www.resistenze.org - popoli resistenti - iraq - 03-09-05

da: IraqSolidaridad ( www.nodo50.org/iraq ) - 18-08-2005

http://www.nodo50.org/iraq/2004-2005/docs/represion_18-08-05.html

 

Bambini  prigionieri  in  Iraq

 

Neil Mackay - Sunday Herald, 1 agosto 2005

 

 

Kasim Mehaddi Hilas afferma che, agli inizi dello scorso mese di ottobre 2004, fu testimone della violenza sessuale su di un ragazzo di circa 15 anni, incarcerato nell'infausta prigione di Abu Ghraib, in Iraq. “Il ragazzo era gravemente ferito ed avevano coperto tutte le porte con delle lenzuola”, affermò in una dichiarazione resa agli investigatori che stavano raccogliendo prove per dimostrare gli abusi sui  prigionieri di Abu Ghraib. “Allora, quando sentii le grida mi arrampicai alla porta e vidi… [il nome del soldato è cancellato] che portava un'uniforme militare.” Hilas, anch’egli minacciato di abusi sessuali ad Abu Ghraib, descrive nel seguito, con dettagli raccapriccianti, come i soldati violentarono il bambino [1].

 

In un'altra dichiarazione di un testimone raccolta dal Sunday Herald, l'ex prigioniero Thaar Salman Dawod afferma:

 

“Vidi due ragazzi nudi ed ammanettati faccia a faccia, mentre [un soldato statunitense] li spingeva uno contro l’altro ed un gruppo di guardie guardava e scattava foto; tre donne soldato ridevano dei prigionieri. I due prigionieri erano giovanissimi.”

 

Una cifra sconosciuta

 

Non si sa con esattezza quanti bambini in Iraq continuino ad essere detenuti dalle forze della coalizione, ma l'inchiesta portata a termine dal Sunday Herald suggerisce che ve ne siano più di 170. Non si conoscono i loro nomi, né dove siano imprigionati, per quanto tempo ancora lo resteranno e che cosa è successo loro durante la detenzione [2]. La prova degli arresti e delle detenzioni generalizzate di bambini in Iraq da parte degli eserciti statunitense e britannico compare in una rapporto interno dell’UNICEF elaborato in giugno. Sorprendentemente, la relazione non è stata resa pubblica. Una delle sue sezioni principali sulla protezione dei bambini, intitolata Bambini in conflitto con la legge o con le forze della coalizione, spiega:

 

“Nei mesi di luglio ed agosto 2003 si sono svolte varie riunioni con l'Autorità Provvisoria della Coalizione ed il Ministero della Giustizia, per trattare di questioni inerenti la giustizia minorile e la situazione dei bambini detenuti dalle forze della coalizione [...] Attraverso distinti canali, l’UNICEF sta lavorando per tentare di saperne di più circa le condizioni dei bambini arrestati od incarcerati ed assicurare che siano rispettati i loro diritti.”

 

In un'altra sezione si afferma:

 

"L'informazione relativa al numero, l’età, il sesso e le condizioni di detenzione è limitata. Si dice che a Bassora e Kerbala i bambini arrestati per presunte attività contro le forze di occupazione sono abitualmente trasferiti in un centro d’internamento ad Um Qasr [a sud di Bassora]. Preoccupa la classificazione di questi bambini come interni, perché implica una detenzione illimitata, senza contatto con le famiglie, senza aspettativa di giudizio o di un processo adeguato.”

 

Il rapporto afferma inoltre che “a Baghdad si è istituito un centro di detenzione per bambini dove, secondo il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), era detenuta una grande quantità di bimbi. L’UNICEF ha informato che le forze della coalizione avevano pianificato di trasferire in questo centro specializzato di detenzione tutti i bambini presenti nei centri per adulti. A luglio del 2003 l’UNICEF sollecitò una visita al centro ma gli venne negato l'accesso. Dal passato mese di dicembre le cattive condizioni di sicurezza nella zona in cui è ubicato il centro di detenzione hanno impedito la visita degli osservatori indipendenti come il CICR.”  Sempre il rapporto prosegue:

 

“Le ingiuste detenzioni di maschi iracheni, inclusi giovani, sospettati di azioni contro le forze occupanti, è diventata una delle cause principali della crescente frustrazione tra i giovani iracheni e del potenziale di radicalizzazione di questo settore della popolazione.”

