www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 06-05-04

fonte http://www.rebelion.org/imperio/040503cf.htm
traduzione dallo spagnolo di FR

3 maggio di 2004
Diario di un torturatore americano a Baghdad


Carlos Fresneda - El Mundo

Ai nuovi e raccapriccianti dettagli sulle torture nella prigione irachena di Abu Ghraib, si è unito ora l'indagine sulla morte di almeno un prigioniero per maltrattamenti per mano dei soldati americani.
I diari di Iván Chip Frederick, il sergente che ebbe a suo carico i 900 carcerati nella prigione sotterranea di Saddam, stanno mettendo in seri guai il Pentagono.

Frederick, di 37 anni, fu scelto per la prigione sotterranea di Abu Ghraib per via dei suoi sei anni di esperienza carceriere nella prigione di Buckingham, in Virginia.

I diari del sergente, rinchiuso da 82 giorni nella prigione di Camp Victory, in Iraq, nell'attesa di essere giudicato da un tribunale marziale, sono stati resi pubblici grazie a suo zio William Lawson, che accusa il Pentagono di scegliere suo nipote come “capro espiatorio”. Questi sono alcuni degli estratti:

CONDIZIONI DELLA PRIGIONE

“Si costringevano i carcerati a vivere in celle fredde e umide. I MIM [Membri dell'Intelligenza Militare] ci hanno fatti mettere un carcerato in una cella di isolamento seminudo, senza WC né acqua corrente, senza ventilazione né finestre, fino a tre giorni."

"In quelle occasioni erano presenti agenti di IM e perfino del CID [Dipartimento di Investigazione Criminale]. Più o meno la prima settimana di gennaio del 2004 ci si aspettava che visitasse le installazioni il ICRC [Comitato Internazionale della Croce Rossa]. Si sbrigò il processo dei carcerati che non erano stati ancora giudicati.
Mi portai ad un lato del tenente colonello Phillabaum. Gli domandai su come volevano gli IM che si facessero le cose e come erano trattati i carcerati. La sua risposta fu: “non si preoccupi, ho chiesto appoggio al battaglione per sapere che cosa fare rispetto alla condotta di alcuni carcerati e non ho ottenuto niente.”

"C’erano alcune stanze piccole dentro le gallerie... Molte volte mi ordinavano che mettessi qualcuno in una di quelle stanze tanto piccole; misurano circa 90 per 90 centimetri. Quando ne parlai col comandante, mi disse: “ per me è lo stesso se devono dormire in piedi.”

Si costringevano i carcerati a dormire in zone non adeguate, con tende dove pioveva, con solo due o tre coperte per proteggersi dalle intemperie. Ad un carcerato che si vedeva che era un malato mentale gli spararono con proiettili non letali perché stava vicino alla grata cantando, quando si sarebbe potuto usare mezzi di coazione meno duri".

USO DI CANI

"IM ci hanno incoraggiati e ci hanno detto che stiamo facendo un gran lavoro, e che ora stavano ottenendo risultati positivi ed informazioni. Il CID è stato presente quando si usarono i cani da lavoro dell'Esercito per intimorire i carcerati, a richiesta degli IM. Il 18 gennaio del 2004 ci fu un carcerato ribelle con un braccio rotto. Al carcerato gli fecero a capofitto una chiave e lo soffocarono [fino a lasciarlo incosciente] in presenza della squadra di agenti del CID."

MORTE DI UN DETENUTO

"A novembre portarono al 1A un carcerato OGA. Lo pestarono tanto che l’uomo morì. Misero il corpo in una borsa per cadaveri e l'ebbero in ghiaccio alcune 24 ore nella doccia di 1B. Al giorno dopo venne il medico e collocò il corpo in una barella, gli mise un IV [identità] falsa al braccio e glielo portò. Questo OGA non era stato giudicato e pertanto non aveva numero."

INSTALLAZIONI SANITARIE

“C’era una gran diffusione di pidocchi tra i carcerati. L'unica soluzione erano i rasoi." “I carcerati che erano malati di tubercolosi furono alloggiati nella stessa galleria degli altri prigionieri e... i soldati sarebbero stati presto infettati da questo virus che si diffonde nell'aria."

LIBERTÀ RELIGIOSA

"I carcerati hanno una moschea nel recinto, ma non è permesso loro di raggiungerla."
Il sergente allega che né egli né i suoi uomini ricevettero addestramento speciale su come trattare i prigionieri di guerra. La prima volta che ebbe accesso alla Convenzione di Ginevra fu dopo mesi, attraverso Internet. La donna del sergente Frederick, Martha, ha deciso anche lei di rompere il silenzio e lanciare il suo dito accusatore verso i comandi superiori: "Ho la sensazione che stanno occultando qualcosa e che stanno facendo quanto possibile per caricare tutto il peso di quello che è successo sulle spalle di mio marito."

Da quando lo hanno arrestato insieme ad altri cinque militari accusati di crudeltà e maltrattamenti, benché il numero di implicati sia di 17, Frederick non ha potuto avere un colloquio personale col suo avvocato, Gary Myers, con cui ha parlato solo per telefono. “Posso assicurar loro che il sergente Frederick non aveva né idea su come umiliare gli arabi fino a che si sentì con militari di alto rango che gli insegnarono come", dichiarò Myers.

Il sergente Frederick incominciò a scrivere il suo diario il passato gennaio, quando gli alti comandi dell'Esercito di Terra in Iraq poterono vedere le foto che ora hanno girato il mondo e decisero di aprire la loro indagine. Frederick credette conveniente conservare un registro di tutto quello che è successo nella prigione per coprirsi le spalle, fosse stato necessario. Curiosamente, e nonostante molti dei dettagli dei diari di Frederick fossero divulgati negli Stati Uniti dall'agenzia AP, la stampa nordamericana non fece eco della storia e si limitò a raccogliere ieri la “indignazione internazionale” causata dalle immagini dei soldati che umiliavano i prigionieri iracheni.

Né un solo congressista, repubblicano o democratico, ha reclamato l'apertura di un'investigazione parlamentare per quanto successo nella prigione di Abu Ghraib. Il Pentagono informò che l’indagine militare continua e che i responsabili saranno giudicati da un tribunale marziale e che il generale Geoffrey Miller, lo stesso che ebbe a suo carico i prigionieri di Guantánamo, ha assunto il comando temporaneo delle prigioni dell'Iraq.

Il candidato democratico John Kerry ha espresso il suo "malessere per il trattamento vergognoso delle prigionieri irachene" ed ha concluso: "Ma non possiamo permettere che le azioni di pochi oscurino il tremendo e buon lavoro che migliaia di soldati stanno facendo in Iraq ed in altri posti del mondo."