Una testimonianza da Falluja
“Se prima odiavamo Saddam, adesso lo amiamo e speriamo nel suo ritorno.
Accettiamo un dittatore iracheno, ma non un democratico americano.”
Quanto segue è la trascrizione di un incontro col Dr.Mohammad Hadeed, medico iracheno di Falluja, nei giorni scorsi in Italia per un giro di conferenze. Come lui stesso dice: “Non sono un politico, ma un medico, e prima ancora di essere medico sono iracheno”. Effettivamente è questo il tipo di testimonianza che porta, viva e sofferta, ed è anche la chiave di lettura che consigliamo, per dare il giusto peso a talune affermazioni, in particolare nella prima parte del testo.
A cura di Adelina Bottero e Luciano Salza – 09/06/2005
Sono il Dr.Mohammad Hadeed, un medico iracheno di Falluja. Ho vissuto le due battaglie di Falluja, quella di aprile e quella di novembre. Sono rimasto nella città sino alla fine della prima battaglia ed i primi dodici giorni della seconda.
In Iraq si guarda all’Italia come ad un paese che è membro della coalizione militare occupante ma, nello stesso momento, si guarda al popolo italiano come ad un popolo amico di quello iracheno. La grande speranza del popolo iracheno è quella che il governo italiano riesca a capire la realtà della situazione in Iraq e del gioco americano e che possa prendere provvedimenti in merito. L’intenzione è stata quella di andare lì per preservare la pace e aiutare la popolazione irachena. Ma in Iraq oggi non esiste la pace. La verità è che gli Stati Uniti hanno fatto dell’Iraq solo una terra del terrorismo.
Comincerò col presentare la situazione in Iraq, sia prima che dopo la guerra.
Gli Stati Uniti avevano preparato il mondo a questa guerra, a partire dalle armi di distruzione di massa e dai presunti rapporti tra il potere di Saddam Hussein con Al-Qaeda. Gli Stati Uniti hanno continuato a raccontare menzogne, finché tutto il mondo è stato portato a credervi. Gli stessi iracheni avevano cominciato a credere in questa intenzione ed in queste menzogne degli Stati Uniti. Per questo motivo il popolo iracheno non ha opposto una vera resistenza. Pensavano che gli Stati Uniti fossero entrati solamente per prendere le armi di distruzione di massa e, fatto questo, intendessero uscire. Pensavano che questo avrebbe salvato il mondo dalla minaccia delle armi di distruzione di massa ed anche che per il popolo iracheno sarebbe stata un’occasione per eliminare l’embargo sofferto per dieci anni. Pensavano che gli Stati Uniti se ne sarebbero andati via dall’Iraq.
La guerra cominciò il 19 marzo 2003 e dopo 20 giorni anche Badhdad era presa dall’esercito americano. Dovete capire che quando Badhdad è stata occupata dall’esercito americano Bassora stava ancora opponendo resistenza. Per questo Badhdad era la chiave dell’occupazione americana in generale. Pensavamo che gli Stati Uniti ci avrebbero portato la democrazia. Pensavamo anche che avrebbero trovato le armi di distruzione di massa, che ci avrebbero liberati da queste armi e dai pericoli che potevano derivare da queste armi. Pensavamo che avrebbero diffuso la pace nell’Iraq. Ci aspettavamo che all’Iraq sarebbe venuto del bene. Ma niente di tutto questo è accaduto.
Adesso vi parlo dopo più di due anni d’occupazione. Abbiamo visto solamente un cammino nero. Non esiste alcuna luce. Gli Stati Uniti non hanno portato la democrazia, bensì la morte, non hanno portato il cibo, ma la fame, non hanno portato la pace, ma il terrorismo, hanno portato un governo attraverso i carrarmati, composto solamente da individui filo-americani, al soldo degli Stati Uniti. In questo governo hanno posto proprio quelle persone che avevano fatto pensare e convinto gli Stati Uniti ed il governo americano dell’esistenza delle armi di distruzione di massa e comunque sempre per i loro obiettivi personali. Adesso quegli individui sono parte del governo iracheno.
Il precedente governo e lo stato sono stati distrutti. Ministeri, funzioni e funzionari sono stati disciolti. Anche settori della sanità e dell’istruzione sono stati danneggiati. Hanno portato al potere personaggi che non hanno nessuna competenza, salvo quella di essere alleati degli Stati Uniti. All’inizio hanno creato un consiglio locale per i loro alleati. Oggi hanno anche organizzato delle elezioni che però sono state completamente menzognere e fasulle. Attraverso queste hanno solamente raccolto come frutto la creazione di divisioni tribali, sia etniche, tra curdi ed arabi, che religiose, tra sciiti e sunniti. Adesso gli iraniani sono arrivati al governo in Iraq. La Lista 169, che sarebbe la coalizione di tutti i partiti sciiti che adesso costituisce la maggioranza nel governo e nel parlamento iracheno, viene chiamata la “lista iraniana”. Il ministro delle finanze è una persona ricercata dall’Interpol. Chalabi è un personaggio accusato di aver svaligiato la banca di Amman in Giordania ed ora è il ministro della finanza e quindi anche competente per il petrolio. Gli Stati Uniti hanno preso un ladro e gli hanno attribuito la competenza delle finanze, ma anche e soprattutto quella del petrolio.
