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fonte http://www.abc.net.au/lateline/content/2004/s1063309.htm

18 Marzo 2004 Australia

Trascrizione dell’intervista all’Australian Broadcasting Corporation
Trad. dall’inglese di B.f.

Pilger sugli US e il terrorismo


Tony Jones (TJ): Sulla questione che ha diviso la sinistra politica e il movimento contro la guerra in Iraq: ora che il dado è stato tratto, il regime deposto e le forze di occupazione stanno occupando il paese, come si possono considerare coloro i quali stanno ancora attaccando gli occupanti e bersagliando tutti quelli che considerano aver aiutato gli US?

John Pilger (JP), giornalista veterano, non ha dubbi. Egli sostiene che, quella che egli chiama “la resistenza, è di un’importanza incredibile” e che il mondo ora “dipende” dalla sua vittoria. Egli dice “Penso che se la macchina militare US  e l’amministrazione Bush possono subire qualcosa come una sconfitta in Iraq, possono essere fermati. Il che significa fermarli dall’invadere altri paesi.
Jhon Pilger, attualmente in Australia parla regolarmente a riunioni politiche e alle proiezioni del suo film ‘Breaking the Silence’

TJ: Jhon Pilger, sostieni ancora che il mondo dipenda da ciò che definisci “la resistenza irachena” per infliggere una sconfitta militare alle forze coalizzate?

JP: Certamente, storicamente noi abbiamo sempre fatto assegnamento sulla resistenza per sbarazzarci degli occupanti, per sbarazzarci degli invasori.

E ciò che abbiamo adesso in Iraq, io penso sia l’equivalente dell’insediamento di una specie di Governo di Vichy. Una resistenza comporta sempre atrocità, sangue. Comporta sempre terrore. Puoi immaginare se l’Australia fosse stata occupata dai giapponesi durante la II Guerra Mondiale che tipo di resistenza ci sarebbe stata… Abbiamo visto tutto questo in tutte le parti del mondo.

Ora io credo che la situazione in Iraq sia così disastrosa, che se gli US non saranno sconfitti in quel paese, ci sarà allo stesso modo dato di vedere un attacco all’Iran, un attacco alla Corea del Nord, e alla fine ci potrebbe anche essere un attacco alla Cina nel giro di una decade. Perciò io credo che quello che avviene ora in Iraq sia molto importante.

TJ: Vuoi dire sconfitti militarmente?

JP: Si

TJ: Che cosa intendi con il termine di resistenza, chi è la resistenza? Stiamo parlando dei residui del regime Bahatista, o stiamo parlando di mujahadeen che vengono da fuori? Stiamo parlando di qualcuno pronto a prendere un fucile o a lanciare una bomba?

JP: Perché dovremmo avere un diverso metro guardando a quello che è la resistenza in Iraq rispetto a qualsiasi altro luogo?

TJ: Allora a che cosa lo puoi paragonare?

JP: Ci sono 12 gruppi. Per tre dei quali a lungo siamo caduti nell’errore che fossero residuati di Saddam; adesso che Saddam è stato catturato, la resistenza si è temporaneamente intensificata.

Ci sono 12 gruppi che sono molto diversi tra loro ma ciò che li unisce, è del tutto chiaro, è di voler buttare fuori dall’Iraq gli invasori stranieri e gli occupanti. Come dicevo, così è stato nella storia, in Algeria o in Vietnam, o nella Francia durante la II Guerra Mondiale; si presta ad essere atroce e sanguinoso

Adesso sono i Bahatisti? Bene, vi è una grande ironia, perché ciò che gli US stanno facendo adesso è la riqualificazione, o piuttosto la riassunzione  di 10.000 dei più agguerriti uomini della sicurezza di Saddam Hussein.

La CIA sta istruendo questa gente in realtà per puntare il dito su ciò che è la resistenza. Ciò che sta succedendo adesso in Iraq è una specie di re-nazificazione, lo stesso genere di cosa che avvenne in Germania dopo la II Guerra Mondiale.

TJ: Su questo punto mi permetti di domandarti: allora è legittimo per la resistenza prendere di mira i giovani che si accodano per arruolarsi nella polizia irachena, che tu descrivi come una sorta di Ghestapo ?

JP: Sai, tutte le resistenze hanno detto, se tu sei pronto a collaborare allora sei un bersaglio. Naturalmente, l’uccisione di innocenti non può essere condonata in nessuna circostanza. Tuttavia in ogni resistenza capita.

TJ: Sembrerebbe comunque, da quello che stai dicendo, che questi giovani che si uniscono alle forze di questa polizia, non siano innocenti

JP: Bhé, non li sono. E’ curioso che tu li chiami ‘questi giovani’. Sono tra le persone più crudeli. Voglio dire molti di loro avrebbero potuto essere agli ordini di quelli che gli americani hanno sbattuto a Guantanamo Bay. E lo avrebbero fatto se non avessero avuto un altro possibile compito da far adempiere loro.

