da: www.rebelion.org - 25-04-2005
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=14377
Truppe
statunitensi assassinano Un reporter iracheno dell’associated press
“Giornalisti senza Frontiere” ed “Amnesty International”
mostrano il loro lato più servile
nei confronti degli invasori
José Daniel Fierro - Rebeliòn
Un fatto accaduto questo
sabato ha crudamente messo in rilievo l'attitudine assolutamente banditesca e
criminale delle truppe d’invasione dell'Iraq, e la vergognosa complicità di
organizzazioni che dicono di difendere le libertà ed i diritti umani.
Saleh Ibrahim, cameraman iracheno di 30 anni che collaborava con la
sezione televisiva dell'agenzia statunitense d’informazione Associated Press
(AP) “ha perso la vita” sabato nella città di Mosul “presumibilmente” a causa
dei colpi sparati dalle truppe nordamericane. Anche Mohamed Ibrahim, un
collega, è rimasto ferito nella sparatoria.
Questa, perlomeno, è la versione
fornita dalle scarse agenzie, embedded con la coalizione degli invasori, che si
sono decise ad informare sul fatto. Sembra che abbia “perso” la vita (e che non
l’abbia più ritrovata) nello stesso modo in cui “presumibilmente” è morto per le
ferite dei proiettili (sebbene forse chissà, è morto per altra ragione). Perché
ciò che è comprovato è che i mercenari statunitensi hanno aperto il fuoco
contro entrambi i reporter. Sono state fonti della polizia irachena a
raccontare, alle catene televisive arabe Al-Jazeera ed Al-Arabiya, che unità
dell'esercito USA hanno sparato contro i giornalisti mentre si stavano
avvicinando al luogo in cui si era verificata un'esplosione contro un convoglio
militare nordamericano, vicino alla piazza di Al-Yarmuk, nella citata città
irachena.
Nonostante questi dati, comprovati e verificati dai testimoni, nessuno
si azzarda ad incolpare della morte del giornalista le truppe d’invasione. Un
altro giornalista iracheno, anch’egli collaboratore della menzionata agenzia di
stampa, ha spiegato: “Saleh era arrivato insieme al suo autista. Quando si
accingeva a filmare, è stato raggiunto da una pallottola ed è caduto morto”.
Fino a questo momento, l'incidente non è stato confermato né smentito dal
comando militare statunitense, né dalla stessa agenzia. E’ così che difendono i
loro lavoratori.
Il presidente e direttore esecutivo di AP, Tom Curley, ha affermato che tutti
nell'azienda si sentivano “costernati per la notizia”, e ne ha approfittato per
inviare le “più sincere condoglianze alla famiglia”. Curley ha assicurato che
vi saranno indagini sulla morte di Saleh Ibrahim, cosa per la quale si è
impegnato anche l'alto comando delle truppe d’occupazione. Non c'è dubbio che
lo faranno, come già fecero nel caso del cameraman spagnolo José Couso,
assassinato dalle stesse truppe.
Secondo un'altra testimonianza, entrambi i reporter, rimasti gravemente feriti,
sono stati condotti fino ad un ospedale. Saleh Ibrahim, con tre proiettili nel
petto, è morto. Secondo quanto affermato da Rabei Yassin, medico dell'ospedale,
(il collega) Mohamed Ibrahim presentava ferite alla testa, è stato curato ed in
seguito trasferito in luogo sconosciuto sotto scorta militare statunitense.
Da quando nel marzo 2003 è cominciata l'invasione e la guerra di rapina contro
l'Iraq, sono morti in quel paese 55 giornalisti.
Atteggiamento complice
Più vergognose sono risultate le dichiarazioni di “Giornalisti senza
Frontiere” (RSF), organizzazione finanziata dal Dipartimento di
Stato nordamericano.
In un comunicato emesso ieri RSF ha fatto appello a “tutti i belligeranti”,
affinché garantiscano la sicurezza dei giornalisti in Iraq. L'organizzazione si
è mostrata “atterrita” per la morte di Saleh Ibrahim, ma ovviamente non ha
chiesto conto delle responsabilità agli aggressori né ha utilizzato parola
alcuna che potesse disturbarli. Secondo RSF “le circostanze della sparatoria
che hanno portato alla morte di Saleh Ibrahim non sono chiare”.
Sono assai diversi il linguaggio utilizzato e le azioni sviluppate da RSF, se
chi affronta è uno dei governi del cosiddetto “asse del male” o semplicemente
opposto agli interessi USA. RSF riserva la virulenza verbale, le campagne
d’insulti e gli atti di violenza per coloro che indica la CIA. In fin dei
conti, chi paga comanda.
D'altro canto, Amnesty International continua sino ad oggi a
mantenere il silenzio su questo fatto. Questo non le ha impedito di fare una
dichiarazione sull'Iraq, durante la XXXI Assemblea Generale Federale
dell'organizzazione (sezione Spagna) celebrata ieri a Pamplona.
In occasione del primo anniversario della pubblicazione delle “terribili”
immagini che mostravano le torture perpetrate da ufficiali statunitensi nella
prigione irachena di Abu Ghraib, il presidente della sezione spagnola di AI ha
assicurato che “a distanza di un anno si può affermare che questa pratica
non è isolata, bensì risponde ad una strategia nel contesto della lotta
contro il terrorismo”.
Che sia dovuto trascorrere un anno perché AI giungesse a questa conclusione è veramente patetico. Ma, come
se ciò non fosse sufficiente, ha biasimato “che il governo degli Stati Uniti sembri
legittimare pratiche di tortura e trattamenti inumani e degradanti (Iraq,
Afghanistan, Guantánamo). Nel migliore dei casi, ha stabilito le condizioni perché
vengano inflitte, riducendo le misure di salvaguardia e non rispondendo
adeguatamente alle denunce di abusi. Nel peggiore dei casi, ha autorizzato
l'uso di tecniche d’interrogatorio che inadempiono apertamente l'impegno
di questo paese di rifiutare la tortura ed i maltrattamenti in qualunque
circostanza ed in ogni momento”. È necessario parlare tanto per non dire nulla?
Amnesty International non solo evita una chiara, piena e contundente
denuncia di fatti esecrabili, bensì cerca di trafugare, sotto una vuota
retorica, un alibi per le autorità statunitensi. Che senso ha affermare che “il
governo degli Stati Uniti sembra legittimare pratiche di tortura e trattamenti
inumani e degradanti in Iraq, Afghanistan o Guantánamo”? Per caso AI ne dubita?
Qualcuno può spiegare che cosa significa che, nel peggiore dei casi, gli USA
abbiano “autorizzato l’uso di tecniche
d’interrogatorio che inadempiono apertamente l'impegno di questo paese di
rifiutare la tortura ed i maltrattamenti in qualunque circostanza ed in ogni
momento”? Che cosa significa per AI l'eufemismo “tecniche d’interrogatorio”?
Secondo AI, sarebbe questa la cosa peggiore che il governo USA ha fatto in
Iraq?
Tutto ciò, quando si è saputo che il Pentagono ha sollevato da ogni
responsabilità i comandi e gli ufficiali del suo esercito nello scandalo delle
torture nel carcere di Abu Ghraib. Se hanno impiegato un anno per arrivare a
questa conclusione, credo che coloro che dicono di difendere i Diritti Umani
dovrebbero fare qualcosa. E in fretta.
Tradotto da Adelina Bottero e Luciano Salza