www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 11-04-05

da: http://www.marxist.com - febbraio 2005

http://www.marxist.com/MiddleEast/iraq_twain_deleon.htm

 

 

Mark Twain, Daniel De Leon e la guerra in Iraq

di Fred Weston


Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova

All’inizio di dicembre, il Defense Science Board, Ufficio di specialisti in materia di difesa del Pentagono, pubblicava un documento in cui si dichiarava che non era il caso di mettere troppo in evidenza, alla luce del sole, il presidente Bush. La dichiarazione era chiara e diretta. Le forze della « coalizione » non solamente stavano perdendo la battaglia « del cuore e della mente », ma anche « decisamente avrebbero potuto vedere realizzato il contrario di ciò che all’inizio volevano realizzare ». 
In queste circostanze, tramite gli analisti del Pentagono, la realtà risultava vincente!

Ma Bush continua lancia in resta. Egli continua a spiattellare le sue menzogne e le sue distorsioni dei fatti. Perfino può avvenire che egli sia talmente limitato nel capire cosa sta avvenendo che, mescolando nel torbido, riesce ad introiettare la sua stessa propaganda. In questo viene aiutato dai potenti mezzi di informazione, e soprattutto dalle principali catene televisive americane che tentano di convincere la gente che tutto si sta svolgendo secondo un piano in cui le elezioni costituiscono una nuova tappa, che ha come obiettivo rendere l’Iraq un paese «normale».

In questo mondo completamente senza più coordinate, la realtà diviene intangibile, e l’intangibile si trasforma in realtà! Gli esperti del Pentagono si stanno rendendo conto di quello che avviene, ma i media rendono pubblico proprio il contrario. 


Ci viene presentata una visione secondo la quale gli « insorti » Iracheni sono i criminali, mentre gli invasori, gli imperialisti, sono le forze legittimate dal diritto. È come se un ufficiale di polizia piombasse all’improvviso sul luogo di un furto con scasso e dichiarasse che il ladro è giusto il proprietario legittimo della casa e che il vero proprietario in effetti è il malfattore. 

Non è la prima volta che nella storia assistiamo a questo genere di presentazione degli avvenimenti. L’imperialismo utilizza sempre lo stesso metodo: si presenta sempre sotto le fisionomie di qualcuno che desidera « portare il suo aiuto », « civilizzare » assolutamente i popoli che sta opprimendo. E vuole convincere la sua gente, e soprattutto le sue truppe che ha messo in campo, che quello che fanno è giusto.

Se noi ritorniamo indietro di cento anni, all’alba del ventesimo secolo, noi scopriamo uno scenario simile nella guerra degli Stati Uniti contro la Spagna, che si era saldata con l’espulsione della Spagna dalle Filippine e con la sua sostituzione da parte degli Stati Uniti nel ruolo di padroni imperialisti. Il governo americano, naturalmente, aveva presentato la questione nel suo complesso come la “liberazione” dei Filippini, ed è la medesima situazione che pretendono oggi di ripetere con gli Iracheni. Durante lo stesso periodo, i Britannici, d’altro canto, « liberavano » il Sud Africa dai Boeri. In realtà, braccarono e rinchiusero i Boeri, donne e bambini compresi, gettandoli nei campi di concentramento, dove soffrirono in modo terribile, al punto che ne morirono a migliaia. Nello stesso tempo, i « Neri », che rappresentavano la schiacciante maggioranza della popolazione del luogo, non venivano proprio considerati degli esseri umani!

All’epoca, l’America iniziava ad emergere come potenza mondiale. Nel corso della guerra ispano-americana del 1898, gli Stati Uniti si impossessarono delle colonie spagnole dei Caraibi e del Pacifico. Nelle Filippine, e nello stesso modo a Cuba, era esplosa una lotta di liberazione nazionale contro la dominazione coloniale spagnola. Con grande oculatezza, il governo americano sfruttava la situazione a suo vantaggio.

Gli Americani distrussero la flotta spagnola a Manila ma, per impadronirsi dell’interno del paese, utilizzarono i rivoltosi Filippini. Riportarono nelle Filippine il dirigente rivoluzionario filippino Emilio Aguinaldo, che si trovava in esilio a Hong Kong. Questo presentava una posizione di vantaggio sugli Americani, visto che i suoi sostenitori erano costituiti dallo stesso popolo Filippino, e per questo aveva potuto sollevare e mettere in campo un esercito. Il grosso delle truppe americane doveva ancora arrivare.

