da Parti du travail de Belgique
http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?section=A1AAABBSBE&obid=21783
Traduzione Flavio Rossi
Intervista a Mohammed Hassan, specialista del
Medio Oriente
Mohamed Hassan
tiene all'università marxista invernale un corso sul tema "Panafricanismo,
Panarabismo & Marxismo". Uno studio di testi africani ed arabi del
passato confrontati con la situazione attuale in Iraq ed in Congo. Corso in
inglese, con gruppi di discussione in altre lingue secondo le modalità contenute
nel calendario del 26-30 dicembre 2003. Infos: www.marx.be
La resistenza irachena sveglia tutte le contraddizioni con
gli Stati Uniti
Elicotteri US abbattuti, attentati, soldati US uccisi nelle imboscate. Non
passa un giorno senza che la resistenza irachena porti dei colpi alle truppe di
occupazione.
"La resistenza sveglia tutte le
contraddizioni della politica guerrafondaia di Bush: nella regione
mediorientale e nello stesso Iraq, tra
l'Europa e gli Stati Uniti, e perfino in seno alla borghesia americana",
afferma Mohammed Hassan, specialista del Medio Oriente.
Davide Pestieau
12-11-2003
L'amministrazione Bush ha appena
ottenuto 87 miliardi di dollari del Congresso americano per continuare
l'occupazione dell'Iraq, e dell'Afghanistan. Tuttavia membri del Congresso,
democratici e alcuni repubblicani, che hanno tutti votato per la guerra,
rimettono in causa l'occupazione. Come spiegare quest’evoluzione?
Mohammed Hassan. Da 50 anni c'è un
dibattito tra le differenti frazioni della borghesia negli Stati Uniti. C'è la
fazione "internazionalista", industriale. Ha difeso la politica del
containment: si trattava di contenere il comunismo, di impedire l’estensione
della sua influenza. Ciò che implicava un'alleanza forte con l'Europa
occidentale.
C'è la fazione sudista, più legata all'industria petrolifera ed il tessile. La
sua strategia è il roll-back (capovolgimento): rovesciare il comunismo e tutti
i regimi indipendenti. Ha sempre sostenuto che il centro di gravità
dell'egemonia americana passava dall'America latina e soprattutto dall'Asia.
Fino alla caduta dell'UnioneSovietica queste due fazioni hanno concordato un
compromesso: il principale era il "containment" ma con capovolgimenti
di regime selettivo, come in Iran nel 1953 o in Indonesia nel 1965, ogni volta
che era possibile senza affrontare troppo l'unione sovietica.
E dal 1989?
Mohammed Hassan. Quando l'unione
sovietica è caduta, una gran parte della borghesia americana si è rivolta verso
il totale roll-back, la volontà di imporre il capitalismo mondiale nel mondo
dovunque sotto egemonia americana.
Con la crisi, fine degli anni 90, inizio degli anni 2000, c'è stato un consenso
per rovesciare i regimi degli Stati chiamati teppisti. Le guerre contro la
Iugoslavia, l'Afghanistan e l'Iraq ne sono state le prime tappe. Con l'Iraq, la
strategia era di rovesciare il regime, di mettere un governo fantoccio. E
soprattutto: a partire dall'Iraq, cambiare gli altri regimi della regione.
Economicamente, si trattava di privatizzare tutti i settore - chiave dell'Iraq,
mettere in piedi un'economia neo - coloniale ed installare un mercato unico,
dove Israele avrebbe potuto dominare la regione. In effetti, si ritorna ad una
politica coloniale come la si conosceva all'inizio del ventesimo secolo.
Il ritorno del colonialismo?
Mohammed Hassan. Non c'è
Costituzione, né governo e tutti i contratti di ricostruzione sono attribuiti a
ditte US. Senza nessuna richiesta di offerta. Una vera rapina. Esempio: la
ditta Halliburton di cui il presidente è stato per molto tempo il
vicepresidente attuale degli Stati Uniti, Dick Cheney. Una delle sue filiali,
Kellogg Brown & Root Servizi, si è visto attribuire la ricostruzione
dell'industria petrolifera irachena per il doppio della somma prevista alla
partenza: due miliardi di dollari.
