da La Jornada (quotidiano messicano) di venerdì 14 gennaio 2005
http://www.jornada.unam.mx/2005/ene05/050114/034n3mun.php
Corrispondente David Brooks - New York, 13 gennaio 2005
Migliaia di immigrati negli Stati Uniti voteranno in occasione delle elezioni nazionali del loro paese d’origine alla fine di questo mese, con l'appoggio di varie agenzie internazionali specializzate e dello stesso governo statunitense.
Gli esperti considerano che potenzialmente potrebbero partecipare circa 240.000 elettori, benché vi siano problemi logistici per installare i seggi ed assumere personale per sovrintendere al processo, oltre che per informare e censire coloro che esprimeranno il loro voto dagli Stati Uniti.
Non sono messicani, bensì iracheni. Il governo ad interim dell'Iraq ha deciso che i suoi cittadini all'estero dovrebbero aver diritto al voto ed ha stabilito le condizioni per la partecipazione sino ad un milione di iracheni, con l’età legalmente prevista, negli Stati Uniti ed in altri 13 paesi. S’insedieranno seggi elettorali in almeno cinque città: Chicago, Washington, Los Angeles, Detroit e Nashville.
Michael Kozak, segretario assistente di Stato, ha informato che il Dipartimento di Sicurezza Interna, incaricato tra l’altro del Servizio d’Immigrazione, ha inoltrato alle autorità elettorali dell'Iraq i dati circa l'ubicazione delle comunità irachene negli Stati Uniti, utili a determinare dove installare i seggi.
Secondo il Washington Post hanno diritto al voto tanto gli iracheni di recente immigrazione quanto quelli i cui genitori siano nati in Iraq. Secondo le regole stabilite dalle autorità elettorali di quel paese, il processo di censimento si svolgerà dal 17 al 23 gennaio; nel seguito gli elettori dovranno ritornare allo stesso seggio per votare tra il 28 ed il 30 dello stesso mese.
Per registrarsi gli iracheni all'estero devono provare di avere più di 18 anni, presentare due documenti d’identità, uno con foto e l'altro che attesti la loro cittadinanza irachena o che il loro padre è nato in quel paese.
Negli Stati Uniti il processo per il voto all'estero procede, nonostante le crescenti lagnanze per la mancanza d’informazione, il ridotto numero di seggi e le accuse d’incompetenza o ignoranza. Il Programma di Votazione Fuori dal Paese, ente che coordina il voto all'esterno dell'Iraq, ha indicato che diffonderà maggiore informazione nei prossimi giorni attraverso i mezzi di comunicazione ed ha predisposto un sito Internet (www.iraqocv.org).
Kozak ha affermato che il programma ha ricevuto assistenza tecnica dall'ONU, dall'Organizzazione Internazionale dell’Emigrazione e dall'ONG statunitense IFES (Fondazione Internazionale per i Sistemi Elettorali). Il funzionario ha assicurato che tutto è gestito e finanziato dalle autorità dell'Iraq e non dagli Stati Uniti.
Naturalmente non ci sono garanzie che questa elezione sarà realizzata, o che se sarà imparziale, trasparente o legittima. Ma, nel contesto del grande dibattito sul voto all'estero per i messicani, è notevole che un paese invaso, in guerra e con un’insurrezione in atto, offra da subito questo diritto alla sua prima elezione. Allo stesso tempo, come ironizzano qui, sarà molto meno pericoloso votare all'estero che all’interno dell'Iraq.
Traduzione dallo spagnolo a cura del Ccdp