http://www.nodo50.org/csca/agenda05/iraq/diario_julio.html
Cronache di ordinario terrorismo
1) La tortura è diventata fenomeno istituzionale in Iraq, con l'appoggio logistico di USA e GB
2) La televisione irachena trasmette quotidianamente testimonianze estorte sotto tortura a familiari di presunti membri della Resistenza.
3) Le truppe statunitensi assassinano un reporter, che investigava sugli squadroni della morte finanziati dagli USA.
4) Gli USA lanciano una quarta grande offensiva.
5) Due settimane ininterrotte di assedio e bombardamento indiscriminato sulla città di Buhriz.
6) Dozzine di attacchi con acido contro le donne
7) Iraq: aumenta il traffico di organi.
8) Continua il saccheggio culturale ed archeologico dell'Iraq.
Le ultime prove filtrate sono le foto del cadavere di Hassan al-Ni'ami, Iman della moschea del quartiere al-Adhimiya di Baghdad ed illustre membro dell'influente Associazione degli Ulema Mussulmani. L'ultima volta fu visto lo scorso giugno, quando venne sequestrato da comandi paramilitari collegati con la polizia irachena. 24 ore più tardi il suo corpo era all'obitorio, con segni evidenti delle brutali torture cui era stato sottoposto (bruciature, perforazioni da trapano, botte, rottura di articolazioni, scariche elettriche) ed un paio di spari alla testa. Pratiche, tutte queste, riferite come abituali in tutto l'Iraq, in un nuovo rapporto di Human Rights Watch ed in un'inchiesta del quotidiano The Observer : camere segrete di tortura che fanno parte di una rete di detenzione e d’inquisizione “parallela” a quella ufficiale, interrogatori brutali, assassinii per mano di gruppi paramilitari legati a diversi ministeri, esecuzioni extragiudiziarie in grandi quantità... tutto ciò sotto il naso degli USA e della Gran Bretagna, che solo in qualche occasione riconoscono, in forma isolata, alcune di queste realtà, dissociandole però dall'idea d’una realtà globale. In effetti, entrambi i governi sanno che l'aiuto prestato alla polizia irachena (soprattutto munizioni, armi e veicoli) è destinato ad appoggiare le attività di gruppi e milizie paramilitari accusate di praticare apertamente la tortura e l'assassinio extragiudiziario. Perfino l'edificio del Ministero dell’Interno a Baghdad, strapieno di effettivi delle milizie paramilitari, sembra essersi convertito, al suo settimo piano, in un centro di tortura “moderata”. Si dice che il posto più terrificante siano le caserme della Brigata del Lupo in piazza Nissor, dove questo corpo paramilitare ha via libera per portare avanti i propri interrogatori. Contadini, intellettuali, venditori, giornalisti, medici, tassisti, ulema... ogni tipo di cadavere appare nelle discariche, nelle fogne e nei paraggi appartati dell'Iraq, con gli stessi segni di tortura ed assassinio attraverso uno sparo o due nella testa. La “viceministro” dei Diritti Umani riconosce che gli abusi delle forze di sicurezza irachene “stanno peggiorando” e che il suo ministero sta “cercando di rieducare” la polizia e l’esercito collaborazionisti affinché “rispettino i diritti dei detenuti”. L'ultimo scandalo è stato il ritrovamento di varie persone asfissiate all'interno di un furgoncino della polizia fantoccio.
(Fonte: HRW, The Observer, The Guardian. Elaborazione: CSCAweb)
La tortura su civili è qualcosa di abituale da parte delle forze della sicurezza collaborazionista, soprattutto per cercare di estorcere informazioni dai familiari di presunti membri della Resistenza. Le vittime sono, senza distinzione, uomini, donne e bambini. È una realtà tanto diffusa, che perfino il “ministro” dei Diritti Umani o il portavoce del primo “ministro” si sono visti obbligati a riconoscere “casi di detenuti sottoposti a pressione”, e centinaia di testimonianze di persone torturate sono apparse in una serie di programmi televisivi in orario notturno. L'intenzione di tale programmazione televisiva è mostrare alla gente il modo in cui le forze di sicurezza “proteggono” la popolazione, e “debilitare” il morale della Resistenza, presentando i famigliari od i sospetti come terroristi, violentatori o trafficanti di droga. L'Associazione di Avvocati Iracheni ha denunciato questa programmazione e queste pratiche, nelle quali la cosiddetta “Brigata del Lupo”, unità d’elite delle collaborazioniste Brigate Badr, sembra avere una certa supremazia.
