)" (1994).

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