Intervista a Sami Ala’ dell’Alleanza Nazionale Patriottica Irachena
Intervista realizzata a settembre 2004 dal
Centro Culturale Italo-Arabo
Mi chiamo Sami Ala’ risiedo a Copenaghen, sono studente universitario,
frequento l’ultimo anno di sociologia. parlo a nome dell’Alleanza Nazionale
Patriottica Irachena. L’Alleanza è
nata nel 1991 in Arabia Saudita dove abbiamo tenuto la prima conferenza sulla situazione del nostro paese.
In questa conferenza abbiamo valutato che non ci poteva essere negoziazione o
soluzione pacifica con un regime politico monopartitico .
Alla luce della guerra del golfo del
1991 e della catastrofe causata dall’embargo anglo-americano sotto la copertura
dell’ONU contro il popolo iracheno abbiamo cambiato la strategia dell’alleanza. Nella seconda conferenza che si è tenuta
nel 1998 a Londra abbiamo adottato una nuova strategia che si basava sulla
soluzione pacifica e sul negoziato col precedente regime per due motivi semplici:l’aggressione
imperialista americana contro l’Iraq non colpiva il regime iracheno. Tale
aggressione sanguinaria e brutale mirava a colpire lo stato e il popolo
iracheno. Cinque mesi prima della
nostra terza conferenza tenutasi a Parigi abbiamo inviato una delegazione in
Iraq, abbiamo condotto delle trattative con il regime iracheno che si sono
concluse trovando dei punti di vista comuni: eravamo entrambi ben consapevoli
che la guerra americana era inevitabile e prossima. L’importanza di questa conferenza si evidenzia dal fatto che
abbiamo stabilito una posizione nazionalista chiara: noi siamo con l’Iraq, con lo stato iracheno ed il popolo iracheno
al di là dei suoi governanti in quanto nello scontro in atto con l’imperialismo
americano ci sono due fronti uno nazionalista e l’altro imperialista. Chiaramente
noi stiamo con quello nazionalista.
D: Quali forze compongono la resistenza
irachena e il ruolo del partito Baath
R:
A distanza di un anno e mezzo dall’occupazione imperialista americana dell’Iraq
emergono due fatti politici nuovi che non si possono ignorare: da un lato
l’occupazione imperialista americana con le sue barbarie sulla terra e sulla
società irachena, dall’altra la resistenza irachena con tutte le sue componenti
e le sue caratteristiche. La resistenza irachena è iniziata con alcuni raggruppamenti
ben organizzati e addestrati militarmente, e altri gruppi o raggruppamenti
hanno iniziato in modo spontaneo per finire in modo organizzato e coordinato.
Senza dubbio il partito Baath è un partito storico e nazionalista, nonostante le politiche sbagliate e dittatoriali che erano dominanti
precedentemente. Però ha un grosso lavoro, una grande storia e una base
popolare che non può essere trascurata nella società irachena. Noi valutiamo che circa 4/5 milioni di
iracheni appartengano al partito Baath con convinzione e non per coercizione;
sono volontari, appartengono al partito e credono nel pensiero del partito
socialista Baath e nella sua politica in Iraq. Da cui dobbiamo dedurre che la
principale forza organizzata militarmente, politicamente attiva nella
resistenza irachena è rappresentata dal partito Baath. Successivamente la resistenza ha iniziato ad
assorbire anche una grande ed enorme forza quale la corrente sciita di Moqtada
al Sadr . È un movimento che è iniziato con forme di resistenza non violenta;
poi a marzo 2004 ha iniziato la lotta
armata. In occidente esiste una visione non chiara sugli sciiti e su questa
corrente. In occidente si pensava che la corrente di Al Sadr e gli sciiti
avessero dato il benvenuto all’occupazione americana dell’Iraq. E’ stato un
errore in quanto loro hanno combattuto l’occupazione dall’inizio e la prima manifestazione politica è stata quella del 2003, appena quattro
settimane dopo l’occupazione, che ha visto la partecipazione di quattro milioni
e mezzo di iracheni nelle due cittadine di Najaf e Kerbala, con gli slogan “no
all’occupazione americana” e “fuori le truppe americane dall’Iraq”. Questo
fatto è stato oscurato dai mass-media occidentali perché erano convinti che gli
sciiti avessero dato il loro benvenuto all’occupazione.
Finora abbiamo parlato delle due forze principali: Al Baath e Al Sadr.