Gli US hanno scelto tutti della guardia scelta e dell’intelligence di Saddam. Hanno attivato una delle più efficenti sicurezze, si, proprio una Ghestapo in Medio Oriente.

Li hanno assunti, e questi uomini adesso arruolati sono 10.000, pagati dalla CIA per fare per gli americani ciò che in effetti facevano sotto Saddam Hussein. Allo stesso modo gli statunitensi avevano fatto in Vietnam…

TJ: Ma stai dicendo che questi uomini, che stanno fuori dai posti di polizia, che cercano di essere reclutati, per trovare un impiego in un clima economico disastrato, sono bersagli legittimi?

JP: No, non sto dicendo che sono obiettivi legittimi, ma per la resistenza lo sono; si.

TJ: Ma la resistenza è una resistenza che, tu hai detto, noi dobbiamo sostenere?

JP: No, andiamo. Io non sto dicendo che dobbiamo sostenerla. Sto dicendo che noi dipendiamo da questa.

Se guardiamo la situazione, è preoccupante quello che i rampanti US si stanno apprestano a fare (dovremmo essere tutti preoccupati di ciò; è evidente e chiaro a tutti); se noi siamo consapevoli di ciò, ci domandiamo e milioni di persone ovunque nel mondo si sono domandate - come si può fermare ciò?

Bene, un posto dove possono iniziare ad essere fermati, o alla fine intrappolati, o dissuasi, è sfortunatamente - e ripeto, sfortunatamente- in Iraq, perché sebbene vengano uccisi degli americani, la maggior parte delle vittime, come tu correttamente hai notato, si appresta ad essere irachena . Come è accaduto in Algeria, in Vietnam.

Ciò è accaduto in tutte le parti nel mondo quando un potente invasore è entrato in un paese. Non è l’invasore che soffre maggiormente ma la popolazione locale.

TJ: Ma tu stai dicendo che in realtà il resto del mondo adesso può dipendere da una resistenza che si appresta a mandare autobombe contro le Nazioni Unite, che si appresta a bombardare civili mentre stanno celebrando le loro più sacre festività in città sante come Kerbala, Sciiti che si dispongono al perdono, proprio per promuovere la concezione totale di una guerra civile in Iraq.

Com’è che tu sembri suggerire che questa resistenza sia una buona cosa?

JP: Ma tu hai omesso l’origine di questa violenza. In questa litania, che è molto interessante, hai qualche ragione.

Ma l’origine di tutto ciò è stata l’invasione, un’immotivata e illegittima invasione, una sanguinosa invasione dagli US e Britannia, che ha causato tra le 21.000 e le 55.000 vittime, che provoca ogni mese la morte di 1.000 bambini a causa delle bombe a frammentazione, che sta producendo la più invasiva contaminazione portata da una varietà di armi tossiche, come l’uranio impoverito, che ha distrutto la vita della popolazione.

Questa è l’origine e questa è la principale violenza in Iraq. Si, c’è violenza; ma la violenza che tu descrivi è una reazione a questo.

TJ: Ma, voglio dire, come si può sostenere una resistenza che ricorra all’uccisione di gente innocente?

Come si può indicare che il mondo, nei fatti, dipende da questo genere di resistenza che ricorre all’uccisione di gente innocente, come tu dici, principalmente irachena?

JP: Una gran parte di popoli ha fatto assegnamento su un movimento resistenziale per buttare fuori gli invasori, praticamente fin dagli inizi della storia.

Quando Cesare risalì la Gallia, quando infine attraversò il Rubicone - cosa che gli americani hanno fatto in termini moderni - la vi era un contingente resistenziale.

TJ: Vi sono altre forme di resistenza. C’è una resistenza pacifica, per cominciare. Il Mahatma Ghandi è per caso ricorso alle bombe?

JP: Tony, dimmi, come produci una resistenza pacifica contro una forza di invasione, che l’Human Rights Watch questa settimana definisce come fuori controllo, aggressiva, che ha assoldato una quantità di combattenti di strada assassini, che - l’ho appena detto - ha ucciso, nel loro ‘Shock and Awe’(colpisci e spaventa), ha ucciso più di 55.000 persone.

Robert Fish, giornalista indipendente, riferisce che ogni settimana dai 500 ai 1.000 iracheni restano uccisi indirettamente in seguito alla presenza americana in quel paese.

Ora come puoi dire che si devono sedere giù e dire che agli americani “ve ne dovete andare”. Questa sarebbe la resistenza pacifica. Attualmente c’è una quantità di popolazione che si oppone pacificamente, se questo fosse riportato…

Tu sai, io seguo i rapporti di diversi  osservatori di diritti umani a Baghdad. La vi è un enorme aumento di resistenza pacifica, ma dall’altra parte della resistenza, c’è anche il fuoco che risponde al fuoco.

Non penso che uno abbia da approvare questo. In effetti è mia opinione che non si possa accettare, in nessuna circostanza, l’uccisione di gente innocente. Però devi capire perché questo avviene. Nello stesso modo che abbiamo di capire perché è successo l’11 Settembre.

