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da www.albasrah.net - Bollettino della Resistenza Irachena

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Estratti dal Bollettino della Resistenza Irachena

 

Quelli che seguono sono estratti del Bollettino della Resistenza Irachena. Fornisce con cadenza giornaliera notizie su quanto avviene: resoconti, episodi, comunicati, denunce, azioni delle forze d’occupazione contro combattenti e popolazione civile, ma soprattutto azioni della Resistenza, a cominciare dagli attacchi quotidiani alle basi militari, in particolare statunitensi.

 

Chi fosse interessato può accedere alle pagine del sito, ora direttamente disponibile anche in lingua italiana.

 

 

SOMMARIO

 

(1) Abu Rim, corrispondente del Mafkarat al-Islam, ammazzato dagli americani per aver filmato un elicottero in fiamme, assurge al ruolo di martire.

(mercoledì 16 Marzo 2005)

 

(2) Muqtada as-Sadr invoca la solidarietà fra sunniti e sciiti contro le trame sioniste.

(giovedì 17 Marzo 2005)

 

(3) Soldati americani catturano bambini iracheni per usarli come scudi umani.  

(venerdì 18 Marzo 2005)

 

(4) Soldati americani rilasciano bambini catturati, dopo botte e interrogatori.

(sabato 19 Marzo 2005)

 

(5) Rappresentanti di al-Fallujah accertano l’entità delle distruzioni causate alla città dagli

americani, ma affermano che la loro promessa di “ricostruirla” non è credibile.

(lunedì 21 Marzo 2005)

 

(6) Il Consiglio degli Ulema musulmani protesta contro le brutali e feroci incursioni di venerdì scorso in un villaggio da parte di soldati americani e militari iracheni fantoccio.

(mercoledi’ 23 Marzo 2005)

 

(7) Dimostranti sciiti denunciano lo SCIRI e le Brigate Badr di voler spaccare l’Irak ed isolarlo dalla Nazione Araba.

(mercoledi’ 23 Marzo 2005)

 

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(1) Abu Rim, corrispondente del Mafkarat al-Islam, ammazzato dagli americani per aver filmato un elicottero in fiamme, assurge al ruolo di martire.

(mercoledì 16 Marzo 2005)

 

Khalid ‘Abd al-Jabbar, conosciuto come Abu Rim, corrispondente veterano del Mafkarat al-Islam, membro dell’Unione dei Giornalisti Irakeni di Samarra e già corrispondente della Reuters e della Agence France Presse (AFP), è caduto da martire a Balad martedì notte. Un soldato americano gli ha sparato mentre cercava di filmare uno dei due elicotteri americani incendiatisi nel combattimento di martedì mattina in quella città sulle rive del Tigri. La pallottola di un cecchino americano lo ha colpito al cuore. Portato d’urgenza all’ospedale del luogo, è deceduto poco dopo il ricovero, come ha dichiarato il medico di guardia in quel momento.

 

Una folla di persone in lutto è scesa in strada, oggi mercoledì, per partecipare ai funerali di ‘Abd al-Jabbar, e per rendere omaggio al suo impegno nel documentare la loro lotta. Le persone in lutto hanno seguito il feretro da Balad a Samarra, recitandovi  le preghiere di mezzogiorno ed aspettando poi la tumulazione nel Cimitero dei Martiri di quella città, ove nessuno può essere sepolto se non quando gli Ulema (studiosi religiosi) della città considerano il suo lavoro come svolto a gloria di Dio. ‘Abd al-Jabbar è stato sepolto accanto al fratello. Il padre ha rifiutato le condoglianze, ma ha tenuto un incontro per accettare voti augurali.