Come avviene nel caso di tutte le guerre di indipendenza, gli autoctoni combatterono bravamente e alla fine vinsero le forze spagnole.   In poco meno di due mesi, i Filippini avevano praticamente sconfitto gli Spagnoli nell’isola principale, Luzon. Quello che rimaneva delle truppe spagnole venne accerchiato a Manila. In giugno dello stesso anno, i dirigenti insorti filippini pronunciarono una Dichiarazione di Indipendenza ricalcata sul modello Statunitense. Comunque, in agosto, i 15.000 soldati spagnoli rimasti si arresero soltanto alle forze americane. In modo classico, gli Stati Uniti e gli imperialisti Spagnoli finirono per mettersi d’accordo: i Filippini, che avevano combattuto per la loro indipendenza, non avrebbero avuto assolutamente nulla a che vedere nella capitolazione di resa.

Inoltre l’amministrazione Americana rifiutava di riconoscere l’indipendenza della nuova Repubblica Filippina. In ottobre dello stesso anno, gli Stati Uniti palesarono la loro intenzione di annettersi l’arcipelago. Per giustificare questa posizione, il presidente McKinley dichiarava apertamente che « Dio Onnipotente » gli aveva ordinato di fare delle Filippine una colonia americana.

Non c’è alcun dubbio sul fatto che Bush, oggi, ricorra agli stessi stratagemmi. Ogni volta, non si tratta di mettere in atto una guerra di liberazione, ma di un passo avanti nella costruzione dell’Impero Americano!
Nel 1899, per appoggiare questa decisione di annettersi le Filippine, le truppe americane venivano scagliate contro i combattenti Filippini, che venivano annientati in un bagno di sangue.

Gli Stati Uniti estesero la loro dominazione nei Caraibi e nel Pacifico. Le Filippine venivano considerate come una porta in direzione del mercato cinese. Infatti, un po’ più tardi, nel 1900, gli Stati Uniti cominciarono a servirsi delle Filippine come base per inviare truppe in Cina e contribuire alla sconfitta della rivolta dei Boxers.

In modo tragico, i combattenti Filippini non sopportarono l’oppressione del potere militare degli Stati Uniti, ma combatterono con coraggio e dettero molto filo da torcere agli Americani. Vennero inviati nelle Filippine più di 126.000 soldati americani, Furono ammazzati non meno di 250.000 Filippini, una parte importante di questi erano civili. Il numero di soldati americani uccisi si aggirò sui 4.200. E, nel 1899, il generale Arthur McArthur confidava ad un giornalista : 

«Quando, per la prima volta, ho condotto l’attacco contro questi ribelli, credevo che le truppe di Aguinaldo rappresentassero solo una fazione. Non volevo credere che tutta la popolazione di Luzon, intendo dire la popolazione indigena, ci fosse ostile, malgrado i nostri propositi di aiuto e di un giusto governo. Ma, dopo essere arrivato a questo punto, dopo avere occupato molte città e villaggi, uno dopo l’altro (…) sono stato proprio obbligato a constatare con mio grande disappunto che le masse filippine sono leali in modo palese ad Aguinaldo e al governo da lui diretto.»

La lotta della guerriglia filippina era sostenuta dalla schiacciante maggioranza della popolazione. L’esercito americano rispondeva con decisa brutalità. Rinchiudeva popolazioni intere in campi di concentramento. Incendiava i loro villaggi, si dedicava ad impiccagioni di massa. Partecipava allo stupro sistematico di bambine e di donne e ricorreva alla tortura. Uno dei generali americani, Jacob Smith, comandava ai suoi soldati di « ammazzare ed incendiare », di prendere come obiettivi « tutti coloro che avevano più di dieci anni » e di trasformare l’isola di Samar in una « desolazione urlante ». Un altro generale americano, William Shafter, arrivava perfino a dire che sarebbe potuto diventare necessaria la liquidazione di metà della popolazione Filippina, prima che l’altra metà potesse beneficiare di una « perfetta giustizia»!

Malgrado la vittoria finale delle truppe americane sui combattenti Filippini, la resistenza in armi continuò per anni, soprattutto al sud. All’epoca, come avviene oggi giorno, il governo americano trattava i ribelli come dei “banditi”.

Tuttavia, non tutti gli Americani erano ciechi su quello che realmente avveniva. Fra questi, il celebre Mark Twain, che si era fatto una fama in quanto creatore di Huckleberry Finn e Tom Swayer. Quello che in pochissimi conoscono, che è stato poco messo in risalto, è che Mark Twain è stato uno dei fondatori della Lega Anti-imperialista della Nuova Inghilterra, con sede a Boston.
Senza alcun dubbio, nell’America attuale di George W. Bush, Mark Twain verrebbe catalogato come un antipatriottico. In effetti, egli fu un progressista e un difensore dei diritti democratici fondamentali. 