Vorrei dire, in tutta sincerità, e vi chiedo veramente di credermi, che tutti gli attentati con le bombe che avvengono in Iraq non sono opera degli iracheni. Lo stesso governo lo ha riconosciuto. La Resistenza irachena non è responsabile di tutto quello che le viene attribuito dai media occidentali. Molti attacchi sono propaganda per gli Stati Uniti, che possono così mostrare come in Iraq ci siano bombe, attentati e quindi disordine. E’ per questo che vengono messe bombe nelle moschee degli sciiti: per attribuirle ai sunniti. Per lo stesso motivo vengono messe anche nelle chiese: per attribuirle ai mussulmani contro i cristiani. Si tratta di uno scenario costruito dagli Stati Uniti per dimostrare al mondo che devono rimanere lì, perché se loro se ne andassero fuori, in Iraq ci sarebbe la guerra civile.
Prima dell’ingresso degli americani in Iraq, noi medici lavoravamo senza mai sapere chi di noi fosse sunnita o sciita o cristiano. Di questo si è cominciato a parlare solo dopo il loro ingresso ed è ciò che hanno portato gli Stati Uniti in Iraq. Ci sono moltissime persone impegnate nella realizzazione di questo scenario: un’organizzazione molto preparata ed efficiente nel preparare attacchi contro chiese e moschee, per mettere cristiani, sunniti e sciiti gli uni contro gli altri e far credere a tutto il mondo che esista realmente uno scenario da guerra civile. Ma si tratta di una situazione impossibile: le etnie sono molto alleate tra di loro. In Iraq ci sono tantissimi matrimoni misti, sia tra cristiani e mussulmani, che tra sciiti e sunniti. La società civile irachena vive al di sopra di ogni divisione per religione o etnia.
Durante la battaglia di Falluja, mentre stavamo organizzando il soccorso, ho raccolto l’appello di un medico cristiano da una radio di Londra. Mi chiedeva, benché io sia un medico mussulmano, di soccorrere la sua famiglia, cristiana, rimasta come me intrappolata in questa guerra. Ho svuotato una parte della mia casa per dare ospitalità a questa famiglia cristiana. Questo è lo spirito presente tra gli iracheni.
La verità è che l’Iraq è solamente un campo di battaglia per tutti gli aspiranti alle ricchezze della regione. E’ un campo di battaglia tra le forze dell’imperialismo, le forze del terrorismo, le forze economiche. E’ un campo di battaglia. Ma l’Iraq, con il suo popolo, non c’entra niente.
Gli Stati Uniti hanno preparato le armi, hanno preparato l’esercito, perché trovasse le armi di distruzione di massa. E non le hanno trovate. Hanno detto che Saddam Hussein aveva delle armi con le quali minacciava i vicini e che per questo motivo avevano dovuto distruggere tutte le armi irachene e sciogliere completamente l’esercito. Avevano detto che Saddam Hussein era una persona molto pericolosa per il mondo. Adesso è loro prigioniero. Adesso che comunque tutte le ragioni per le quali sono entrati in Iraq non esistono più, perché gli Stati Uniti non se ne vanno? Gli Stati Uniti stanno creando contraddizioni tra gli iracheni per giustificare la loro presenza. Hanno posto nel governo dell’Iraq individui che perseguono questa linea. Hanno dato ordine all’attuale Ministro degli Affari Esteri di richiedere al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di far rimanere ancora in Iraq le forze della coalizione. Il Ministro degli Esteri degli Stati Uniti ha dichiarato che non potranno sconfiggere la Resistenza prima del 2009. Avevano preparato il mondo (italiani compresi) con una propaganda secondo la quale sarebbero stati accolti coi fiori al loro ingresso in Iraq. Hanno trovato tutt’altro. Allora hanno cominciato a dire che i terroristi operano attacchi contro l’esercito americano. Sono stati loro ad aprire i confini iracheni e permettere l’ingresso in Iraq ad organizzazioni terroristiche. Questo è solamente uno scenario per creare confusione, per mischiare le carte. In effetti sono loro che comandano anche quelli che tagliano le teste. E questo con l’obiettivo di fornire una cattiva immagine della Resistenza. Ma la Resistenza è nobile. Purtroppo in tutti i settori della società civile irachena, compresa anche la Resistenza, ci sono persone che lavorano per le forze della coalizione. E’ logico pensare che siano venuti per distruggere questo paese e non per togliere le armi di distruzione di massa o per togliere di mezzo Saddam Hussein.
L’Iraq è considerato uno dei paesi più ricchi del mondo. Oltre al petrolio l’Iraq possiede numerosi altri minerali, come fosfati e rame; si dice anche che nel nord dell’Iraq ci sia uranio. Adesso loro hanno cominciato a svaligiare le ricchezze dell’Iraq: nel nord cominciano addirittura a sparire montagne, perché contengono minerali. Stanno portando fuori veramente grosse quantità di minerali. Per non parlare di tutte le ruberie durante il governatorato di Paul Bremer: sono spariti quasi sei miliardi. E durante l’attuale governo sono spariti almeno altri sette miliardi, ricavati dalla vendita del petrolio iracheno. Così come altre somme miliardarie stanziate per comprare materiale ed invece sparite.
(Il Dr.Hadeed si alza ed indica delle foto sui cartelloni di una mostra fotografica esposta.)