TJ: Tu in questo contesto puoi accettare l’uccisione di soldati americani, britannici o australiani che sono nelle forze di occupazione?

JP: Bhé si, sono obiettivi legittimi. Essi stanno occupando illegalmente un paese. Se facessi una riflessione dal punto di vista dell’Iraq, sono un obiettivo legittimo, certo.

TJ: Così tu consideri le truppe australiane in Iraq un legittimo bersaglio?

JP: Perdonami ma è davvero una domanda mal posta: ho appena affermato che gli occupanti stranieri di un paese, gli occupanti militari, siano essi tedeschi in Francia, americani in Vietnam, francesi in Algeria, statunitensi ovunque nell’America Latina. Io ho riflettuto dal punto di vista delle popolazioni locali - e come ho ricordato degli australiani in Australia, se l’Australia fosse stata invasa e occupata dai giapponesi - così le forze occupanti, dal punto di vista del popolo di quel paese, sono bersagli legittimi.

TJ: Gli Sciiti hanno da tempo rifiutato di impegnarsi in questa crociata contro gli US.

Essi hanno immense truppe che sono armate e addestrate abbastanza bene con le quali potrebbero rivoltarsi contro gli americani se lo decidessero. Ma non hanno agito così perché stanno perseguendo una soluzione pacifica. Mirano ad avere un ruolo nel nuovo governo iracheno.

Perché non appoggiare loro piuttosto che la resistenza che sta uccidendo i loro civili?

JP: Bene, quello che gli Sciiti stanno facendo penso sia attualmente meno interessante, essi sono stati a lungo un gruppo molto paziente.

Hai solo da guardare all’Iran, quando era sotto lo scià, è occorso un lungo periodo di oppressione prima che l’Iran esplodesse in una rivoluzione nel 1979. Quello che penso stiano facendo in Iraq gli Sciiti è qualcosa di molto simile: che essi siano costituendo una milizia armata, che essi lo stiano facendo pazientemente e lo stiano facendo in un modo molto ordinato. Attualmente c’è un certo impegno alla resistenza pacifica tra gli Sciiti, ed essi sono la maggioranza nel paese.

Ma quando tu hai tali provocazioni quotidiane provenienti dagli invasori , provenienti dagli americani, che sono la forza principale in quel paese, quando tu hai questo tipo di presenza assassina anche semplicemente per usare il pozzo, per i molti fatti di un’occupazione militare e violenta, quando tu hai questa provocazione giorno dopo giorno, allora io penso che l’idea stessa di resistenza pacifica - se questa possa venire dagli Sciiti con la loro pazienza o dai Sunniti, o da chiunque altro - davvero va fuori dalla finestra.

TJ: Tu ammetti che gli immensi abusi sui diritti umani avvenuti sotto il regime di Saddam Hussein, forse non sulla stessa scala di Pol Pot ma abbastanza vicini a quelli…ora che centinaia di migliaia di sepolcri di massa sono finalmente stati dissotterrati..

JP: Assolutamente, fai bene a sollevare questi argomenti.

TJ: Ma lasciami finire la domanda. Non era un caso morale operare per deporre il dittatore che stava uccidendo i suoi oppositori a centinaia di migliaia?

JP: Assolutamente si.  Da parte del popolo iracheno.

Ed io credo che se non ci fossero stati i 10 anni dell’assedio medioevale imposto all’Iraq dagli US, effettivamente, con la Britannia, che ha portato morte, in accordo con due Vice Segretari Generali delle Nazioni Unite che erano incaricati di portare aiuto umanitario a un milione di persone in Iraq – non essendoci stata quella straordinaria pressione, che attualmente rafforza il regime a Baghdad – allora, quasi certamente, ci sarebbe stato quel genere di insurrezione che si era verificata all’inizio del 1991, e io credo che avremmo potuto avere un parallelo con quanto accaduto in Romania.

I rumeni si liberarono del loro tirannia che era molto simile alla tirannia di Saddam Hussein. E lo fecero da soli. Adesso noi li fermiamo - quando dico ‘noi’ parlo dell’Occidente -.

TJ: Gli Stati Uniti in particolare…c’è un appunto forte da fare qui, furono traditi.

JP: Nel 1991 li fermarono. E l’altro appunto che hai fatto circa Saddam che è colpevole dei più terribili abusi contro i diritti umani, la maggior parte del regno del terrore di Saddam Hussein e i peggiori delitti vennero commessi da lui mentre, negli anni Ottanta,  egli era appoggiato da noi, quando era aiutato dagli US con armi chimiche e armi di distruzione di massa.

Questo è piuttosto importante  perché la forza di Saddam Hussein, egli l’ha disegnata principalmente da Washington e da Londra, e le ipocrisie dette sul fatto che Saddam Hussein fosse il grande tiranno che noi avevamo il dovere morale di abbattere penso che adesso siano evidenti a molte persone. 

TJ: Jhon Pilger, grazie per averci partecipato una parte delle tue idee.