www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 26-10-04

Intervista a Sami Ala’ dell’Alleanza Nazionale Patriottica Irachena


Intervista realizzata a settembre 2004 dal Centro Culturale Italo-Arabo

Mi chiamo Sami Ala’ risiedo a Copenaghen, sono studente universitario, frequento l’ultimo anno di sociologia. parlo a nome dell’Alleanza Nazionale Patriottica Irachena.   L’Alleanza è nata nel 1991 in Arabia Saudita dove abbiamo tenuto la prima conferenza  sulla situazione del nostro paese.
In questa conferenza abbiamo valutato che non ci poteva essere negoziazione o soluzione pacifica con un regime politico monopartitico .

Alla luce della  guerra del golfo del 1991 e della catastrofe causata dall’embargo anglo-americano sotto la copertura dell’ONU  contro il popolo iracheno  abbiamo cambiato la strategia dell’alleanza.   Nella seconda conferenza che si è tenuta nel 1998 a Londra abbiamo adottato una nuova strategia che si basava sulla soluzione pacifica e sul negoziato col precedente regime  per due motivi semplici:l’aggressione imperialista americana contro l’Iraq non colpiva il regime iracheno. Tale aggressione sanguinaria e brutale mirava a colpire lo stato e il popolo iracheno.   Cinque mesi prima della nostra terza conferenza tenutasi a Parigi abbiamo inviato una delegazione in Iraq, abbiamo condotto delle trattative con il regime iracheno che si sono concluse trovando dei punti di vista comuni: eravamo entrambi ben consapevoli che la guerra americana era inevitabile e prossima.      L’importanza di questa conferenza si evidenzia dal fatto che abbiamo stabilito una posizione nazionalista chiara:  noi siamo con l’Iraq, con lo stato iracheno ed il popolo iracheno al di là dei suoi governanti in quanto nello scontro in atto con l’imperialismo americano ci sono due fronti uno nazionalista e l’altro imperialista. Chiaramente noi stiamo con quello nazionalista.

D:  Quali forze compongono la resistenza irachena e il ruolo del partito Baath

R: A distanza di un anno e mezzo dall’occupazione imperialista americana dell’Iraq emergono due fatti politici nuovi che non si possono ignorare: da un lato l’occupazione imperialista americana con le sue barbarie sulla terra e sulla società irachena, dall’altra la resistenza irachena con tutte le sue componenti e le sue caratteristiche. La resistenza irachena è iniziata con alcuni raggruppamenti ben organizzati e addestrati militarmente, e altri gruppi o raggruppamenti hanno iniziato in modo spontaneo per finire in modo organizzato e coordinato. Senza dubbio il partito Baath è un partito storico e nazionalista,  nonostante le politiche sbagliate e  dittatoriali che erano dominanti precedentemente. Però ha un grosso lavoro, una grande storia e una base popolare che non può essere trascurata nella società irachena.  Noi valutiamo che circa 4/5 milioni di iracheni appartengano al partito Baath con convinzione e non per coercizione; sono volontari, appartengono al partito e credono nel pensiero del partito socialista Baath e nella sua politica in Iraq. Da cui dobbiamo dedurre che la principale forza organizzata militarmente, politicamente attiva nella resistenza irachena è rappresentata dal partito Baath.  Successivamente la resistenza ha iniziato ad assorbire anche una grande ed enorme forza quale la corrente sciita di Moqtada al Sadr . È un movimento che è iniziato con forme di resistenza non violenta; poi a  marzo 2004 ha iniziato la lotta armata. In occidente esiste una visione non chiara sugli sciiti e su questa corrente. In occidente si pensava che la corrente di Al Sadr e gli sciiti avessero dato il benvenuto all’occupazione americana dell’Iraq. E’ stato un errore in quanto loro hanno combattuto l’occupazione  dall’inizio e la prima manifestazione politica  è stata quella del 2003, appena quattro settimane dopo l’occupazione, che ha visto la partecipazione di quattro milioni e mezzo di iracheni nelle due cittadine di Najaf e Kerbala, con gli slogan “no all’occupazione americana” e “fuori le truppe americane dall’Iraq”. Questo fatto è stato oscurato dai mass-media occidentali perché erano convinti che gli sciiti avessero dato il loro benvenuto all’occupazione.

