www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 21-09-03

da Parti du travail de Belgique
http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?section=A1AAABBSBE&obid=21061
traduzione dal francese di F.R.
martedì, 16 settembre 2003, 15h30,

Gli Stati Uniti perdono terreno in Iraq


Mentre soldati USA cadono quotidianamente in Iraq, i media occidentali parlano del rischio di guerra civile tra sunniti e sciiti. George Bush chiama l'ONU alla riscossa e chiede 87 miliardi di dollari al Congresso americano. Mohammed Hassan, marxista afro-arabo e specialista del Medio Oriente analizza queste nuove evoluzioni.

Davide Pestieau 17-09-2003

Malgrado i duri colpi che ricevono in Iraq, gli americani pretendono di restare per evitare che il paese non affondi nella guerra civile ed il caos...

Mohammed Hassan. Il punto di partenza è sempre l'aggressione americana e l'embargo che l'hanno preceduta. Insinuare che una partenza americana provocherebbe una guerra civile ed una dittatura dei mullah, è rovesciare la realtà!

L'imperialismo conduce alla guerra. Ma sviluppa anche l'odio in seno al popolo aggredito, attraverso il razzismo e lo sciovinismo, e divide i dirigenti locali attraverso l'azione dei suoi servizi segreti. L'abbiamo potuto constatare nei Balcani (Bosnia, Croazia, Kosovo), in ex Unione Sovietica (Azerbaigian, Turkménistan, Cecenia), in Ruanda... Tutti paesi dove scontri etnici e guerra civile, provocate dagli intrighi imperialistici, hanno provocato la morte di milioni di persone.

La guerra di Bush contro il terrore è solamente la copertura di una guerra per il controllo del petrolio, per imporre delle basi militari americane nella regione e per disumanizzare i popoli del Medio Oriente.

Parlate di intrighi dell'imperialismo per provocare la guerra civile, di disumanizzazione dei popoli arabi, che cosa volete dire?

Mohammed Hassan.
Questa guerra degli Stati Uniti non è solamente una guerra condotta con le armi. È anche una guerra per sottomettere l'Iraq attraverso la distruzione dei suoi pilastri politici e culturali, attraverso la corruzione, le divisioni religiose,...

Quattrocento donne sono sparite, questi ultimi mesi, in Iraq. Guardie notturne dei partiti pro- USA taglieggiano le persone. I saloni di tè, un tempo centri di scambi culturali, sono stati trasformati in sale da gioco. Alcune persone si uccidono dopo avere giocato e perso le loro magre finanze. L'amministratore americano Bremer incoraggia il mercato nero. Il sistema di tasse è stato smantellato. Sapete che Israele ha esportato in Iraq, senza nessuna tassa di dogana, per più di 60 milioni di dollari, 54 milioni di euro, di merci? Gli americani stanno creando le condizioni di una società in cui l'uomo è un lupo per l'uomo.

Malgrado ciò, la resistenza porta dei colpi sempre più duri all'occupante. Il patriottismo iracheno guadagna campo in tutti gli strati della popolazione. Gli americani sono passati allora ad una nuova fase, che consiste in distruggere questo patriottismo con tutti i mezzi.

L'attentato insanguinato di Najaf, il 29 agosto, in cui più di 100 persone sono state uccise, ha fatto temere il peggio.
Un famoso iman sciita, Baqir Al-Hakim, presentato dai media come un moderato vicino agli americani, ha trovato la morte. Alcune accuse sono state portate contro gli islamici sunniti di Al-Qaeda, contro i nazionalisti pro-Saddam Hussein... La guerra civile tra sciita e sunniti è latente, affermano i nostri media.

Mohammed Hassan. Mi chiedo, questo attentato a chi giova? Mohammed Baqir Al-Hakim è stato ucciso un venerdì, giorno santo per l'islam, davanti alla moschea santa dove Ali, genero del profeta Maometto, è seppellito. Per un musulmano, è moralmente indifendibile. Ogni musulmano che commettesse un tale atto si vedrebbe chiudere le porte del paradiso, secondo i precetti del Corano. Al-Qaeda ha smentito ogni implicazione alla stampa araba. Il partito Baath ha sempre esaltato l'unità tra sunniti e sciiti. E Saddam Hussein ha preso le distanze da questo attentato pubblicamente, in una dichiarazione audio trasmessa via satellite

Un tale attentato avrebbe potuto avere come conseguenza di provocare degli scontri tra sciiti e sunniti. L'esercito USA avrebbe potuto pretendere allora di intervenire per "proteggere" la popolazione ed avrebbe giustificato così la sua presenza. Ma ciò non ha avuto luogo.

