da: www.rebelion..org - 30-12-2004
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=9403
“Senza
petrolio sotto le terre islamiche non ci sarebbe scontro di civiltà”
Intervista a Tariq Ali, editore e giornalista di New Left Review
di
Gladys Martínez López - Diagonal
Tariq Ali è cineasta, scrittore e
giornalista britannico di origine pachistana. Autore, tra gli altri libri, di
“Lo scontro dei fondamentalismi” e “Bush in Babilonia”, è uno degli
intellettuali che con più forza hanno denunciato la guerra contro l'Iraq. Nella
sua recente visita a Madrid, per celebrare il 45º anniversario di “New Left
Review” ed il 5º della sua edizione in spagnolo, ha parlato con Diagonal.
A poco più di un mese dal
futuro svolgimento delle elezioni in Iraq, quali crede saranno le conseguenze
di questa competizione elettorale? Crede che l'elezione di un parlamento
e la redazione di una Costituzione possano portare alla stabilizzazione del
paese o al contrario si produrrà un'intensificazione della resistenza?
La resistenza si è sviluppata in Iraq su due livelli: il primo è la resistenza
armata, decentrata e diretta da gruppi di insorti in differenti parti del
paese, molto bene organizzata, senza problemi per procurarsi armi e che ha reso
difficile agli USA ed ai suoi alleati la permanenza in Iraq. A tal punto che
persino nella Zona Verde di Baghdad, che si suppone la più sicura, i generali
statunitensi hanno ammesso che non possono garantire la sicurezza di tutti i
diplomatici occidentali.
Inoltre, il bersaglio della resistenza irachena non sono solamente i militari
occupanti, ma anche i collaboratori. E questo credo che rappresenti
un’evoluzione nella sua forma di pensare: “Non affrontiamo solo i vostri
militari, affrontiamo anche i vostri uomini d'affari, i collaboratori che
vengono qui”.
Ad un secondo livello troviamo principalmente una resistenza non armata,
diretta dai partiti religiosi sciiti: il gruppo più ampio è quello di
Al-Sistani, e Muqtada al-Sadr capeggia una versione più militante della
resistenza politica, ma non la mette in discussione.
La grande differenza tra la resistenza armata e quella politica è che la
resistenza armata domanda: “Come possono esserci elezioni libere mentre il
nostro paese è occupato?” E questa è una buona domanda. Vedremo se c'è
possibilità che gli USA consentano l'elezione di un governo che può essere
completamente ostile ai loro interessi. La domanda chiave è: in gennaio ci
saranno elezioni completamente libere? Credo che questo sia impossibile
fintanto che il paese è occupato. Le truppe di occupazione e l'ambasciata
nordamericana a Baghdad determineranno in larga misura alcune delle persone che
saranno scelte, includendo le marionette che hanno messo al potere.
Ma supponiamo che, anche cosí, un 50 percento delle elezioni siano libere. In
questo caso, credo che potrebbe prodursi una crisi per gli USA perché possono
trovarsi con un parlamento appena eletto che, anche se non ha totale
legittimità, chiede la ritirata dei truppe occupanti ed il controllo iracheno
del petrolio. Se il nuovo parlamento non chiede questo non godrà di credibilità
tra il popolo.
Gli USA non sono stati capaci di schiacciare la resistenza armata, sono stati
brutali, le torture continuano, hanno distrutto gran parte di Falluja, hanno usato
armi chimiche contro la resistenza irachena … ma non hanno avuto successo. Se
la resistenza politica ora forma un parlamento che chiede la ritirata di tutte
le truppe nordamericane, la situazione degli USA diventerà molto difficile. La
questione è se i leader sciiti Sistani ed Al-Sadr tenteranno, nel caso
ottengano una maggioranza parlamentare, di negoziare con la resistenza armata.
Credo che questo sia cruciale. Se non lo fanno, la situazione può diventare
caotica.
Che interessi confluiscono in questa competizione elettorale? C’è la
possibilità che anche l'Iran metta le mani in pasta e quali ne sarebbero le
conseguenze?