(Fonte: AP. Elaborazione CSCAweb)
Con questo, sono 17 i giornalisti assassinati dagli USA in Iraq.
La Federazione Internazionale dei Giornalisti ha sollecitato gli USA, affinché indaghino su tre nuovi casi di giornalisti assassinati in Iraq nell'ultima settimana di giugno, i tre per mano di soldati statunitensi. I nomi delle vittime erano: Yasser Salihe, corrispondente della catena di periodici Knight Ridder, assassinato da un cecchino USA; Maha Ibrahim, redattore di notizie di una televisione locale di Baghdad, morto per gli spari di soldati USA mentre si recava al lavoro; Ahmed Wael Bakri, che dirigeva un programma per il canale televisivo Al-Sahrqiya, assassinato dai proiettili sparati per essersi avvicinato troppo ad un convoglio USA. Il caso di Yasser Salihe è particolarmente scandaloso; il suo veicolo fu preso in trappola nel mezzo di un crocevia, mentre ogni strada era bloccata da un Humvee USA, e non era stato dato alcuno sparo d’avvertimento. L'ultimo articolo di Salihe (27 giugno) mostrava come, nell'obitorio di Baghdad, il numero degli assassinati con armi da fuoco in circostanze del tipo “colpo di grazia", fosse aumentato in un mese da 16 a 500, essendo tutte le vittime sospette agli occhi degli occupanti o dei collaborazionisti di simpatizzare o appoggiare la Resistenza. La maggioranza di loro era stata vista per l’ultima volta in mano alle milizie collaborazioniste, mostrava segni di tortura ed un unico sparo alla testa. Salihe aveva informato in varie occasioni che l'unità d’elite delle brigate Badr, la temibile “Brigata del Lupo”, era la principale sospetta per queste morti, in una dimostrazione inconfutabile che l’annunciata “Opzione Salvador” era definitivamente in atto.
(Fonte: Knight Ridder, IRNA, FIP. Elaborazione: CSCAweb)
Col nome di “Operazione Scimitarra” ebbe inizio, lo scorso 9 luglio, la quarta grande operazione nel giro di trenta giorni. 500 effettivi statunitensi e 100 iracheni seguirono la scia delle cosiddette operazioni “Spada” e “Lancia” che già produssero l'esodo massiccio della popolazione civile dalle aree colpite, moltitudini di vittime civili e la riduzione in macerie di grandi parti delle città e dei paesi attaccati, come Al-Qaim o Karabila. L'impiego di artiglieria pesante e bombardamenti aerei in forma indiscriminata ha definito il carattere di tali offensive preventive. In questa nuova operazione si è già provocata la demolizione di 15 abitazioni e di una scuola.
(Fonte: The Jordan Times. Elaborazione:CSCAweb)
Impedendo il passaggio a giornalisti o servizi medici, le truppe occupanti USA hanno portato avanti per due settimane consecutive un'operazione di vendetta sulla città, dopo gli attacchi subiti per mano della Resistenza, che fecero fuori un paio di ufficiali statunitensi. Più di 50 civili sono stati arrestati, incluso il sindaco della città. Bombardamenti su presunti rifugi di guerriglieri hanno provocato decine di morti, compresi animali di fattoria. L'acqua e l'elettricità sono state tagliate dagli occupanti, e si ostacola perfino l'entrata di alimenti e l'irrigazione dei campi coltivati della città. La sete, la fame ed i problemi di salute fanno sì che il piccolo ospedale e centro medico cittadini siano saturi di richieste. L’assedio non verrà tolto finche la popolazione locale non avrà consegnato i membri della Resistenza alle truppe occupanti.
