da http://www.solidnet.org; http://www.vermelho.org.br
Partito Comunista del Brasile
- http://www.pcdob.org.br , mailto:internacional@pcdob.org.br
L’aspetto repressivo dell’amministrazione fantoccio dell’Iraq
Josi Reinaldo Carvalho*
8 Luglio 2004
Le misure repressive adottate ieri dall’amministrazione provvisoria dell’Iraq
svelano i propositi covati del vero governo di occupazione degli Stati Uniti.
Con la decretazione della corte marziale e facendo uso di diverse ‘norme
legali’(sic!) per mettere fuori legge gli oppositori, le autorità dell’Iraq
rivelano al mondo il compito loro assegnato dai loro creatori. A proposito
delle ultime vanterie circa il portare la democrazia in un paese posto sotto il
governo di una dittatura, l’amministrazione provvisoria sta facendo lo sporco
lavoro di perseguitare discrezionalmente i patrioti che lottano contro
l’occupazione del paese. Proprio pochi giorni dopo la sua inaugurazione,
l’amministrazione fantoccio ha rivelato il suo aspetto peggiore, prendendo a
flagellare il suo stesso popolo.
La giustificazione consisterebbe nel dover creare le condizioni per promuovere
le elezioni nel Gennaio del prossimo anno. Il che comporta anche l’implicita
ammissione che la pretesa democratizzazione risultante da queste elezioni
sarebbe falsa, dal momento che intanto escluderebbe ampi settori che si
oppongono alla presenza delle truppe straniere e alla trasformazione dell’Iraq
in un protettorato degli Stati Uniti.
La soluzione non era facile ne esente dalle contraddizioni che stavano
all’interno dell’amministrazione provvisoria. Nei giorni che precedettero
questa decisione si tennero molti dibattiti e si fecero dichiarazioni
contraddittorie. Alcuni settori sostennero esattamente il contrario di quanto
avevano richiesto nelle conversazioni con le forze della resistenza, incluse
quelle radicali shiite di Muqtada Al Sadr. Un altro fattore rilevante è la
paura di diventare obiettivi di
imminenti attacchi della resistenza. Ma su tutto prevalgono la volontà e il
punto di vista di coloro i quali detengono effettivamente il potere, cioè
l’ambasciata degli Stati Uniti e il comando delle forze di occupazione degli
US.
La menzogna del “ritorno alla sovranità” e l’inconsistenza della restituzione
del potere alle autorità locali sono quindi state svelate. I fattori di
divisione e di conflitto non potranno che tendere ad aumentare finché l’Iraq
sarà sotto dominazione straniera. In queste circostanze l’amministrazione provvisoria continuerà ad
essere vista come un governo fantoccio e la resistenza dei patrioti sarà
giustificata. E dal momento che l’occupazione degli Stati Uniti intende
mantenere il potere effettivo in Iraq, il ruolo delle Nazioni Unite non sarebbe
di supporto a un nuovo ordine o a una transizione verso la democrazia e la
stabilità; legittimerebbe invece un’inaccettabile politica coloniale.
La soluzione politica della guerra dell’Iraq presuppone la fine
dell’occupazione degli Stati Uniti e l’accordo di tutte le forze politiche del
paese. La repressione, unita con le azioni di aggressione militare delle truppe
degli Stati Uniti, getterà inevitabilmente l’Iraq in un conflitto a lungo
termine.
*giornalista, vicepresidente del Partito Comunista del Brasile, addetto ai
rapporti internazionali
traduzione dall’inglese Bf