Esistono altre correnti islamiche sciite, sunnite, curde, turcomanne che
resistono all’occupazione con la lotta armata. La resistenza irachena è
eterogenea dal punto di vista etnico, confessionale e religioso. Ci sono
musulmani, cristiani, curdi, arabi, sunniti e sciiti. C’è un coordinamento fra
le varie forze politiche e quindi c’è un coordinamento fra il Baath e Al Sadr.
Questa collaborazione si è resa ben manifesta nella battaglia di Najaf dove la
corrente di Al Sadr è stata fornita di assistenza tecnica e di armi.
D: Che
ruolo ha la presenza degli stranieri nella resistenza irachena?
R: Dopo l’escalation della resistenza irachena,
gli occupanti americani hanno tentato di ignorarla e denigrarla. Inizialmente
ne hanno negato l’esistenza, però via via che la resistenza si rafforzava,
Hollywood ha avviato una campagna di informazione che descrive la resistenza
irachena come si trattasse di resistenza esterna. Inizialmente la propaganda
politica americana ha descritto Al Ka’eda e Bin Laden come gli artefici della
resistenza irachena. Però dopo appena tre mesi gli occupanti hanno rivisto la
loro posizione, negandola, quando Bremer ha dichiarato che fino ad allora avevano
arrestato solamente 25 arabi in Iraq, quindi sono stati costretti ad ammettere
che la resistenza in Iraq era irachena. Per poi tirar fuori che la resistenza
irachena non era altro che i seguaci di Saddam.
Senza dubbio l’occupazione ha tutto l’ interesse a denigrare e deformare la
resistenza, soprattutto alla luce della vasta estensione che ha assunto. Senza
dubbio l’occupazione ha aperto i confini dell’Iraq con Iran, Arabia Saudita,
Turchia e la Giordania, e tutti sappiamo che questi paesi hanno svolto un ruolo
attivo nell’occupazione. Tutto quello che circola sul ruolo di Bin Laden, Al
Ka’eda e di Al-Zarqawi fa veramente ridere. Gli americani stessi ammettono che
quotidianamente vengono compiuti da 80 a 120 operazioni militari contro
l’occupazione. Come si può immaginare
che dietro a questi interventi militari ci sia un unico uomo tra l’altro con
una gamba sola di nome Al Zarqawi? Cercano di disinformare l’opinione pubblica
mondiale. Pensare che il popolo iracheno sia incapace di darsi leader militari
e politici in grado di guidare la resistenza armata mi offende come
iracheno. Tutte le volte che bombardano
con aerei F16 o elicotteri Apache
qualche edificio di Baghdad o di quella zona che gli occupanti chiamano “triangolo sunnita” dicono che
quella era una delle case di Al
Zarkawi. Vorrei attirare la vostra attenzione su di un punto: se avete seguito
gli eventi della battaglia di Najaf, che è durata 21 giorni, in tutti questi
giorni i mezzi di informazione americani non hanno mai nominato Al Zarkawi.
All’improvviso Al Zarkawi è scomparso dalla scena e si parlava di scontro fra
le forze americane e le forze di Al Sadr.
Inoltre non dobbiamo dimenticare che in Iraq esistono circa 58.000 mercenari
provenienti dall’Inghilterra, Stati Uniti, Australia, Sudafrica, Cile e Israele, che lavorano liberamente in Iraq
e nessuno ne parla. Se esiste ciò che si chiama Al-Ka’eda oppure altra
organizzazione islamica la responsabilità va ricercata negli occupanti che
hanno lasciato mano libera nel nostro paese a tutti.
D: Quali sono gli obiettivi della resistenza
irachena
R: La resistenza irachena è chiara
nella sua politica e nella sua strategia politica e militare. L’obiettivo
principale e unico in questa fase è la cacciata degli occupanti imperialisti
dall’Iraq in modo immediato ed inequivocabile. E’ fuori discussione qualsiasi
presenza stranera nel nostro paese. Ciò attraverso la lotta armata e la lotta
politica. Nell’agenda politica della resistenza irachena c’è la lotta contro
tutti coloro che collaborano con i nostri barbari occupanti, contro le
istituzioni illegali quali l’esercito e la polizia irachena, e il compito di
denunciare qualsiasi copertura militare o politica che questa occupazione si
dà. La resistenza irachena ha dichiarato varie volte che, dopo la cacciata
degli occupanti, la guida del paese sarà composta da tutte le forze politiche
che hanno partecipato alla lotta armata. Questo principio è stato accettato
anche dal partito socialista Al Baath. Ci sarà un progetto politico che vedrà
la partecipazione di tutti i partiti e formazioni politiche. Ci sarà un periodo
transitorio della durata di un anno un anno e mezzo per garantire la sicurezza
e la stabilità interna. Dopo di che, come hanno dichiarato tutte le forze
politiche, ci saranno delle elezioni democratiche politiche generali che
comprenderanno tutto il paese e avverranno sotto il controllo dell’ONU e degli
osservatori internazionali. La partecipazione di questi ultimi due avverrà
soltanto dietro l’invito del governo iracheno provvisorio. Vorrei aggiungere un
altro punto presente nell’agenda della resistenza irachena.
