fonte http://www.abc.net.au/lateline/content/2004/s1063309.htm
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Marzo 2004 Australia
Trascrizione dell’intervista all’Australian Broadcasting Corporation
Trad. dall’inglese di B.f.
Pilger sugli US e il terrorismo
Tony Jones (TJ): Sulla questione
che ha diviso la sinistra politica e il movimento contro la guerra in Iraq: ora
che il dado è stato tratto, il regime deposto e le forze di occupazione stanno
occupando il paese, come si possono considerare coloro i quali stanno ancora
attaccando gli occupanti e bersagliando tutti quelli che considerano aver
aiutato gli US?
John Pilger (JP), giornalista
veterano, non ha dubbi. Egli sostiene che, quella che egli chiama “la
resistenza, è di un’importanza incredibile” e che il mondo ora “dipende” dalla
sua vittoria. Egli dice “Penso che se la macchina militare US e l’amministrazione Bush possono subire
qualcosa come una sconfitta in Iraq, possono essere fermati. Il che significa
fermarli dall’invadere altri paesi.
Jhon Pilger, attualmente in Australia parla regolarmente a riunioni politiche e
alle proiezioni del suo film ‘Breaking the Silence’
TJ: Jhon Pilger, sostieni ancora
che il mondo dipenda da ciò che definisci “la resistenza irachena” per
infliggere una sconfitta militare alle forze coalizzate?
JP: Certamente, storicamente noi
abbiamo sempre fatto assegnamento sulla resistenza per sbarazzarci degli
occupanti, per sbarazzarci degli invasori.
E ciò che abbiamo adesso in Iraq, io penso sia l’equivalente dell’insediamento
di una specie di Governo di Vichy. Una resistenza comporta sempre atrocità,
sangue. Comporta sempre terrore. Puoi immaginare se l’Australia fosse stata
occupata dai giapponesi durante la II Guerra Mondiale che tipo di resistenza ci
sarebbe stata… Abbiamo visto tutto questo in tutte le parti del mondo.
Ora io credo che la situazione in Iraq sia così disastrosa, che se gli US non
saranno sconfitti in quel paese, ci sarà allo stesso modo dato di vedere un
attacco all’Iran, un attacco alla Corea del Nord, e alla fine ci potrebbe anche
essere un attacco alla Cina nel giro di una decade. Perciò io credo che quello
che avviene ora in Iraq sia molto importante.
TJ: Vuoi dire sconfitti
militarmente?
JP: Si
TJ: Che cosa intendi con il
termine di resistenza, chi è la resistenza? Stiamo parlando dei residui del
regime Bahatista, o stiamo parlando di mujahadeen che vengono da fuori? Stiamo
parlando di qualcuno pronto a prendere un fucile o a lanciare una bomba?
JP: Perché dovremmo avere un
diverso metro guardando a quello che è la resistenza in Iraq rispetto a
qualsiasi altro luogo?
TJ: Allora a che cosa lo puoi
paragonare?
JP: Ci sono 12 gruppi. Per tre dei
quali a lungo siamo caduti nell’errore che fossero residuati di Saddam; adesso
che Saddam è stato catturato, la resistenza si è temporaneamente intensificata.
Ci sono 12 gruppi che sono molto diversi tra loro ma ciò che li unisce, è del
tutto chiaro, è di voler buttare fuori dall’Iraq gli invasori stranieri e gli
occupanti. Come dicevo, così è stato nella storia, in Algeria o in Vietnam, o
nella Francia durante la II Guerra Mondiale; si presta ad essere atroce e
sanguinoso
Adesso sono i Bahatisti? Bene, vi è una grande ironia, perché ciò che gli US
stanno facendo adesso è la riqualificazione, o piuttosto la riassunzione di 10.000 dei più agguerriti uomini della
sicurezza di Saddam Hussein.
La CIA sta istruendo questa gente in realtà per puntare il dito su ciò che è la
resistenza. Ciò che sta succedendo adesso in Iraq è una specie di
re-nazificazione, lo stesso genere di cosa che avvenne in Germania dopo la II
Guerra Mondiale.
TJ: Su questo punto mi permetti di
domandarti: allora è legittimo per la resistenza prendere di mira i giovani che
si accodano per arruolarsi nella polizia irachena, che tu descrivi come una
sorta di Ghestapo ?
JP: Sai, tutte le resistenze hanno
detto, se tu sei pronto a collaborare allora sei un bersaglio. Naturalmente,
l’uccisione di innocenti non può essere condonata in nessuna circostanza.
Tuttavia in ogni resistenza capita.
TJ: Sembrerebbe comunque, da
quello che stai dicendo, che questi giovani che si uniscono alle forze di
questa polizia, non siano innocenti
JP: Bhé, non li sono. E’ curioso
che tu li chiami ‘questi giovani’. Sono tra le persone più crudeli. Voglio dire
molti di loro avrebbero potuto essere agli ordini di quelli che gli americani
hanno sbattuto a Guantanamo Bay. E lo avrebbero fatto se non avessero avuto un
altro possibile compito da far adempiere loro.
Gli US hanno scelto tutti della guardia scelta e dell’intelligence di Saddam.
