di Ken Sanders, collaboratore di “Online Journal”
8 aprile 2005—
In quest’ultima settimana gli Stati Uniti hanno respinto le asserzioni del
Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto all’alimentazione, Jean
Ziegler, che ha dimostrato come l’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti
abbia raddoppiato la malnutrizione dei bambini Iracheni.
L’Amministrazione Bush ha criticato Ziegler per "assumere alcune
informazioni che in sé sono difficili da comprovare e su queste giustapporre i
suoi propri punti di vista, che sulla guerra in Iraq sono diffusamente
conosciuti, e di fare allusioni che fra queste informazioni e la guerra vi
siano dei collegamenti."
Naturalmente, è del tutto paradossale che l’Amministrazione Bush, con una evidente
faccia tosta, abbia sollevato tali osservazioni critiche contro Ziegler.
Dopo tutto, come relazionato recentissimamente dalla Commissione Presidenziale
sulla conduzione dei servizi di intelligence che hanno provocato l’invasione
dell’Iraq, l’Amministrazione Bush aveva basato la sua decisione di invadere
l’Iraq su informazioni che non potevano essere comprovate, principalmente
perché le informazioni erano, o clamorosamente false, o “peccati mortali”.
Inoltre, ora è noto diffusamente che l’Amministrazione Bush ha avuto gran
desiderio di invadere immediatamente l’Iraq, in seguito agli attentati dell’11
settembre, se non precedentemente.
Nessuno, che abbia anche solo un minimo di attenzione alla realtà, può
sinceramente affermare che l’Amministrazione Bush non abbia giustapposto i suoi
propri punti di vista, ampiamente conosciuti di invadere l’Iraq, con
informazioni che non solo non potevano essere comprovate, ma, di fatto, sono
state provate essere false, e quindi si evidenza un collegamento fra desideri
di invasione e informazioni false. Prendiamo, ad esempio, l’insistenza stupida
del Vice Presidente Cheney, che è continuata fino allo scorso novembre 2004,
sul fatto che l’Iraq fosse coinvolto negli attacchi dell’11 settembre.
Senza tenere conto delle critiche ridicolmente ipocrite dell’Amministrazione
Bush alle dichiarazioni di Ziegler, non è solo Ziegler che accusa l’invasione
dell’Iraq, scatenata dagli USA, per i livelli aumentati di mortalità e di
malnutrizione degli Iracheni, dei bambini in particolare. Infatti, i commenti
di Ziegler non sono basati solo sulle sue dirette osservazioni. Piuttosto, sono
basati su precedenti rapporti e su accertamenti dell’UNICEF, del Programma
Mondiale sull’Alimentazione e della John Hopkins University.
Le organizzazioni alle quali Ziegler ha fatto riferimento nel muovere le sue
accuse agli USA non potevano essere liquidate semplicemente come violenti
denigratori dell’America, motivati da ragioni politiche. Infatti, proprio secondo l’Agenzia USA per
lo Sviluppo Internazionale, nel 2003 quasi un terzo dei bambini Iracheni
soffriva di malnutrizione. Parimenti, nell’aprile 2003, l’Ufficio Ricerche del
Congresso riportava nel documento “Iraq: Recenti Sviluppi nell’Assistenza
Umanitaria e nella Ricostruzione” che l’invasione dell’Iraq aveva peggiorato la
già di per sé fragile situazione umanitaria Irachena. Questo documento
sottolineava che, prima che venisse sospeso alla vigilia dell’invasione, il
programma ONU “Oil-For-Food” (OFFP), Petrolio in cambio di Vettovaglie, forniva
alimenti e medicinali al 60% della popolazione Irachena, fra i 24 e i 27
milioni di cittadini. Con la repentina sospensione del Programma OFFP, fra i
14.4 e i 16.2 milioni di Iracheni improvvisamente si sono trovati senza
alimenti o medicinali, essenziali per le loro condizioni di vita.
Inoltre, il documento Congressuale prevedeva che l’invasione dell’Iraq avrebbe
aumentato la malnutrizione e la disorganizzazione delle riserve e delle risorse
alimentari, per non parlare della riduzione all’accesso all’acqua potabile
sicura e di un servizio sanitario inadeguato.
E nella realtà, questa predizione si sta avverando!
Nella sua relazione alla Fondazione Internazionale per la Ricostruzione
dell’Iraq, nell’ottobre 2004, il Ministro per la Sanità Iracheno riferiva che
approssimativamente il 20% della popolazione urbana e più del 50% degli
abitanti delle campagne non potevano disporre di acqua potabile sicura o di un
servizio sanitario opportuno.