Finora abbiamo parlato delle due forze principali: Al Baath e Al Sadr.
Esistono altre correnti islamiche sciite, sunnite, curde, turcomanne che resistono all’occupazione con la lotta armata. La resistenza irachena è eterogenea dal punto di vista etnico, confessionale e religioso. Ci sono musulmani, cristiani, curdi, arabi, sunniti e sciiti. C’è un coordinamento fra le varie forze politiche e quindi c’è un coordinamento fra il Baath e Al Sadr. Questa collaborazione si è resa ben manifesta nella battaglia di Najaf dove la corrente di Al Sadr è stata fornita di assistenza tecnica e di armi.

D: Che ruolo ha la presenza degli stranieri nella resistenza irachena?

R:  Dopo l’escalation della resistenza irachena, gli occupanti americani hanno tentato di ignorarla e denigrarla. Inizialmente ne hanno negato l’esistenza, però via via che la resistenza si rafforzava, Hollywood ha avviato una campagna di informazione che descrive la resistenza irachena come si trattasse di resistenza esterna. Inizialmente la propaganda politica americana ha descritto Al Ka’eda e Bin Laden come gli artefici della resistenza irachena. Però dopo appena tre mesi gli occupanti hanno rivisto la loro posizione, negandola, quando Bremer ha dichiarato che fino ad allora avevano arrestato solamente 25 arabi in Iraq, quindi sono stati costretti ad ammettere che la resistenza in Iraq era irachena. Per poi tirar fuori che la resistenza irachena non era altro che i seguaci di Saddam.

Senza dubbio l’occupazione ha tutto l’ interesse a denigrare e deformare la resistenza, soprattutto alla luce della vasta estensione che ha assunto. Senza dubbio l’occupazione ha aperto i confini dell’Iraq con Iran, Arabia Saudita, Turchia e la Giordania, e tutti sappiamo che questi paesi hanno svolto un ruolo attivo nell’occupazione. Tutto quello che circola sul ruolo di Bin Laden, Al Ka’eda e di Al-Zarqawi fa veramente ridere. Gli americani stessi ammettono che quotidianamente vengono compiuti da 80 a 120 operazioni militari contro l’occupazione. Come si può  immaginare che dietro a questi interventi militari ci sia un unico uomo tra l’altro con una gamba sola di nome Al Zarqawi? Cercano di disinformare l’opinione pubblica mondiale. Pensare che il popolo iracheno sia incapace di darsi leader militari e politici in grado di guidare la resistenza armata mi offende come iracheno.  Tutte le volte che bombardano con aerei F16 o elicotteri Apache  qualche edificio di Baghdad o di quella zona che gli occupanti  chiamano “triangolo sunnita” dicono che quella  era una delle case di Al Zarkawi. Vorrei attirare la vostra attenzione su di un punto: se avete seguito gli eventi della battaglia di Najaf, che è durata 21 giorni, in tutti questi giorni i mezzi di informazione americani non hanno mai nominato Al Zarkawi. All’improvviso Al Zarkawi è scomparso dalla scena e si parlava di scontro fra le forze americane e le forze di Al Sadr. 

Inoltre non dobbiamo dimenticare che in Iraq esistono circa 58.000 mercenari provenienti dall’Inghilterra, Stati Uniti, Australia, Sudafrica, Cile   e Israele, che lavorano liberamente in Iraq e nessuno ne parla. Se esiste ciò che si chiama Al-Ka’eda oppure altra organizzazione islamica la responsabilità va ricercata negli occupanti che hanno lasciato mano libera nel nostro paese a tutti.