Per molti iracheni interrogati da Al-Jazeera e di altri giornali arabi, il Mossad, i servizi segreti israeliani, sarebbe dietro questo attentato. I sionisti hanno già dei precedenti in Iraq. Negli anni 50, per provocare l'immigrazione degli ebrei iracheni verso l'Israele, hanno organizzato un attentato insanguinato contro una sinagoga, a Bagdad.

La stampa siriana ha tirato direttamente in causa Israele. Anche il capo degli Hezbollah libanese, Nasrullah, sciita, ha accusato i servizi segreti israeliani. Mentre il governo iraniano metteva in causa delle "forze esterne", linguaggio diplomatico per parlare di Israele. Israele ha ogni interesse ad indebolire l'Iraq ed a dividerlo, come fece in Libano negli anni 70-80. Anche se, in questo senso, può essere in contraddizione con certe parti dell'amministrazione americana.

Bakir Al-Hakim era tuttavia un oppositore conosciuto a Saddam e partecipava indirettamente al consiglio governativo...

Mohammed Hassan. Infatti. Baqr Al-Hakim era un oppositore di lunga data. Si era rifugiato in Iran, ha partecipato alla creazione della costituzione islamica dell'Iran, nel 1979. Per lui, il Partito Baath doveva essere distrutto, anche se ciò doveva essere fatto dagli Stati Uniti. Ma la sua strategia a lungo termine era di costruire la sua organizzazione, di rinforzarla per installare finalmente un Stato islamico forte in Iraq, libero dell'influenza americana.

Nel consiglio governativo, era il solo a rappresentare un movimento un poco rappresentativo della società irachena. L'uomo degli americani, Chalabi, non contava. Baqr Al-Hakim esigeva di avere la sua parola nella selezione degli elementi per la nuova polizia ed il nuovo esercito iracheno. Poteva così introdurre il nuovo Stato con questi uomini. Tutto ciò non piaceva agli americani.

La sua morte è un colpo portato all'influenza dell'Iran in Iraq. È sempre più chiaro che in seno al consiglio iracheno pro–USA, il potere si concentra tra le mani delle marionette americane Chalabi e Talabani. Ma questo consiglio iracheno non durerà a lungo. Abdel Aziz al Hakim, fratello di Mohammed Baqr Al-Hakim e membro del consiglio iracheno, ha dichiarato così al funerale di suo fratello: "Le forze di occupazione sono le principali responsabili del sangue versato a Najaf, ma anche del sangue versato ogni giorno attraverso l'Iraq. L'Iraq non può continuare ad essere occupato e le forze di occupazione dovranno partire affinché possiamo costruire un Iraq secondo la volontà di Allah." Questa corrente pro-iraniana tra gli sciiti va a radicalizzarsi, e ad avvicinarsi alle altre forze della resistenza.

Un lavoratore del porto di Anversa ci ha scritto: "Nel mio ambiente, le persone non comprendono perché la resistenza irachena prende le armi. Perché non provare il negoziato?" Che cosa ne pensate?

Mohammed Hassan.
Quando, negli anni 30, i fascisti italiani hanno invaso l'Etiopia, fondatrice della Società delle Nazioni, (l'antenato dell'ONU), mio padre ha preso le armi. Per il diritto all'autodeterminazione. Che cosa poteva fare di fronte ai gas ed alle estorsioni commessi dall'esercito italiano? Direi semplicemente che ogni belga deve ricordarsi della sua storia. Che cosa è accaduto quando i nazisti hanno distrutto le case in Belgio, deportato 400.000 belgi per farli lavorare come schiavi in Germania? Non hanno fatto la resistenza armata? Non hanno attaccato i soldati tedeschi?

