da: www.rebelion.org - 12/03/2005
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=12525
Gli USA
ampliano i centri di detenzione in Iraq
a fronte dell'incremento di prigionieri accusati di
legami con la Resistenza
Recenti dati ufficiali, di fonte militare statunitense, elevano nuovamente la
cifra dei carcerati in Iraq accusati di vincoli con la Resistenza, fino al
punto che i tre grandi centri di detenzione sotto controllo del Pentagono
sarebbero al limite della loro capienza.Secondo ufficiali militari USA: "La
crescente popolazione dei reclusi riflette i recenti cambiamenti nel modo in
cui i militari statunitensi stanno affrontando la guerra, e nella loro politica
nei confronti dei prigionieri." [1]
Durante la sua ultima visita in Spagna, Iman Jamas ha confermato alla CEOSI
detenzioni massicce, nelle ultime settimane, tra settori sociali ed
organizzativi contrari all’occupazione.
Il numero dei detenuti è aumentato prima delle elezioni del 30 gennaio (nelle
due settimane precedenti furono imprigionati 1.473 iracheni) ed ha continuato a
crescere nel seguito, come risultato delle grandi operazioni militari
(l'ultima: Operazione “River Blitz”). Nel corso di febbraio e marzo tali
operazioni si sono compiute ed ancora si stanno compiendo, nelle zone
occidentali e centro-settentrionali del paese ed a sud della capitale, contro
varie città e lungo l'Eufrate. Ramadi (la capitale della provincia di al-Anbar,
dove si trova Falluja, con 400.000 abitanti), Samarra (già presa d’assalto in
ottobre, con 200.000 abitanti), Hadida, Hit, Habaniya e Baqubah vengono
sottoposte ad intensi attacchi.
Secondo dati ufficiali del Pentagono raccolti dal Washington Post prima delle elezioni, la cifra dei
prigionieri politici in Iraq si stimava allora in circa 10.000 persone. Secondo
il generale statunitense William H. Brandenburg, capo delle operazioni di
detenzione in Iraq, la cifra dei prigionieri era "cresciuta in modo
sostenuto dal settembre 2004", almeno 70 al giorno nelle settimane
precedenti le elezioni; la media giornaliera attuale è di mezzo centinaio di
iracheni arrestati.
Lo scorso febbraio le forze d’occupazione arrestarono 1.927 iracheni, 1.049 dei
quali portati in centri di reclusione [2]. Secondo dati militari statunitensi,
dal gennaio 2005 ad oggi sono stati liberati 1.400 detenuti iracheni.
Abu Ghraib, “Camp Bucca” e “Camp Cropper”
Secondo i nuovi dati resi noti, sono 8.900 i prigionieri che vengono
associati alla Resistenza, soltanto nei tre principali centri di reclusione del
paese: l’infaustamente noto Abu Ghraib, Camp Bucca (vicino ad Um Qasr, nel sud)
e Camp Cropper (all'aeroporto di Baghdad).
Secondo il tenente colonnello Barry Johnson, portavoce del sistema militare di
detenzione USA in Iraq, ad Abu Ghraib vi sono attualmente 3.160 prigionieri,
mentre la capienza della prigione, situata alla periferia di Baghdad, è di
2.500; prima delle elezioni il numero era di 2.708. Il più grandi dei tre
centri, quello di Camp Bucca, detiene ora almeno 5.640 iracheni, circa 500 in
più di quelli ufficialmente riconosciuti un mese dopo le elezioni [3]. Un
centinaio di carcerati “di alta sicurezza” (massimi responsabili del precedente
governo) si trovano a Camp Cropper. Tra questi vi è Abdelyaber al-Kubaysi,
dirigente dell'Alleanza Patriottica Irachena, dalla cui detenzione sono passati
sei mesi lo scorso 3 marzo [4].
A questo numero di già quasi 9.000 prigionieri, si deve sommare quello dei
reclusi in accampamenti e commissariati di tutto il paese, sotto il controllo delle
Brigate e Divisioni statunitensi locali: si tratta di una cifra oscillante fra
i 1.200 ed i 2.000 sospettati, che eleverebbe ben al di sopra dei 10.000 il
totale degli iracheni attualmente detenuti.
Il primo ministro ad interim Allawi ha esteso fino al 31 marzo lo stato
d’emergenza decretato a motivo delle elezioni [5].
Nuove installazioni
Il Pentagono ha già ampliato Abu Ghraib annettendo nuovi edifici per
carcerati ed aumentando la dotazione di vigilanza militare. I militari
statunitensi stanno programmando il trasferimento di prigionieri da questo
complesso ad una più sicura ubicazione in un nuovo centro, adiacente a Camp
Cropper, attualmente collocato nell'aeroporto della capitale. I comandi
militari USA hanno ammesso recentemente [6] che il Pentagono sta pianificando
di cedere le installazioni di Abu Ghraib alle nuove istanze irachene e di trasferire i "detenuti di
sicurezza" - così gli occupanti definiscono gli iracheni vincolati alla
Resistenza - ad un'altra struttura alla periferia della capitale: ciò si deve
ai continui attacchi della resistenza contro il complesso carcerario.
Sempre secondo il Pentagono, allo steso modo si prevede l'ampliamento di Camp
Bucca per contenere fino a 6.000 prigionieri, a fine marzo,. Secondo fonti
militari d’occupazione, il 31 gennaio in questo centro situato a sud di
Bassora, truppe statunitensi aprirono il fuoco contro carcerati ammutinati,
assassinandone quattro e ferendone sei. [7].
Note:
1) New York Times, 4 marzo 2005.
2) AP, 8 marzo 2005.
3) Washington Post, 21 febbraio
2005.
4) Si veda in Rebelion il testo di Pedro Rojo e Carlos
Varea: “La famiglia di al-Kubaysi informa su luogo e condizioni di detenzione
del dirigente dell'Alleanza Patriottica Irachena - Il numero degli iracheni
incarcerati per legami con la Resistenza aumenta dopo le elezioni fino a quasi
10.000" ed in IraqSolidaridad:
“Libertà per al-Kubaisi, dirigente dell'Alleanza Patriottica Irachena”.
5) Washington Post, 4 marzo 2005.
6) AP, 8 marzo 2005.
7) AP, 1 febbraio 2005e
Washington Post, 21 febbraio 2005.
Traduzione dallo spagnolo a cura di Adelina Bottero e Luciano Salza