 

Di servizio ad Abu Ghraib

 

Le detenzioni e gli abusi su bambini in Iraq sono stati investigati anche da giornalisti tedeschi. Uno di questi, Thomas Reutter, del programma televisivo Report Mainz, intervistò un sergente dell'esercito statunitense chiamato Samuel Provance, a cui era stato proibito di parlare a proposito dei suoi sei mesi di servizio ad Abu Ghraib, ma che raccontò a Reutter di come un ragazzo di 16 anni venne arrestato. “Era terribilmente spaventato - dice Provance - Aveva le braccia più magre che abbia mai visto. Tutto il suo corpo tremava. I polsi erano tanto magri che non gli si potevano neanche mettere le manette. Provai pena per lui dal momento in cui lo vidi e se lo portarono via per interrogarlo. Gli specialisti in interrogatori gli buttarono acqua addosso e lo caricarono su un veicolo. Dopo guidarono per tutta la notte, ed in quell'epoca faceva molto, molto freddo. Quindi lo imbrattarono di fango e lo fecero vedere a suo padre, anch’egli detenuto. Avevano provato con lui altri metodi d’interrogatorio, ma non avevano ottenuto che parlasse. Lo specialista in interrogatori mi disse che dopo aver visto suo figlio in quello stato, il padre era sconvolto. Incominciò a piangere e promise di dir loro tutto quello che volessero sapere.”

 

Un giornalista della televisione irachena, Suhaib Badr-Addin al-Baz, poté vedere la sezione per bambini di Abu Ghraib quando fu arrestato dagli statunitensi mentre stava girando un documentario. Rimase 74 giorni ad Abu Ghraib: “Lì vidi un campo per bambini. Ragazzi che ancora non avevano raggiunto la pubertà. Certamente ce n’erano centinaia in questo campo.” Al-Baz afferma che sentì piangere una bambina di 12 anni. Anche suo fratello era detenuto in quella prigione. Di notte una guardia andò alla sua cella. La picchiarono. La sentii gridare: “Mi hanno denudata. Mi hanno gettato acqua addosso”. Riferisce che ne sentì le grida ed i gemiti quotidianamente, la qual cosa provocava che anche altri prigionieri piangessero a loro volta quando la sentivano gridare. Al-Baz racconta anche di un ragazzo di 15 anni che, colpito a più riprese dal getto dell’acqua di una pompa, ebbe un collasso. Allora i guardiani gli portarono a vedere suo padre, con un cappuccio che gli copriva la testa. Il ragazzo ebbe di nuovo un collasso.

 

Benché la maggioranza dei bambini siano detenuti sotto la custodia statunitense, il Sunday Herald ha potuto stabilire che alcuni lo sono sotto quella dell'esercito britannico. I soldati britannici tendono ad arrestare i bambini in città come Bassora che sono sotto il loro controllo, e quindi passano i più piccoli agli statunitensi che li interrogano e li incarcerano.

 

Fino a 107, secondo la Croce Rossa

 

Tra gennaio e maggio di quest’anno la Croce Rossa ha registrato un totale di 107 minori detenuti durante 19 visite a sei prigioni della coalizione. Rana Sidani, appartenente a questa organizzazione, afferma di non avere informazioni complete circa la loro età ed il loro trattamento. La deteriorata situazione di sicurezza ha impedito alla Croce Rossa di visitare tutti i centri di detenzione.