La resistenza irachena vieterà e bloccherà con tutti i mezzi a sua
disposizione, militari e politici, qualsiasi tentativo da parte degli occupanti
americani di sfruttare il petrolio iracheno per propri interessi per edificare
la sua egemonia imperialista sul mondo. Quindi impedire il furto del nostro
petrolio è un altro nostro obiettivo politico.
D: Quale ruolo ha l’ Iran e se esiste un
pericolo dell’ integralismo sciita
R: In occidente, grazie alla propaganda americana, la posizione
dell’Iran e del suo governo non sono chiare. Il governo iraniano, come si
dichiara, è un governo islamico. Però la realtà emersa durante la prima
guerra del golfo (Iraq-Iran
1980/1988), la seconda (1991) e la terza del 2003, come pure la
guerra in Afghanistan, dimostra che esiste un accordo di principio e che
esistono delle trattative politico-economiche fra Usa e Iran. Il ministro degli
esteri iraniano lo ha ammesso quando ha dichiarato che senza la partecipazione
e gli sforzi dell’Iran, l’occupazione dell’Afghanistan e dell’Iraq da parte
degli Usa non sarebbero stati possibili. Cosa significa tutto ciò? L’Iran ha
partecipato direttamente e indirettamente all’occupazione dell’Iraq attraverso
il suo sostegno al partito islamico iracheno Al-Da’wa, del Consiglio Supremo
della Rivoluzione Islamica (Sciri) e
delle forze di Badr create, finanziate, addestrate dall’Iran, utilizzate
direttamente e trasportate con i carri armati e con gli aerei dall’Iran al
confine con l’Iraq: quindi c’è stato un loro coinvolgimento diretto
nell’occupazione dell’Iraq. A ciò occorre aggiungere tutta una serie di accordi
siglati tra varie compagnie petrolifere americane con l’Iran dalla metà degli
anni novanta fino ad ora. Però questi ottimi rapporti economico-commerciali fra
gli Usa e l’Iran avvengono lontani dai mass-media e dall’opinione pubblica
occidentale.
Per quanto riguarda la questione degli sciiti in Iraq, essi hanno un “Consiglio
Culturale Supremo” che può essere paragonato al Vaticano per i cattolici. Al suo interno ci sono tre
correnti spesso in competizione fra di loro. La prima è la corrente religiosa che tratta le questioni
puramente religiose, la seconda è la corrente filo-iraniana. È una grande
corrente, era sotto la guida di Mohammed Bakr Al Hachim che è stato ucciso
l’anno scorso. Attualmente è sotto la guida dello Sciri. Poi c’è la corrente araba anti-sionista,
guidata da Al Sadr. È una corrente nazionalista, irachena, rivoluzionaria.
Vorrei aggiungere che l’occupazione ha lavorato in modo strategico per spingere
la popolazione verso le correnti religiose quando hanno represso e vietato le
attività di tutte le formazioni politiche laiche contrarie all’occupazione. Ciò
ha spinto gli iracheni a scappare o a
ricorrere alle correnti islamiche e
alle moschee per poter esprimere le loro aspirazioni politiche nazionali.
Aggiungo che i partiti che stanno collaborando con l’occupazione vengono
guardati con sospetto da parte dei cittadini se non addirittura considerati dei
traditori in quanto partecipi all’occupazione.
Il popolo iracheno è un popolo laico non ha legami religiosi forti con la
religione islamica, con l’Islam abbiamo un forte legame culturale e di
tradizione. Però, nonostante ciò, le varie correnti e i vari leader sciiti e
sunniti hanno più volte dichiarato che loro aspirano, non ad un Iraq islamico,
ma ad un Iraq democratico perché l’Iraq
è un paese multiconfessionale e multietnico. Per cui risulta impossibile dare
al popolo iracheno un’entità islamica chiara.