Si può provare a mettersi al posto del lavoratore iracheno. Che cosa avreste fatto se fossi venuto da voi con una pistola, che cosa se vi avessi derubato, torturato?  Negli anni 70, prima della guerra Iran - Iraq, i lavoratori iracheni vivevano molto bene: avevano dei buoni stipendi, accesso alle cure sanitarie e all'educazione. Col passare degli anni, questi lavoratori hanno perso tutto. Cosa fare quando si è di fronte a chi è all'origine della vostra miseria?

Bush annuncia un aumento di 87 miliardi di dollari per continuare a finanziare l'occupazione dell'Iraq e dell'Afghanistan...

Mohammed Hassan.
È il doppio di ciò che aveva previsto. La guerra in Iraq costa circa 4 miliardi di dollari al mese, quella dell'Afghanistan, poco meno di un miliardo. I giornali britannici ed americani confermano le immense difficoltà davanti a cui si trovano l'amministrazione Bush. La resistenza del popolo iracheno mette gli occupanti con la schiena al muro. Così, il 2 agosto, i Financial Time britannici scrivono: "Gli Stati Uniti perdono terreno in Iraq. Fanno fronte ad una resistenza che devono ancora identificare. Le autorità dell'occupazione USA sono incapaci di controllare le strade e le frontiere, l'acqua e l'elettricità."

Ci sono anche dei soldati che cadono ogni giorno...

Mohammed Hassan. Sì, infatti, ma più generalmente, c'è lo stato globale dell'esercito. Ci sono i feriti, quelli che diventano matti. Secondo il Washington Post del 2 settembre, c'è ufficialmente una media di 10 soldati feriti per giorno: 1124 da marzo. Ma non sono contabilizzati. Seimila soldati sono stati rimpatriati negli Stati Uniti: sono molto numerosi quelli che sono diventati inabili sul piano fisico o mentale.

Leggendo un articolo della stampa nordamericana: si può leggere in una lettera di un soldato della terza divisione di fanteria a Bagdad, resa pubblica dai membri della sua famiglia,: il "Nostro morale non è né alto né basso. Non esiste più." Un vecchio combattente parla del morale e della dissidenza aperta tra i soldati: "ho partecipato a due guerre ma non ho mai visto niente di simile." Un sergente a cui era stato confermato per la seconda volta che sarebbe rimasto di stanza in Iraq ha detto: "sono uscito e mi sono messo a piangere. Sono esaurito. Mentalmente e fisicamente esausto al punto di sperare di essere ferito per potere ritornare da me", ha aggiunto.
La Terza divisione è proprio quella che ha ricevuto l'ordine di restare in Iraq "per un periodo indefinito." Ad un giornalista che gli chiedeva se aveva un messaggio per il segretario al Difesa Donald Rumsfeld, un soldato ha risposto che gli chiedeva le sue dimissioni. Un altro ha detto: "Gli chiedo perché siamo ancora qui. Perché non ne ho la minima idea." In agosto, a Forte Stewart, in Georgia, dove è localizzata la Terza divisione, le famiglie dei soldati hanno aspettato anche il loro ritorno.

Siamo, per ciò che riguarda le truppe americane, all'inizio di una situazione comparabile a quella del Vietnam. Anche là, si è preteso che la guerra-lampo sarebbe stata la soluzione. È arrivata la seconda tappa "Cercare e distruggere", Search e Destroy.
Ci dirigiamo verso la fase dove i soldati americani vanno ad applicare ciò che il vecchio segretario di stato al Difesa McNamara chiamava nei suoi Memorie "Search and hide": cercare di nascondersi. In Vietnam, a lungo andare, il soldato non combatteva più, cercava un luogo tranquillo per essere al riparo dagli attacchi della resistenza. O egli si feriva da sé per essere rimpatriato.

La resistenza irachena mette anche in pericolo i piani globali di dominio mondiale degli Stati Uniti. Gli impedisce di preparare la guerra contro la Corea o di altri paesi. Non è solamente una domanda di denaro. Il Pentagono non ha abbastanza personale per guardarsi dalle truppe agguerrite e continuare queste operazioni in tutto il mondo. Il Daily Telegraph del 3 settembre scrive così: "Mandare più truppe sarebbe difficile, addirittura impossibile, senza rendere l'America vulnerabile se dovesse rinforzare la sua presenza altrove, come nella penisola coreana."

