www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 05-10-03

Hanno mentito, su tutto



Malgrado gli sforzi creativi dell’ Amministrazione Bush, si attendono ancora le prove sui collegamenti dell’ Iraq col terrorismo internazionale ed il suo coinvolgimento negli eventi dell’ 11 settembre 2001.
Nonostante la cattura di tutti gli scienziati iracheni non è stata mostrata alcuna prova che l’ Iraq stesse lavorando su armi biologiche e chimiche.
I “laboratori mobili” montati su camion sempre in movimento per tutto il territorio iracheno di cui parlò nel marzo 2003 Colin Powell all’ ONU, probabilmente non hanno ancora esaurito la benzina.

L’ Iraq non tentò mai di comprare uranio dal Niger per costruirsi la bomba atomica: proprio in questi giorni la Cia per scagionare Bush si è assunta la responsabilità di aver fornito al presidente Usa notizie false.
Le “armi di distruzione di massa” con cui Saddam Hussein minacciava la sicurezza degli Usa sono esistite solo nella tesi di laurea del 1991 di uno studente californiano da cui buontemponi dell’ intelligence britannica hanno pedestremente copiato.
A meno di un prodigioso ritrovamento che a questo punto equivarrebbe all’apparizione della Madonna nella calura estiva, queste ormai mitiche armi di distruzione di massa sono state una colossale truffa mediatica buona solo per motivare l’aggressione all’ Iraq.
Le guerre coloniali degli imperialismi occidentali sono state giustificate quasi sempre con la necessità di liberare i popoli da feroci dittature per imporgli invece la superiore civiltà occidentale.

Ma questa filantropica esigenza di portare la libertà, la democrazia ed i diritti umani, cioè questo diritto dell’occidente alla “ingerenza democratica” viene invocato per l’ Iraq proprio mentre nei paesi del nord del mondo è in corso da tempo uno straordinario attacco alle stesse libertà ed agli stessi diritti democratici che si vorrebbero esportare in Medio Oriente, in nome della globalizzazione, del libero mercato, della governabilità, del pericolo terrorista ecc.
La famosa democrazia USA, in Iraq, è magistralmente rappresentata dal neonato “Governo di transizione verso la democrazia”, un organismo varato il 13 luglio 2003 privo in pratica di qualsiasi reale autonomia in quanto il proconsole USA Paul Bremer ha il diritto di veto su tutte le decisioni.
Questo “consiglio di governo” è composto da 25 membri privi di ogni credibilità politica e morale (come Ahmed Shalabi, il Berlusconi iracheno, già condannato in Giordania per bancarotta fraudolenta) che rappresentano solo loro stessi, i loro personali interessi o quelli del loro clan e che certamente si sono impegnati a non intralciare gli interessi del loro padrone yankee.

CON LA RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO
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L’ IRAQ AGLI IRACHENI

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