Vedete questa signora irachena? Si tratta di un’anziana che porta un sacchetto di grano sulla testa. Anche quest’altra vecchia signora sta aspettando, da ore, di entrare nella città di Falluja. Gli Stati Uniti si sono creati dei nuovi nemici tra gli iracheni. Guardate questi bambini: non sono dei terroristi. Sono persone che hanno il loro paese nel cuore. In modo spontaneo hanno issato una bandiera irachena. Si tratta di una reazione emotiva all’occupazione straniera. Osservate anche quest’uomo: abbraccia suo figlio e piange. Cosa direbbe Bush a questo signore? Perché l’hanno arrestato? Perché lo tengono prigioniero? E’ anche possibile che sia stato ammazzato. Cosa direbbe Bush a suo figlio? Che suo padre è un terrorista? Ha senso affermare che centinaia di migliaia di iracheni sono tutti terroristi? Queste sono foto di Resistenti: nascondono i loro volti per non essere riconosciuti dall’esercito americano e dai loro alleati. Io sono un medico e non amo questa violenza. Esiste sempre, però, una contro-reazione. Per ogni azione esiste una contro-reazione. Esistono la violenza e la contro-violenza.
L’esercito americano ha lasciato depositi di armi aperti ed ha fatto sì che gli stessi iracheni se ne impossessassero, per produrre uno scenario da guerra civile che giustificasse la loro permanenza. Lo scenario prevede che gli iracheni si bombardino tra di loro, in modo da far rimanere gli eserciti della coalizione. Ma è successo anche che queste armi siano state utilizzate per fare la Resistenza contro gli americani. Per questo stanno preparando una mappa politica basata sulla divisione etnica dell’Iraq. Per favorire questa guerra civile irachena, per far sì che gli iracheni si combattano tra di loro e si dimentichino dell’occupante. Ma sono sicuro che questo scenario fallirà. All’inizio, con l’aiuto di Ahmed Chalabi, e per mano di bande da lui guidate, hanno ucciso circa 1.200 tra ingegneri, dottori e docenti universitari, al fine di disperdere il vecchio partito Baath. Hanno portato l’esercito Badr dall’Iran e questo fa parte della Lista 169. Hanno come incarico di uccidere tutti gli Ulema della sunna per creare disordine. Ma gli iracheni sono coscienti di questa situazione e cercano di spegnere il fuoco. Questa, in generale, è la situazione in Iraq. Chi cammina in Iraq, non solamente se straniero, non ha nessuna certezza di tornare a casa vivo. Per strada ci sono uccisioni e bombardamenti. Di tutte queste situazioni i primi responsabili sono gli Stati Uniti.
Ai tempi di Saddam Hussein tutti gli iracheni avevano una tessera alimentare con la quale potevano fare i loro approvvigionamenti. In questi ultimi mesi la lista dei prodotti compresi è parecchio diminuita ed i prodotti che si possono prendere sono di scarsa qualità.
La Resistenza irachena è autentica. E’ anche presente sia al sud che al nord. C’è a Bassora, a Nassiriya. Non so se sapete che c’è stata anche una Resistenza contro la presenza italiana a Nassiriya. E’ una reazione popolare. Credo che gli abitanti di Nassiriya stiano aspettando che l’esercito italiano lasci la città. Nassiriya ha continuato a resistere anche dopo l’occupazione di Badhdad. Esiste comunque anche l’idea che gli italiani siano stati messi in trappola, che non sappiano nemmeno loro dove sono finiti.
Adesso vi parlerò di Falluja, la mia città, dove sono stato medico e testimone.
Ho vissuto le due battaglie di Falluja, a cominciare da quella del mese di aprile. Allora mi trovavo ancora fuori dall’Iraq, ma avevo sentito dai media che Bush dichiarava di voler “educare” Falluja, dopo che vi erano stati uccisi degli agenti dei servizi segreti americani e bruciata la loro macchina. Adolescenti un po’ incoscienti ne avevano mutilato i corpi. Tutti gli iracheni c’erano rimasti male e non avevano approvato la cosa. La nostra religione non accetta questo. I nostri rappresentanti erano persino andati a presentare le loro scuse all’esercito occupante per quello che aveva fatto un gruppo di giovani incoscienti. E’ sorta una contraddizione tra la popolazione di Falluja, ma a causa degli americani.
Falluja è stata la prima città a negoziare con gli Stati Uniti. Avevano chiesto all’esercito americano di mettersi d’accordo su come entrare nella città evitando la guerra. Avevano anche riservato loro la sede del partito Baath della città che era stata scelta per essere il luogo della presenza della rappresentanza americana. Ma l’esercito americano ha preferito rimanere nelle scuole, tra le case. Allora, i giovani di Falluja, hanno intentato un’azione democratica (pensavano di poter esercitare la democrazia di cui sentivano parlare nei media). Hanno fatto una manifestazione per chiedere all’esercito americano di uscire dalle scuole ed andare nella sede del partito Baath.
Ma l’esercito americano ha aperto il fuoco contro questa manifestazione pacifica. Circa 17 giovani sono stati uccisi e 7 feriti. Non ci hanno nemmeno lasciato portare soccorso. Quando le squadre di soccorso si avvicinavano ai giovani feriti venivano prese di mira dall’esercito. Hanno continuato a sparare fino alla morte. Il giorno dopo i responsabili militari hanno presentato delle scuse. Hanno dichiarato che era stato solamente un soldato americano ad aprire il fuoco per paura e che gli altri avevano sparato dopo di lui per solidarietà. Hanno ottenuto un’altra autorizzazione dall’esercito americano per un’altra manifestazione pacifica. Anche nella seconda manifestazione hanno ucciso 4 persone, con la scusa che alcune si erano avvicinate ad un carrarmato. Quando sono arrivati ad un incrocio davanti agli americani, sono iniziati gli spari.