 

Amnesty International (AI) è indignata per la detenzione dei bambini. È a conoscenza di “numerose violazioni dei diritti umani nei confronti di minori iracheni, incluse detenzioni, torture,  maltrattamenti ed assassinii.” AI ha intervistato detenuti scarcerati che affermano di aver visto ad Abu Ghraib bambini addirittura di 10 anni. I dirigenti dell'organizzazione hanno fatto un appello ai governi della coalizione, affinché forniscano informazioni concrete circa l’età dei bambini, il numero dei detenuti, le cause ed il luogo in cui si trovano e le circostanze nelle quali furono arrestati. Vogliono anche sapere se i bambini sono stati torturati.

 

Alistair Hodgett, direttore stampa di AI negli USA, afferma che la coalizione deve essere  “trasparente” rispetto alla sua politica di detenzione di bambini, ed aggiunge: “La consuetudine al segreto è un qualcosa che fa scattare gli allarmi.” E’ stato concesso ad AI un breve permesso per visitare una prigione a Mosul, ma costantemente sono stati rifiutati i permessi per visitarne altre. Segnala che persino paesi “[...] che non hanno buoni precedenti”, come la Libia, permettono ad Amnesty di visitare le prigioni. “L’unica cosa che si ottiene rifiutando l'ingresso è alimentare le dicerie”, afferma Hodgett, ed aggiunge che dopo il passaggio di poteri [alle nuove autorità provvisorie irachene] gli eserciti britannico e statunitense non dovrebbero arrestare nessun iracheno, e tanto meno dei bambini. “Tutti loro dovrebbero essere detenuti dalle autorità irachene”, affermò. “Quando la coalizione consegnò Saddam Hussein, avrebbe dovuto consegnare gli altri 3.000 detenuti” [3].

 

Il ministro della Difesa britannico conferma che l'esercito del Regno Unito ha passato prigionieri a quello statunitense, ma un portavoce afferma d’ignorare l’età dei detenuti consegnati agli statunitensi. Il ministro della Difesa ha ammesso anche che ci sono attualmente prigionieri minori di 18 anni nella prigione di Shaibah, vicino ad Um Qasr. Da quando incominciò l'invasione i britannici hanno fermato, e liberato in seguito, 65 minori di 18 anni. Ha aggiunto che il CICR aveva accesso alle prigioni britanniche ed alle liste dei detenuti.

 

Minori di 14 anni

 

Funzionari di alto rango del Pentagono e del Centcom hanno dichiarato al Sunday Herald che l'esercito statunitense manteneva in stato d’arresto minori molto giovani, addirittura quattordicenni. “Abbiamo detenuti minorenni”, dichiara una fonte: “Sono stati arrestati perché si considera che possano essere una minaccia oppure perché hanno commesso atti contro la coalizione o gli iracheni.”

 

Il Pentagono dichiara di avere “[...] circa 60 detenuti minorenni, essenzialmente tra i 16 ed i 17 anni”. Quando si è fatto presente che le cifre stimate dalla Croce Rossa sono molto più alte, la fonte ha ammesso che “[...] può darsi che la cifra sia aumentata; è possibile che abbiamo arrestato altri ragazzi.” I funzionari non hanno fatto commenti circa i bambini minori di 16 anni imprigionati, ed hanno segnalato: “È veramente difficile determinare la loro età. Al contrario di ciò che capita nel Regno Unito o negli USA, non hanno carta d'identità o certificati di nascita.” Il Sunday Herald, tuttavia, è stato informato del fatto che almeno cinque bambini minori di 16 sono imprigionati ad Abu Ghraib e Camp Bucca [in Um Qasr]. Una fonte ben collocata nel Pentagono afferma: “Abbiamo indagato sulle accuse di abusi e di violenze sessuali su minori, e non abbiamo trovato nulla del genere.” La politica ufficiale del Pentagono è separare i minori detenuti dal resto dei prigionieri e permettere che i carcerati minorenni si riuniscano coi loro parenti quando anche questi siano detenuti. “La nostra principale preoccupazione è che altri prigionieri non abusino di loro o li molestino. Sappiamo che hanno bisogno di un trattamento speciale”, afferma un funzionario. Fonti del Pentagono dichiarano di ignorare per quanto tempo i bambini siano stati chiusi in carcere, ma affermano che i loro casi vengono riesaminati ogni 90 giorni. L'ultima revisione risaliva all’inizio di questo mese. Le fonti hanno confermato che i bambini erano stati interrogati al momento dell’arresto, ma non hanno potuto stabilire se “[...] gli interrogatori si erano svolti come quelli degli adulti.”

