da: http://www.marxist.com - febbraio 2005
http://www.marxist.com/MiddleEast/iraq_twain_deleon.htm
di Fred Weston
Traduzione di Curzio
Bettio di Soccorso Popolare di Padova
All’inizio di dicembre, il Defense Science Board, Ufficio di specialisti in
materia di difesa del Pentagono, pubblicava un documento in cui si dichiarava
che non era il caso di mettere troppo in evidenza, alla luce del sole, il
presidente Bush. La dichiarazione era chiara e diretta. Le forze della
« coalizione » non solamente stavano perdendo la battaglia « del
cuore e della mente », ma anche « decisamente avrebbero potuto vedere
realizzato il contrario di ciò che all’inizio volevano realizzare ».
In queste circostanze, tramite gli analisti del Pentagono, la realtà risultava
vincente!
Ma Bush continua lancia in resta. Egli continua a spiattellare le sue menzogne
e le sue distorsioni dei fatti. Perfino può avvenire che egli sia talmente
limitato nel capire cosa sta avvenendo che, mescolando nel torbido, riesce ad
introiettare la sua stessa propaganda. In questo viene aiutato dai potenti
mezzi di informazione, e soprattutto dalle principali catene televisive
americane che tentano di convincere la gente che tutto si sta svolgendo secondo
un piano in cui le elezioni costituiscono una nuova tappa, che ha come
obiettivo rendere l’Iraq un paese «normale».
In questo mondo completamente senza più coordinate, la realtà diviene
intangibile, e l’intangibile si trasforma in realtà! Gli esperti del Pentagono
si stanno rendendo conto di quello che avviene, ma i media rendono pubblico
proprio il contrario.
Ci viene presentata una visione secondo la quale gli
« insorti » Iracheni sono i criminali, mentre gli invasori, gli
imperialisti, sono le forze legittimate dal diritto. È come se un ufficiale di
polizia piombasse all’improvviso sul luogo di un furto con scasso e dichiarasse
che il ladro è giusto il proprietario legittimo della casa e che il vero
proprietario in effetti è il malfattore.
Non è la prima volta che nella storia assistiamo a questo genere di
presentazione degli avvenimenti. L’imperialismo utilizza sempre lo stesso
metodo: si presenta sempre sotto le fisionomie di qualcuno che desidera
« portare il suo aiuto », « civilizzare » assolutamente i
popoli che sta opprimendo. E vuole convincere la sua gente, e soprattutto le
sue truppe che ha messo in campo, che quello che fanno è giusto.
Se noi ritorniamo indietro di cento anni, all’alba del ventesimo secolo, noi
scopriamo uno scenario simile nella guerra degli Stati Uniti contro la Spagna,
che si era saldata con l’espulsione della Spagna dalle Filippine e con la sua
sostituzione da parte degli Stati Uniti nel ruolo di padroni imperialisti. Il
governo americano, naturalmente, aveva presentato la questione nel suo
complesso come la “liberazione” dei Filippini, ed è la medesima situazione che
pretendono oggi di ripetere con gli Iracheni. Durante lo stesso periodo, i
Britannici, d’altro canto, « liberavano » il Sud Africa dai Boeri. In
realtà, braccarono e rinchiusero i Boeri, donne e bambini compresi, gettandoli
nei campi di concentramento, dove soffrirono in modo terribile, al punto che ne
morirono a migliaia. Nello stesso tempo, i « Neri », che
rappresentavano la schiacciante maggioranza della popolazione del luogo, non
venivano proprio considerati degli esseri umani!
All’epoca, l’America iniziava ad emergere come potenza mondiale. Nel corso
della guerra ispano-americana del 1898, gli Stati Uniti si impossessarono delle
colonie spagnole dei Caraibi e del Pacifico. Nelle Filippine, e nello stesso
modo a Cuba, era esplosa una lotta di liberazione nazionale contro la
dominazione coloniale spagnola. Con grande oculatezza, il governo americano
sfruttava la situazione a suo vantaggio.
Gli Americani distrussero la flotta spagnola a Manila ma, per impadronirsi
dell’interno del paese, utilizzarono i rivoltosi Filippini. Riportarono nelle
Filippine il dirigente rivoluzionario filippino Emilio Aguinaldo, che si
trovava in esilio a Hong Kong. Questo presentava una posizione di vantaggio
sugli Americani, visto che i suoi sostenitori erano costituiti dallo stesso
popolo Filippino, e per questo aveva potuto sollevare e mettere in campo un
esercito. Il grosso delle truppe americane doveva ancora arrivare.