A quel punto chi aveva delle armi ha cominciato a reagire e gli spari hanno incominciato a echeggiare per tutte le vie della città. Era nata, in questo modo, una specie di Resistenza spontanea, una reazione. Le armi ci sono. Grazie a Saddam Hussein il popolo era abituato ad utilizzarle, ha passato dieci anni in guerra contro l’Iran, un anno in Kuwait, ha subito dieci anni di bombardamenti americani contro l’Iraq. Il popolo iracheno è ormai abituato a maneggiare le armi.
I cittadini di Falluja hanno chiesto che venissero risarcite le vittime, le persone che erano state uccise. Ma gli Stati Uniti hanno rifiutato ed hanno anche incominciato ad umiliare i capi delle tribù, i saggi, gli Ulema. Ci sono foto che mostrano soldatesse americane mentre mettono i piedi sulla testa di un imam di Falluja. Nella cultura locale ciò ha il significato di una colpa così grave da meritare una condanna a morte, anche se il colpevole fosse stato Saddam Hussein in persona. Esistono anche tradizioni per le quali se qualcuno viene ucciso deve essere risarcito con soldi perché, diversamente, per 40 anni la famiglia dell’ucciso deve vendicare il torto. Questa è la situazione che si è prodotta tra la gente di Falluja e l’esercito americano.
La prima battaglia è cominciata nel mese di aprile. Bombardamenti disorganizzati. Uccisioni di civili, bambini. La gente di Falluja ha opposto resistenza in tutta spontaneità e la Resistenza si è diffusa anche in tutte le altre regioni dell’Iraq. C’è stata, nello stesso momento, Resistenza a Bassora, Kerbala, Najaf, Samarra … ed anche a Badhdad, a Sadr City, da parte degli sciiti. Loro stessi hanno opposto in quel periodo una Resistenza alla presenza americana in solidarietà con la gente di Falluja. E’ questa la vera relazione tra sciiti e sunniti in Iraq. Per due settimane l’esercito americano non è riuscito ad entrare in Falluja ed è rimasto sotto minaccia nelle altre regioni intorno alla città, perché anche queste avevano posto resistenza insieme alla gente di Falluja. In quel momento lo stesso presidente Bush ha dovuto riconoscere che il suo esercito stava attraversando un momento molto difficile. Paul Bremer stesso aveva dichiarato di essere molto sorpreso di questa Resistenza a Falluja. L’esercito americano aveva richiesto il cessate il fuoco, perché il morale delle truppe cominciava a calare.
Avevano promesso un risarcimento per le persone uccise e le case distrutte, e l’autorizzazione al ritorno degli sfollati in città. Sono iniziati delle trattative con delegazioni della città di Falluja. Quando si stava quasi per giungere ad un’intesa, gli americani si dichiaravano d’accordo con le richieste, ma aggiungevano: “Noi siamo d’accordo con voi, ma dovete ancora negoziare col governo iracheno”. Nelle negoziazioni col governo iracheno questo diceva: “Gli Stati Uniti non hanno accettato”. Ciò nonostante si era arrivati ad un’intesa col governo iracheno, che aveva accettato i punti proposti dalla Resistenza di Falluja. A questo punto, però, il governo aveva affermato di dover chiedere agli americani se accettavano o no. Questi ultimi dichiararono: “Tutti questi punti d’accordo che avete raggiunto col governo iracheno ci stanno bene, però vogliamo Al-Zarkawi”. Il significato è: se io non sono d’accordo con te basta che ti chieda una cosa impossibile... Ovvero, semplicemente, ti voglio mettere dalla parte del torto e utilizzare la forza contro di te. Allora la gente di Falluja rispose: “Vi aiutiamo a trovare Al-Zarkawi”.
E durante i negoziati gli americani hanno continuato a bombardare Falluja. Hanno ucciso tantissime persone. Quando i giornalisti mostravano le foto di donne e bambini uccisi dall’esercito americano e chiedevano: “Ma perché li uccidete? Al-Zarkawi non c’è tra questi che sono stati uccisi”. Rispondevano: “Al-Zarkawi era lì, ma era appena uscito”.
La gente di Falluja era sinceramente aperta al dialogo e disposta alla pace. Pensava che gli americani avessero un po’ di legittimità e sincerità, ma la verità è emersa dopo la battaglia di novembre: negoziavano solamente per guadagnare tempo. Nel frattempo i loro aerei sorvolavano la città, sia di giorno che di notte, e fotografavano le postazioni per prepararsi alla battaglia. Hanno fatto anche penetrare nella città i loro alleati. Noi pensavamo che volessero fare la pace, che negoziassero per la pace. In sei mesi avevano solamente preparato lo scenario per scatenare la loro violenza sulla gente di Falluja. Questa, quando andava a dormire, pensava che avrebbe anche potuto non svegliarsi più. Ma tutti amiamo la nostra città e non possiamo lasciarla.