 

Il governo norvegese, che appartiene alla “Coalizione della Buona Volontà” [4], ha già dichiarato che dirà agli statunitensi che la presunta tortura di bambini è intollerabile. Odd Jostein Sæter, segretario parlamentare dell'ufficio del primo ministro norvegese, afferma:

 

“Queste aggressioni sono intollerabili. Sono contrarie al diritto internazionale e sono anche inaccettabili dal punto di vista morale. Questa è la ragione per la quale reagiamo con fermezza. [...] Stiamo trattando questa questione in modo molto severo e diretto e presentiamo richieste concrete. Questo sta danneggiando la lotta per la democrazia ed i diritti umani in Iraq.”

 

In Danimarca, che è anche parte della coalizione, Save the Children ha fatto un appello al suo governo, affinché esiga dalle forze di occupazione che ordinino l'immediata liberazione dei bambini incarcerati. Neals Hurdal, direttore della sezione danese di Save the Children, afferma di aver udito indiscrezioni secondo le quali da maggio si stavano maltrattando bambini che si trovavano sotto custodia a Bassora.

 

L’UNICEF è “profondamente inquieta” per i rapporti relativi a bambini che hanno patito abusi da parte delle forze della coalizione. Alexandra Yuster, consigliera superiore dell’UNICEF sulle detenzioni di minori, afferma che, secondo il diritto internazionale, si devono arrestare bambini soltanto come ultima risorsa e, in questo caso, unicamente per il minor tempo possibile. Devono avere accesso ad avvocati ed alle loro famiglie, essere mantenuti in condizioni di sicurezza, salute, educazione, buona alimentazione e non devono essere sottoposti a nessuna forma di punizione mentale o fisica. L’UNICEF sta tentando ora “disperatamente” di ottenere ulteriori informazioni circa la sorte dei bambini che attualmente sono detenuti nelle prigioni della coalizione.

 

 

Note di IraqSolidaridad

 

1. Le foto su torture nei confronti di minori e donne ad Abu Ghraib non sono state diffuse, sebbene si sappia della loro esistenza. 2. Dati concreti su minori detenuti furono forniti alla delegazione della CEOSI, che visitò l'Iraq lo scorso aprile, da un’avvocatessa membro dell'Associazione di Avvocati dell'Iraq. 3. Lo scorso 26 luglio il portavoce del Pentagono Larry Di Rita informava che le forze d’occupazione statunitensi mantengono attualmente sotto la loro custodia 17.000 detenuti iracheni. Questa cifra non include i detenuti delle nuove forze di sicurezza irachene, almeno altri 4.000 in aprile. “Stiamo arrestando un gran numero di individui che sono sotto inchiesta, o per essere elementi criminali o per essere potenziali insorti dai quali poter ottenere informazione aggiuntiva [sulla resistenza]”, indicò Di Rita. Questa cifra suppone un nuovo e notevole incremento rispetto all'ultima fornita dal Pentagono in marzo: 10.500. Si vedano in IraqSolidaridad: Matt Kelley: Il numero di prigionieri iracheni raggiunge i 10.500, secondo il Pentagono - Nuova rivolta nel centro di detenzione di Camp Bucca ed i collegamenti nella sezione Repressione. 4. Coalition of the Willing, nome dato ai paesi con forze d’occupazione in Iraq.

 

 

Tradotto da Adelina Bottero e Luciano Salza