D: Quali sono gli obiettivi della resistenza irachena

R: La resistenza irachena è chiara nella sua politica e nella sua strategia politica e militare. L’obiettivo principale e unico in questa fase è la cacciata degli occupanti imperialisti dall’Iraq in modo immediato ed inequivocabile. E’ fuori discussione qualsiasi presenza stranera nel nostro paese. Ciò attraverso la lotta armata e la lotta politica. Nell’agenda politica della resistenza irachena c’è la lotta contro tutti coloro che collaborano con i nostri barbari occupanti, contro le istituzioni illegali quali l’esercito e la polizia irachena, e il compito di denunciare qualsiasi copertura militare o politica che questa occupazione si dà. La resistenza irachena ha dichiarato varie volte che, dopo la cacciata degli occupanti, la guida del paese sarà composta da tutte le forze politiche che hanno partecipato alla lotta armata. Questo principio è stato accettato anche dal partito socialista Al Baath. Ci sarà un progetto politico che vedrà la partecipazione di tutti i partiti e formazioni politiche. Ci sarà un periodo transitorio della durata di un anno un anno e mezzo per garantire la sicurezza e la stabilità interna. Dopo di che, come hanno dichiarato tutte le forze politiche, ci saranno delle elezioni democratiche politiche generali che comprenderanno tutto il paese e avverranno sotto il controllo dell’ONU e degli osservatori internazionali. La partecipazione di questi ultimi due avverrà soltanto dietro l’invito del governo iracheno provvisorio. Vorrei aggiungere un altro punto presente nell’agenda della resistenza irachena.

La resistenza irachena vieterà e bloccherà con tutti i mezzi a sua disposizione, militari e politici, qualsiasi tentativo da parte degli occupanti americani di sfruttare il petrolio iracheno per propri interessi per edificare la sua egemonia imperialista sul mondo. Quindi impedire il furto del nostro petrolio è un altro nostro obiettivo politico.

D: Quale ruolo ha l’ Iran e se esiste un pericolo dell’ integralismo sciita

R:  In occidente, grazie alla propaganda americana, la posizione dell’Iran e del suo governo non sono chiare. Il governo iraniano, come si dichiara, è un governo islamico. Però la realtà emersa durante la prima guerra  del golfo (Iraq-Iran 1980/1988),  la seconda  (1991) e la terza del 2003, come pure la guerra in Afghanistan, dimostra che esiste un accordo di principio e che esistono delle trattative politico-economiche fra Usa e Iran. Il ministro degli esteri iraniano lo ha ammesso quando ha dichiarato che senza la partecipazione e gli sforzi dell’Iran, l’occupazione dell’Afghanistan e dell’Iraq da parte degli Usa non sarebbero stati possibili. Cosa significa tutto ciò? L’Iran ha partecipato direttamente e indirettamente all’occupazione dell’Iraq attraverso il suo sostegno al partito islamico iracheno Al-Da’wa, del Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica (Sciri)   e delle forze di Badr create, finanziate, addestrate dall’Iran, utilizzate direttamente e trasportate con i carri armati e con gli aerei dall’Iran al confine con l’Iraq: quindi c’è stato un loro coinvolgimento diretto nell’occupazione dell’Iraq. A ciò occorre aggiungere tutta una serie di accordi siglati tra varie compagnie petrolifere americane con l’Iran dalla metà degli anni novanta fino ad ora. Però questi ottimi rapporti economico-commerciali fra gli Usa e l’Iran avvengono lontani dai mass-media e dall’opinione pubblica occidentale.

Per quanto riguarda la questione degli sciiti in Iraq, essi hanno un “Consiglio Culturale Supremo” che può essere paragonato al Vaticano per  i cattolici. Al suo interno ci sono tre correnti spesso in competizione fra di loro. La prima è la  corrente religiosa che tratta le questioni puramente religiose, la seconda è la corrente filo-iraniana. È una grande corrente, era sotto la guida di Mohammed Bakr Al Hachim che è stato ucciso l’anno scorso. Attualmente è sotto la guida dello Sciri.     Poi c’è la corrente araba anti-sionista, guidata da Al Sadr. È una corrente nazionalista, irachena, rivoluzionaria. Vorrei aggiungere che l’occupazione ha lavorato in modo strategico per spingere la popolazione verso le correnti religiose quando hanno represso e vietato le attività di tutte le formazioni politiche laiche contrarie all’occupazione. Ciò ha spinto gli iracheni a scappare  o a ricorrere  alle correnti islamiche e alle moschee per poter esprimere le loro aspirazioni politiche nazionali. Aggiungo che i partiti che stanno collaborando con l’occupazione vengono guardati con sospetto da parte dei cittadini se non addirittura considerati dei traditori in quanto partecipi all’occupazione. 

Il popolo iracheno è un popolo laico non ha legami religiosi forti con la religione islamica, con l’Islam abbiamo un forte legame culturale e di tradizione. Però, nonostante ciò, le varie correnti e i vari leader sciiti e sunniti hanno più volte dichiarato che loro aspirano, non ad un Iraq islamico, ma ad un  Iraq democratico perché l’Iraq è un paese multiconfessionale e multietnico. Per cui risulta impossibile dare al popolo iracheno un’entità islamica chiara.

