Bimbi che muoiono di fame sotto occupazione “democratica”
di John Catalinotto
6 aprile 2005 – Chiunque
ancora tenti di difendere l’occupazione USA dell’Iraq come un’occupazione in
certo qual modo di natura umanitaria, invece di consentire il passaggio del
paese nelle mani stesse degli Iracheni, ha ricevuto il 30 marzo un duro colpo
da prove contrarie in modo schiacciante: lo specialista per le problematiche
della fame presso le Nazioni Unite, Jean Ziegler, ha dichiarato in un documento
rivolto alla Commissione ONU sui Diritti Umani che in Iraq si sono raddoppiati
i bambini malnutriti, dal momento in cui nel 2003 è iniziata
l’occupazione. Per essere precisi, “i
tassi di malnutrizione nei bambini sotto i cinque anni si sono per lo meno raddoppiati dopo l’intervento
scatenato dagli USA, molto vicino all’8% alla fine del 2004.” Il rapporto dell’ONU afferma che è in
aumento il numero dei bambini Iracheni che non hanno abbastanza cibo da
mangiare e più di un quarto sono cronicamente malnutriti.
La situazione è “un risultato della guerra condotta dalle forze della
coalizione”: questo ha riferito Ziegler ai componenti della commissione di 53
nazioni.
“Il massacro silente, giornaliero, a causa della fame è una forma di
assassinio. Questo deve essere combattuto ed eliminato,” ha denunciato
Ziegler.
Prima della guerra, usando i fondi derivati dal Programma “Petrolio in cambio
di Cibo”, il governo Baatista di Saddam Hussein aveva procurato di organizzare
la distribuzione di cibo sufficiente alla popolazione dell’Iraq, in modo da
alimentare quasi tutta la gente. Al massimo, questo veniva a costare fra 1 e 2
miliardi di dollari$ all’anno.
Il denaro che è scomparso nel guazzabuglio contabile del regime di occupazione
è sicuramente molto di più. All’inizio dell’occupazione, l’Autorità di
Occupazione della Coalizione aveva messo le mani su 8 miliardi di dollari$
delle rimesse del Programma “Petrolio in cambio di Cibo” e di queste non ne
aveva dato più conto.
L’impresa “Halliburton e Bechtel” aveva valutato questa quantità come
eccedente, più che sufficiente a sfamare gli Iracheni. Ora, molti bambini Iracheni stanno soffrendo
la fame dopo due anni di occupazione Statunitense.
La malnutrizione è il più importante, ma non l’unico, fattore che contribuisce
all’aumento del tasso di mortalità infantile in Iraq. Accanto a questo, vi è la
mancanza di acqua potabile, che provoca
letale dissenteria e diarrea, e il completo collasso del sistema
sanitario che, prima delle sanzioni del 1990, aveva cura di tutti gli iracheni.
I miliardi confluiti nelle casse della “Halliburton e Bechtel”, che aveva
sottoscritto contratti per la ricostruzione di tali sistemi, sanitario e
idrico, hanno fornito risultati molto prossimi al nulla per il popolo Iracheno,
eccetto il fatto che hanno fornito agli Iracheni ancora di più ragioni per
appoggiare la Resistenza.
Le azioni della Resistenza si stanno
sviluppando
Rispetto ai mesi che hanno portato al trucco delle elezioni Irachene
del 30 gennaio, che alla fine sono sfociate il 5 aprile nella scelta di un
presidente, ma non ancora di un qualche governo, di recente vi è stata scarsa
copertura dei mezzi di informazione di massa. Questa sembra essere la strada
favorita dall’Amministrazione Bush per far fronte al suo dilemma Iracheno:
tentare pubblicamente di pretendere che il rebus non esista.
Uno degli ultimi giornalisti veramente indipendenti, Dahr Jamail, ha reso noto
in gennaio che una stima per difetto della proporzione della gente comune
Irachena che appoggia il movimento della Resistenza si aggira attorno all’80%.
Jamail, che ora sta compiendo un giro di conferenze negli Stati Uniti, ha messo
in evidenza come anche gli Iracheni, che erano oppositori di Saddam Hussein e
che avevano dato il benvenuto alla sua caduta nel 2003, siano ora disgustati
dall’occupazione condotta dagli Stati Uniti.
Tutti costoro considerano ogni Iracheno che lavora con il nuovo governo o con
il Pentagono come un collaboratore, cosa effettiva, e lo tengono nel più
profondo disprezzo.
Gli attacchi della Resistenza portati nei pochi mesi passati si sono
concentrati sulle forze della polizia Irachena e sulla Guardia Nazionale
Irachena, più che contro le truppe degli USA. Notizie dell’ultimo aprile
indicano che questa fase della Resistenza sta per concludersi.
Il 3 aprile, un gruppo di insorti composto fra i 40 e i 60 combattenti ha
attaccato la prigione tristemente famosa di Abu Ghraib e ha sostenuto una
battaglia contro le truppe Statunitensi a guardia della prigione.
Questo campo di prigionia, dove le guardie USA hanno torturato i detenuti,
contiene ancora 3.000 prigionieri Iracheni.
Il Pentagono ha riportato che le sue forze hanno subito 44 perdite, fra morti e
feriti.
L’escalation nelle tattiche delle forze della Resistenza significa che i
soldati delle forze di occupazione non possono sentirsi più a lungo sicuri,
nemmeno nelle loro basi pesantemente armate e protette. Inoltre significa che
le forze della Resistenza sentono che possono confidare sull’appoggio delle
loro masse, e quindi che possono arrischiarsi a scontri a larghe dimensioni e
sopportare gravi perdite della loro parte, con la consapevolezza che molti di
più sono pronti a completare i ranghi lasciati scoperti dai loro combattenti
caduti.
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Traduzione di
Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova