da: www.albasrah.net
http://www.albasrah.net/en_articles_2005/0805/salah_01080505.htm
Salah Al Mukhtar: La resistenza irachena e' organizzata per continuare a combattere per 10 anni.
Sanaa, Luglio 2005 - Quella di Salah al Mukhtar e' stata per anni una delle piu' pugnaci voci pubbliche in Irak durante il governo del partito Baath. Ha lavorato alla missione irachena presso le Nazioni Unite, e poi, negli anni 1990-1991, alla lega araba come assistente del Segretario Generale in qualita' di responsabile delle informazioni. Negli anni 1993-1998 ha diretto il maggior quotidiano iracheno, il Gumhouriya. Dal 1999 e' stato ambasciatore dell'Irak in India, e dal 2003 nel Vietnam.
Salah al Mukhtar ha 61 anni e vive attualmente nello Yemen, ma fa notare che il suo soggiorno cola' e' "temporaneo", poiche' e' convinto che un giorno tornera' in Irak e che sara' un Irak governato di nuovo dal partito Baath. L'agenzia Arabmonitor-Info ha ottento le seguenti informazioni in un'intervista con lui, che e' considerato una delle personalita' di piu' alto livello nella comunita' degli emigrati iracheni.
--------------
La resistenza irachena, alla cui lotta stiamo assistendo, e' stata preparata dal precedente governo, oppure si e' sviluppata durante l'occupazione?
"L'attuale resistenza in Irak - per essere precisi - non e' stata preparata dal governo iracheno, ma dalla direzione del partito Baath. All'inizio dell'anno 2000 il partito Baath completo' l'addestramento alla lotta urbana di circa 6 milioni di cittadini iracheni, il cosiddetto Esercito al-Quds. Il Presidente Saddam Hussein ne ha diretto tutta la preparazione, compreso l'immagazzinamento di circa 50 milioni di armi di grande, medio e piccolo calibro, con relative munizioni, per combattere contro l'occupazione per dieci anni. I gruppi preparati per la guerriglia urbana comprendevano, oltre alle forze armate irachene, organizzazioni chiamate "I Feddayin di Saddam", e combattenti del partito Baath, come pure i quadri dello stesso partito. Alla luce di quanto ho detto lei puo' concludere che la resistenza e' stata preparata principalmente dalla dirigenza politica irachena. Questa - e' chiaro - per facilitare la preparazione di un apparato di
guerriglia ha usato l'organizzazione governativa. Dopo l'occupazione dell'Irak, migliaia di persone sono entrate a far parte della resistenza armata: alcune sono entrate nelle organizzazioni del partito Baath, altre hanno costituito delle organizzazioni proprie. Al momento attuale abbiamo molti gruppi differenti che lottano contro l'occupazione coloniale americana, e queste organizzazioni hanno caratteri ideologici diversi e comprendono forze progressiste, gruppi religiosi, nazionalisti, ma la organizzazione principale resta quella del partito Baath. Quanto ai legami di queste organizzazioni tra loro, posso dire che vi e' una forte coordinazione e collaborazione".
Se la resistenza e' stata preparata, come si spiega la proliferazione dei gruppi religiosi islamici?
"Durante una guerra di liberazione e' molto importante che nella lotta contro l'occupazione vengano mobilitate tutte le forze. Tutte le esperienze hanno mostrato che quando si tratta della liberazione di un paese tutti i tipi di ideologie e di indirizzi vi prendono parte; per esempio, nel Vietnam, contro l'occupazione degli americani sono scesi in campo i buddisti. Quanto all'Irak, noi stiamo lottando contro il piu' pericoloso colonialismo mai visto nella storia dell'umanita', e
poiche' non abbiamo aiuti dall'esterno, le circostanze hanno obbligato tutte le forze ad unirsi fra loro per garantire la liberazione dell'Irak. Le organizzazioni islamiche stanno lottando fianco a fianco con le forze progressiste e con quelle laiche, e questo e' quanto mai importante e necessario per cacciare l'occupazione imperialista. Mi consenta questo punto di chiarire qualche malinteso. La faccenda dei combattenti suicidi non si limita alle organizzazioni islamiche; anche organizzazioni del partito Baath effettuano delle operazioni suicide. Questo tipo di azione e' l'arma piu' efficiente nelle mani della resistenza irachena: essa costituisce l'arma irachena di distruzione di massa, in grado di agire come deterrente contro le forze americane che occupano il paese e di sconfiggerle. La resistenza irachena impiega armi semplici, mentre i suoi avversari hanno armamento altamente sofisticato, come caccia a reazione, carri armati, missili, e tecnologia moderna. Pertanto, le uniche armi che ha la resistenza per neutralizzare tale tipo di superiorita' sono le operazioni suicide. Vorrei ricordarle che questo tipo di operazioni e' stato usato anche dalle Tigri vietnamite e tamil, come pure dalle organizzazioni palestinesi".
Quanti sono gli iracheni attivi nella resistenza?
"Secondo il servizio informazioni militari del governo imposto in Irak dagli americani il numero dei combattenti della resistenza si aggirerebbe sui 200 mila come corpo principale, appoggiato da altri 200 mila; ma questo numero non e' esatto, perche' circa 3 milioni di iracheni costituiscono la cosiddetta base militare della guerriglia, l'oceano nel quale nuotano i pesci. Lei non deve dimenticare che i sostenitori del partito Baath sono circa 6 milioni, e anche togliendone la meta' restano ancora almeno 3 milioni di persone che sostengono i combattenti. Quanto al loro numero, certamente non e' inferiore a 400 mila uomini, ben addestrati militarmente e ideologicamente da oltre un quarto di secolo. Questo numero comprende i migliori generali dell'esercito iracheno, specialmente quelli della guardia repubblicana".
Pare che la resistenza si sia infiltrata nella nuova organizzazione irachena della sicurezza, nel nuovo esercito e nella nuova amministrazione.
"Come ho detto all'inizio, la preparazione per la lotta sotterranea era gia' completata due anni prima dell'occupazione. Secondo informazioni fornite sia dalle fonti della occupazione americana che della resistenza, il servizio informazioni militari iracheno e' penetrato a tutti i livelli, non solo della nuova amministrazione imposta dalla occupazione, ma anche dei piu' alti comandi dell'esercito americano, perche' gli americani hanno un disperato bisogno di traduttori, guide,
operai, tecnici, che parlino l'arabo, ed e' cosi' che il servizio informazioni iracheno si e' infiltrato nei loro ranghi. Le forze di sicurezza di recente formazione e le cosiddette "guardie nazionali"sono divenute un'ottima fonte di informazioni sugli iracheni che collaborano con gli americani e sugli americani. Le posso assicurare che il servizio informazioni iracheno ha eseguito operazioni importantissime, e che Paul Bremer, l'amministratore coloniale americano, ha detto che le piu' dolorose operazioni compiute dalla resistenza irachena non sono state quelle militari ma quelle che riguardavano le informazioni. Lei deve sapere che il servizio informazioni militari della resistenza e' l'originale servizio informazioni dell'Irak, scelto fra il meglio degli ufficiali del servizio informazioni che si sono aggregati alla resistenza. Percio', tutta l'esperienza accumulata dal servizio informazioni iracheno e' stata perfettamente usata contro gli americani, e le posso
assicurare che sotto la direzione della resistenza il servizio iracheno di informazioni militari ha superato la CIA".
Lei crede che Abu Musab al Zarkawi esista, ed operi in Irak?
"Su al Zarkawi non vi sono informazioni precise: alcuni dicono che egli sia stato ucciso all'inizio dell'occupazione, altri che sia stato arrestato dagli americani. Comunque, qualunque sia la storia giusta, posso dirle che quello di al Zarkawi e' un fenomeno limitato, localizzato in una zona particolare ed avente un ruolo limitato. Il servizio informazioni militari americano ha l'abitudine di dire che tutte le operazioni sono opera di al Zarkawi per mostrare che quelli che in Irak
combattono contro gli americani sono degli stranieri e non degli iracheni, onde convincere la pubblica opinione americana che la guerra contro il cosiddetto "terrorismo" e' giustificata. Per un altro verso gli americani vogliono svalutare il ruolo della resistenza irachena in generale e particolarmente quello del partito Baath".
I colloqui fra la resistenza e le forze americane, se esistono, avranno un qualche risultato?
"L'unico fatto esistente e' che gli americani e la resistenza si sono scambiati alcune lettere attraverso alcuni intermediari, nelle quali da parte americana e' stato chiesto che cosa la resistenza voglia esattamente. La resistenza ha risposto elencando alcune condizioni da assolversi da parte dell'occupazione americana come unico mezzo atto ad assicurare alle truppe americane un ritiro dall'Irak senza problemi. Fra tali condizioni vi sono il ritiro totale e
incondizionato dall'Irak di tutte le forze armate americane, l'indennizzo sia allo stato iracheno che ai singoli iracheni dei danni sofferti, e la necessita' di istituire un fondo internazionale per ricostruire l'Irak cosi' come era prima dell'occupazione. Le due parti non si sono accordate perche' gli americani volevano negoziare con la resistenza senza previe condizioni, mentre la resistenza insisteva sull'accoglimento delle sue condizioni prima di iniziare qualsiasi negoziato, e in sostanza sul ritiro totale e sui dettagli su come adempiere le richieste irachene".
Quale e' la reazione dei governi arabo-islamici alla richiesta di Baghdad di contribuire alla lotta contro la resistenza?