 

L’ultimo rapporto presentato dal Martire Khalid ‘Abd al-Jabbar è stato il suo servizio sull’accanita battaglia infuriata a Balad martedì fra circa 70 combattenti della Resistenza e 500 militari americani sostenuti da veicoli, elicotteri e caccia. Più di sei Humvees americani, tre mezzi corazzati, ed un carrarmato sono stati distrutti in quella battaglia, ed una quantità di marine sono morti. (Vedi “Violenti scontri scoppiati martedì notte presso Balad”  e, di seguito,  “La Resistenza abbatte in battaglia due elicotteri americani a Balad, mentre la città intera scende nelle strade per combattere gli invasori americani” nel Bollettino sugli avvenimenti del 15 marzo).

 

 

(2) Muqtada as-Sadr invoca la solidarietà fra sunniti e sciiti contro le trame sioniste.

(giovedì 17 Marzo 2005)

 

Il capo religioso sciita Muqtada as-Sadr ha diffuso una dichiarazione, attualmente in circolazione nella provincia di an-Najaf dell’Irak del sud, nella quale afferma che qualsiasi governo costituito in Irak il quale non richieda la partenza degli occupanti è solo un governo fantoccio privo di legittimità. La dichiarazione, a firma di Muqtada as-Sadr e della quale il Mafkarat al-Islam ha ricevuto copia, dice che sono necessari razionalità e saggezza, che non bisogna farsi trascinare dall’occidente e cadere nelle sue trame.

 

In detta dichiarazione, emessa giovedì, as-Sadr ha garantito che non parteciperà alla lotta politica nè alla redazione della costituzione fintantochè l’occupazione continua.  Il capo sciita ha invitato la popolazione sciita a collaborare strettamente con i sunniti nel combattere le trame ebraiche nel paese.

 

 

(3) Soldati americani catturano bambini iracheni per usarli come scudi umani.

(venerdì 18 Marzo 2005)

 

Forze americane hanno rapito 10 bambini fuori dalle loro case nel centro di al-Qàim, città sul confine siriano. Il corrispondente locale del Mafkarat al-Islam ha riferito che un parente di uno dei bambini aveva detto che gli americani li avevano catturati per metterli in vista sopra i carrarmati con i quali pattugliano la città.

 

Nel suo rapporto inoltrato venerdì pomeriggio alle 12.50, ora della Mecca, il corrispondente ha detto che in quel momento le pattuglie erano ancora in giro, e che i bambini venivano ovviamente usati da loro come scudi per impedire alla Resistenza di attaccare i mezzi corazzati americani.

 

Il corrispondente ha confermato di aver visto lui stesso i bambini sui veicoli, due per ogni carro. I bambini erano spaventati ed in lacrime, mentre papà e mamme correvano appresso ai carri americani ed agli APC implorando gli invasori di lasciarli andare.

 

Da parte sua, la Resistenza Irachena in città ha promesso alla gente - ed ai parenti dei bambini in particolare - che oggi non avrebbe effettuato attacchi per paura di far loro del male. Il corrispondente notò che in quel momento i soldati americani facevano in città quel che volevano, sentendosi sicuri dietro il “muro” dei bambini iracheni.

 

Il corrispondente ha però notato che la Resistenza non accetterà questa situazione a lungo, particolarmente dopo che gli americani hanno invaso con questo mezzo zone intorno alla città ove prima neanche si sognavano di entrare, come le miniere dei fosfati, da loro soprannominate “Il triangolo delle Bermude”, per l’elevato numero  di attacchi ivi effettuati dalla Resistenza.

 

 

(4) Soldati americani rilasciano bambini catturati, dopo botte e interrogatori.

(sabato 19 Marzo 2005)

 

Le forze americane hanno rilasciato i bambini che avevano rapito venerdì per usarli come scudi umani, come il corrispondente del Mafkarat al-Islam ad al-Qàim ha riferito sabato. La madre di uno di loro ha detto che suo figlio aveva lividi sul viso e sulla schiena in seguito alle botte degli americani. Il bambino, ‘Umar al-Faruq ‘Abd al-Haqq, che non ha più di nove anni, ha detto: “Gli americani hanno cominciato ad interrogarci sui nostri papà, e su cosa essi facevano, e se erano per la Resistenza o no”. “Abbiamo detto loro che odiavamo i Mujahiddin e la Resistenza, perchè ne avevamo paura. Ma siccome sapevano bene che mentivamo, allora ci hanno picchiato. Uno dei  soldati mi ha detto: ‘Se li odiate, perchè nelle moschee pregate che loro ci vincano, e date loro da mangiare, e li accogliete in casa? ‘ “.

