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http://www.rebelion.org/noticia.php?id=4116
Sequestro di due giornalisti francesi in Iraq
Un'operazione della CIA per coinvolgere la
Francia nella "guerra contro il terrorismo" di Bush
Manuel Freytas
IAR Noticias
Approfittando del sequestro di due giornalisti francesi in Iraq, Iyad Allawi,
amministratore degli interessi di Washington in quel paese, ha avvertito la
Francia e l’Europa che devono appoggiare la lotta degli USA contro il
terrorismo, affermando che "chi non lotta insieme a noi troverà il terrore
in casa propria." Il primo ministro iracheno ha assicurato che "la
Francia si dovrà aspettare attacchi terroristici sul suo territorio" e che
si realizzeranno a Parigi, Nizza e Cannes." Dell’operazione beneficia
elettoralmente Bush che, nella Convenzione del Partito Repubblicano a New York,
baserà il suo discorso per la rielezione sulla "guerra contro il
terrorismo" e sulla serrata difesa dell'occupazione militare dell'Iraq. Il
sequestro dei giornalisti mira ad obbligare Chirac a “negoziare col terrorismo"
ed appoggiare militarmente la politica di Washington in quel paese petrolifero.
Un mese fa l'Ayatollah Jameini, il principale capo spirituale dell'Iran, ha
denunciato che CIA ed israeliani sono dietro i sequestri in Iraq.
Allawi ed un'operazione di stampa.
Il sequestro dei due giornalisti francesi in Iraq ha preso una piega
inaspettata quando, la mattina di martedì 31, si sono apprese le dichiarazioni
del primo ministro iracheno, Yyad Allawi, il quale avvertiva la comunità
internazionale sulla convenienza di appoggiare il suo governo contro i gruppi
ribelli e "terroristi" perché "chi non lotta insieme a noi si
troverà il terrore in casa propria."
In un'intervista pubblicata sul quotidiano “Corriere della Sera” di Milano,
Allawi ha assicurato: "nessun paese civile si può tirare indietro, perché
la lotta contro il terrorismo è globale."
"Forse il caso dell'assassinio di Enzo Baldoni ed il sequestro dei due
giornalisti francesi potrà finalmente convincere i mezzi di comunicazione
internazionali, una volta per tutte, a chiamare con il loro vero nome i
criminali che agiscono in Iraq. Basta definirli resistenza. Si tratta di
autentici terroristi", ha riaffermato l'uomo di fiducia di Bush in Iraq.
Iyad Allawi ha segnalato che la Spagna, la Francia e l’Egitto non si
libereranno del terrorismo islamico nonostante continuino a cedere alle sue
minacce.
Si sono sbagliati i francesi a pensare di poter rimanere ai margini di questa
guerra. Adesso gli estremisti attaccano anche loro, ha affermato il primo
ministro in risposta al giornalista che gli domandava perché la Francia non
abbia truppe in Iraq.
Contemporaneamente sono state rese note nuove dichiarazioni, al quotidiano
francese “Le Monde”, di Yyad Allawi, ex agente della CIA divenuto
"statista" nelle mani della Casa Bianca.
"Nonostante la sua opposizione alla guerra in Iraq, la Francia dovrà
aspettarsi attacchi terroristici sul suo territorio", ha avvertito Allawi
dalle pagine di “Le Monde”. La "Francia non si libererà, non meno che
l’Italia, la Spagna o l’Egitto", ha aggiunto. "L’Iraq è diventato il
principale teatro della sfida terroristica. È l’Iraq il luogo dove voi vi
dovete unire (per combattere il terrorismo), una volta per tutte", ha
rimarcato il capo del governo ad interim iracheno.
Secondo Iyad Allawi, i governi che non sono sufficientemente coinvolti in Iraq
"saranno i prossimi bersagli dei terroristi." Ed i francesi, "a
dispetto di tutto il rumore che fanno (nell’affermare) "non vogliamo la
guerra" si vedranno presto obbligati a combattere i terroristi."
In seguito, in un'incredibile dimostrazione di "chiaroveggenza", il
funzionario di Bush in Iraq ha avvertito che "si verificheranno attacchi
terroristici a Parigi, Nizza e Cannes."
Obiettivo Europa.
L'operazione di stampa di Allawi ha sorpreso esperti ed analisti - tanto
statunitensi quanto europei - per il modo diretto, sfacciato e privo di mezze
misure, cosa che ha fatto ricordare i discorsi "contro il terrorismo"
di Bush destinati all'elettorato statunitense, maggioritariamente colpito dalla
"paura del terrorismo", come tutte le inchieste fino ad ora
dimostrano.