Secondo il Ministro per la Sanità, un terzo dei bimbi Iracheni erano
cronicamente malnutriti. Nella sola prima metà del 2004, erano stati riportati
8.253 casi di morbillo, contro i 454 casi riscontrati in tutto il 2003. Allo
stesso modo, nei primi quattro mesi del 2004, venivano riscontrati quasi 12.000 casi di parotite epidemica
(orecchioni), contro i poco meno dei 7.000 casi per tutto il 2003.
Nel marzo 2003, l’ UNICEF denunciava che l’Iraq aveva uno dei tassi più elevati
al mondo di mortalità infantile sotto i cinque anni. Un bambino Iracheno su
quattro, sotto l’età dei cinque anni, nel complesso quasi un milione di
bambini, era malnutrito. Quasi un quarto di tutti i bambini Iracheni era nato
sottopeso, una situazione che aveva avuto solo una parziale spiegazione per il
fatto che il 60% delle donne Irachene presentano una carenza di ferro nel
sangue.
Nel suo rapporto del 2005 sullo “Stato dei Bambini nel Mondo”, l’ UNICEF
dichiarava che tra il 1990 e il 2003, il tasso di mortalità dei bambini
Iracheni sotto i cinque anni era aumentato del 7%.
Nel luglio 2003, veniva denunciato che era in aumento il numero dei bambini
Iracheni sofferenti per malnutrizione, come pure per diarrea cronica e vomito.
L’aumento era attribuito direttamente alle carenze di elettricità disponibile,
in seguito alla campagna di bombardamenti USA “colpisci e terrorizza” e alla
successiva invasione. La mancanza di elettricità in Iraq provoca il pompaggio
dell’acqua ad una bassa pressione nel sistema degli acquedotti e questo causa
la diffusione di acqua impura nella rete idrica.
Come riportato dal New York Times nel settembre del 2004, l’acqua impura e le
insufficienze della rete fognaria provocate dai bombardamenti hanno contribuito
ad una esplosione di epatite E.
Nel novembre 2004, il Washington Post ha reso noto che, mentre la malnutrizione
acuta nei bambini sotto i cinque anni aveva cominciato ad abbassarsi al 4% nel
2002, nel 2004 era quasi raddoppiata, fissandosi al 7.7%. La brusca crescita si
traduceva nel fatto che quasi 400.000 bambini Iracheni soffrivano di
“deperimento”, una condizione caratterizzata da diarrea cronica e da carenza
estrema di proteine.
Secondo lo studio condotto dal Centro John Hopkins per le Ricerche sui Profughi
e le Impreviste Calamità Internazionali, pubblicato da “The Lancet”
nell’ottobre 2004, più di 100.000 morti, a una stima prudente, erano avvenute
dall’invasione guidata dagli USA.
Analogamente, il rischio di morte era aumentato più del doppio e il
rischio di morte violenta era aumentato del 58%.
In seguito all’invasione, il tasso di mortalità infantile valutato per l’Iraq
era di 57 morti su quasi 1.000 nati vivi. Il 46% di tutti gli Iracheni
ammazzati dalle forze della Coalizione era sotto i 15 anni. Più della metà di
tutti gli Iracheni uccisi dalla Coalizione dei “disponibili” sotto il comando
degli USA erano donne e bambini.
Gli USA, questo non desta sorpresa, hanno respinto lo studio riportato da “The
Lancet” come impreciso e non comprovabile.
Per di più, il Generale Tommy Franks
così riassumeva, in modo tanto eloquente, la politica Statunitense
rispetto alle perdite dei civili Iracheni: “Noi non abbiamo fatto la conta dei
corpi”.
Dal momento che agli USA non interessa quanti siano stati i civili Iracheni
ammazzati o invalidati, questo sbrigativo mancato accoglimento dello studio
pubblicato da “The Lancet” era dovuto alla necessità di dati credibili!
Comunque, nel novembre 2004, “The Economist” analizzava questa ricerca e
giudicava le sue analisi statistiche e le tecniche di raccolta dati essere,
queste sì, valide e credibili.
Bush e i suoi amici intimi tendono a raccontare storie sulla democrazia per il
popolo Iracheno e di averlo liberato dalla sfrenata crudeltà di un despota
tiranno. Invece, come viene ben evidenziato dalla sua insensibile non curanza
per la situazione sanitaria e per il benessere del popolo Iracheno, in
particolare dei bambini Iracheni, le intenzioni del governo USA in Iraq non
sono, e mai lo sono state, altruistiche.
A titolo di esempio, a partire dal documento dell’aprile 2003 dell’Ufficio
Ricerche del Congresso sopra citato, “Iraq: Recenti Sviluppi nell’Assistenza
Umanitaria e nella Ricostruzione”, tutti i successivi documenti recano il
titolo: “Iraq: Recenti Sviluppi nell’Assistenza per la Ricostruzione”. La
parola “Umanitaria” ora non figura più!
Molto
più adeguato!
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traduzione di Curzio Bettio di
Soccorso Popolare di Padova