Come avviene nel caso di tutte le guerre di indipendenza, gli autoctoni
combatterono bravamente e alla fine vinsero le forze spagnole. In poco meno di due mesi, i Filippini
avevano praticamente sconfitto gli Spagnoli nell’isola principale, Luzon.
Quello che rimaneva delle truppe spagnole venne accerchiato a Manila. In giugno
dello stesso anno, i dirigenti insorti filippini pronunciarono una Dichiarazione
di Indipendenza ricalcata sul modello Statunitense. Comunque, in agosto, i
15.000 soldati spagnoli rimasti si arresero soltanto alle forze americane. In
modo classico, gli Stati Uniti e gli imperialisti Spagnoli finirono per
mettersi d’accordo: i Filippini, che avevano combattuto per la loro
indipendenza, non avrebbero avuto assolutamente nulla a che vedere nella
capitolazione di resa.
Inoltre l’amministrazione Americana rifiutava di riconoscere l’indipendenza
della nuova Repubblica Filippina. In ottobre dello stesso anno, gli Stati Uniti
palesarono la loro intenzione di annettersi l’arcipelago. Per giustificare
questa posizione, il presidente McKinley dichiarava apertamente che « Dio
Onnipotente » gli aveva ordinato di fare delle Filippine una colonia
americana.
Non c’è alcun dubbio sul fatto che Bush, oggi, ricorra agli stessi stratagemmi.
Ogni volta, non si tratta di mettere in atto una guerra di liberazione, ma di
un passo avanti nella costruzione dell’Impero Americano!
Nel 1899, per appoggiare questa decisione di annettersi le Filippine, le truppe
americane venivano scagliate contro i combattenti Filippini, che venivano
annientati in un bagno di sangue.
Gli Stati Uniti estesero la loro dominazione nei Caraibi e nel Pacifico. Le
Filippine venivano considerate come una porta in direzione del mercato cinese.
Infatti, un po’ più tardi, nel 1900, gli Stati Uniti cominciarono a servirsi
delle Filippine come base per inviare truppe in Cina e contribuire alla
sconfitta della rivolta dei Boxers.
In modo tragico, i combattenti Filippini non sopportarono l’oppressione del
potere militare degli Stati Uniti, ma combatterono con coraggio e dettero molto
filo da torcere agli Americani. Vennero inviati nelle Filippine più di 126.000
soldati americani, Furono ammazzati non meno di 250.000 Filippini, una parte
importante di questi erano civili. Il numero di soldati americani uccisi si
aggirò sui 4.200. E, nel 1899, il generale Arthur McArthur confidava ad un
giornalista :
«Quando, per la prima volta, ho
condotto l’attacco contro questi ribelli, credevo che le truppe di Aguinaldo
rappresentassero solo una fazione. Non volevo credere che tutta la popolazione
di Luzon, intendo dire la popolazione indigena, ci fosse ostile, malgrado i
nostri propositi di aiuto e di un giusto governo. Ma, dopo essere arrivato a
questo punto, dopo avere occupato molte città e villaggi, uno dopo l’altro (…)
sono stato proprio obbligato a constatare con mio grande disappunto che le
masse filippine sono leali in modo palese ad Aguinaldo e al governo da lui
diretto.»
La lotta della guerriglia filippina era sostenuta dalla schiacciante
maggioranza della popolazione. L’esercito americano rispondeva con decisa
brutalità. Rinchiudeva popolazioni intere in campi di concentramento.
Incendiava i loro villaggi, si dedicava ad impiccagioni di massa. Partecipava
allo stupro sistematico di bambine e di donne e ricorreva alla tortura. Uno dei
generali americani, Jacob Smith, comandava ai suoi soldati di « ammazzare
ed incendiare », di prendere come obiettivi « tutti coloro che
avevano più di dieci anni » e di trasformare l’isola di Samar in una
« desolazione urlante ». Un altro generale americano, William
Shafter, arrivava perfino a dire che sarebbe potuto diventare necessaria la liquidazione
di metà della popolazione Filippina, prima che l’altra metà potesse beneficiare
di una « perfetta giustizia»!
Malgrado la vittoria finale delle truppe americane sui combattenti
Filippini, la resistenza in armi continuò per anni, soprattutto al sud.
All’epoca, come avviene oggi giorno, il governo americano trattava i ribelli
come dei “banditi”.
Tuttavia, non tutti gli Americani erano ciechi su quello che realmente
avveniva. Fra questi, il celebre Mark Twain, che si era fatto una fama in
quanto creatore di Huckleberry Finn e Tom Swayer. Quello che in pochissimi
conoscono, che è stato poco messo in risalto, è che Mark Twain è stato uno dei
fondatori della Lega Anti-imperialista della Nuova Inghilterra, con sede a
Boston.
