www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 11-07-04

da www.ptb.be - Parti du Travail de Belgique - PTB
http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?section=A1AAABCCBCBD&obid=24195

L' Iraq verso un miglioramento? Tre domande in occasione del passaggio di potere il 28 giugno


L'Iraq affonda nel caos dopo i molteplici attacchi contro le forze USA e la polizia irachena a Mossoul, Bagdad, Ramadi e Fallujah?
Si deve riconoscere la mano di Al-Qaeda e di combattenti stranieri o quella di una resistenza locale?

Davide Pestieau e Mohammed Hassan 
30-06-2004 

Chi è responsabile del caos oggi in Iraq?
Secondo un sondaggio (1) il 92% degli iracheni giudicano gli americani come forza occupante. Il caos, l'amministrazione USA ed il suo rappresentante Bremer ne sono i primi responsabili. Hanno smantellato l'esercito e la polizia irachena, consegnando il paese all'insicurezza. Essi hanno saccheggiato l'economia irachena per il profitto delle multinazionale americane. Più di 20.000 mercenari che hanno fatto parte degli squadroni della morte in America latina e falangisti libanesi (2) appoggiano le truppe USA. Assassini e torture, sono diffuse ovunque.

Possono guadagnare fino a 20.000 dollari al mese, mentre un iracheno non guadagna più di 2 dollari al giorno (in media 50 euro al mese) quando lavora per gli americani.

In queste condizioni, una resistenza della popolazione è inevitabile: oggi, ci sono da 20 a 50 attacchi al giorno contro le truppe USA, i loro mercenari ed i collaboratori iracheni. Questa resistenza assume delle forme molto diverse, talvolta esasperate.

Ma se il governo iracheno pensa oggi a decretare lo stato di emergenza, imporre un coprifuoco e vietare tutte le manifestazioni (3), non è perché è di fronte ad un pugno di terroristi ma ad un movimento molto radicato nella popolazione.


Si deve vedere la mano di Al-Qaeda in Iraq?

I media, particolarmente americani, focalizzano l'attenzione su Al-Zarqawi, il tenente di Ben Laden che sarebbe responsabile degli attentati in Iraq e della resistenza a Fallujah.

Gli osservatori indipendenti affermano tuttavia che la presenza di combattenti stranieri, venuti del mondo arabo, è molto limitata (meno del 10%).

Lo scopo dell'amministrazione Bush è di criminalizzare la resistenza assimilandola al terrorismo ed attribuirne l'origine ai paesi vicini.

Mettendo in evidenza Zarqawi, Bush vuole fare dimenticare anche che il legame presunto tra Saddam Hussein ed Al-Qaeda, che era uno dei pretesti per la guerra, si è rivelato una pura menzogna.

Infine, se oggi c'è uno sviluppo dei movimenti islamici in Iraq, sono gli stessi Stati Uniti che hanno aperto loro la strada. Quasi inesistenti prima della guerra, certi movimenti islamici si sono aggiunti col passare dei mesi ad una resistenza patriottica che ha iniziato fin dai primi giorni di guerra. Mentre altri partiti islamici fanno parte del governo iracheno pro-USA. Presentare dunque ciò che accade in Iraq come un confronto tra gli Stati Uniti ed il terrorismo islamico è contrario alla realtà dei fatti.

Che cosa accadrà dopo il 30 giugno, data del passaggio di potere degli americani agli iracheni?

Per gli iracheni non cambierà fondamentalmente nulla. Si tratta di dare una maschera irachena all'occupazione americana.

Il primo ministro Allawi, proviene da una delle famiglie irachene più ricche dal tempo del regime neo-coloniale (1932-1958), è stato stipendiato ufficialmente dai servizi segreti americani. Oggi, l'Iraq è un soggetto che sotto sta alla politica di Washington. I repubblicani e i democratici si incontrano in un'unità nazionale per "stabilizzare l'Iraq", schiacciare la resistenza, "garantire l'esportazione del petrolio" (l'Iraq possiede il 15% delle riserve petrolifere al mondo) e "impedire che l'Iraq diventi un Stato indipendente" (dagli Stati Uniti). Su tutti questi punti, i candidati Bush e Kerry sono di accordo. Gli americani non lasceranno l'Iraq se non costretti dalla forza.

1) The Independent, 17 giugno 2004
2) Co-responsabili del massacro nei campi palestinesi Sciabolarono e Chatila nel 1982. Alcuni di loro hanno partecipato alle torture alla prigione di Abu Ghraïb
3) New York Time, 21 giugno 2004

---------------------------------------------
---------------------------------------------
Non c'è guerra fratricida in Iraq

Tre vecchi alti ufficiali dell'esercito baatista, dirigenti della resistenza hanno consentito ad un'intervista esclusiva(1) dove spiegano:

"Sapevamo che se gli Stati Uniti avessero deciso di attaccare l'Iraq, non avremmo avuto nessuna possibilità di fronte alla loro potenza tecnologica e militare. La guerra sarebbe stata persa in partenza, così abbiamo preparato il dopoguerra. In altre parole: la resistenza.

Più di un anno dopo l'inizio della guerra, l'insicurezza e l'anarchia dominano ancora il paese. A causa della loro incapacità a controllare la situazione ed a mantenere le loro promesse, gli americani si sono messi contro tutta la popolazione. La resistenza non si limita ad alcune migliaia di attivisti. Il 75% della popolazione ci sostengono e ci aiutano, direttamente ed indirettamente, raccogliendo notizie, nascondendo combattenti o armi".

Essenzialmente composta di baatisti, sunniti e sciiti, la resistenza raggruppa attualmente "tutti i movimenti di lotta nazionale contro l'occupazione, senza distinzione di ordine religioso, etnico o politico,. Contrariamente a ciò che pensate in Occidente, non c'è guerra fratricida in Iraq. Abbiamo un fronte unito contro il nemico. Da Falloujah a Ramadi, passando da Najjaf, Kerbala e le periferie sciite di Bagdad, i combattenti parlano con la stessa voce. Il giovane dirigente sciita Moqtada al-Sadr, è, come noi, in favore dell'unità del popolo iracheno, multi-confessionale ed arabo. Noi lo appoggiamo in una prospettiva tattica e logistica."

Che cosa pensa dell'eventuale ruolo della NATO"?
Se la NATO interviene, non è per aiutare il nostro popolo, ma per aiutare gli americani a lasciare questo pantano. Ciò che le truppe americane non possono fare oggi, le truppe della NATO non potranno fare domani. Tutti devono saperlo: gli iracheni considerano le truppe occidentali come occupanti."

1) Asia Time, The liberation of Baghdad is not fare away', 24 giugno 2004


traduzione dal francese del Ccdp