Tuttavia, si sa che Iyad Allawi - tanto nel suo paese come all'estero - compie
untuosamente il ruolo di "portavoce di Washington" e che i suoi
avvertimenti a Francia ed Europa non sarebbero stati lanciati senza l'esplicito
avallo della Casa Bianca e dei suoi servizi segreti.
Allawi non ha né statura politica, né riconoscimento internazionale, per
lanciare simili dichiarazioni, in particolar modo in Europa, dove dagli
attacchi dell’11 marzo a Madrid, si vive un'ondata di "psicosi
terroristica" che ha obbligato addirittura i governi a confezionare un
"piano contro il terrorismo" destinato a neutralizzare possibili
attentati suoi propri territori.
Sfruttando questa situazione Allawi ha dichiarato al “Corriere della Sera”:
"mi hanno offerto la possibilità di preparare la nostra polizia con le
forze di sicurezza europee. Mi sembra un'ottima idea. Domani cercheremo di
concretizzarne i dettagli. Chiederemo all'UE il massimo della collaborazione per
lottare contro il terrorismo internazionale."
Queste parole del "messaggero di Bush" sono chiaramente orientate ad
influire sui governi europei che appoggiano Washington all'ONU, affinché
esercitino pressioni sui quei paesi, Francia in testa, che si rifiutano di
fornire appoggio militare aperto alla politica di Washington in Iraq.
Indizi CIA.
Viste in un’ottica strategica, le dichiarazioni di Allawi acquisiscono
rilevanza significativa se si tiene conto dei seguenti fattori:
1) Sono state rese a poche ore dal sequestro dei giornalisti francesi, in piena
effervescenza mediatica della crisi, e nei momenti in cui, a New York, si
celebrava la Convenzione del Partito Repubblicano il cui discorso, orientato ad
ottenere la rielezione di Bush, s’incentrava sulla "guerra contro il
terrorismo" e sulla difesa dell'occupazione militare dell'Iraq.
2) La Francia, insieme a Spagna e Germania, non ha truppe in Iraq, e si è
opposta (insieme ai due paesi citati) alle iniziative degli USA e della Gran
Bretagna in quel paese, tanto nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU, come
nell'ultimo vertice della NATO, anche se poi ha firmato le risoluzioni “con
riserva".
3) Le dichiarazioni del primo ministro iracheno sono state simultaneamente
pubblicate da un quotidiano italiano (Corriere della Sera) e dal giornale più
influente della Francia (Le Monde), il che rivela una manovra studiata per
produrre un impatto nei due paesi chiave dell'Europa (l'Italia capeggia il
"blocco alleato" degli USA in Iraq, la Francia capeggia l'opposizione
centrata sull'asse Parigi-Berlino-Madrid).
4) Allawi ha inoculato il "pericolo terrorismo" in Europa nel momento
in cui i sequestratori dei giornalisti fissavano un termine al governo francese
per negoziarne la liberazione, e quando la pressione dei mezzi e dell'opinione
pubblica era più forte per obbligare Chirac a cedere alle richieste dei
rapitori.
5) L'operazione del sequestro, che ha sorpreso il governo francese, è stata
accompagnata da una richiesta politica - l'annullamento della cosiddetta legge
del velo in Francia -, ed eseguita da un gruppo ignoto, senza alcuna radice
conosciuta nel mondo islamico, ed i cui metodi non coincidono con quelli di
alcuna organizzazione della resistenza operante in Iraq.
Un solo beneficiario: Bush.
Martedì 31, nel momento di maggiore pressione della cittadinanza francese sul
governo di Chirac, affinché accettasse le richieste dei sequestratori, è
apparso, su una pagina web "islamica", l'annuncio del sequestro e
dell'assassinio di dodici nepalesi, che sarebbero stati sgozzati da un supposto
gruppo fondamentalista, Ansar al Suna, in un tipico procedimento orientato ad
"infondere terrore" a scopi politici.
Il capo spirituale dell'Iran, l’Ayatollah Alí Jamenei, 45 giorni fa aveva
segnalato che, dietro ai sequestri ed alle esecuzioni di stranieri in Iraq,
c’erano agenti statunitensi ed israeliani.
Altre ipotesi, in quei giorni, collocavano tali operazioni nel quadro di una
manovra d’intelligence, finalizzata a "togliere di scena"
l'occupazione militare degli USA, sostituendola nello scenario mediatico
internazionale con la "guerra al terrorismo" di Bush.