Quando è cominciata la battaglia di novembre, il primo ad essere occupato è stato il grande ospedale di Falluja. Si trova in periferia. Lo separa dalla città un fiume, attraversato da un ponte. Gli americani sono entrati in città in modo selvaggio, come barbari. Hanno ucciso dei medici e ad altri hanno legato le mani dietro la schiena. Ci hanno maltrattati. Quando un medico chirurgo chiedeva loro di non essere picchiato sulle mani in quanto chirurgo, veniva picchiato proprio su quelle ed anche in faccia. Hanno distrutto tutto il materiale medico affermando che nell’ospedale c’erano dei terroristi. Anche l’amministrazione dell’ospedale ha portato avanti delle trattative con gli americani. Hanno detto loro: ”State occupando l’ospedale. Noi vi aiutiamo a trovare i terroristi, se ci sono”. Hanno cominciato a cercare ed hanno trovato donne, bambini, persone malate, ciascuno con la propria patologia: questo hanno trovato. Quelli tra gli americani che erano entrati nell’ospedale ed hanno visto i malati, hanno cominciato a scusarsi coi medici, dicendo che loro stessi erano stati mandati lì, perché era stato detto loro che in quel posto c’erano dei terroristi e pensavano di essere già arrivati nel centro della città. In quel momento Falluja stava subendo distruzioni e bombardamenti. L’ospedale era occupato e non c’era nessuna possibilità di raggiungerlo. L’esercito americano ne aveva fatto uscire tutti i malati. A Falluja non esisteva più un ospedale.
Avevano dispiegato quasi sessanta chilometri di esercito tutt’intorno. Per due giorni, senza interruzioni, giorno e notte, la città è stata bombardata. Sono stati utilizzati tutti i tipi di armi, anche quelli non autorizzati a livello internazionale: napalm, bombe al fosforo, bombe che provocano shock elettronico. Abbiamo imparato a riconoscere anche questi tipi di armi, avendo subito sulla nostra pelle per colpa dell’esercito americano. Abbiamo imparato a riconoscerle anche dal suono che producono arrivando. Le cluster-bomb erano riconoscibili, perché quando cadevano continuavano ad esplodere ripetutamente. Con la bomba che produce lo shock elettronico tutti i macchinari smettono di funzionare: in questo modo hanno distrutto anche le attrezzature sanitarie dell’ospedale che si usano per radiografie ed altro. La gente intorno a Falluja ci ha raccontato di aver visto i bombardamenti sulla città: vedevano bombe fosforescenti che cadevano sulle case come fuochi d’artificio, con colori verde e rosso.
Ho portato un filmato, ripreso dai ragazzi, e mi dispiace di non poterlo proiettare. In questo filmato c’è la documentazione di quanto successo. Anche dei tanti animali che sono stati uccisi. Ci sono cadaveri di persone anche dove non c’è traccia di armi da fuoco. Sono tutti bruciati come nelle foto esposte nella mostra e questo prova l’utilizzo di armi non-convenzionali. Ci sono anche immagini di cadaveri dove sono rimaste solamente le ossa, cadaveri senza testa. Alla fine del film ci sono immagini di civili che hanno incominciato a ritornare nella città. Tre o quattro persone uccise dopo la fine della battaglia. Questo filmato è stato girato nel mese di gennaio 2005. Non è stato realizzato da un giornalista, ma dagli stessi abitanti. Abbiamo documentato tutte le persone uccise che abbiamo sotterrato in un campo sportivo. Tra queste ci sono donne e bambini. Sicuramente un filmato avrebbe potuto esprimere molto meglio quello che ho cercato di descrivervi con le parole.
Voglio farvi un riassunto della distruzione. A Falluja esistono 36.000 case. La popolazione è di 350.000 abitanti. 100.000 erano all’interno della città nel corso della battaglia di novembre. Anche le regioni dove sono sfollati gli abitanti della città sono state bombardate. Ho in mente una famiglia, composta da 10 persone, che abita a 15 chilometri da Falluja. Sono arrivate altre due famiglie a rifugiarsi da loro, 15 persone. Sono così diventate 25. Il cibo disponibile non è sufficiente per tutti. Sono sotto assedio. Al mercato tutto è stato esaurito. Anche i medicinali non ci sono più. Quindi, per due mesi non solo Falluja, ma anche le zone intorno, sono state sotto bombardamento. Dopo un mese e mezzo l’esercito americano ha autorizzato solo pochi aiuti umanitari e solo nelle zone limitrofe a Falluja.
5.000 famiglie in città, 100.000 persone. Bombe e nessuna assistenza sanitaria. Anche noi medici eravamo sotto assedio ed il personale sanitario abitante in città non era autorizzato a recarsi all’ospedale. Nel secondo giorno di bombardamento abbiamo trasformato un centro medico in ospedale. Abbiamo riunito tutto il personale sanitario della città, ma non abbiamo trovato alcun chirurgo, in quanto erano tutti rimasti nell’ospedale, prigionieri degli americani. Non potevamo quindi prestare le dovute cure mediche alle decine e decine di feriti, che necessitavano di operazioni chirurgiche in varie parti del corpo. Tutte queste persone sono decedute. Abbiamo poi aperto un altro centro medico per accogliere i feriti. Quelli che avevano una situazione più difficile venivano trasferiti al primo centro. Tutti quelli che erano feriti all’addome o alla testa non sono sopravvissuti. Abbiamo cercato di mandare le ambulanze fuori città per il soccorso, ma sono state colpite: abbiamo perso sia autoambulanze che malati. Due ore prima del loro ingresso in città, gli Stati Uniti hanno bombardato il centro trasformato in ospedale, uccidendo tutti i presenti. Non avevamo più ormai alcuna possibilità di prestare cure mediche. Ogni ferito doveva aspettare solamente la morte: non importa se bimbi piccolini, donne od anziani. La gente ci cercava telefonicamente chiedendo aiuto, ma non potevamo fare nulla, anche perché dall’alto uccidevano chiunque andasse per strada.