Creo che gli USA vogliano utilizzare le elezioni per potere dire: “Guarda,
abbiamo permesso le elezioni, questo è un governo eletto in Iraq”. Questo è
quello che vorrebbero fare, e gli piacerebbe che il governo fosse completamente
pro-statunitense, ma se questo è il caso, allora il governo non rappresenterà
il popolo iracheno, perché sappiamo che la maggioranza degli iracheni sono contrari
all'occupazione.
Se manipolano completamente le elezioni ed impediscono che l'opposizione
ottenga la maggioranza, allora la situazione peggiorerà molto per gli USA. I
gruppi armati e numerose città stanno già boicottando le elezioni. Così ci
troviamo difronte ad una situazione difficile ed imprevedibile tanto per i
nordamericani che per la resistenza.
In quanto agli iraniani, credo che abbiano giocato una gran ruolo tra i
contendenti, tentando di ottenere che gli sciiti Muqtada al-Sadr e Sistani, specialmente
al-Sadr, non facciano per il momento resistenza ed accettino le elezioni. Gli
iraniani stanno giocando il loro gioco, hanno i loro interessi. Se un governo
religioso viene eletto in Iraq e se si permette a questo governo di esercitare
il potere, gli iraniani cercheranno di fare accordi con esso perché sarebbe
logico che la relazione Iran-Iraq
prevedesse un commercio comune, una sicurezza comune. Hanno molto in comune
benché uno sia iraniano e l'altro arabo. Non possiamo, per il momento, predire con
certezza quello che capiterà; semplicemente possiamo vedere quali tendenze ci
sono e come possano svilupparsi.
Lei ha osservato spesso la volontà dei nordamericani di “balcanizzare”
l'Iraq, presentando sunniti, sciiti e
curdi come fazioni con interessi opposti. Crede che questo pericolo possa
vedersi confermato nelle elezioni?
Credo che questo pericolo esista. Se gli americani cercano di utilizzare
l'Assemblea eletta per schiacciare la resistenza mediante un opprimente uso
della forza, questo può portare a conflitti permanenti ed alla divisione nel
paese. Fu molto inquietante che quando gli USA attaccarono Falluja, i leader
sciiti non aprirono bocca. Molta gente normale protestò, le moschee sciite a
Baghdad si unirono con le moschee sunnite per inviare aiuti, ma i leader sciiti
Sistani ed Al-Sadr non aprirono bocca, il che dimostra un comportamento
disgustoso.
E non dobbiamo sottovalutare che una volta che un paese è stato occupato da un
potere imperiale, il segno distintivo di questo potere imperiale è “dividi e
vincerai”. Per quel motivo gli americani hanno appoggiato nel corso degli
ultimi 12 anni i curdi, tentando di separarli dalla popolazione araba del
paese. Ora stanno incominciando ad utilizzare la stessa tattica con gli sciiti.
La balcanizzazione può creare solo problemi a lungo termine ed è contraria agli
interessi degli iracheni.
D'altra parte, se gli americani spingono il paese verso una balcanizzazione, ci
troveremo con tre zone: la curda, che il governo turco non accetterà; la zona
centrale, conosciuta come “il triangolo sunnita” che sarà ostile agli USA; ed
il sud sciita che, se il paese è stato balcanizzato, farà accordi con gli
iraniani. Qualunque risultato sarà negativo per gli USA. E così non può esserci
nessuna soluzione che stabilizzi il paese a beneficio degli americani. Potrebbe
realizzarsi una stabilità temporanea nei corso dei pochi mesi successivi alle
elezioni di gennaio, ma non credo che possa esserci una stabilità permanente
finché le truppe rimarranno nel paese.
La vittoria di Bush nelle elezioni nordamericane rinforza la politica
imperialista degli USA? Sarebbe stato diverso coi democratici?