 

 

(5) Rappresentanti di al-Fallujah accertano l’entità delle distruzioni causate alla città dagli americani, ma affermano che la loro promessa di “ricostruirla” non è credibile.

(lunedì 21 Marzo 2005)

 

Il Dr. Hafiz ad-Dulami, presidente del Comitato pei i Risarcimenti al Popolo della Città di al-Fallujah, ha dichiarato che le distruzioni che sono state inflitte alla città dall’aggressione statunitense raggiunge nei vari quartieri cittadini il totale di 7.000  case distrutte, o totalmente, o in parte.

 

Ha precisato che sono stati distrutti 8.400 fra negozi, magazzini di vendita, fabbriche, imprese di costruzioni e relative attrezzature, uffici commerciali e cliniche.

 

Sessantacinque moschee sono state demolite - molte di esse, egli ha detto, spazzate via dalla faccia della terra - mentre altre hanno perso i loro minareti ed hanno avuto i loro santuari distrutti.

 

Sono stati distrutti cinquantanove fra scuole primarie, medie e secondarie, istituti di istruzione, scuole tecniche e commerciali, e giardini d’infanzia.

 

Sono stati distrutti tredici fabbricati governativi. Sono state ugualmente distrutte due centrali elettriche e tre impianti per la potabilizzazione dell’acqua. Sono anche state distrutte le due stazioni ferroviarie che collegavano l’Irak con i paesi vicini. Pure la rete fognaria e di scarico delle acque piovane è stata in gran parte distrutta.

 

Un ponte è stato distrutto al punto da non potere più essere usato per attraversare l’Eufrate ad ovest della città.

 

Più di 100.000 animali domestici sono rimasti uccisi a causa dell’impiego da parte degli americani di gas venefici e di altre sostanze chimiche. Ad essi vanno aggiunti pecore, bovini, bufali, pollame ed altri animali che vivevano nei campi e nei recinti intorno alla città.

 

Sono andate bruciate molte biblioteche storiche che contenevano alcuni dei libri più preziosi delle scienze islamiche. Esistevano quattro biblioteche - ha aggiunto il Dr. ad-Dulaymi - ciascuna delle quali conteneva centinaia, se non migliaia, di volumi.

 

Nella zona as-Saqlawiyah a nord della città  sono state distrutte reliquie del periodo medioevale ‘Abbasi, e questo è stato fatto in una maniera tale da far pensare che la distruzione sia stata intenzionale, giacchè sono state demolite totalmente. Sul luogo vi erano le colline su cui sorgeva il palazzo di Abu al-‘Abbas as-Saffah.

 

In un’intervista col Mafkarat al-Islam il Dr. Ad-Dulaymi ha invitato tutti gli enti internazionali e tutte le agenzie giornalistiche a venire ad al-Fallujah, a prendervi fotografie, ed a valutare essi stessi l’entità delle distruzioni causate alla città dalle forze armate degli Stati Uniti.

 

Interrogato sull’entità delle vittime umane civili, il Dr. Ad-Dulaymi ha risposto: “È difficile rispondere a questa domanda, perchè il conteggio è ancora in corso, particolarmente ora che l’attività della Resistenza Irachena in città è ripresa”.

 

Il Dr. Ad-Dulaymi ha anche aggiunto: “Stiamo lavorando, insieme a filantropi sia dell’Irak che delle altre nazioni arabe, per rimediare in qualche modo alla tragedia raccogliendo donazioni e altri aiuti per la gente della città, perchè - tanto per parlar chiaro - non abbiamo alcuna fiducia nelle promesse fatte dall’occupazione americana di ricostruire al-Fallujah. Gli abitanti della città hanno ragione a non credere alle promesse degli americani, e perciò a ricavarsi da se stesse un rifugio dalle macerie delle loro case demolite”.