Il terzo giorno i cecchini americani si sono sparsi per la città. Sia dai tetti, ma anche dall’interno delle case, sparavano su qualsiasi cosa si muovesse per strada, che fosse donna, bambino, anziano, o persona ferita o malata, quand’anche con la bandiera bianca. Abbiamo documentazione di tutto questo. Abbiamo tantissimi filmati che lo provano. Non facevano alcuna distinzione tra il gatto e la persona anziana od il bambino. Sparavano su tutto. Anche sugli alberi, sulle foglie che si muovevano per il vento.
Io ed altro personale sanitario eravamo nel secondo centro che avevamo improvvisato. Ci hanno incastrati in un edificio, dove siamo rimasti bloccati per sette giorni. Avevamo finito le provviste alimentari. Abbiamo telefonato all’ospedale e parlato anche con medici americani, che ci erano parsi umani. Ci diedero rassicurazioni promettendoci di farci uscire dalla città, ma erano solamente parole. Sono stato obbligato ad alzare una bandiera bianca ed andare dai militari iracheni, dopo che mi avevano autorizzato ad uscire. Mi hanno preso prigioniero. Avevo chiesto ed ottenuto d’incontrare il comandate dell’esercito della zona in cui mi trovavo. Gli ho chiesto di fermare i bombardamenti sulla gente e sul centro medico. Gli ho spiegato che all’interno delle case e del centro medico vi erano bambini. Lui mi ha risposto che non c’erano bambini. Gli ho detto: “Posso dimostrarvelo: lei dia l’ordine di non spararmi. Io esco. Datemi mezz’ora. Posso far uscire in cento metri quadri tutti i bambini che ci sono.” Volevo fargli vedere quanti bambini, donne ed anziani erano senza cibo e quanti feriti. Bastava dar ordine all’esercito di non sparare sulle persone che alzavano bandiera bianca. Avevamo stabilito come luogo d’incontro una moschea. Sono uscito quindi con la bandiera bianca. Ho camminato per circa un chilometro e sono riuscito a radunare duecento persone tra adulti e bambini, tra i quali dieci feriti. L’ufficiale americano si è convinto. Quindi è stato improvvisato un altro centro medico all’interno della moschea portando anche dei medicinali dalle case. Abbiamo chiesto di far uscire i feriti dalla città, ma è stato rifiutato. Non hanno accettato che venissero trasferiti all’ospedale. Alcuni avevano problemi di cancrena, con arti da amputare. Alcuni dei feriti e dei malati avevano necessità, per le loro patologie, di personale medico specialistico. Alla fine hanno autorizzato il trasferimento dei più gravi all’ospedale militare giordano, 2 chilometri fuori Falluja, di fronte ad una base americana. Da lì sono stati trasferiti a Badhdad.
Gli americani hanno continuato ad uccidere la gente di Falluja per due mesi. Dopo due mesi ci hanno autorizzati a ritornare in città.
Nella prima battaglia di Falluja organizzazioni umanitarie italiane (fra queste Inter S.O.S. e Croce Rossa) hanno partecipato al soccorso, trasferendo alcuni feriti all’ospedale italiano di Badhdad. Anche dei giornalisti italiani sono entrati in città e ne abbiamo incontrati alcuni. A novembre, invece, non c’era nessuno. L’esercito americano non aveva concesso autorizzazioni.
Vi darò in breve alcuni dati sulla situazione di distruzione prodotta a Falluja. In Italia, se una casa presenta una fessurazione in un muro, tutto l’edificio è considerato pericolante. Le distruzioni avvenute a Falluja sono state molto spesso parziali e la gente ha continuato ad abitarvi malgrado le crepe. E’ stata creata una commissione urbanistica, ma le statistiche fornite non sono obiettive, secondo i criteri occidentali, in quanto considerano distrutta una casa solo se lo è interamente. Su 36.000 case esistenti, la statistica ufficiale parla di 3.100 case completamente distrutte: significa che non esiste più niente, solo sabbia. Ma quando della casa sono distrutti solo un terzo od i due terzi, il danno non viene conteggiato. Questo anche col fine di non riconoscere risarcimenti. 2.000 case sono state bruciate: magari ne resta l’edificio, ma tutto è bruciato. Gli Stati Uniti hanno promesso risarcimenti per 493 milioni di dollari. Ne hanno poi offerti solamente 100, che stiamo ancora aspettando. 1.800 edifici di carattere produttivo sono stati distrutti. 258 fabbriche. Nessuno di questi è stato conteggiato né considerato, per il momento, per eventuali risarcimenti.
Tre quarti della città sono stati cancellati. Non c’è più acqua corrente, né elettricità. Adesso ci sono 6 ingressi alla città. Solamente per entrare od uscire le automobili aspettano 5 o 6 ore. Sono autorizzati ad entrare solo i residenti. Dalle 8 di sera (ultimamente dalle 10) alle 6 di mattina, c’è il coprifuoco. Continuano ancora gli arresti. Di notte continuano ad irrompere nelle case. Continuano ancora ad usare gli elicotteri. L’esercito americano ruba, va a rubare nelle case. E’ sbalorditivo: rubano braccialetti d’oro e tutto quello che trovano. Se trovano una macchina fotografica dicono: “Questa la usano i terroristi”. Quindi se la rubano. Così pure i cellulari. Questa è la situazione.