Creo che dobbiamo essere attenti. Gli USA sono un potere imperiale. Prima di
Bush abbiamo avuto Clinton. Clinton risultava simpatico e gradevole in Europa
Occidentale. Fece rapidamente accordi commerciali, era più intelligente di Bush
e fu capace di unire la gente, ma Clinton appoggiò la guerra contro l'Iraq,
Clinton venne in Gran Bretagna a dare il suo appoggio a Blair che è il più fervente
leader pro-guerra dell'Europa.
Quando gli interessi imperiali sono in gioco, democratici e repubblicani si
difendono a vicenda. Tuttavia, io argomentai che Bush doveva essere sconfitto,
non perché avessimo speranze in Kerry, bensì perché è estremamente importante
vincere i leader che hanno portato il mondo alla guerra. Dicevo: “Aznar è stato
sconfitto in Spagna; sconfiggete Bush e questo creerà una nuova situazione
molto interessante. La gente sentirà che la popolazione americana è contro
questo tipo, e per la prima volta eserciterà forti pressioni su Kerry sul tema
della guerra. ”Ma Bush ha vinto, e credo che la sua vittoria sia una sconfitta
per i movimenti contro la guerra e per tutti quelli che si oppongono al
progetto imperiale. Dobbiamo vederla in questo modo, ma questo non significa
che dobbiamo deprimerci, demoralizzarci e non fare niente. Dobbiamo ricostruire
a poco a poco il movimento contro la guerra che prima era molto forte, ma è
scomparso dopo l'occupazione dell'Iraq, e credo che ora debba rivivere come un
movimento contro l’occupazione.
Le grandi mobilitazioni che hanno preceduto la guerra si sono dimostrate
incapaci di bloccarla. Come crede si possa affrontare in modo efficace questo
tipo di situazioni nel futuro?
Ho sempre detto che il movimento contro la guerra era molto esteso e che
avanzava molto velocemente, esprimendo la rabbia di una grande maggioranza
della gente, ma questa maggioranza non era necessariamente di sinistra. Erano
comuni cittadini che si rifiutavano di credere alle bugie dei politici e
volevano manifestare la loro opposizione a quelle bugie ed alla guerra che era
stata pianificata. Ma anche per il fatto che non erano politicizzati, si
avvertiva la loro ingenuità. Pensavano: “Se usciamo in strada in milioni di persone,
fermeremo la guerra.” Siccome non potemmo fermarla ci fu una grande
demoralizzazione, e si pensò che non potevamo fare nulla, ma io non pensai mai
che avremmo potuto fermare la guerra. Quando la gente mi domandava: “C'è
qualcosa che possa fermare la guerra?”, io rispondevo: “Sì, la sconfitta nel
parlamento di Blair, ed il rifiuto delle truppe nordamericane di andare in
guerra.” Era l’unica cosa che potesse fermarla perché Bush era votato a questa
guerra ed un gruppo di consiglieri del suo governo era determinato a farla.
Dobbiamo risollevarci dal fallimento iniziale di non avere potuto fermare la
guerra e, anche se incominciamo in piccoli gruppi, come fanno gli italiani,
come si fa in Gran Bretagna, informare regolarmente su quello che succede in
Iraq e ricostruire a poco a poco l'opinione pubblica.
Credo sia importante che l'opinione pubblica si mobiliti per strada, ma
dobbiamo andare oltre: possiamo organizzare sindacati per attaccare le
compagnie nordamericane, per ostacolare la penetrazione dei prodotti americani.
Se tutto continua così, uno deve pensare in questi termini: non è sufficiente
fare manifestazioni, ma non dobbiamo smettere di manifestare perché è molto
importante. Credo che in Spagna le manifestazioni abbiano avuto un gran impatto
nella sconfitta di Aznar, e non dobbiamo dimenticarlo.
Ci troviamo all’inizio di una nuovo era coloniale, o piuttosto l'Iraq può
diventare il tallone d’Achille degli USA?