Senza alcun dubbio, nell’America attuale di George W. Bush, Mark Twain verrebbe
catalogato come un antipatriottico. In effetti, egli fu un progressista e un
difensore dei diritti democratici fondamentali.
Mark Twain
Twain consacrava la sua attenzione, con l’estrema acutezza che gli era propria,
a quello che succedeva ai Filippini e indirizzava una lettera satirica « agli individui confinati nelle tenebre ».
Con questo egli intendeva i popoli oppressi del mondo coloniale. Nello stesso
modo si interessava attentamente di quello che i Britannici combinavano
nell’Africa del Sud durante la guerra dei Boeri e scriveva le frasi seguenti:
«Monsieur Chamberlain confeziona una
guerra con dei materiali così poco adeguati e così cervellotici che fanno
piangere i cavalli e fanno ridere il pubblico e tenta di persuadersi che non si
tratta di un semplice puntare le armi per denaro, ma a questo proposito se solo
pervenisse a ragionare sulla situazione, dovrebbe convenire che per qualche
parte ha delle vaghe responsabilità; e che, subito, dopo avere finito di trascinare
la bandiera nel fango, potrà rimetterla al nuovo, farla sfavillare e agitarla
una volta ancora nel più alto della volta celeste.»
Basterebbe sostituire Chamberlain con Bush o Blair e si potrebbero utilizzare
le stesse parole per descrivere quello che questi vampiri imperialisti fanno
tutt’oggi in Iraq!
All’epoca, come per oggi, erano state commesse atrocità, ed ogni volta con il
pretesto di “salvare”, “liberare”, anzi “civilizzare” i popoli coloniali.
I Boeri che si arrendevano venivano passati a filo di baionetta dai soldati
britannici, tutto come dovevano subire gli “insorti” Filippini dalle truppe
americane.
Ai Filippini, che avevano lottato per scacciare gli Spagnoli, come abbiamo già
visto, gli imperialisti americani portarono sostegno nella loro lotta di
combattenti per l’indipendenza, solo per meglio tradirli in seguito e prendersi
il paese a loro proprio vantaggio.
I Curdi in Iraq dovrebbero trarne una lezione, invece di considerarsi un popolo
di minoranza oppressa che pensa di potersi fidare di una potenza imperialista
per difendere i propri interessi. In
tutte le epoche, paesi interi sono stati conquistati dagli imperialisti che
hanno utilizzato conflitti locali per mettere uno contro l’altro i diversi
gruppi di popolazioni, in modo da meglio sottometterli tutti, più avanti.
Dopo essersi serviti dei nazionalisti Filippini locali per cacciare gli
Spagnoli, gli americani si rivolsero contro i Filippini. Questo ha scritto Mark
Twain : « Quello che noi volevamo
era l’arcipelago, sbarazzato dai suoi patrioti che lottavano per
l’indipendenza, e quello che era necessario era la guerra.» Quindi
arrivarono a provocare una guerra contro il popolare dirigente filippino
Aguinaldo. Il generale MacArthur, padre del famoso Douglas, dava l’ordine di
ammazzare tutti i ribelli filippini e fra questi molti erano coloro che avevano
combattuto gli Spagnoli a fianco degli Americani.
Mark Twain stigmatizzava la questione in questi termini :
«Abbiamo sentito delle menzogne ; sì,
ma le hanno proferite per la buona causa. Abbiamo agito da traditori; ma
unicamente perché un bene autentico possa venir fuori da un male apparente. È
vero, abbiamo ingannato e schiacciato un popolo che si era fidato di noi (…).
Noi abbiamo pugnalato un alleato alla schiena e schiaffeggiato il volto di un
ospite; noi abbiamo spogliato della sua terra e della sua libertà un amico fiducioso; noi abbiamo invitato i
nostri focosi giovanotti ad imbracciare i maledetti moschetti e a compiere un
lavoro da banditi sotto una bandiera che i banditi sono abituati a temere e non
a seguire; noi abbiamo corrotto l’onore dell’America e imbrattato la sua faccia
agli occhi del mondo, ma ciascuna di queste situazioni particolari avveniva per
il meglio! Noi lo sapevamo.»
Twain proseguiva dando sfogo alla sua rabbia per tutte le menzogne ufficiali e
la propaganda da santarellina dei governi della « cristianità » che
dominavano il mondo.
«Il capo di ciascuno Stato e di
ciascuna sovranità della cristianità e il 90 per cento di ciascun organismo
legislativo della cristianità, compreso il nostro Congresso e le nostre 50 assemblee legislative partecipano non
solamente della Chiesa, ma anche delle benedizioni del patrimonio della
civilizzazione. Questa accumulazione, che dà lustro al mondo intero, di elevati
principi, di morali confermate e di giustizia non può commettere un atto
ingiusto, un atto sleale, un atto meschino, un atto vile. Tutti sanno di cosa
si tratta. Non nascondetevi malamente dietro ad un paravento di impedimenti e
tutto andrà per il meglio.»