(Fonte: Quds Press. Elaborazione: CSCAweb)
Secondo la polizia collaborazionista, si contano a dozzine i casi di donne attaccate con acido da parte di esaltati religiosi conservatori, soltanto nella capitale del paese. Secondo il veterano investigatore della polizia Abbas Dilemi, in questi attacchi normalmente ci si serve di minorenni, che affrontano pene punitive inferiori in caso d’arresto. Il leader sciita di Baghdad Hussein Abbas affermava apertamente: “Il nostro paese è un paese mussulmano, e le donne dovrebbero rispettare ciò portando veli e vestiti lunghi. Sono contrario all'uso dell’acido contro di loro, ma bisogna fare qualcosa per forzarle ad indossare tali indumenti".
(Fonte: IRIN. Elaborazione: CSCAweb)
Secondo fonti del Ministero della Sanità collaborazionista, almeno 5.000 iracheni avrebbero bisogno di un trapianto urgente di rene. Anni di embargo e di guerra, che hanno significato acqua di scarsa potabilità, carenza di cibo e di medicine, hanno portato a questa situazione. E ne hanno generata un’altra più terribile: decine di iracheni, spinti dalla povertà, sono disposti a vendere un rene. Secondo un reportage dell'agenzia IRIN, alle porte dell'ospedale Al-Karama di Baghdad, è possibile prendere contatto con rappresentanti di reti illegali di donatori. Il prezzo di un rene sano oscilla tra i 3.000 ed i 4.000 dollari, un prezzo irrisorio, ed il tramite per ottenerlo è tanto semplice ed irregolare che Baghdad è diventata il centro del traffico di organi di tutti i paesi della zona. Secondo il dottor Qusai Latif, della Direzione di Sanità di Bassora, “la gente era solita donare i suoi reni per questioni umanitarie o religiose, ma la compravendita d’organi è un fenomeno nuovo”. Secondo il collaborazionista Abdul Yabbar, tenente di polizia a capo di una brigata specializzata, “i donatori normalmente sono obbligati a vendere il loro rene per pagare debiti a distinte mafie”. Secondo le parole del dottor Nabil Amin, principale rappresentante dell'OMS in Iraq, “la cosa importante è attaccare la povertà, che è la principale causa del traffico di organi”.
(Fonte: IRIN. Elaborazione: CSCAweb)
Secondo il dottor Macguire Gibson, componente della missione dell'Unesco incaricata nel 2003 d’indagare sul saccheggio dei musei iracheni, gli occupanti nordamericani “non stanno facendo nulla per evitare la rapina. (...) Il saccheggio di oggetti di valore archeologico è diventato un'industria tale che in città come Samarra o Nassiriya, camion carichi di manodopera entrano ed escono dai luoghi di interesse archeologico (portandosi via il materiale).” Dal 1930 in Iraq era proibito il traffico di antichità, arrivando ad essere particolarmente castigato durante il governo di Saddam Hussein: il furto era punito con la morte. Secondo il dottor Gibson: “l’Iraq, il paese col miglior controllo del traffico di antichità in tutto il mondo, è ora preda dei saccheggiatori (…) Soltanto il religioso Moktada al-Sadr ha emesso un fatua proibendo il saccheggio”. “Dopo che gli USA ed il Regno Unito hanno imposto le zone d’interdizione aerea sull'Iraq, gli iracheni non hanno più potuto proteggere i siti archeologici”. Nel sud dell'Iraq quasi non restano luoghi d’interesse archeologico che non siano pieni di scavi illegali, ed i saccheggiatori si stanno dirigendo al nord. Il “governo” iracheno ancora “non ha elaborato un resoconto delle perdite (…) L’Iraq sta perdendo la sua cultura, posti di lavoro per il futuro, e consistenti guadagni legati al turismo”.
(Fonte: The Jordan Times. Elaborazione:CSCAweb)