Non solamente per la ricostruzione, ma anche per la costruzione di ogni nuova
raffineria petrolifera. Il colmo è che l'US Army Corps of Engineers, ha il
compìto di dirigere la ricostruzione, ha rivisto al rialzo le sue stime su base
di uno studio realizzato per.... Kellogg. Perché le ambizioni della
multinazionale US del petrolio sono di sfruttare i pozzi attuali ma anche di
perforarne di altri, per estrarre 8 milioni di barili al giorno!
Oggi l'Iraq fa fronte ad una disoccupazione
mai vista
Mohammed Hassan. In realtà, gli
americani realizzano in Iraq ciò che fanno in altri paesi del terzo mondo:
trasformare dei lavoratori manuali ed intellettuali formati in una marea di
mendicanti e degli schiavi moderni. Ciò che fanno gli americani oggi, è un
ritorno a ciò che hanno fatto i britannici all'inizio degli anni 20 quando
hanno invaso l'Iraq.
È la rivoluzione sovietica, poi la vittoria sul fascismo dopo la seconda guerra
mondiale che è stata il motore della decolonizzazione. È logico dunque che il
capovolgimento del blocco socialista porta il ritorno di un colonialismo
modernizzato.
Ma i popoli del terzo mondo, e particolarmente dell'Iraq, hanno appreso molto
in questi 80 ultimi anni. Gli iracheni sanno che il loro paese ha prodotto il
numero più elevato di diplomati del mondo arabo. Che ha potuto, in un momento
nella sua storia, utilizzare le sue enormi ricchezze per costruire un paese
moderno.
È questa coscienza che è alla base della resistenza irachena attuale. E se c'è
una certa opposizione nel Congresso US, questo è unicamente perché la
resistenza irachena dimostra giorno dopo giorno che il piano US si dimostra
molto costoso, senza garanzia di successo.
Ma una parte dei paesi dell'unione europea
sembra opporsi a quest’espansionismo
Mohammed Hassan. Perché la guerra
contro l'Iraq era anche una guerra contro l'Europa. Il roll-back, è l'abbandono
della politica d’alleanza di prima della caduta dell'URSS. Gli Stati Uniti
hanno fatto tutto per dividere l'Europa. Per imporre la loro egemonia completa,
dovevano ridividere le zone d’influenza nel mondo e dovevano passare dalla
guerra contro l'Iraq. E’ un segnale chiaro verso l'Europa: non prendete piede
in Medio Oriente.
Non bisogna fidarsi dell'apparenza di un'unità ritrovata tra Francia, Germania
e Stati Uniti. Le contraddizioni crescono. Dieci anni fa, sarebbe stato
impensabile che l'unione europea producesse un sondaggio dove gli europei
affermano che i due paesi che minacciano di più la pace nel mondo sono Israele
(il 59%), e gli Stati Uniti (il 53%).
Le contraddizioni si sviluppano anche nei paesi che hanno scelto di restare
atlantisti. Quando la Spagna ritira il suo personale diplomatico di Baghdad,
ciò esprime le pressioni della fazione della borghesia spagnola pro-europea.
Anche Chalabi, il protetto iracheno di Washington,
si lamenta che gli Stati Uniti non lasciano più potere al Consiglio iracheno.
Mohammed Hassan. Ci sono anche i
movimenti curdi iracheni pro - US. Per dieci anni, hanno avuto il controllo di
una regione autonoma a nord dell'Iraq. Si sono potuti armare e si sono potuti
organizzare. hanno un'influenza preponderante sulle altre fazioni pro -
americane. Hanno imposto l'idea di uno Stato iracheno federale. Ma guidati da
un nazionalismo stretto ed accecante, non hanno compreso che gli Stati Uniti
avevano un'altra agenda per loro e per l'Iraq.
L'esercito US ha avuto bisogno di loro per lo spionaggio, l'infiltrazione prima
e durante la guerra. Ma oggi, gli americani hanno dovuto constatare che i curdi
non possono controllare più del territorio che era già sotto il loro controllo.