Hanno attivato una delle più efficenti sicurezze, si, proprio una Ghestapo in
Medio Oriente.
Li hanno assunti, e questi uomini adesso arruolati sono 10.000, pagati dalla
CIA per fare per gli americani ciò che in effetti facevano sotto Saddam
Hussein. Allo stesso modo gli statunitensi avevano fatto in Vietnam…
TJ: Ma stai dicendo che questi
uomini, che stanno fuori dai posti di polizia, che cercano di essere reclutati,
per trovare un impiego in un clima economico disastrato, sono bersagli
legittimi?
JP: No, non sto dicendo che sono
obiettivi legittimi, ma per la resistenza lo sono; si.
TJ: Ma la resistenza è una
resistenza che, tu hai detto, noi dobbiamo sostenere?
JP: No, andiamo. Io non sto
dicendo che dobbiamo sostenerla. Sto dicendo che noi dipendiamo da questa.
Se guardiamo la situazione, è preoccupante quello che i rampanti US si stanno
apprestano a fare (dovremmo essere tutti preoccupati di ciò; è evidente e
chiaro a tutti); se noi siamo consapevoli di ciò, ci domandiamo e milioni di
persone ovunque nel mondo si sono domandate - come si può fermare ciò?
Bene, un posto dove possono iniziare ad essere fermati, o alla fine
intrappolati, o dissuasi, è sfortunatamente - e ripeto, sfortunatamente- in
Iraq, perché sebbene vengano uccisi degli americani, la maggior parte delle
vittime, come tu correttamente hai notato, si appresta ad essere irachena .
Come è accaduto in Algeria, in Vietnam.
Ciò è accaduto in tutte le parti nel mondo quando un potente invasore è entrato
in un paese. Non è l’invasore che soffre maggiormente ma la popolazione locale.
TJ: Ma tu stai dicendo che in
realtà il resto del mondo adesso può dipendere da una resistenza che si
appresta a mandare autobombe contro le Nazioni Unite, che si appresta a
bombardare civili mentre stanno celebrando le loro più sacre festività in città
sante come Kerbala, Sciiti che si dispongono al perdono, proprio per promuovere
la concezione totale di una guerra civile in Iraq.
Com’è che tu sembri suggerire che questa resistenza sia una buona cosa?
JP: Ma tu hai omesso l’origine di
questa violenza. In questa litania, che è molto interessante, hai qualche
ragione.
Ma l’origine di tutto ciò è stata l’invasione, un’immotivata e illegittima
invasione, una sanguinosa invasione dagli US e Britannia, che ha causato tra le
21.000 e le 55.000 vittime, che provoca ogni mese la morte di 1.000 bambini a
causa delle bombe a frammentazione, che sta producendo la più invasiva
contaminazione portata da una varietà di armi tossiche, come l’uranio
impoverito, che ha distrutto la vita della popolazione.
Questa è l’origine e questa è la principale violenza in Iraq. Si, c’è violenza;
ma la violenza che tu descrivi è una reazione a questo.
TJ: Ma, voglio dire, come si può sostenere
una resistenza che ricorra all’uccisione di gente innocente?
Come si può indicare che il mondo, nei fatti, dipende da questo genere di
resistenza che ricorre all’uccisione di gente innocente, come tu dici,
principalmente irachena?
JP: Una gran parte di popoli ha
fatto assegnamento su un movimento resistenziale per buttare fuori gli
invasori, praticamente fin dagli inizi della storia.
Quando Cesare risalì la Gallia, quando infine attraversò il Rubicone - cosa che
gli americani hanno fatto in termini moderni - la vi era un contingente
resistenziale.
TJ: Vi sono altre forme di
resistenza. C’è una resistenza pacifica, per cominciare. Il Mahatma Ghandi è
per caso ricorso alle bombe?
JP: Tony, dimmi, come produci una
resistenza pacifica contro una forza di invasione, che l’Human Rights Watch
questa settimana definisce come fuori controllo, aggressiva, che ha assoldato
una quantità di combattenti di strada assassini, che - l’ho appena detto - ha
ucciso, nel loro ‘Shock and Awe’(colpisci e spaventa), ha ucciso più di 55.000
persone.
Robert Fish, giornalista indipendente, riferisce che ogni settimana dai 500 ai
1.000 iracheni restano uccisi indirettamente in seguito alla presenza americana
in quel paese.
Ora come puoi dire che si devono sedere giù e dire che agli americani “ve ne
dovete andare”. Questa sarebbe la resistenza pacifica. Attualmente c’è una
quantità di popolazione che si oppone pacificamente, se questo fosse riportato…
Tu sai, io seguo i rapporti di diversi
osservatori di diritti umani a Baghdad. La vi è un enorme aumento di
resistenza pacifica, ma dall’altra parte della resistenza, c’è anche il fuoco
che risponde al fuoco.
Non penso che uno abbia da approvare questo. In effetti è mia opinione che non
si possa accettare, in nessuna circostanza, l’uccisione di gente innocente.
Però devi capire perché questo avviene. Nello stesso modo che abbiamo di capire
perché è successo l’11 Settembre.
