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tratto da Asia Times on line, 1 febbraio 2005
http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/GB01Ak01.html

Non è il voto che conta


di Syed Saleem Shahzad

Le misure di sicurezza, e la paura di attacchi da parte della resistenza, erano tali che il presidente ad interim Ghazi al-Yawar, domenica, è stato costretto a votare nel santuario della fortificata zona verde di Baghdad.

Nonostante ciò, si pensa che più di otto milioni di iracheni, circa il 60% degli eleggibili, abbiano votato a livello nazionale, anche se il dato non può essere dimostrato, data l’assenza di osservatori elettorali accreditati. Si è votato massicciamente nelle zone sciite e nelle zone kurde. L’affluenza alle urne nelle zone dominate dai sunniti,come Fallujah e Mosul, dove la resistenza è più forte, e dove i leader sunniti hanno invitato al boicottaggio, è stata sostanzialmente più bassa.
Nelle zone dominate dagli Sciiti dell’Iraq del sud, e in gran parte anche a Baghdad, gli iracheni hanno affollato le urne. Ciò è avvenuto nonostante gli attacchi che hanno provocato più di 40 morti, tra cui nove attacchi suicidi.

I risultati preliminari sono attesi tra sei o sette giorni, mentre si dovrà attendere dieci giorni per i risultati definitivi. I votanti hanno scelto tra circa 111 partiti i membri di 18 parlamenti provinciali, e i 275 membri dell’Assemblea Nazionale, che avrà il potere di riscrivere la costituzione. A ciò seguirà un referendum sulla costituzione, a cui a sua volta seguirà un altro turno di elezioni in Dicembre.

Un gruppo di candidati che sembra abbia ottenuto notevoli consensi è stata l’alleanza irachena unita, una larga coalizione di partiti sciiti, sotto il controllo del Gran Ayatollah Ali al-Sistani, il leader religioso (sciita) più importante del paese. La lista di candidati guidata da Allawi, il primo ministro, sembra che abbia anch’essa ottenuto un buon risultato.

Nell’Iraq centrale, che è ancora la più forte base del Baath, gli elettori hanno disertato le urne. Nella provincia di Babilonia, che è la roccaforte del partito Baath, i seggi elettorali non sono neanche stati aperti. Anche nel prevalentemente quartiere sciita di Sadr city a Baghdad (un tempo al-Tawra city) molti sostenitori di Muqtada al-Sadr hanno boicottato le elezioni. I partiti di al-Sadr nel distretto hanno denunciato le elezioni tenutesi “sotto occupazione Usa”.

Il clero sciita di origine araba, tra cui l’Ayatollah Ahmen al-Hassani al-Baghdadi, hanno non soltanto rifiutato di partecipare alle elezioni, ma hanno anche chiesto di appoggiare la resistenza nazionale irachena. Muqtada ha chiesto ai suoi seguaci di stare a casa. “Tenuto conto della popolarità e della forza del gruppo di al-Sadr, si può capire come non tutti gli sciiti abbiano partecipato alle elezioni di domenica”- afferma il sceicco Hassa al-Zarqani, il responsabile stampa del gruppo di al-Sadr, a un sito internet del Qatar. “Ci si rende conto, al contrario, che la maggioranza degli sciiti si oppone alle elezioni”- aggiunge.

D’altra parte, la maggior parte del clero non arabo, pro-iraniano e sciita, quali l’influente Sistani e l’Ayatollah Bashir, hanno sostenuto le elezioni.

L’opposizione in esilio
Asia Times on Line ha parlato on Nada al-Rubaiee in Olanda. Nada è un membro del comitato centrale dell’Alleanza Patriottica Irachena (API), un insieme di variegati gruppi iracheni che si oppone all’occupazione Usa in Iraq. Essa è presente in Iraq, così come in altri paesi, quali la Siria, la Giordania, la Francia e l’Olanda.

Inizialmente era un piccolo gruppo, composto prevalentemente di iracheni dissidenti. Era virtualmente sconosciuto prima del novembre del 2002, quando il suo leader, Abdul Jabbar Kubaisi, fece un viaggio a Baghdad per incontrare alti ufficiali iracheni. Tale mossa era all’interno della strategia di Saddam Hussein volta a trovare un accordo con le forze di opposizione e a creare una coalizione, la più vasta possibile, in caso di attacco Usa. Secondo i membri dell’API, Saddam ha promesso delle riforme democratiche e Kubaisi ha deciso di stare dalla parte dell’ex dittatore contro l’invasione statunitense. Nel febbraio del 2003, la API ha tenuto una conferenza a Parigi nella quale i delegati si sono impegnati a combattere “l’aggressione imperialista americana”.