Mark Twain

Twain consacrava la sua attenzione, con l’estrema acutezza che gli era propria, a quello che succedeva ai Filippini e indirizzava una lettera satirica « agli individui confinati nelle tenebre ». Con questo egli intendeva i popoli oppressi del mondo coloniale. Nello stesso modo si interessava attentamente di quello che i Britannici combinavano nell’Africa del Sud durante la guerra dei Boeri e scriveva le frasi seguenti:

«Monsieur Chamberlain confeziona una guerra con dei materiali così poco adeguati e così cervellotici che fanno piangere i cavalli e fanno ridere il pubblico e tenta di persuadersi che non si tratta di un semplice puntare le armi per denaro, ma a questo proposito se solo pervenisse a ragionare sulla situazione, dovrebbe convenire che per qualche parte ha delle vaghe responsabilità; e che, subito, dopo avere finito di trascinare la bandiera nel fango, potrà rimetterla al nuovo, farla sfavillare e agitarla una volta ancora nel più alto della volta celeste.»

Basterebbe sostituire Chamberlain con Bush o Blair e si potrebbero utilizzare le stesse parole per descrivere quello che questi vampiri imperialisti fanno tutt’oggi in Iraq!
All’epoca, come per oggi, erano state commesse atrocità, ed ogni volta con il pretesto di “salvare”, “liberare”, anzi “civilizzare” i popoli coloniali.
I Boeri che si arrendevano venivano passati a filo di baionetta dai soldati britannici, tutto come dovevano subire gli “insorti” Filippini dalle truppe americane.

Ai Filippini, che avevano lottato per scacciare gli Spagnoli, come abbiamo già visto, gli imperialisti americani portarono sostegno nella loro lotta di combattenti per l’indipendenza, solo per meglio tradirli in seguito e prendersi il paese a loro proprio vantaggio. 
I Curdi in Iraq dovrebbero trarne una lezione, invece di considerarsi un popolo di minoranza oppressa che pensa di potersi fidare di una potenza imperialista per difendere i propri interessi.  In tutte le epoche, paesi interi sono stati conquistati dagli imperialisti che hanno utilizzato conflitti locali per mettere uno contro l’altro i diversi gruppi di popolazioni, in modo da meglio sottometterli tutti, più avanti.

Dopo essersi serviti dei nazionalisti Filippini locali per cacciare gli Spagnoli, gli americani si rivolsero contro i Filippini. Questo ha scritto Mark Twain : « Quello che noi volevamo era l’arcipelago, sbarazzato dai suoi patrioti che lottavano per l’indipendenza, e quello che era necessario era la guerra.» Quindi arrivarono a provocare una guerra contro il popolare dirigente filippino Aguinaldo. Il generale MacArthur, padre del famoso Douglas, dava l’ordine di ammazzare tutti i ribelli filippini e fra questi molti erano coloro che avevano combattuto gli Spagnoli a fianco degli Americani.
Mark Twain stigmatizzava la questione in questi termini :

«Abbiamo sentito delle menzogne ; sì, ma le hanno proferite per la buona causa. Abbiamo agito da traditori; ma unicamente perché un bene autentico possa venir fuori da un male apparente. È vero, abbiamo ingannato e schiacciato un popolo che si era fidato di noi (…). Noi abbiamo pugnalato un alleato alla schiena e schiaffeggiato il volto di un ospite; noi abbiamo spogliato della sua terra e della sua libertà  un amico fiducioso; noi abbiamo invitato i nostri focosi giovanotti ad imbracciare i maledetti moschetti e a compiere un lavoro da banditi sotto una bandiera che i banditi sono abituati a temere e non a seguire; noi abbiamo corrotto l’onore dell’America e imbrattato la sua faccia agli occhi del mondo, ma ciascuna di queste situazioni particolari avveniva per il meglio! Noi lo sapevamo.»

Twain proseguiva dando sfogo alla sua rabbia per tutte le menzogne ufficiali e la propaganda da santarellina dei governi della « cristianità » che dominavano il mondo. 

«Il capo di ciascuno Stato e di ciascuna sovranità della cristianità e il 90 per cento di ciascun organismo legislativo della cristianità, compreso il nostro Congresso e le nostre 50  assemblee legislative partecipano non solamente della Chiesa, ma anche delle benedizioni del patrimonio della civilizzazione. Questa accumulazione, che dà lustro al mondo intero, di elevati principi, di morali confermate e di giustizia non può commettere un atto ingiusto, un atto sleale, un atto meschino, un atto vile. Tutti sanno di cosa si tratta. Non nascondetevi malamente dietro ad un paravento di impedimenti e tutto andrà per il meglio.»