Spero che l’Iraq sia il terreno di una nuova sconfitta, ma dobbiamo essere
esatti e chiari. Credo che sia quasi impossibile sconfiggere militarmente gli
USA. È la maggiore potenza militare del mondo, un paese che fu sconfitto solo
una volta: dai vietnamiti nel ventesimo secolo. Così è difficile vincerlo
militarmente, ma credo sia perfettamente possibile infliggergli una sconfitta
politica, e questo può ottenersi grazie alla persistenza della resistenza in
Iraq. Se gli USA si vedono obbligati a ritirare le truppe e non possono
privatizzare e dominare economicamente l'Iraq, questa sarà una vittoria. Se
ritirano le truppe ma sottomettono economicamente il paese, se lo privatizzano
tutto, se riescono ad impiantare un governo pro-occidentale a Baghdad, un
regime di cooperazione che chiameranno libertà e democrazia, sarà per noi una
sconfitta.
In quanto alla domanda se si tratti di un nuovo volto dell'imperialismo
americano, ebbene sì. Si sono arrischiati e non siamo sicuri di come finirà. Se
vengono sconfitti politicamente in Iraq, dovranno ripensare la loro strategia,
e questo incoraggerà i loro potenziali rivali nel lontano Oriente, specialmente
Cina, Giappone, la Corea unificata. Questa è la zona che più temono.
L'imperialismo americano non è mai morto. Molta gente crede che, visto che il
comunismo è collassato e l'Unione Sovietica è sparita, gli USA non siano ormai
un paese imperialista. Non è il nostro caso. Sono sempre stati e continuano ad
essere un paese imperialista. Ma quando decisero di invadere ed occupare
l'Iraq, decisero essenzialmente di cercare di stabilire la loro egemonia a livello
mondiale. Ed il fatto che si sia sviluppata una resistenza irachena è un
problema per essi perché avevano pensato di vivere in un mondo senza più
resistenza, che la resistenza non era oramai possibile ... ma anche
l'imperialismo aggressivo ha prodotto resistenza, e questo è qualcosa che gli
europei devono incominciare a capire, che se questo tipo di comportamento
continua, ci saranno movimenti di resistenza in altre parti del mondo.
Come crede si evolva la situazione in Medio oriente dopo l'invasione dell'Iraq?
In Medio Oriente, da 12 o 13 anni, ci sono due problemi. Uno è stato
l'occupazione della Palestina da parte degli israeliani, ed il secondo è
l'occupazione di zone dell'Iraq, ed ora di tutto l'Iraq, da parte degli USA,
oltre ai bombardamenti ed alle sanzioni. L’occidente sta aspettando la guerra
contro i popoli del mondo arabo, e la coscienza liberale occidentale si mostra
cieca davanti alla sofferenza palestinese. Tutti i giorni gli israeliani
commettono atrocità contro i bambini palestinesi, trattano gli arabi come se
fossero subumani, e l’occidente rimane silenzioso. Questo è l'occidente che
parla costantemente di diritti umani,senza posa, siamo i professori dei
diritti umani. Abbiamo una gran cultura dei diritti umani ma non per i
palestinesi. L’occidente non oserà attaccare Israele, e tuttavia Israele
ricatta continuamente l'Europa per via della Seconda Guerra Mondiale. Ma i
palestinesi non furono responsabili del genocidio degli ebrei di questa guerra
e si sono trasformati nelle sue vittime indirette. Credo che finché la
situazione rimane questa, non ci sarà mai pace in Medio Oriente. Finché
Palestina ed Iraq rimarranno occupati non ci sarà pace. E quanto prima lo
capiranno gli USA, meglio sarà. Se vogliono compiere esperimenti di democrazia,
perché non lo fanno in Arabia Saudita, che controllano da 1945?
Quale sarà il ruolo dell'ONU a partire da ora? Può tornare per caso a
presentarsi come garante del diritto internazionale?
Credo che l'ONU sia l'equivalente politico del WTO e del FMI. È principalmente
controllata dagli USA e, benché a volte mostri disaccordo, come durante la
guerra dell'Iraq, perfino in questo caso il Consiglio di Sicurezza appoggiò
retroattivamente l'occupazione e riconobbe il regime fantoccio.
