da
www.ptb.be - Parti du Travail de Belgique - PTB - 01/02/2005
http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?section=A1AAABBSBA&obid=25959
Un ex ufficiale delle Nazioni Unite in Iraq dichiara:
«Se queste elezioni avessero avuto luogo in Zimbabwe, l'occidente ne avrebbe
denunciato l’irregolarità»
"I
principi elementari per lo svolgimento di elezioni sono stati rispettati
talmente poco che se avessero avuto luogo in Siria o in Zimbabwe, gli Stati
Uniti e la Gran Bretagna sarebbero stati i primi a denunciarli", afferma
Salim Lone (1), già addetto stampa del rappresentante speciale dell'ONU in
Iraq, Sergio Vieira de Mello.
Davide Pestieau e Mohammed Hassan 02-02-2005
Secondo la Commissione elettorale irachena, nominata dall'autorità occupante
americana, il 57% degli elettori iscritti hanno partecipato alle elezioni.
Il 57% degli iscritti, la sfumatura è importante quando si sa che nelle regioni
centrali dell’Iraq, quelle più popolate, il tasso di iscrizione era molto
basso.
Nelle città di Mossoul e Baquba, i seggi elettorali erano deserti. Nella città
ribelle di Samarra per esempio, solo 1.400 dei 200.000 abitanti sono andati a
votare. A Bagdad, secondo la televisione arabo Al-Jazeera, la partecipazione è
stata molto bassa, particolarmente nei quartieri popolari del centro e
dell'ovest.(2)
Anche se certi capi religiosi sciiti avevano invitato a votare, altri avevano
invitato al boicottaggio come gli sceicchi Al-Baghdadi ed Al-Hasni, lo stesso
ha fatto il movimento di Moqtada Al-Sadr.(3) Nel Sud a maggioranza sciita, la
partecipazione più bassa è stata registrata nella grande città industriale di
Bassora, dove il partito sciita Hezbollah aveva negato la partecipazione sia
nelle campagne che nelle città sante.
All’estero dove i problemi di sicurezza erano totalmente assenti, solo il 25%
degli iracheni si sono iscritti nelle liste.(4) Tutti questi elementi indicano
che in realtà, meno della metà degli iracheni, o addirittura meno di un terzo
sono andati a votare.
Le catene
televisive hanno filmato 5 seggi elettorali in tutto l'Iraq
"Un esempio di democrazia" affermano al contrario i grandi
media. Ma nessuno giornalista indipendente è potuto uscire fuori da certi
quartieri di Bagdad, di Bassora e del Kurdistan iracheno. Fatto che li rende
completamente dipendenti dalle notizie dell'esercito americano e dei partiti pro-occupazione. I networks sono
stati autorizzati a filmare 5 seggi elettorali in tutto l'Irak.(5) Quattro dei
cinque si trovava nelle regioni a maggioranza sciita del Sud, dove la
partecipazione era maggiore.
Una parvenza di missione internazionale di controllo è stata messa in piedi:
comprendeva 20 esperti internazionali (a titolo di paragone, 2.400 osservatori
sono stati mandati in Ucraina per le ultime elezioni). (6) Tuttavia, i grandi
media osano dichiarare che sono state constatate poche frodi.
Infine, l'immensa maggioranza dei candidati era sconosciuta dagli elettori,
perché i partiti non li avevano resi pubblici. D’altra parte, «le schede
elettorali erano talmente complicate che anche Jalal Talabani, il dirigente
curdo, ha dovuto ricevere istruzioni per sapere come utilizzarle», afferma
Salim Lone.(7) Sostiene anche che quelli che hanno votato non sanno esattamente
per cosa hanno votato e ancor meno per quale programma.
Che tipo di potere avranno gli eletti?
Quale sarà il potere reale di coloro che riceveranno il titolo di ministri in
Iraq? Praticamente nessuno. "Non hanno il controllo sul petrolio, nessuna
autorità sulle vie di Bagdad, né
sull’esercito operativo e sulla polizia. Il loro solo potere è quello
dell'esercito americano"
Ha affermato il giornalista Robert Fisk.(8)
Quelli che hanno votato per dare il potere ad un governo iracheno che
migliorerà le loro condizioni e per ottenere la partenza delle truppe USA,
saranno delusi. I prossimi mesi lo dimostreranno. Nulla indica che la
situazione materiale migliorerà e tantomeno che i Marines lasceranno l'Iraq da
soli: 16 basi militari americane sono già in costruzione.
Un alto-graduato dell’esercito USA a Bagdad ha riconosciuto sabato scorso che
gli Stati Uniti devono fare fronte ad un'insurrezione a lungo termine che
non cesserà prima di un decennio.(9)
1 The Guardian, 31 gennaio 2005
2 Al-Jazeera, 31 gennaio 2005
3 Al Ahram, 20-26 gennaio 2005
4 Al-Jazeera, 29 gennaio 2005
5 The Independent, 30 gennaio 2005
6 Interpress Servizio, 31 gennaio 2005
7 The Guardian, 31 gennaio 2005
8 The Independent, 31 gennaio 2005
9 The Telegraph, 30 gennaio 2005,
traduzione dal francese del Ccdp