Un'estensione del caos e della violenza con i sequestri come protagonisti
principali, permettono all'amministrazione Bush di uscire dall’attenzione
mediatica e collocarvi al suo posto il terrorismo islamico diretto contro
cittadini stranieri non statunitensi.
In questo contesto l'assassinio dei 12 nepalesi, questo martedì, appare come
un'operazione "complementare" al sequestro dei giornalisti francesi,
ed il suo obiettivo non sembra essere altro che obbligare il governo di Chirac
a "negoziare" coi sequestratori, la qual cosa obbligherebbe
tacitamente a riconoscere l'esistenza del terrorismo in Iraq, legittimando le
affermazioni di Bush.
Come diceva l'agenzia Reuters martedì 31, "la morte dei dodici ostaggi
nepalesi, per mano di un gruppo indipendente di estremisti iracheni, ha messo
in rilievo la gravità della situazione dei giornalisti", e questo è
chiaramente indicativo del fatto che l'obiettivo perseguito con quegli assassini
- forzare il governo di Chirac a negoziare - era stato realizzato.
Un altro indizio è dato dalla condizione di "sconosciuto" che riveste
l'Esercito Islamico, il gruppo che ha catturato i giornalisti francesi in Iraq,
sebbene quello stesso gruppo si attribuisse la settimana scorsa la morte di un
giornalista italiano, possibilmente come manovra di preparazione
dell'operazione contro il governo della Francia.
D'altra parte, sino ad ora, nessuna organizzazione della resistenza irachena ha
riconosciuto come propri questi gruppi di sequestratori ed assassini che
compaiono e spariscono senza lasciare traccia, nelle "zone liberate"
dalle forze nordamericane e dalla polizia irachena.
Tanto sunniti, sciiti, come nazionalisti, sono d'accordo nel segnalarli come
"gruppi operativi della CIA", la cui metodologia e principi d’azione
niente hanno a che vedere con il mondo islamico e la sua lotta contro
l'occupazione statunitense in Iraq.
Droghe, armi, prostituzione, denaro nero, i classici condimenti d’infiltrazione
della CIA nel mondo islamico, starebbero svolgendo un ruolo fondamentale per la
costituzione di questi nuovi gruppi operativi che, mascherati da organizzazioni
fondamentaliste dedite al "sequestro terroristico", servono agli
obiettivi elettorali dal governo Bush.
Contemporaneamente leader politici, governi ed organizzazioni armate del mondo
musulmano condannavano martedì i sequestri dei giornalisti francesi come
"alieni" ai principi ed ai valori islamici.
Il governo dell'Iran ha condannato il sequestro dei lavoratori della stampa
definendolo contrario ai "valori umani ed ai principi islamici", ed
ha affermato che spera nella loro liberazione quanto prima.
Politici, diplomatici, giornalisti, responsabili musulmani, gruppi islamici e
migliaia di cittadini anonimi di religioni differenti hanno unito le loro voci
per condannare il sequestro e per chiedere la liberazione dei due reporter
francesi rapiti.
L'organizzazione palestinese Hamás ha diffuso un comunicato dicendo:
"sollecitiamo l'Esercito Islamico dell’Iraq a liberare rapidamente i due
giornalisti" e pensiamo che una decisione così avrà ripercussioni positive
sulle posizioni politiche della Francia a livello popolare ed ufficiale.
Il leader ribelle sciita, Moqtada Al Sadr, si è unito alla più influente
autorità sunnita, lo sceicco Mohamed Sayed Tantaui, nel condannare i sequestri,
bollandoli come estranei a qualunque procedura o principio islamico.
In sintesi, se il sequestro dei due giornalisti francesi non aveva finalità
economiche, solo aveva finalità politiche, in tal caso legate ad una
rivendicazione della comunità islamica in Francia.
Ma l'islamismo ha condannato il sequestro ed ha negato che il gruppo di
rapitori appartenga alla sua comunità, lo stesso hanno fatto capi ed
organizzazioni dell'Iraq e di altre parti del mondo.
Scartata qualunque relazione del sequestro col mondo islamico, l'operazione
beneficia elettoralmente soltanto Bush che nella Convenzione del Partito
Repubblicano a New York fonderà il suo discorso di rielezione sulla "guerra
contro il terrorismo" ed in difesa serrata dell'occupazione militare
dell'Iraq.
Il sequestro dei giornalisti francesi, oltre a consolidare il discorso di Bush
nell'elettorato statunitense, mira ad obbligare Chirac a "negoziare col
terrorismo" ed ad appoggiare militarmente - o per lo meno a riconoscere -
la politica di Washington in quel paese petrolifero.
traduzione dallo spagnolo del Ccdp