TJ: Tu in questo contesto puoi
accettare l’uccisione di soldati americani, britannici o australiani che sono
nelle forze di occupazione?
JP: Bhé si, sono obiettivi
legittimi. Essi stanno occupando illegalmente un paese. Se facessi una
riflessione dal punto di vista dell’Iraq, sono un obiettivo legittimo, certo.
TJ: Così tu consideri le truppe
australiane in Iraq un legittimo bersaglio?
JP: Perdonami ma è davvero una
domanda mal posta: ho appena affermato che gli occupanti stranieri di un paese,
gli occupanti militari, siano essi tedeschi in Francia, americani in Vietnam,
francesi in Algeria, statunitensi ovunque nell’America Latina. Io ho riflettuto
dal punto di vista delle popolazioni locali - e come ho ricordato degli
australiani in Australia, se l’Australia fosse stata invasa e occupata dai
giapponesi - così le forze occupanti, dal punto di vista del popolo di quel
paese, sono bersagli legittimi.
TJ: Gli Sciiti hanno da tempo
rifiutato di impegnarsi in questa crociata contro gli US.
Essi hanno immense truppe che sono armate e addestrate abbastanza bene con le
quali potrebbero rivoltarsi contro gli americani se lo decidessero. Ma non
hanno agito così perché stanno perseguendo una soluzione pacifica. Mirano ad
avere un ruolo nel nuovo governo iracheno.
Perché non appoggiare loro piuttosto che la resistenza che sta uccidendo i loro
civili?
JP: Bene, quello che gli Sciiti
stanno facendo penso sia attualmente meno interessante, essi sono stati a lungo
un gruppo molto paziente.
Hai solo da guardare all’Iran, quando era sotto lo scià, è occorso un lungo
periodo di oppressione prima che l’Iran esplodesse in una rivoluzione nel 1979.
Quello che penso stiano facendo in Iraq gli Sciiti è qualcosa di molto simile:
che essi siano costituendo una milizia armata, che essi lo stiano facendo
pazientemente e lo stiano facendo in un modo molto ordinato. Attualmente c’è un
certo impegno alla resistenza pacifica tra gli Sciiti, ed essi sono la
maggioranza nel paese.
Ma quando tu hai tali provocazioni quotidiane provenienti dagli invasori ,
provenienti dagli americani, che sono la forza principale in quel paese, quando
tu hai questo tipo di presenza assassina anche semplicemente per usare il
pozzo, per i molti fatti di un’occupazione militare e violenta, quando tu hai
questa provocazione giorno dopo giorno, allora io penso che l’idea stessa di
resistenza pacifica - se questa possa venire dagli Sciiti con la loro pazienza
o dai Sunniti, o da chiunque altro - davvero va fuori dalla finestra.
TJ: Tu ammetti che gli immensi
abusi sui diritti umani avvenuti sotto il regime di Saddam Hussein, forse non
sulla stessa scala di Pol Pot ma abbastanza vicini a quelli…ora che centinaia
di migliaia di sepolcri di massa sono finalmente stati dissotterrati..
JP: Assolutamente, fai bene a
sollevare questi argomenti.
TJ: Ma lasciami finire la domanda.
Non era un caso morale operare per deporre il dittatore che stava uccidendo i
suoi oppositori a centinaia di migliaia?
JP: Assolutamente si. Da parte del popolo iracheno.
Ed io credo che se non ci fossero stati i 10 anni dell’assedio medioevale
imposto all’Iraq dagli US, effettivamente, con la Britannia, che ha portato
morte, in accordo con due Vice Segretari Generali delle Nazioni Unite che erano
incaricati di portare aiuto umanitario a un milione di persone in Iraq – non
essendoci stata quella straordinaria pressione, che attualmente rafforza il
regime a Baghdad – allora, quasi certamente, ci sarebbe stato quel genere di
insurrezione che si era verificata all’inizio del 1991, e io credo che avremmo
potuto avere un parallelo con quanto accaduto in Romania.
I rumeni si liberarono del loro tirannia che era molto simile alla tirannia di
Saddam Hussein. E lo fecero da soli. Adesso noi li fermiamo - quando dico ‘noi’
parlo dell’Occidente -.
TJ: Gli Stati Uniti in
particolare…c’è un appunto forte da fare qui, furono traditi.
JP: Nel 1991 li fermarono. E
l’altro appunto che hai fatto circa Saddam che è colpevole dei più terribili
abusi contro i diritti umani, la maggior parte del regno del terrore di Saddam
Hussein e i peggiori delitti vennero commessi da lui mentre, negli anni
Ottanta, egli era appoggiato da noi,
quando era aiutato dagli US con armi chimiche e armi di distruzione di massa.
Questo è piuttosto importante perché la
forza di Saddam Hussein, egli l’ha disegnata principalmente da Washington e da
Londra, e le ipocrisie dette sul fatto che Saddam Hussein fosse il grande
tiranno che noi avevamo il dovere morale di abbattere penso che adesso siano
evidenti a molte persone.
TJ: Jhon Pilger, grazie per averci
partecipato una parte delle tue idee.