La sua collera contro le angherie dell’imperialismo americano ci viene rivelata
da questa semplice frase : « Per
tanto noi potremmo sicuramente utilizzare la nostra tradizionale bandiera,
ridipingendo di nero le strisce bianche e sostituendo le stelle con teste di
morto e tibie incrociate.»
Mark Twain valutava che l’idea di catalogare i combattenti filippini per
l’indipendenza come ribelli era una assurdità. Ai suoi occhi, come poteva
esserci un rivoltoso nella sua stessa casa?
Ma anche oggi, la resistenza Irachena è demonizzata dai mezzi di informazione
di massa. Senza alcun dubbio, una
frangia importante del movimento di resistenza utilizza dei metodi efferati. Ma
gli effettivi partecipanti alla resistenza sono valutati superare il numero di
200.000 e questi beneficiano del sostegno delle masse popolari. Nello stesso
modo di cento anni fa, che i Filippini non erano ne’ criminali ne’ banditi,
così la grande parte degli « insorti » Iracheni non sono criminali,
ma gli Iracheni stanno lottando per il loro diritto ad autogovernarsi.
Mark Twain era quello che noi potremmo definire come un borghese
autenticamente liberale della sua epoca.
Ma un altro Americano si era spinto molto più lontano di lui, vale a
dire Daniel De Leon, uno studioso
e dirigente politico socialista. Egli
aveva studiato le opere di Marx e di Engels e aveva tentato di applicare le
loro teorie alle lotte per la difesa dei diritti dei lavoratori americani.
Questo articolo verrà terminato con la citazione di un suo editoriale scritto
in risposta alla repressione da parte dell’esercito Statunitense della lotta
filippina nel 1899. L’editoriale portava questo titolo: “Ramrodding freedom –
La libertà scovolata” .
«Ci viene riferito che, la settimana scorsa, la battaglia di Manila è costata
la vita a più di 5.000 Filippini.
Questi uomini erano consapevoli che il paese che li aveva visti nascere era
loro. Armi alla mano, hanno resistito al giogo spagnolo e sono arrivati al
punto che la sovranità spagnola sull’intero arcipelago non era ormai che solo
nominale. Scoppiava una controversia fra il loro tiranno e una nazione
straniera. Loro considerarono e accettarono con gioia quello che sembrava
essere un intervento divino, e aiutarono gli Stati Uniti a sconfiggere e a
cacciare gli Spagnoli. Liberatisi della Spagna, si sono immaginati liberati da
qualsiasi giogo straniero.
Non era proprio così. Da subito, il nostro governo capitalista ha rivendicato
la proprietà “per conquista” e però ha giocato il ruolo di dispensatore di
libertà, nello stile che gli è proprio.
“Questi Filippini, così ha preteso il nostro governo, non conoscono cosa
significhi la libertà; a loro noi dobbiamo insegnarla!” Attualmente,
l’insegnamento sta per procedere; la prima lezione sta per essere impartita.
Con lo scovolo come strumento, la «libertà» sta per essere spinta giù a forza
nelle profondità delle gole dei patrioti insorti che i nostri capitalisti
espansionisti insultano, per di più, trattandoli da « ribelli ».
Ma il processo di scovolamento della libertà non si applica solo nelle lontane
Filippine. Per ciascun Filippino massacrato al di là del Pacifico, viene
massacrato un lavoratore o vengono poste le fondamenta perché egli sia
massacrato, anche qui da noi, negli Stati Uniti. Non è altro che marciando sui
corpi prostrati dei Filippini “ribelli” che il nostro governo può farsi strada
verso la posa in opera in questo arcipelago del suo particolare sistema
sociale, che può vantarsi della “libertà”.
L’installazione di imprese americane nelle Filippine corrisponde
ad un processo di livellamento dei salari, che da noi verrà denominato
“perequazione”, ma che in effetti deve essere denominato CRIMINE. » [Pubblicato
da The People, Vol. III, n° 46,
domenica, 12 febbraio 1899].
Queste eloquenti proposizioni possono allo stesso modo essere applicate a
quello che oggi fa l’imperialismo americano in Iraq.
Nella stessa maniera di come è avvenuto a quell’epoca, quando all’oggi
l’Amministrazione americana ha condotto la guerra contro il popolo dell’Iraq,
nello stesso modo ha scatenato una guerra contro i lavoratori americani.
Febbraio 2005