 

 

(6) Il Consiglio degli Ulema musulmani protesta contro le brutali e feroci incursioni di venerdì scorso in un villaggio da parte di soldati americani e militari iracheni fantoccio.

(mercoledi’ 23 Marzo 2005)

 

Venerdì scorso, poco dopo la mezzanotte, truppe americane d’occupazione, aviotrasportate e sostenute dalle cosiddette “forze irachene speciali” fantoccio, hanno effettuato un assalto sul villaggio di Ràidah nella zona di ar-Ridwaniyah presso Baghdad, dimora di numerose famiglie appartenenti alla tribù Zawbì.

 

Un comunicato emesso dal Consiglio degli Ulema musulmani dell’Irak - copia del quale è in possesso del Mafkarat al-Islam - ha denunziato che un gran numero di militari invasori, trasportati da tre elicotteri, è atterrato nella zona che circonda il villaggio, che è formato da otto case. Altri elicotteri potevano vedersi volare in cerchio sulla zona nei dintorni del villaggio.

 

L’attacco, al quale hanno partecipato circa 100 fra americani e soldati fantoccio, è durato un’ora e mezza. Un  testimone ha riferito quanto segue: “Circa alle 12:30, poco dopo mezzanotte, sentimmo un frastuono che andava aumentando d’intensità man mano che si avvicinava al villaggio. Capimmo che si trattava di molti elicotteri. Uno di essi sparò un razzo contro il recinto di una delle case e lo distrusse completamente. La gente del villaggio rimase terrorizzata dalla violenta esplosione.

 

La forza irachena fantoccio tagliò la linea principale dell’energia elettrica del villaggio. Poi cominciarono ad invadere le case. Buttarono granate acustiche che sfasciarono le porte e ci fracassarono addosso i vetri delle finestre. Molta gente rimase ferita.

 

I soldati iracheni fantoccio cercarono di spaventare le donne ed i bambini sfasciando ogni mobile che trovavano. Poi ritirarono tutti i nostri documenti - di tutti, tanto delle donne che degli uomini - e ci puntarono addosso le armi  minacciando di ammazzarci se qualcuno si muoveva per qualsiasi ragione.

 

Ma ci fecero di peggio: i soldati si abbandonarono ad una scarica di sporche parolacce, insulti, e offese, dirette sia agli uomini che alle donne. Usavano un linguaggio talmente sconcio da far rabbrividire qualunque persona perbene”.

 

Un altro testimone, la cui casa era stata invasa, testimoniò quanto segue: “Quindici soldati americani ed iracheni entrarono di forza in casa mia, e cominciarono ad interrogare gli uomini e le donne, e neppure i bambini si salvavano. Minacciarono di ucciderli tutti, e di picchiarli fin quando non ammettevano di essere terroristi”.

 

Un altro testimone disse: “I soldati misero mio fratello Yahya in un angolo della casa e gli spararono alla testa 30 pallottole davanti alle donne ed ai bambini. È stato martirizzato sul posto…”.

 

Un altro testimone ancora, disse: “Si avvicinarono ad uno, al quale avevano ordinato di stendersi per terra, e lo pestarono con gli stivali con tutta la forza fino a rompergli la schiena. Uno dei soldati iracheni fantoccio gli afferrò la testa mentre altri tirarono fuori i loro coltelli per scannarlo, ma alcuni americani si opposero, e allora uno degli iracheni gli disse: “ti hanno salvato da me gli americani!”. I soldati iracheni fantoccio spararono su un altro uomo, che cadde da martire sul colpo.”

 

“Neanche gli animali si salvavano. Hanno ammazzato la vacca di uno dei contadini. Era l’unica che aveva.”

 

“I soldati iracheni fantoccio dicevano: ‘Gli americani vi arrestano, e poi vi lasciano andare dopo un mese o due. Ma noi vi scanneremo tutti!’ E prese ad usare espressioni settarie contro gli abitanti del villaggio”.