D:
Quale tipo di stato e la
questione Kurdistan
R: È una bella domanda e sono
contento che mi sia stata fatta.
Vorrei dire che il popolo iracheno ha vissuto con tutte le sue formazioni
etnico – religiose e quindi curdi, arabi, turcomanni, sunniti, sciiti,
cristiani, musulmani ed ebrei hanno convissuto per diverse centinaia di anni in
pace. Per l’Alleanza Nazionale Patriottica Irachena ed il sistema cui si ispira
una volta finita l’occupazione, l’Iraq ha un popolo unico: noi facciamo
riferimento all’Iraq, al suo popolo e non ad una o altra delle formazioni
etnico religiose. Rifiutiamo i conflitti etnici, io sono iracheno prima di
essere arabo, la stessa cosa vale per i curdi e per tutti gli altri. Per quanto riguarda la questio0ne della
confederazione vorrei sottolineare che la costituzione irachena, nonostante i
suoi limiti, è molto chiara credo che sia l’art. 3 che dice chiaramente che
l’Iraq è lo stato dei suoi cittadini: curdi, arabi, turcomanni, e tutte le
altre minoranze che lo compongono. Cosa significa ciò? Significa che c’è il
diritto di cittadinanza per tutti a pari diritto e merito. Per quanto riguarda
ciò che viene chiamata la questione curda è un gioco politico imperialista e
sionista che mira a frammentare l’Iraq politicamente e confessionalmente.
Il diritto all’autodeterminazione dei popoli è un diritto che deve essere
garantito ai popoli sotto occupazione ma non per i popoli che mirano a
separarsi. Se fosse così la Russia, che è composta da 320 gruppi etnici
verrebbe frammentata in 320 stati. I curdi sono nostri fratelli e noi siamo i
loro fratelli. L’Iraq ha dato all’umanità due grandi civiltà, ha svolto nella
storia contemporanea un grande ruolo politico sia nel mondo arabo che a livello
internazionale. Tutto ciò è stato possibile grazie alla sua composizione a
mosaico etnico e confessionale.
D: Quando
sara’ processato Saddam?
R: Questa è un’altra bella
domanda. La guerra americana e
l’occupazione americana dall’Iraq sono illegali ed illegittime. Addirittura il
segretario dell’ONU Kofi Annan lo ha
dichiarato pubblicamente, quindi tutto ciò che consegue a questa guerra e a
questa occupazione in termini di istituzioni politico militari risulta illegale
ed illegittimo. Quindi il governo Hallawi, oppure ciò che viene chiamato
governo iracheno, risulta illegale, illegittimo ed imposto dall’occupazione
americana. Invece, per quanto riguarda il tribunale o più precisamente, la
beffa giuridico politica del processo a Saddam , vorrei dire che gli occupanti
non hanno nessun diritto di processare nè Saddam nè qualsiasi iracheno nè
qualsiasi personaggio del precedente regime. Tale tribunale è illegittimo.
Penso inoltre che ciò che viene chiamato “governo iracheno” e più precisamente
gli occupanti americani, stiano attraversando una grande crisi per l’escalation
di qualità e quantità della resistenza in tutto l’Iraq.
L’America sta attraversando una crisi politica e militare. Ormai i morti
americani sono diverse centinaia e l’opinione pubblica americana si sta
spostando sempre di più a favore del democratico Kerry a svantaggio di Bush.
Come sappiamo a novembre ci saranno le
lezioni americane. In Iraq Allawi non governa e non gestisce niente. Il vero
governante in Iraq è l’ambasciatore americano John Negroponte. Sicuramente
useranno la questione di Saddam Hussein per realizzare per Bush una vittoria
politica a bassissimo costo. La grande percentuale degli americani è convinta
che dietro ai fatti dell’11 settembre ci sia Saddam Hussein. Se entro novembre
l’amministrazione americana non troverà una sua via di uscita a questa crisi
politico militare la beffa giuridico politica del processo di Saddam sarà
utilizzata. Saddam verrà processato in modo sbrigativo, gli sarà inflitta la
pena capitale o qualsiasi altra condanna. Tutto sarà molto rapido, tutto
avverrà prima di novembre. Però sarà una vittoria temporanea per loro.