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da: www.rebelion..org - 03-03-2005

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Rituale di vassallaggio nelle province dell’impero

Preparando nuove campagne di guerra contro i “barbari”.

 

Antonio Maira - Cádiz Rebelde

 

Bush ha passeggiato trionfalmente per l'Europa, da Bruxelles a Magonza e Bratislava, dalla sede della NATO a quella dell'Unione Europea. Ha distribuito sorrisi ai fotografi; barzellette - per dare sfogo alle sue esplosioni d’incontrollabile vanità - ai grandi burocrati europei ed euroatlantici (1);  frasi pubblicitarie e slogan imperiali ai mezzi d’informazione; e pacche sulle spalle ai governanti della vecchia e della nuova Europa per inscenare accordi tra uguali, rinforzare le principali alleanze, fissare gerarchie ed edulcorare ordini perentori.

 

Ricercare l'incantesimo di Condoleezza e Rumsfeld.

 

Lo precedettero Rice e Rumsfeld - duri tra i duri - per diffondere gli slogan ideologici che devono distribuire d'ora in poi i mezzi d’informazione, e per soppesare il livello di modellabilità dei politici europei di fronte ai grandi avvenimenti che si approssimano.

 

Era da settimane che “Falsimedia” aveva iniziato a preparare il terreno per una “riconciliazione storica”, annunciando il recupero del vincolo transatlantico e riferendosi continuamente alla mano tesa di Bush, all'offensiva dell'incantesimo ed altre espressioni simili. Frasi fatte di un apparato di propaganda che funziona con molteplici connessioni di indole imprenditoriale, programmi subdolamente garantiti dal favore di intellettuali, emulazioni di gruppo, distribuzione di paraocchi ai professionisti dell'informazione (2), e creazione di aspettative di successo. Il fatto che gli ambasciatori inviati da Bush per incorniciare adeguatamente il suo viaggio, per sondare il termometro delle fedeltà a tutta prova, fossero niente meno che la “dolce” Rice ed il feroce, sdegnoso e bugiardo, Donald Rumsfeld, non alterò di una virgola la “buona disposizione” dei mezzi d’informazione nel dare per buone le parole di Washington, come se scendessero dal cielo.

 

Il “riconoscimento” da parte di Bush dell'Unione Europea, per il “suo peso e qualità”, fu l'argomento utilizzato per promuovere davanti all'opinione pubblica un accordo globale che diversamente sarebbe parso, ai settori meno manipolabili, una resa in piena regola.

 

Se ubbidisci agiamo insieme, se non ubbidisci agirò per conto mio, è la vecchia formula bushiana per lanciare un avvertimento gli alleati, che serve anche da terribile minaccia per gli altri paesi.Né l'avvertimento né la minaccia sono decaduti, bensì reiterati tra dichiarazioni di amicizia e sorrisi, per i soli avvertiti. Bush ha espresso il desiderio di promuovere una nuova “Santa Alleanza” come struttura generale, affinché i rappresentanti politici delle elite capitaliste governino il mondo sotto la direzione degli Stati Uniti. Contemporaneamente ha insistito sul fatto che “tutte le opzioni restano aperte”, come accezione universale che annuncia il sovrano uso della forza da parte di Washington, e che è applicabile a tutti ed a ciascuno dei conflitti internazionali. È ovvio che Bush - un personaggio che non si caratterizza per la sua cultura politica, né per il suo acume - segue meticolosamente il copione molto definito di un piano a medio termine per fabbricare e “risolvere” i successivi conflitti articolati in una strategia globale di dominio del pianeta.

 

Bush ripercorre anche ogni passaggio dell'esperienza che risultò relativamente trionfante nella  “legittimazione complice o forzosa” della guerra contro l'Iraq, e che assicurò l’ininterrotta buona disposizione europea ad accettare l'occupazione e la colonizzazione del paese una volta terminata la guerra. Se ricordiamo il processo che condusse all'invasione dell'Iraq troveremo un’identica “semina di sospetti” - accettati immediatamente come tali dalle istituzioni  “sovranazionali” e dagli alleati europei - lo stesso utilizzo di falsità ripetute ed amplificate, il piazzamento del tutto impune di nuove menzogne sulle menzogne già svelate, lo stesso sforzo continuato e menzognero su falsità evidenti convertite in indizi e sospetti.

 

Bush ha stabilito come programma comune immediato la stabilizzazione dell'Iraq ed ha segnalato chiaramente le nuove rotte lungo le quali dirigeranno le nuove pratiche della diplomazia coatta, o gli interventi militari dell'Impero in Medio Oriente: Siria ed Iran per il momento.

 

Per migliorare la gestibilità dei conflitti futuri, Bush si “accordò” coi suoi alleati sul fatto che non l'ONU, ma la NATO sarà il foro del dibattito politico e strategico per quell'alleanza irresistibile che pretende di dominare il mondo: “nessun potere sulla terra ci dividerà mai”.

 

Moltiplicatori, stati terroristici ed i colori di Benetton.