E Washington chiede aiuto alla Turchia che ha rifiutato, ciò che ha provocato
un moto di protesta dei curdi. D’altra parte, i movimenti arabi iracheni pro
-US non hanno nessuna base popolare e soprattutto nessuna organizzazione seria.
Un errore di valutazione degli Stati Uniti?
Mohammed Hassan. Difatti. Powell
come Rumsfeld hanno dovuto confessare che non si aspettavano una resistenza
tanto potente ed anche organizzata. Contrariamente a ciò che avevano affermato
in principio, hanno deciso di riordinare una parte dei membri del vecchio
esercito iracheno per costruire velocemente una nuova armata sotto i loro
ordini. Ma agendo così, i movimenti curdi, come quello di Talabani, sentono che
il loro potere diminuisce. E le marionette pro-americane come Chalabi sentono
di poter scappar loro.
Si tratterebbe di un capovolgimento americano
per dare una parte del potere ai componenti del vecchio regime che passerebbero
nel loro campo. Ciò che spiegherebbe le dichiarazioni di Rumsfeld che vuole
formare un esercito iracheno di 200.000 uomini...
Mohammed Hassan. Precisamente. Gli
americani sperano di licenziare uno o due generali ambiziosi ed opportunisti
del vecchio regime. E riguadagnare sotto il suo controllo una parte della base
dell'esercito iracheno. Che sia stato sfaccendata o in stato di disoccupazione,
o entrata nella resistenza. Gli USA sperano così dividere il partito Baath, il
partito di Saddam Hussein.
In realtà, i vecchi membri dell'esercito iracheno sono i soli ad avere
un'esperienza militare e a dominare le forme d’organizzazione elementare per
costruire un vero esercito. Ma questa opzione è molto fragile per gli
americani: renderà il nuovo esercito permeabile alle infiltrazioni della
resistenza. Ed arriva soprattutto, troppo tardi. Se gli Stati Uniti l'avessero
applicato all'epoca della caduta di Baghdad, nel momento in cui il morale dei
nazionalisti iracheni era a più basso, avrebbero potuto sperare in una riunione
più massiccia. Ma oggi...
Gli Stati Uniti sembrano conoscere anche
delle contraddizioni sempre più grandi con gli altri paesi della regione.
Mohammed Hassan. Sì, ivi compreso
con i loro alleati tradizionali: Kuwait, Arabia saudita ed anche Turchia.
Questi tre paesi hanno firmato una dichiarazione comune con gli altri vicini
dell'Iraq (Iran, Siria, Giordania). Indicano di non accettare l'occupazione
americana ed esigono che il potere ritorni al più presto agli iracheni. Il
Kuwait si oppone alla decisione americana di annullare il debito iracheno verso
questo paese.
Si può spiegare anche queste dichiarazioni
per la pressione popolare: nei paesi arabi, il popolo sostiene ardentemente la
resistenza irachena...
Mohammed Hassan. Sì, ciò gioca a
favore, ma questo è di più delle solite dichiarazioni demagogiche. Il Kuwait e l'Arabia
saudita non si erano avvicinate mai tanto pubblicamente in opposizione agli
Stati Uniti. Questi regimi feudali hanno compreso che lo scopo US non si limita
a rovesciare il regime nazionalista arabo di Saddam Hussein. Si tratta di
"democratizzare" la regione alla maniera americana, in altri termini,
rovesciare tutti i regimi del Golfo per sostituirli con i nuovi protettorati
dove i margini della borghesia locale sono ancora più ridotti.
La strategia americana anti-saudita si è espressa in un rapporto del Congresso
sugli attentati del 11 settembre. Delle decine di pagine non pubbliche mettono
in causa il ruolo dello stato saudita. Il rapporto esige dei risarcimenti
dell'ordine di 3.000 miliardi di dollari, l'equivalente del totale del debito
americano!
Appena il rapporto è stato reso pubblico, in agosto, una delegazione saudita
diretta dal principe erede è andata a Mosca. Ha trattato un accordo petrolifero
anti-dumping: l'Arabia Saudita si avvia a consultare la Russia per non
abbassare i prezzi del petrolio mondiale.