La sua collera contro le angherie dell’imperialismo americano ci viene rivelata da questa semplice frase : « Per tanto noi potremmo sicuramente utilizzare la nostra tradizionale bandiera, ridipingendo di nero le strisce bianche e sostituendo le stelle con teste di morto e tibie incrociate.»

Mark Twain valutava che l’idea di catalogare i combattenti filippini per l’indipendenza come ribelli era una assurdità. Ai suoi occhi, come poteva esserci un rivoltoso nella sua stessa casa?
Ma anche oggi, la resistenza Irachena è demonizzata dai mezzi di informazione di massa.  Senza alcun dubbio, una frangia importante del movimento di resistenza utilizza dei metodi efferati. Ma gli effettivi partecipanti alla resistenza sono valutati superare il numero di 200.000 e questi beneficiano del sostegno delle masse popolari. Nello stesso modo di cento anni fa, che i Filippini non erano ne’ criminali ne’ banditi, così la grande parte degli « insorti » Iracheni non sono criminali, ma gli Iracheni stanno lottando per il loro diritto ad autogovernarsi.

Mark Twain era quello che noi potremmo definire come un borghese autenticamente liberale della sua epoca.  Ma un altro Americano si era spinto molto più lontano di lui, vale a dire Daniel De Leon, uno studioso e dirigente politico socialista.  Egli aveva studiato le opere di Marx e di Engels e aveva tentato di applicare le loro teorie alle lotte per la difesa dei diritti dei lavoratori americani.
Questo articolo verrà terminato con la citazione di un suo editoriale scritto in risposta alla repressione da parte dell’esercito Statunitense della lotta filippina nel 1899. L’editoriale portava questo titolo: “Ramrodding freedom – La libertà scovolata” .

«Ci viene riferito che, la settimana scorsa, la battaglia di Manila è costata la vita a più di 5.000 Filippini.   
Questi uomini erano consapevoli che il paese che li aveva visti nascere era loro. Armi alla mano, hanno resistito al giogo spagnolo e sono arrivati al punto che la sovranità spagnola sull’intero arcipelago non era ormai che solo nominale. Scoppiava una controversia fra il loro tiranno e una nazione straniera. Loro considerarono e accettarono con gioia quello che sembrava essere un intervento divino, e aiutarono gli Stati Uniti a sconfiggere e a cacciare gli Spagnoli. Liberatisi della Spagna, si sono immaginati liberati da qualsiasi giogo straniero.
Non era proprio così. Da subito, il nostro governo capitalista ha rivendicato la proprietà “per conquista” e però ha giocato il ruolo di dispensatore di libertà, nello stile che gli è proprio.

“Questi Filippini, così ha preteso il nostro governo, non conoscono cosa significhi la libertà; a loro noi dobbiamo insegnarla!” Attualmente, l’insegnamento sta per procedere; la prima lezione sta per essere impartita. Con lo scovolo come strumento, la «libertà» sta per essere spinta giù a forza nelle profondità delle gole dei patrioti insorti che i nostri capitalisti espansionisti insultano, per di più, trattandoli da « ribelli ».

Ma il processo di scovolamento della libertà non si applica solo nelle lontane Filippine. Per ciascun Filippino massacrato al di là del Pacifico, viene massacrato un lavoratore o vengono poste le fondamenta perché egli sia massacrato, anche qui da noi, negli Stati Uniti. Non è altro che marciando sui corpi prostrati dei Filippini “ribelli” che il nostro governo può farsi strada verso la posa in opera in questo arcipelago del suo particolare sistema sociale, che può vantarsi della “libertà”.
 L’installazione di imprese americane nelle Filippine corrisponde ad un processo di livellamento dei salari, che da noi verrà denominato “perequazione”, ma che in effetti deve essere denominato CRIMINE. »  [Pubblicato da The People, Vol. III, n° 46, domenica, 12 febbraio 1899].

Queste eloquenti proposizioni possono allo stesso modo essere applicate a quello che oggi fa l’imperialismo americano in Iraq.
Nella stessa maniera di come è avvenuto a quell’epoca, quando all’oggi l’Amministrazione americana ha condotto la guerra contro il popolo dell’Iraq, nello stesso modo ha scatenato una guerra contro i lavoratori americani. 

Febbraio 2005