"La reazione dei governi arabi e islamici e' caratterizzata da paura e da esitazione, perche' essi vedono come le truppe americane e le altre sono state umiliate. Dice un proverbio arabo che chi niente ha, niente puo' dare. Cosi' i governi arabi, come pure quelli islamici, non sono disposti ad andare a combattere in Irak, perche' se il piu' forte impero del mondo e' stato sconfitto ed umiliato, come possono essi fare cio' a cui l'America non e' riuscita? Ma anche supponendo che qualche governo sia disposto a mandare truppe in Irak, non le attenderebbe certo un destino diverso da quello delle forze americane".
Il rapimento dell'inviato egiziano, ha una qualche giustificazione?
"Coloro che hanno rapito l'ambasciatore egiziano lo hanno fatto ritenendo che l'Egitto abbia svolto in Irak un ruolo negativo, appoggiando l'occupazione americana e dando una mano al governo fantoccio di Baghdad. La prova migliore che ne danno gli egiziani e' la decisione di elevare la loro rappresentanza diplomatica al rango di ambasciata. Il governo egiziano aveva rifiutato, prima dell'invasione, di elevare la sua rappresentanza diplomatica al livello di ambasciata. La domanda che i rapitori si sono posti e' la seguente: perche' mandare un ambasciatore proprio adesso? E' evidente che il passo egiziano ha lo scopo di incoraggiare altre nazioni a mandare ambasciatori in Irak, il che significa che l'Egitto intende attribuire carattere di legittimita' al governo imposto dall’occupazione. Essi sono giunti alla conclusione che per arrestare il processo di legittimazione del governo fantoccio dovevano usare qualcosa di insolito come mezzo deterrente. Io credo che il messaggio degli assassini sia questo".
Lei ritiene che il governo Jaafari riuscira' a far processare la dirigenza irachena deposta con la forza?
"Questo dipende da quel che decideranno gli americani, perche' chi ha le carte effettivamente in mano in Irak non e' il governo Jaafari, ma l'occupazione americana. Se il governo degli Stati Uniti prende una decisione, Jaafari obbedira' agli ordini degli americani, nonostante il fatto che l'intero processo sia illegale dal punto di vista del diritto internazionale. Io credo che il montare questo processo sia una tattica per indurre la resistenza irachena a non insistere sulle sue condizioni ed a cessare i suoi attacchi, o almeno a ridurne l'entita'".
Come possono i punti di vista iracheni sciiti, quelli dell'occupazione americana, ed i progetti curdi, operare insieme per creare una entita' indipendente?
"Il principale obiettivo degli Stati Uniti in Irak e' quello dei trasformare l'Irak da uno stato forte ed unito in uno stato debole. A tale scopo essi devono incoraggiare ogni genere di conflitti e di disordini, sulla base delle sette e dei legami etnici. Percio' agli Stati Uniti non interessa armonizzare i differenti punti di vista, ma - al contrario - essi operano secondo un vecchio piano, che e' il piano americano-israeliano di dividere l'Irak in tre piccole entita'. E' percio' loro necessario continuare a tenere tutte le fazioni in lotta l'una contro l'altra onde prepararsi la strada per giungere al controllo totale sull'Irak".
Secondo Lei, le autorita' irachene riusciranno a redigere una Costituzione?
"Redigere una Costituzione e' molto facile, ma la cosa difficile per Jaafari sara' come fare poi a rendere operante ed imporre quella Costituzione in tempi nei quali chi e' piu' potente in Irak e' la resistenza".
Chi sono i musulmani sunniti che sono entrati a far parte del comitato che deve redigere la Costituzione?
"Sono uno scarso numero di cittadini senza alcun peso ne' alcun ruolo effettivo in Irak. Per cio' che riguarda la lotta in Irak essi non sono nessuno. Sunniti, sciiti e curdi sono le serve-tuttofare della CIA, e la loro importanza e' limitata nel tempo, perche' l'Irak e' una nazione unica, uno stato unico, ed un destino unico, e questo fatto nessuno lo puo' cambiare".
Lei pensa che ci sia qualche probabilita' che il partito Baath torni in futuro ad operare ufficialmente in Irak come Baath?
"Se lei domanda se il partito Baath si assocera' al cosiddetto "processo politico" sotto l'occupazione, posso assicurarle che a questo processo il partito Baath non si associera' mai. Ma se lei domanda se il partito Baath tornera' al potere o no, io le dico che vi tornera', perche' sul campo di battaglia esso sta avendo la meglio: osservi lo sviluppo della lotta armata e della resistenza irachena, e concludera' che chiunque ha il controllo del territorio dell'Irak lo governera' in futuro".
La presente intervista e' stata condotta dall’agenzia italiana arabmonitor-info.
Albasrah net - 24 Luglio 2005