Di fronte a tutte queste difficoltà, Bush chiede all'ONU di approvare la creazione di una forza multinazionale sotto comando americano ora. Ce la farà?

Mohammed Hassan. Con la resistenza crescente, in Iraq, le divergenze crescono in seno all'amministrazione Bush. Si tratta in ogni caso di una ritirata per il clan Rumsfeld, il più a destra. Ed una vittoria per Colin Powell, favorevole ai generali in capo Myers ed Abizaid, che non vedono via di uscita alla guerra con la strategia attuale.

Il dibattito cade sull'ampiezza delle concessioni da accordare agli altri grandi poteri per sopportare i costi dell'occupazione. Un membro del Congresso americano ha dichiarato anche che gli Stati Uniti dovrebbero dividere politicamente l'amministrazione dell'occupazione in Iraq con altri paesi. Una conferenza dei "paesi donatori", organizzata per gli Stati Uniti, il FMI e la Banca mondiale, avrà luogo fine ottobre, a Madrid. Ma chi accetterà di affondare in Iraq?

La Francia e la Germania presentano al momento serie riserve. La Francia ha conosciuto la disfatta dell'Algeria. Ha dovuto lasciare il Libano negli anni 80. La Germania e la Francia sanno anche che se intervengono in Iraq, perderanno il mercato iraniano che è loro largamente aperto attualmente. Il Pakistan, l'Egitto, il Marocco, la Giordania esiteranno molto. Un ufficiale egiziano ha dichiarato che se delle truppe egiziane saranno mandate, non è sicuro che ritorneranno, perché rischierebbero di passare massicciamente nell'altro campo, quello della resistenza.

Parlate della resistenza. Ma qual è veramente? Non si può paragonarla con la resistenza nel Vietnam, che era diretta da un partito comunista molto organizzato.

Mohammed Hassan. I tempi sono evidentemente differenti e l'organizzazione anche. In Vietnam, c'era un fronte unificato della resistenza, lo scopo politico era molto definito. In Iraq, siamo proprio all'inizio. L'unità si fa sul campo tra i nazionalisti, i progressisti e le forze islamiche. Ma non sono ancora identificati. Il tempo mostrerà chi avrà la leadership. Ma gli Stati Uniti hanno sollevato una pietra che ricadrà loro sopra, in Iraq come nel resto del mondo arabo.

I resistenti in Iraq hanno appreso anche delle lezioni della guerra del Vietnam. Il generale Giap, comandando in capo in Vietnam, ha definito alcuni principi della strategia di una resistenza armata. Ed il popolo iracheno ne applica già alcuni:
1. Lavorare all'unità del paese contro tutti i tentativi di disunione.
2. Mostrare che esiste un altro governo, invisibile. Non lasciare agire i collaboratori dell'occupante.
3. Contare sulle proprie forze, sulla propria popolazione. Il Vietnam poteva contare un poco sul sostegno della Cina e dell'Unione Sovietica. L'Iraq attuale può contare sul sostegno del mondo arabo.
4. Guadagnare la battaglia della propaganda. Là, la resistenza ha segnato dei punti, particolarmente facendo uso delle televisioni via satellite del mondo arabo come Al-Jazeerah o Al-Arabyah.
5. Condurre la battaglia sul campo più favorevole e costringere il nemico a venire su questo campo.

La resistenza irachena ha superato una prima tappa: quella di non sparire prima della sua costruzione reale. Sta entrando nella sua seconda fase che consiste nell'estendere la guerra di resistenza all'intero paese, particolarmente al Sud. Potrà così bloccare la logistica americana che entra quasi esclusivamente in Bagdad via Kuwait. I veri problemi cominceranno solamente allora per le truppe USA. Sapete che l'aeroporto di Bagdad non ha ancora riaperto, cinque mesi dopo la fine della guerra? E che Rumsfeld ha dovuto atterrare di notte, per paura di essere colpito dai missili terra-aria?