 

Un altro del villaggio raccontò: “ Presero con loro uno di noi, che si chiama Haytham, e lo misero su un elicottero. Lo portarono lontano, e gli volevano far ammettere che era in possesso di armi. Quando non gli trovarono nulla, lo rimisero sull’elicottero e lo buttarono giù bendato su uno dei campi, spezzandogli le ossa”.

 

Il comunicato del Consiglio degli Ulema musulmani dichiara che tutti gli abitanti del villaggio sono unanimi nel denunciare questo atroce genere di comportamento, particolarmente da parte dei militari iracheni.

 

Uno degli abitanti dl villaggio ha detto: “I soldati iracheni ci hanno trattato in un modo mai visto peggiore in vita nostra. Persino gli americani non ci hanno trattato come loro, che dicono di essere iracheni”.

 

Alcuni degli abitanti hanno detto che le donne e i bambini del villaggio erano ancora in preda all’orrore e alla paura per tutto quanto era accaduto quella notte.

 

 

(7) Dimostranti sciiti denunciano lo SCIRI e le Brigate Badr di voler spaccare l’Irak ed isolarlo dalla Nazione Araba.

(mercoledi’ 23 Marzo 2005)

 

In un dispaccio spedito mercoledì mattina alle 11.51, ora della Mecca, il Mafkarat al-Islam ha informato da Baghdad che dimostranti sciiti si erano riuniti fuori dal quartier generale del collaborazionista e sciita cosiddetto “Supremo Consiglio della Rivoluzione Islamica in Irak” (SCIRI) nel quartiere di al-Jadiriah, per protestare contro l’attività delle Brigate Badr, il braccio armato dello SCIRI, che si è affiancato alle truppe americane nell’invasione dell’Irak nell’estate del 2003.

 

Le dozzine di dimostranti portavano cartelli con slogans contro le Brigate Badr. Altri protestavano contro il ruolo che sta svolgendo il capo dello SCIRI, ‘Abd al-‘Aziz al-Hakim, il quale - come dicevano - sta spaccando l’unità dell’Irak. Citavano i suoi ordini di assassinare i cittadini sunniti, quale esempio di come lo SCIRI sta cercando di spaccare il paese lungo linee settarie. Citavano anche la recente richiesta di al-Hakim di scuse ufficiali, da parte del sovrano della Giordania, per un incidente accaduto ad al-Hillah, nel quale un uomo di origini giordane aveva condotto un’operazione della Resistenza contro più di 100 membri dell’esercito fantoccio e della polizia fantoccio. I dimostranti consideravano la richiesta di al-Hakim come un tentativo di separare l’Irak dai suoi fratelli del resto della Nazione Araba.

 

I dimostranti portavano cartelli con la scritta: “Iracheni, sunniti e sciiti: questo è il nostro paese, e non è in vendita!”.

 

Il corrispondente riferì che membri delle Brigate Badr hanno attaccato quelli che protestavano, con bastoni e pezzi di legno, tentando di disperdere la dimostrazione; tutto sotto gli occhi di al-Hakim. Gli armati delle Brigate Badr sfasciarono le macchine fotografiche di alcuni giornalisti, ed altri ne portarono ad ignota destinazione. Fra quelli che portarono via c’erano corrispondenti della stazione TV ash-Sharqivah, della Reuters, e di vari giornali arabi ed internazionali, ed anche lo stesso corrispondente del Mafkarat al-Islam. Questi ha riferito che tutto ciò che gli armati gli fecero fu di confiscargli la macchina fotografica e di portarlo fuori dalla zona insieme ad altri cinque giornalisti.

 

Il corrispondente ha scritto che i dimostranti fecero rilevare che questa era stata la prima azione di protesta del genere tenuta contro i collaborazionisti sciiti dall’occupazione dell’Irak, come denuncia della loro politica razzista.

 

 

A cura di Adelina Bottero e Luciano Salza