Bisogna sapere che l'Arabia Saudita è stata una dei principali alleati degli
Stati Uniti nella sua crociata anticomunista. Ha finanziato anche in grande
parte l'economia americana coi suoi petrodollari. Accettando di abbassare i
prezzi del petrolio quando gli americani glielo chiedevano, i regimi
nazionalisti arabi ma anche dell'unione sovietica, grande produttrice di
petrolio, sono caduti, provocando delle crisi economiche in questi paesi.
L'accordo russo - saudita è un capovolgimento importante ed una sfida al
dominio americano dunque. L'Arabia Saudita che aveva consigliato alle
associazioni musulmane degli Stati Uniti di votare per Bush nel passato, chiede
loro oggi di fare tutto affinché non sia rieletto più.
Tutte queste contraddizioni si accentuano
quando la resistenza irachena appare ogni volta più forte e più organizzata
Mohammed Hassan. C'è una
combinazione di parecchie forme di resistenza: delle azioni militari mirate
contro i convogli americani ma anche una forma di Intifida popolare.
Così, la resistenza ha proclamato tre giorni di sciopero e di resistenza
all'occupante il 31 ottobre, di bocca in bocca e attraverso la diffusione
clandestina di volantini. L'indomani, la città di Baghdad era quasi deserta.
Due giorni dopo, un elicottero americano è stato abbattuto facendo più di 20
morti. Ed il giorno seguente, i quartieri generali delle truppe USA e
britanniche sono stati attaccati. L'attacco contro il vice - ministro del
Difesa US Wolfowitz, il 26 ottobre, dimostra che la resistenza vuole seminare
non solo il panico alla base dell'esercito americano ma anche fra i suoi
generali e leader.
L'attentato contro la Croce Rossa il 27
ottobre pone ugualmente una domanda. Perché si prendersela anche con quelli che
portano un aiuto umanitario?
Mohammed Hassan.La situazione è più complessa. In questi
dieci ultimi anni, al Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa, il suo equivalente nel
mondo musulmano, hanno prodotto un rapporto molto critico sulle conseguenze
dell'embargo per la popolazione civile.
Dopo la caduta di Baghdad, l'essenziale del personale iracheno della Mezzaluna
Rossa giudicato pro-Saddam, è stato comandato dalle truppe d’occupazione. Hanno
messo dei pro - USA alla testa dell'organizzazione. Che non porta dell'aiuto
che nelle zone sotto controllo americano.
Per esempio, non arriva niente alla città di Fallujah, bastione della
resistenza. E non siamo ingenui: l'esercito USA introduce questo genere
d’organizzazione per il suo lavoro di spionaggio. Ciò che può spiegare le
motivazioni di quelli che ha attaccato la Croce Rossa.
Certi analisti paragonano l'Iraq in Vietnam.
Mohammed Hassan. Ci sono degli
elementi di paragone, evidentemente. Ma bisogna localizzare queste due guerre
nel loro contesto. La guerra contro il Vietnam s’inquadrava nella strategia del
containment. Gli USA volevano fare come in Corea: un Nord - Vietnam comunista
ed un Sud -Vietnam pro - americano. Ma hanno incontrato una guerriglia
fortemente radicata nella massa, ed un partito comunista molto organizzato
sostenuto dalla Cina e dall'Unione Sovietica.
In Iraq, Washington agisce in una logica di roll-back, di capovolgimento. La
resistenza irachena non ha il sostegno dell'unione sovietica, né apertamente
d’altri paesi potenti. A priori, la situazione è dunque molto più difficile.
Ma gli Stati Uniti hanno anche dei punti deboli: hanno perso la guerra di
propaganda nel mondo arabo e musulmano. La resistenza ha il sostegno di quasi
tutte le classi sociali nel mondo musulmano. L'aggressione americana ha
aumentato molto la coscienza di questa popolazione di più di un miliardo di
persone. Così, la resistenza irachena non mancherà di finanze, purché continui
ad organizzarsi.
Faccio notare che il finanziamento esorbitante della guerra da parte degli USA
potrà indurre ad una grave crisi interna negli Stati Uniti. Presto o tardi,
come le contraddizioni si accentueranno in Iraq e nella regione, gli americani
si troveranno in una situazione insostenibile e dovranno lasciare il paese.