Non prendo sul serio l'ONU. Ritengo sia dominata dall'unico potere imperiale
esistente. Non potè fare niente contro la guerra del Vietnam, non potè fare
niente contro l'invasione sovietica della Cecoslovacchia ... e quando racconti
questo, la gente si arrabbia molto perché si era fatta illusioni, ma non sono
illusioni basate sulla realtà, bensì idee utopiche su quello che piacerebbe
fossero le Nazioni Unite. Voglio dire che oggi non si può nominare il
segretario generale dell'ONU senza l'accordo degli USA, è impossibile. Il
segretario generale è come un cameriere alla Casa Bianca.
Che ruolo svolge l'Europa nel progetto imperiale degli USA?
Questo è un tema molto importante. Gli europei hanno fallito sino ad ora nel
loro sviluppo come entità politica perché sono seriamente divisi. Secondo me,
il generale De Gaulle, leader francese di destra, aveva ragione quando disse ai
tedeschi ed al proprio popolo: “Se vogliamo costruire un’Europa forte, dobbiamo
escludere la Gran Bretagna, che sarà sempre il cavallo di Troia degli USA.” E
questo si è dimostrato corretto. Voglio dire che l'Europa è completamente
divisa. I francesi ed i tedeschi seguono la stessa strada e Blair ha molto
chiaro quello che vuole: essenzialmente difende gli interessi degli USA in
Europa.
Ora, con l'estensione dell'UE ai paesi dell’Est, dobbiamo chiederci che cosa
sono questi paesi. Politica ed economicamente sono satelliti degli USA. Guarda
come hanno approfittato della guerra in Iraq, anche quando il popolo era
contrario. I tedeschi possono controllare l'antica Cecoslovacchia politicamente
ed economicamente, ma gli americani la dominano ideologicamente.
Credo che il funzionamento dell'Europa sia un problema. Fu incapace di fermare
la guerra, ed un minuto dopo che gli USA hanno occupato l’Iraq, Chirac e
Schroeder si sono congratulati con Bush. L'unico leader europeo che attaccò
Bush e Blair fu Zapatero dopo la sua elezione. Io ero attonito! È stato l'unico
politico europeo che ha detto che Bush e Blair avevano mentito. Questo non è
usuale per la Spagna, perché Aznar o Felipe González e Javier Solana erano
gente compromessa al 100% con la NATO. Guarda Solana, un giorno proclama che la
Spagna non deve stare nella NATO ed il giorno seguente diventa il suo
segretario generale. Questa prostituzione dei politici della socialdemocrazia
paga un prezzo, la gente finisce per stufarsi di questo tipo di politici.
Non vedo oggigiorno un accordo serio in Europa, ma non c'è dubbio che gli
alleati tedeschi e francesi non sono contenti degli USA. Non si sono opposti ad
essi ma non sono contenti. I loro
interessi erano contrari alla guerra perché tanto francesi come tedeschi
avevano relazioni con l'Iraq, compravano petrolio, facevano commerci, e così la
guerra non interessava loro in assoluto. Ma non possono fare niente perché sono
troppo deboli, e la Costituzione europea recentemente discussa è una carta
molto debole che lascia l'Europa tale quale. Questa situazione non è buona in
termini di identità europea in un’Europa che si sviluppi come entità politica
forte. E credo che molta gente stia incominciando a capire questo. Non credo
che l’Europa sia una gran soluzione in questi momenti. Credo che il progetto
europeo sia in crisi.
Non esiste il rischio che questa alternativa europea della quale lei parla
voglia trasformarsi anche in una Europa imperiale?
Ho paura per lo sviluppo economico di questo continente. Quello è il grande
pericolo. Ma il mio argomento non è che vogliamo un’Europa imperiale, ma
certamente vogliamo sfidare gli USA perché quando vi sia un'altra grande entità
che sfidi gli USA tutti quanti potremmo sopravvivere ed i movimenti potranno
crescere. Questo è già successo in precedenza. Qualunque opposizione
attualmente e nei prossimi 30 o 40 anni può essere molto utile. Bisogna solo
creare lo spazio.
