www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 22-07-05

fonte: vocedelgamadi@yahoogroups.com

Segue un articolo sullo stato della nuova Costituzione in Iraq.
Per chi volesse qualche informazione sulla vecchia, cito me stesso in:
www.resistenze.org/sito/te/po/ir/poir2m07.htm
Fabrizio Rossi

da  AprileOnLine del 21/7/2005:

Capolavoro americano:

le donne irachene sottomesse al Corano. Baghdad. Cresce la tensione per il varo della nuova Costituzione. Quattro delegati sunniti si autosospendono dalla commissione redigente dopo l'uccisione di due loro colleghi.
C. R.

Siamo all’assurdo: entrati in guerra contro “i regimi del terrore”, non sono riusciti a sconfiggere il terrorismo e ad “esportare la democrazia”, ma in compenso l’amministrazione americana potrà vantarsi di essere riuscita a esportare il burqa dall’Afghanistan all’Iraq. Il paese già preda dei talebani, con il nuovo governo non può vantarsi di aver migliorato la condizione delle donne; ancora oggi, lontano dai riflettori, la maggioranza di esse è costretta nella “gabbia” delle convenzioni religiose e degli obblighi sociali, e chi tenta di uscirne paga spesso con la vita (come è recentemente successo ad alcune giornaliste “ree” di non indossare il velo totale).

Ebbene, ora anche il vicino Iraq si appresta al grande salto all’indietro nella storia, a prima del 1959. Già: con l’ascesa al potere della forte comunità sciita (forte soprattutto per i nuovi rapporti di vicinato con l’Iran ) la nuova Costituzione cancella in un sol colpo la tradizione secolare della Mesopotamia e assesta un duro colpo ai diritti della donna, che viene assoggettata alla legge coranica in materia di matrimonio, divorzio e successioni e perde la quota di rappresentanza obbligatoria in Parlamento. È quanto emerge da un capitolo della "Magna Charta" redatta dalla Commissione costituente e pubblicato dal “New York Times”.

I diritti delle donne sono garantiti a patto che “non violino la Sharia”: questo significa che le donne non possono sposarsi senza il permesso della famiglia e che il marito può divorziare semplicemente dichiarandolo per tre volte ad alta voce e in pubblico. Si profila anche l’abolizione totale o parziale della clausola della Costituzione provvisoria, messa a punto insieme agli esperti giuridici americani, che prevedeva una quota femminile di almeno il 25% nella rappresentanza parlamentare.

Il testo non è ancora definitivo e potrebbe essere emendato prima della scadenza di metà agosto entro cui dovrà essere presentata la Costituzione. Le donne irachene però hanno espresso preoccupazione e in 200 hanno manifestato nel centro di Baghdad contro la soppressione dei loro diritti. E non solo: anche se non è passata la linea degli sciiti più radicali, la bozza conterrà comunque riferimenti all’Islam come fonte primaria di diritto che nella Costituzione provvisoria erano molto più sfumati. “Questa bozza è una grande truffa ai danni delle donne”, ha spiegato Hanna Edwar, presidente dell’associazione umanitaria Amal (Speranza) al termine di un riunione del Coordinamento donne irachene, istituito tra 80 diverse organizzazioni femminili per “vigilare e difendere i diritti delle donne nella stesura della bozza della nuova Costituzione irachena”.

La riunione, tenuta a Baghdad ieri mattina, è stata convocata, dice Edwar perché “siamo allarmate e preoccupate dal dettato della bozza che sarà presentata. La bozza che abbiamo letto è volutamente ambigua; oltre ad usare formule verbali soggette a varie interpretazioni, assoggetta i principi che dovrebbero essere universali a future leggi che dovranno essere emanate”. E incalza Rabie Abaichachi, attivista: “Due giorni fa siamo scese in piazza del Paradiso per esprimere il nostro rifiuto a che la nuova Costituzione smantelli i diritti civili della donna sanciti da una legge scritta nel 1959. I nostri Imam talebani ci vogliono riportare ai tempi della schiavitù ” .

I religiosi vogliono avere le mani libere per scrivere le loro leggi. È di ieri mattina l’annuncio del presidente della commissione parlamentare costituente, secondo il quale il testo della Carta dovrebbe essere presentato entro due giorni. Le donne lamentano perciò i tempi molto ristretti per discutere la Costituzione: “Non si può scrivere la Carta costituzionale in due mesi” e “senza sentire il polso del popolo”. Ma soprattutto lamentano che i diritti civili delle donne, le pari opportunità e la partecipazione alla vita politica del paese non sono rispettate. La nuova costituzione, con acrobazie verbali, le assoggetta sempre alla Sharia islamica, oppure a quelli che vengono chiamati “valori tribali”.

La bozza della nuova Costituzione irachena sarà pronta il 1 agosto prossimo, ha fatto sapere il capo della commissione incaricata della sua redazione. Il testo sarà sottoposto all’esame del Parlamento e poi al voto il 15 agosto, come previsto, ha aggiunto lo sceicco Houman al-Hammudi. Una volta approvata, la nuova Costituzione verrà sottoposta a referendum entro la metà dei ottobre.

Intanto, almeno quattro membri sunniti della Commissione redigente si sono autosospesi dall’incarico all’indomani dell’uccisione di due loro colleghi a Baghdad. Ad annunciare la decisione è stato il portavoce del movimento sunnita “Dialogo nazionale iracheno”, lo stesso a cui appartenevano i due membri della Commissione uccisi. “In Iraq, le condizioni per svolgere il nostro lavoro non sono favorevoli”, ha spiegato, riferendosi al continuo rischio sicurezza. Un altro membro della Commissione ha dichiarato che tutti e 15 i delegati sunniti nella Commissione di 71 membri - entrati a far parte dell’organismo solo il mese scorso - si sono sospesi, ma questa notizia non è stata confermata.

Poco prima dell’attentato in cui martedì scorso sono stati uccisi i due esponenti sunniti, il presidente iracheno Jalal Talabani aveva detto di augurarsi che la bozza sarebbe stata pronta entro la fine del mese, se le “preoccupazioni” dei sunniti avessero trovato rapidamente soluzione. Le dichiarazioni del presidente della commissione sembrano dunque tese a rassicurare gli iracheni e gli alleati internazionali, ma resta l’incognita sul futuro di una Costituzione che non dovesse avere il via libera anche dai sunniti in una situazione di crescente violenza. Tra giovedì e domenica scorsi, una serie di autobombe e attacchi suicidi hanno provocato oltre 150 morti.