Metà delle scuole è occupata dall’esercito americano. I bambini vanno a studiare nelle tende. In questo momento in Iraq ci sono 40 gradi. Potete immaginare un bambino di 6 o 7 anni che va a studiare sotto una tenda? Non esiste più l’acqua potabile corrente. Sono state distrutte anche le fogne ed i corsi d’acqua. Viene portata dell’acqua agli angoli delle strade, ma si tratta di acqua non potabile. L’acqua che si riesce a ricavare deve essere bollita, ma per farla bollire occorre il gas, ed il gas non c’è più in Iraq, non si trova. I prodotti alimentari ancora reperibili a Falluja, come frutta, verdura o carne, sono molto cari e costano il doppio rispetto a Badhdad. I prezzi sono aumentati per via dell’assedio, perché un commerciante deve sostenere costi molto alti per entrare in città superando l’accerchiamento: deve pagare ed in più deve perdere molto tempo.
L’esercito americano uccide qualsiasi persona dia fastidio, anche un bambino. Se passa davanti a loro e muove una mano come per prendere qualcosa in terra, spaventa e da fastidio ai militari, che quindi gli sparano. All’aeroporto avevano sparato su un taxista. Al suo arrivo l’autista era sceso a prendere i bagagli del passeggero. Hanno sparato con la scusa: “Abbiamo immaginato si trattasse di terroristi che portavano armi”. Io stesso in auto, passando vicino a dei militari americani, ho ricevuto una bomba di quelle che non uccidono, ma fanno un rumore assordante, che ha provocato la rottura dei vetri della macchina. Questo solamente perché volevano che lasciassi loro la strada. Lo stesso è capitato ad un mio collega medico, al quale hanno sparato solamente perché intralciava il loro percorso lungo la strada. Per fortuna non è morto, ma ha dovuto farli passare.
Le organizzazioni umanitarie in Iraq non lavorano. E’ show-business. Non si tratta di vere organizzazioni umanitarie: credo siano solamente organizzazioni dei servizi segreti, di spionaggio. Questo perché l’Iraq è un campo di battaglia. Ciò che viene fatto è solo per controllare la situazione, sino a quando non si arrivi a tagliare la torta irachena. Personalmente non ho avuto modo di verificare l’operato di organizzazioni umanitarie. Ci sono tantissime organizzazioni che si dichiarano umanitarie, ma cosa hanno portato? Hanno portato generatori elettrici? No. Hanno portato qualcosa di utile per le abitazioni? Hanno curato feriti? Hanno aiutato bambini orfani? Hanno dato loro un qualche aiuto materiale? No. Tutto questo non mi risulta. Quando dico che non mi risulta, intendo dire che non ho visto niente di concreto.
Alcune organizzazioni arabe, soprattutto dell’Arabia Saudita, avevano fatto un piano per la riorganizzazione di Falluja, ma il governo iracheno non aveva accettato e sono sicuro che questa decisione è stata dettata dagli Stati Uniti, che vogliono che la città ed i suoi cittadini diventino poveri ed isolati dal resto del mondo arabo. Credo sia questo il loro disegno.
Credo che l’Italia si sia fatta incastrare nel gioco iracheno. E’ possibile che gli americani abbiano promesso al governo italiano una fetta della torta irachena. Piuttosto che fare i poliziotti dappertutto in giro per il mondo sarebbe meglio dedicarsi a sviluppare la vita in pace nel proprio paese. Costruirsi la propria casa e preservarvi la pace e la democrazia sarebbe la cosa migliore: meglio che cercare di esportarla altrove. Abbiamo sempre pensato che guerra e violenza non facessero parte delle abitudini degli italiani. Sapevamo anche che l’esercito italiano aveva una cultura militare diversa da quella americana. La cultura dell’esercito americano non è né civile, né militare. Chi spara su una manifestazione pacifica, chi spara su un ferito sino a causarne la morte, dimostra di non avere nemmeno una cultura militare.
Non sono un politico, ma un medico, e prima ancora di essere medico sono iracheno.
Ci sono tantissime dittature nel mondo. Ognuno dei presidenti e dei capi di stato arabi ha governato o governa almeno da 30 anni e conserva il potere con la forza. Nello stesso Qatar, che è stato il primo ad offrire la base militare per occupare l’Iraq, un figlio ha fatto un colpo di stato ai danni del padre. Il padre, che era il principe, si era recato a Londra. Il figlio gli ha detto: “Ho fatto un colpo di stato. Non sei più principe”. Si è autorizzati a fare una manifestazione pacifica ad esempio in Qatar od in Egitto, nazioni amiche degli Stati Uniti? Chi di voi sta seguendo le notizie dell’Egitto saprà che è in corso un cambiamento della Costituzione e le notizie che arrivano parlano di arresti e persone scomparse.
Se prima odiavamo Saddam, adesso lo amiamo e speriamo nel suo ritorno. Accettiamo un dittatore iracheno, ma non un democratico americano.
