fonte www.solidnet.org
Traduzione dall'inglese di Bf
da Vermelho, 17 Giugno 2004
CP do Brazil: http://www.pcdob.org.br ,
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Una
risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite legalizza
l’occupazione imperialista dell’Iraq
Di Josè Reinaldo Carvalho*
La scorsa settimana, per 15 voti a zero, il Consiglio di sicurezza delle
Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 1546 proposta dall’imperialismo
nordamericano e dal suo fedele alleato britannico, riguardante il così detto
trasferimento del potere agli iracheni, che stabilisce anche le tappe e le
condizioni nelle quali questo procederà. Era tutto ciò che Bush poteva
desiderare in un momento in cui le forze di occupazione sono sottoposte a
grande tensione, duramente colpite da una resistenza armata, a modo suo, che si espande in tutto il paese; in un
momento in cui la sua politica di guerra e di occupazione militare viene
condannata con veemenza dalle forze democratiche e antimperialiste in tutto il
mondo, dall’opinione pubblica internazionale - anche nordamericana -, con
ancora maggior intensità dopo la rivelazione delle atrocità commesse
nell’infernale carcere di Abu Ghraib.
Poiché l’incubo della sconfitta comincia a farsi preoccupante, a Bush e al
gruppo ultra conservatore che guida il governo degli Stati Uniti, si impone la
necessità di rimuovere il problema iracheno dalla scena della campagna
elettorale con la presentazione di un risultato ‘positivo’. Che è ciò che ha
originato il piano che adesso è stato avanzato nella risoluzione 1546 del
Consiglio di Sicurezza delle UN.
La risoluzione è stata preceduta dalla formazione di un governo ad interim,
che, a partire dal 30 Giugno, sarà sostituito formalmente da un consiglio di governo,
succedendo all’Autorità Provvisoria della Coalizione. Ma il governo ad interim
non è che una finzione, un espediente improvvisato, essendo tutti i suoi membri
incaricati dalle autorità di occupazione o scelti mediante trattative con capi
tribali e politicanti interessati a trarre profitto dalla nuova situazione
creata in Iraq con la guerra di aggressione e la caduta del regime di Saddam Hussein. Basti dire che il capo del governo, il primo
ministro Iyad Allawi, è da sempre un uomo di fiducia degli Stati Uniti e sono
noti i suoi legami con la CIA.
Certamente l’unanimità che la risoluzione 1546 ha ricevuto nel Consiglio di
Sicurezza è stata possibile perché gli Stati Uniti hanno ceduto su alcuni
punti, specialmente dopo le osservazioni e le contrapposizioni della Francia.
Ma queste sono state concessioni secondarie, più di forma che di sostanza, più
procedurali che di contenuto e molto segnate da ambiguità. Per esempio, nel
testo si afferma che il governo ad interim avrà il potere di richiedere il ritiro
delle truppe della coalizione ma è chiaro che le forze ‘multinazionali’ guidate
dagli Stati Uniti saranno smantellate solo nel Gennaio del 2006,
indipendentemente dalla volontà dei nuovi governanti.
Quanto al processo di trasferimento del potere, la risoluzione stabilisce un
calendario secondo il quale a Luglio si terrà una conferenza nazionale che
designerà un Consiglio Consultivo e
indirà elezioni del Gennaio 2005 per eleggere un’Assemblea Nazionale transitoria,
dalla quale uscirà poi un governo di transizione che elaborerà una Costituzione
e condurrà il Paese alle elezione di un governo costituzionale il 31 Dicembre
del 2005. Tutti questi sono aspetti aleatori e secondari, molto probabilmente
destinati a cadere in oblio di fronte ad una situazione oggettivamente
esplosiva e agli appetiti colonialisti degli US.
Ma è un fatto è che l’approvazione della risoluzione 1546, avvenuta l’8 Giugno,
si sia trasformata in un appoggio alla campagna di Bush- presentata come una
conquista democratica ottenuta con gli interventi militari. Con l’approvazione
della ‘comunità internazionale’, ora Stati Uniti vedono finalmente riconosciute
le proprie ragioni. Falsità ripugnanti.
La risoluzione 1546 è un documento indecoroso e una triste capitolazione del Consiglio di Sicurezza ad una
imposizione dell’imperialismo. Non è il caso di analizzare le intenzioni ma
sappiamo che molti hanno dato il loro voto alla risoluzione considerando che ci
fosse il riflesso di un possibile impegno e anche la speranza che potesse
essere utile a riportare la sovranità in Iraq. Ma ciò è falso. Al contrario, la
legittimazione dell’occupazione del
Consiglio di Sicurezza, che ne prolunga e dilata i termini, semina l’illusione
che ora l’ONU giocherà un suo ruolo nella crisi irachena, e che ora ci sia un
governo legittimo per condurre il destino del paese. Ed inoltre, la risoluzione
consuma la farsa di trasformare in ‘forza multinazionale’ le truppe di
aggressione comandate dagli Stati Uniti, con il mandato per combattere la
resistenza e passare per le armi tutti quelli che non accettano di
sottomettersi al regime di occupazione.
Le forze antimperialiste non possono avere altra posizione che quella di
denunciare la risoluzione UN 1546 come una trappola, e di combattere più
vigorosamente contro l’occupazione nordamericana, ora legalizzata. La ferita
aperta dall’aggressione statunitense continuerà a sanguinare e sarà difficile
ricondurre alla normalità la situazione di caos prodotta dalla guerra
imperialista; la disperazione e il dolore causati a un’enorme parte della
popolazione dal regime dell’occupazione non si trasformeranno per incanto in
speranza, benessere e pace. L’amministrazione transitoria sarà sempre vista
come un governo fantoccio al servizio dell’invasore. I patrioti vorranno sempre
colpirlo. La benedizione UN non potrà cambiare il carattere dell’occupazione
statunitense ne i propositi colonialisti del presidente Bush e dei suoi ultra
conservatori. Ne tanto meno sottrarrà forza al movimento della resistenza.
Un segno rivelatore che l’imperialismo degli Stati Uniti seguirà la strada
dell’interventismo e dell’aggressione verso
altri paesi è il piano che hanno presentato per la ‘democratizzazione’
del Medio Oriente allargato durante il vertice del G-8, tenutosi poco dopo
l’approvazione della risoluzione 1546, e la diffusa certezza che gli Stati
uniti tengono, pronto per l’emergenza, un piano esecutivo per realizzare un
‘governo transitorio’ anche in Siria.
* Giornalista, segretario delle relazioni internazionali del CpdoB e vice
presidente del Partito