Nel suo libro “Bush in Babilonia” patrocina la creazione di una Lega
Antimperialista Mondiale dentro il FSM. Ha fatto progressi in questo senso?
Mi riferivo espressamente agli USA ma l'idea che voglio porre con chiarezza è
che è eccessivamente difficile condurre una battaglia politica contro l'impero
nordamericano. Benché non dobbiamo perdere mai le speranze nel popolo
nordamericano. Hanno votato per Bush, ha ottenuto 3 milioni di voti in più, e
tuttavia una consistente minoranza è contro di lui. E anche lì c'è stato un
importante movimento contro la guerra. Ma evidentemente un movimento di
successo dovrà essere globale.
Ed in quello senso credo che il continente più avanzato nella sua opposizione
agli USA sia l'America latina. Lì ci sono ampi movimenti sociali ... c’è Hugo
Chávez in Venezuela che è stato accusato di essere un dittatore quando è stato
eletto con più voti della maggioranza dei politici occidentali. Il Venezuela è
l'unico paese dove i poveri si sono mobilitati realmente per difendere il
governo, che fa riforme e li aiuta, e ci sono interessanti esperimenti che si
stanno portando a termine. Gli USA hanno tentato di abbattere questo governo
varie volte: una volta per mezzo di un colpo di Stato; la seconda appoggiando
l'oligarchia per portare a termine un sciopero; e la terza mediante il
referendum. Hanno fallito le tre volte. Quando vedo alcuni idioti scrivere una
colonna su El Pais dicendo che Chávez è un dittatore, mi domando in che mondo
vivo. Il fatto di essere stato una volta nell'esercito non lo trasforma in un dittatore;
è stato eletto. Molti presidenti americani eletti provennero dall'esercito. E
gli USA hanno avuto molti presidenti di formazione militare, come altri paesi
del mondo. L'ostilità contro il Venezuela non deriva dal fatto che Chávez sia
antidemocratico; è più democratico che in molti altri paesi perché ha permesso
una situazione nella quale tutti i mezzi di comunicazione privati gli sono
contro. Quale paese permetterebbe questo? Spagna? No. Blair? Blair licenziò la
direzione della BBC perché aveva informato sulle manifestazioni contro la
guerra.
E così si può imparare molto oggigiorno dal Venezuela. E credo ci sia una
polarizzazione in America Latina tra il metodo di Lula in Brasile ed il metodo
di Chávez in Venezuela. È il grande dibattito. Lula si comporta come Javier
Solana e Felipe González: fa tutto quello che i nordamericani vogliono. Accetta
tutte le proposte del FMI e per quel motivo sta perdendo importanti città, come
San Paolo o Porto Alegre. Per questo penso che il dibattito più importante che
sta avendo luogo in questo momento è in America Latina.
Che cosa pensa della proposta all'ONU del presidente spagnolo
Rodríguez Zapatero di creare una “alleanza di civiltà?”
Ciò suona molto bello, cercare di attaccare lo scontro di civiltà che Samuel
Huntington ed altri proposero e che attaccai nel mio libro “Lo scontro dei
fondamentalismi”. Sono contento che i politici europei dicano che stanno
cercando di fare un'alleanza di civiltà, ma la verità è molto semplice: se non
ci fosse petrolio sotto le terre islamiche, non si produrrebbe nessuno scontro.
Lo scontro non è né di civiltà né religioso. È provocato da un incidente
geologico ed economico: il petrolio del mondo giace sotto le terre islamiche.
Se i paesi di Medio Oriente fossero buddisti, lo scontro di civiltà sarebbe
contro il Buddismo, se fossero zoroastriani, sarebbe contro lo zoroastrismo.
Credo che dobbiamo smontare il dibattito sulle civiltà e vedere che cosa si
nasconde dietro: la difesa degli interessi dell’Occidente.
Traduzione dallo spagnolo a cura del Ccdp