 

In Siria ed Iran è già in fase avanzata la creazione di una crisi nella quale si stanno ripercorrendo le stesse tappe dell’Iraq. Condoleezza Rice ha appena ripetuto, parlando del primo dei paesi menzionati, una frase molto udita durante l’escalation della crisi con l'Iraq: “Devono capire che facciamo sul serio”.

 

La manipolazione consentita ha già raggiunto livelli molto preoccupanti.

 

Parlando dell'Iran Bush ha detto: “Hanno rotto un contratto con la comunità internazionale”, ed anche: “non si può scartare nessuna opzione per la salvaguardia delle nazioni”.

 

Bush ha segnalato inoltre due nuovi scenari nei quali sta finanziando nuove “rivoluzioni” colorate che accompagnino quelle già culminate, “rosa” e “arancione”, in Georgia e Ucraina. Si tratta della Moldavia e della Bielorussia.

 

Un fatto molto significativo per capire che la diplomazia bushiana, le pratiche fraudolente e la “guerra preventiva” non sono modalità fondamentalmente diverse di affrontare le relazioni internazionali, bensì “strumenti” di coercizione e guerra nella politica imperiale degli USA; ed anche per capire ciò che sta capitando nei paesi della vecchia Unione Sovietica, è il fatto che Bush abbia parlato di “rivoluzione color porpora” riferendosi alle “elezioni” in Iraq - un paese invaso ed in piena guerra - collocandola nello stesso processo di “democratizzazione del mondo” compiuto da Georgia ed Ucraina e determinato dagli USA.

 

In vista di una tappa successiva o per stringere alleanze a fronte di conflitti immediati, Bush cercò di schierare l'Europa contro la Russia e legarla in modo definitivo alla globalità del progetto imperiale statunitense.

 

Eufemismi per una guerra di conquista non conclusa.

 

Il ristabilimento del vincolo transatlantico è stato fatto su presupposti e previsioni ben più che discutibili.

 

 

La “stabilizzazione dell'Iraq” è stato l'obiettivo più ribadito e l'accordo più celebrato. Alla fine del viaggio del presidente USA, Schröder riassumeva così i “buoni desideri” ed anche la resa dei più reticenti: “Abbiamo un interesse comune in un Iraq stabile e democratico”.

 

Le valutazioni evasive circa il disastro umano ed economico dell'Iraq si risolsero in uno sfoggio di filosofia realistica e di etica brutale: “Centrare gli interessi nel futuro” o, come aveva espresso il presidente dell'Ungheria Ferec Madl dalle file dei più ligi: “Gli interessi solidali guardano al futuro”.

 

L'Europa aveva già puntato alla “stabilizzazione dell'Iraq” in un momento tanto precoce come il Vertice di Salonicco – nel giugno 2003, appena terminata l'invasione -. Quel processo di “stabilizzazione” ha provocato da allora la maggior parte delle decine di migliaia di morti - più di centomila secondo la rivista Lance - la maggior parte civili.

 

La stabilizzazione già realizzata ha incluso gli orrori di Abu Ghraib, decine di migliaia di detenuti, un numero indeterminato di persone scomparse, livelli di sofferenza umana quasi inconcepibili e la distruzione totale della struttura sociale ed economica dell'Iraq. Ha incluso anche gli orrori di Samarra, Falluja e di molte altre città irachene bombardate e rase al suolo per assicurare la  “rivoluzione color porpora” della quale fa sfoggio il presidente degli Stati Uniti.

 

L'Europa è sempre stata disposta a “dimenticare il passato e guardare avanti”. Guardando avanti c’erano, nel marzo del 2003, 100.000 morti e se ne potranno avere ora molti di più.

 

L'altro sguardo verso il futuro

 

Lo stato maggiore politico e militare di Bush può iniziare a compiere le manovre preventive per rendere “inevitabile” una guerra globale in Medio Oriente con la speranza di risolvere, in uno scenario molto più ampio, la batosta senza soluzione dell'Iraq e tutte le questioni pendenti, inclusi il controllo strategico ed economico dell’area, e l'invasione e colonizzazione di Iran e Siria.

 

 

(1) Arrivò a paragonarsi a Benjamín Franklin ed a chiedere, per se’ ed in Europa, la stessa popolarità che ai tempi della Rivoluzione Francese ebbe il filosofo, inventore e pioniere dell'indipendenza degli USA.

 

(2) Sono programmati, ad esempio, per collaborare con articoli d’opinione e distribuzione di notizie false o manipolate nell'accusa degli USA nei confronti di Cuba davanti alla Commissione dei Diritti umani dell'ONU, e parallelamente dimenticare gli “eccessi fortunatamente già giudicati” di Abu Ghraib, passare quasi sotto silenzio la rete di prigioni di sterminio come quella di Guantánamo, o riprodurre - stimando pro e contro come se si trattasse di un problema di sfumature e non dell'applicazione di un sistema estremo di repressione poliziesca - la nuova legge Blair di Prevenzione del Terrorismo.



Traduzione dallo spagnolo a cura di Adelina Bottero e Luciano Salza