D:  Quale tipo di stato   e la questione Kurdistan

R:  È una bella domanda e sono  contento che mi sia stata fatta.
Vorrei dire che il popolo iracheno ha vissuto con tutte le sue formazioni etnico – religiose e quindi curdi, arabi, turcomanni, sunniti, sciiti, cristiani, musulmani ed ebrei hanno convissuto per diverse centinaia di anni in pace. Per l’Alleanza Nazionale Patriottica Irachena ed il sistema cui si ispira una volta finita l’occupazione, l’Iraq ha un popolo unico: noi facciamo riferimento all’Iraq, al suo popolo e non ad una o altra delle formazioni etnico religiose. Rifiutiamo i conflitti etnici, io sono iracheno prima di essere arabo, la stessa cosa vale per i curdi e per  tutti gli altri. Per quanto riguarda la questio0ne della confederazione vorrei sottolineare che la costituzione irachena, nonostante i suoi limiti, è molto chiara credo che sia l’art. 3 che dice chiaramente che l’Iraq è lo stato dei suoi cittadini: curdi, arabi, turcomanni, e tutte le altre minoranze che lo compongono. Cosa significa ciò? Significa che c’è il diritto di cittadinanza per tutti a pari diritto e merito. Per quanto riguarda ciò che viene chiamata la questione curda è un gioco politico imperialista e sionista che mira a frammentare l’Iraq politicamente e confessionalmente.

Il diritto all’autodeterminazione dei popoli è un diritto che deve essere garantito ai popoli sotto occupazione ma non per i popoli che mirano a separarsi. Se fosse così la Russia, che è composta da 320 gruppi etnici verrebbe frammentata in 320 stati. I curdi sono nostri fratelli e noi siamo i loro fratelli. L’Iraq ha dato all’umanità due grandi civiltà, ha svolto nella storia contemporanea un grande ruolo politico sia nel mondo arabo che a livello internazionale. Tutto ciò è stato possibile grazie alla sua composizione a mosaico etnico e confessionale.

D: Quando  sara’ processato Saddam?

R: Questa è un’altra bella domanda.  La guerra americana e l’occupazione americana dall’Iraq sono illegali ed illegittime. Addirittura il segretario dell’ONU  Kofi Annan lo ha dichiarato pubblicamente, quindi tutto ciò che consegue a questa guerra e a questa occupazione in termini di istituzioni politico militari risulta illegale ed illegittimo. Quindi il governo Hallawi, oppure ciò che viene chiamato governo iracheno, risulta illegale, illegittimo ed imposto dall’occupazione americana. Invece, per quanto riguarda il tribunale o più precisamente, la beffa giuridico politica del processo a Saddam , vorrei dire che gli occupanti non hanno nessun diritto di processare nè Saddam nè qualsiasi iracheno nè qualsiasi personaggio del precedente regime. Tale tribunale è illegittimo. Penso inoltre che ciò che viene chiamato “governo iracheno” e più precisamente gli occupanti americani, stiano attraversando una grande crisi per l’escalation di qualità e quantità della resistenza in tutto l’Iraq.

L’America sta attraversando una crisi politica e militare. Ormai i morti americani sono diverse centinaia e l’opinione pubblica americana si sta spostando sempre di più a favore del democratico Kerry a svantaggio di Bush. Come sappiamo a novembre  ci saranno le lezioni americane. In Iraq Allawi non governa e non gestisce niente. Il vero governante in Iraq è l’ambasciatore americano John Negroponte. Sicuramente useranno la questione di Saddam Hussein per realizzare per Bush una vittoria politica a bassissimo costo. La grande percentuale degli americani è convinta che dietro ai fatti dell’11 settembre ci sia Saddam Hussein. Se entro novembre l’amministrazione americana non troverà una sua via di uscita a questa crisi politico militare la beffa giuridico politica del processo di Saddam sarà utilizzata. Saddam verrà processato in modo sbrigativo, gli sarà inflitta la pena capitale o qualsiasi altra condanna. Tutto sarà molto rapido, tutto avverrà prima di novembre. Però sarà una vittoria temporanea per loro.