Asia Times Online: L’appello a boicottare le elezioni è stato un successo?
Nada: Nonostante il “governo iracheno” abbia speso molti danari nella campagna elettorale, la maggioranza degli iracheni si oppone alle elezioni, e perciò la maggioranza l’ha boicottata; la popolazione non vede alcuna soluzione, nelle elezioni, per i loro problemi quotidiani: acqua potabile, gas ed elettricità.

ATol: La maggioranza della popolazione delle città e delle province come Falluja, Anbaar e Mosul ha boicottato le elezioni; stiamo parlando di milioni di persone.
Nada: La campagna “anti-elezioni” è stata relativamente forte nelle province del sud: Basra (dove fu fondato il partito Baath), Amarah, Nasiria; ma la presenza attiva di due partiti grandi partiti sciiti appoggiati dalle forze di occupazione e dai servizi segreti iraniani ha influenzato le votazioni. Nel nord, non vi è stata una campagna anti-elezioni vasta, cosa che non era pronosticata.

ATol: Quale era la reale strategia dei gruppi di opposizione, sia dei capi politici sia dei militanti, per impedire alla gente di esprimere il proprio voto?
Nada: La resistenza irachena è riuscita a fare chiarezza sulla presenza di due fronti: quello della resistenza irachena, sostenuta dal suo popolo, e quello del fronte dell’imperialismo e dei suoi servi iracheni e internazionali (occupazione Usa). La resistenza irachena ha il chiaro scopo di distruggere i programmi politici degli occupanti; e per raggiungere tale obiettivo l’occupazione e le sue strutture politiche sono legittimi obiettivi della resistenza. La resistenza ha chiarito che tutti gli iracheni dovrebbero boicottare le “elezioni”. La strategia dell’ala politica della resistenza irachena armata è composta principalmente di: propaganda di scritti (tra cui lo scrivere sui muri) in cui si spiega perché la gente dovrebbe boicottare le elezioni. Riunioni pubbliche – tra cui i venerdì di preghiera – sono “mezzi” nella campagna anti-occupazione: la maggior parte degli imam ha fatto delle dichiarazioni sulla questione delle elezioni. Essi hanno enfatizzato il bisogno di boicottare le elezioni e di rigettare ogni processo politico che abbia luogo durante l’occupazione. A ciò ha seguito l’arresto di numerosi imam, come l’imam della provincia di Anbaar che è stato arrestato a causa delle sue affermazioni “anti-elezioni”.

ATol: Quale è stato il ruolo dei fattori esterni, come il partito Dawa, i cui membri vengono dall’Iran?
Nada: Il partito sciita Dawa, e il consiglio superiore della rivoluzione islamica in Iraq, non sono più dei fattori esterni. Essi fanno parte del sistema politico iracheno e perciò sono coinvolti nella campagna elettorale. (Il vice-presidente, Ibrahim al-Ja’fary, è un membro del partito Dawa). La brigata Badr – ala militare del consiglio superiore della rivoluzione islamica – sta sostenendo le elezioni sciite nelle province del sud dell’Iraq, dove hanno una presenza reale.

ATol: Quali sono, in generale, le sensazioni all’interno di Sadr city, dominata dagli sciiti?
Nada: Come lei sa, i media in generale stanno cercando di ignorare la città. Non possiamo parlare per conto della gente, ma, dal nostro punto di vista, la maggioranza – se non tutti i residenti – di questa città stanno boicottando le elezioni. Il loro leader religioso – Muqtada al-Sadr – si sta ancora opponendo a ogni progetto politico, incluse le elezioni, che puntino a prolungare l’occupazione o a legittimarla.

ATol: Cos’è esattamente il partito Baath fino ad ora?
Nada: I membri del partito Baath sono coinvolti, insieme alle altre forze di resistenza, nella resistenza armata, e stanno continuando la loro lotta contro l’occupazione del paese. Il processo “elezioni” non fermerà la loro lotta. Come detto prima, essi continueranno a lavorare per raggiungere l’obiettivo di distruggere l’agenda politica degli occupanti, usando tutti i mezzi possibili.


Tradotto da Enrico Lobina