Lasciate che la Resistenza prenda i colori dell’arcobaleno. Il mio arrivo qui è Resistenza. Perché l’Iraq è un insieme di religioni, di etnie, di frazioni. Gli stessi sciiti, che attualmente gli americani stanno utilizzando per un governo loro alleato, stanno opponendo resistenza agli americani. Anche la loro partecipazione alle elezioni è stata una forma di resistenza. I sunniti non vi hanno partecipato ritenendole un gioco americano. Tutte le regioni a maggioranza sunnita sono state bombardate, in preparazione delle elezioni. Tra gli sciiti, la massa ha seguito gli ordini di Al-Sistani. Questi è un’autorità religiosa, ma non è iracheno, è iraniano. Non possiede alcun senso di patriottismo o di cittadinanza iracheni. Ha promulgato una fatua, ovvero un imperativo religioso, di partecipare alle elezioni. Chi non fosse andato a votare non sarebbe più stato considerato mussulmano. Gli sciiti seguono molto l’autorità religiosa, senza spirito critico, al contrario dei sunniti che sono molto critici nel rapporto con le loro autorità religiose. Al tempo stesso questa fatua è stata una promessa: “Partecipate in massa alle elezioni, così gli americani andranno via”. Quindi, se guardiamo bene, il semplice iracheno sciita ha votato alle elezioni per la partenza degli occupanti. Anche il sunnita, che non ha votato, ha espresso con la sua non partecipazione la chiara volontà di far andare via gli americani. Credo che sia il primo che il secondo modo siano comunque Resistenza.
Adesso stanno chiedendo ai sunniti di partecipare alla stesura della Costituzione. I sunniti hanno costituito, ad esempio, il Comitato degli Ulema dell’Islam, il Partito Islamico, il Congresso Costituzionale dell’Organizzazione per la Lotta Contro la Guerra, il Consiglio Iracheno di Discussione. Questo Comitato degli Ulema dell’Islam è quotidianamente esposto all’arresto o all’uccisione dei suoi esponenti. Il presidente del Partito Islamico è stato arrestato, malgrado sia sempre stato pronto anche a collaborare. E’ stato fra quelli che hanno firmato per l’ingresso degli americani a Badhdad. Costui viene arrestato e ne viene diffusa la foto con una soldatessa americana che gli mette le scarpe sulla testa. Quest’immagine è stata diffusa in tutti gli Stati Uniti. Poi hanno detto: “Abbiamo sbagliato persona. Credevamo di aver arrestato un terrorista”. Come possono non aver riconosciuto il presidente del Partito Islamico che ha sempre collaborato con loro e che aveva firmato anche per il loro ingresso in Iraq? Paul Bremer stesso lo conosce. Gli stessi Rumsfeld e Bush lo avevano incontrato. Al Consiglio Iracheno di Discussione hanno distrutto la sede ed arrestato tutti i membri. E’ rimasto solamente il Congresso Costituzionale per la Lotta Contro la Guerra, che è un gruppo d’intellettuali. Non hanno ancora una sede, perché sicuramente, nel momento in cui lo facessero, gli verrebbe distrutta.
Com’è possibile in questa situazione creare una forza politica della Resistenza? Com’è possibile pensare ad una Resistenza unitaria? Appena apri una sede te ne distruggono un’altra. La democrazia americana in Iraq autorizza ad uccidere anche il politico, chi svolge un’attività anche solamente politica, non militare. Ci sono centinaia di migliaia di persone arrestate, rinchiuse nelle prigioni americane. Io stesso ho la consapevolezza di poter essere ucciso od imprigionato, ma amo il mio paese. Sono sicuro, almeno spero, che si arriverà all’unificazione della Resistenza. Si arriverà al punto che gli stessi Stati Uniti saranno obbligati ad aprirle una porta, perché non hanno il controllo della situazione. All’inizio dicevano: “Questi sono i vecchi sostenitori di Saddam”, dopo hanno detto che si trattava di terroristi, adesso che sono i ribelli. Arriverà il giorno che li chiameranno Resistenti.
Non abbiamo di fatto nessun governo. Non abbiamo polizia. Non abbiamo sicurezza. Non abbiamo nemmeno servizi d’informazione. Non esiste giustizia. Nessuno può andare a citare qualcuno in giudizio. Il popolo iracheno “si governa da solo”.
La Resistenza esiste e c’è differenza tra Resistenza e terrorismo. In precedenza in Iraq non c’era mai stato terrorismo. Cercate nel terrorismo internazionale: non si trovano nomi di iracheni ma si possono trovare nomi americani, europei, arabi sauditi, marocchini, egiziani, ma non iracheni. Il terrorismo non fa parte degli iracheni: è stato importato dagli Stati Uniti. Qui chiunque oppone resistenza agli americani viene definito terrorista. Ma non è la Resistenza che uccide i civili, i giornalisti, e persino militari. Non è pensabile che per uccidere un militare occupante si uccidano 50 connazionali. O che si uccidano i connazionali perché sono mussulmani, o cristiani o di qualsiasi altra religione. Questo non fa parte della nostra cultura, né della nostra religione, né delle nostre consuetudini. Sono i servizi di sicurezza internazionali. Per vendetta e per fornire una brutta immagine dell’Iraq.
Gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq innanzitutto per ragioni economiche. Gli ordini sono stati politici e la pratica militare. Sappiamo che si erano preparati ed organizzati per entrarvi e non per uscirne. Ma credo che la decisione ultima non sia nelle loro mani. La decisione finale sarà quella dei cittadini iracheni. Se questi combattenti della Resistenza verranno uccisi (indicando le foto di alcuni cartelloni) la decisione passerà nelle mani di quel bambino, di questi bambini… Sono loro che riusciranno a liberare l’Iraq!